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Archivio per la categoria ‘mitos e logos’

Determinismo genetico, immagini globali e libero arbitrio. Un’idea di libertà in movimento

18 Dicembre 2009 Fabrizio, the wings 2 commenti

La lunga corsa verso l'ideale (Sande Elkins)

Negli anni non sono riuscito a farmi un’idea chiara del concetto di libertà che sia indipendente da una sua forma, spesso ritenuta più volgare, che ci permette di scegliere tra più possibilità. A torto tale forma di libertà è stata ritenuta di secondo livello perché consente solo di scegliere tra due o più opzioni che abbiamo di fronte.

La libertà vera invece godrebbe nella sua forma più pura dell’essere svincolata da ogni costrizione del reale. Si tratta di una libertà che vive di una forma astratta, molto affascinante e seducente ma difficilmente definibile. Dove si collocherebbe questa libertà?  Può essere spiegata in concreto? Queste sono state le domande che mi hanno sempre fatto prendere le distanze da quei filosofi che hanno cercato di dare una definizione di libertà che esulasse da un concreto calcolabile numero di scelte. Ce ne sono stati molti e nessuno di loro mi ha mai convinto appieno: c’era sempre un alone di mistica definizione in quelle spiegazioni; le forme cangianti nonché affascinanti di nuvole mosse da venti veloci e instancabili. Non si possono fermare le nubi della libertà in una definizione, una frase, perché mutano continuamente assumendo le forme del possibile: ora allungate, poi sfilacciate, per addensarsi corpose e cariche, e poi di nuovo dispiegarsi in un allungo che sfiora l’orizzonte.

Una definizione astratta è simile per opposto alla contingenza cangiante di una nube. Sembrava sempre di non riuscire ad afferrare il concetto, di non riuscire a descrivere la forma. Eppure le nubi e con loro anche i pensieri di quei filosofi erano frutto della realtà e nella realtà si muovevano. Il libero arbitrio è più chiaro, più semplice da capire e da spiegare: riuscire a determinare il proprio destino è un tipo di scelta più pratico: nessuna predeterminazione. Continua a leggere…

L’arte tra fantasia e matematica (La mano di Rod)

L'elicottero di Leonardo Da Vinci

Non è nemmeno un problema di etica, tantomeno di amore, figuriamoci, quello lo lasciamo allo Sturm und Drang di un romantico. Sul blog c’è ancora un commento di qualche anno fa in cui si scrive che dovrei odiare lo sport del tennis stando a quello che scrivo, ma non è un problema di odio, simmetria opposta dell’amore,  l’ho appena scritto. Niente sentimentalismi, d’altronde il sottotitolo del libro mi sembra chiaro: scienza non opinioni, tantomeno emozioni. Invoco la legge sulla privacy, lo fanno tutti e quindi non vedo perché non dovrei avvalermene riguardo alla propria sfera sentimentale. (Non vado a decantare nulla in giro al limite ci scherzo su con molto faceto e poco serio, sempre frainteso, e per fortuna).

La questione principale risiede invece tutta nella possibilità di percorrere interpretazioni logiche fino alle loro estreme conseguenze. Una volta passati dalle maglie, un programmatore parlerebbe di bug, quanto ci si può spingere nella direzione del controllo della macchina, e in questo caso, quanto si può dedurre mantenendo la fantasia in stretta relazione con la razionalità? Questo è il vero problema e credo che sia anche una delle qualità di un buon romanzo: riuscire a mantenere il contatto con la logica nell’atto creativo. Il confine tra credibile e incredibile è una bilancia che oscilla, e l’arte deve saperne percorrere i confini senza scivolare da un lato nel banale e dall’altro lato nell’assurdo. Lo stesso teatro dell’assurdo non appare infatti mai del tutto svincolato dalla realtà delle vite esistenti. Non sono disposte in un arcipelago lontano dai continenti della logica né “Aspettando Godot” di Samuel Becket, né “Delirio a due” di Eugène Ionesco, anzi sembra proprio sia la razionalità che guida la fantasia dell’assurdo, che quindi rimane tale (cioè assurda) solo nella definizione di un sistema che si auto giudica razionale oltre ogni limite. Il teatro dell’assurdo può quindi apparire, e in ultima analisi sembra proprio esserlo, un nuovo “verismo” che è estrema conseguenza logica di un sistema razionale. L’incapacità finale di dimostrare coerentemente la veridicità di un postulato e la sua non contraddizione, se vogliamo parafrasare Godel. È quindi lecito chiedersi dove siano i confini del possibile, quando si intende per possibile ciò che può essere concretamente realizzato. A tale domanda non appare esserci una risposta univoca, o quantomeno chiara e definitiva: probabilmente le infinite possibilità del reale sono esperibili solo attraverso un percorso che è al tempo stesso guida e confine, indice e progetto, praticità e fantasia, immaginazione e concretezza. La creazione artistica è in bilico, un equilibrio precario tra realtà e fantasia. In questo luogo sfumato c’è l’arte, spostarsi significherebbe essere banali o irreali. Ma al tempo stesso l’arte guadagna spazio per la realtà, prefigurando scenari non esistenti ma ipoteticamente possibili. Le macchine di Leonardo erano l’arte della scienza futura. La fantascienza in letteratura è l’esempio più chiaro di come l’immaginazione costruisca il percorso che la realtà potrà compiere. Immaginare ciò che avverrà è un compito di fantasia strettamente correlato ad una correttezza tipicamente matematica. Continua a leggere…

Phelps ultimo nei cento metri con lo slip. Ora proviamo a cambiare racchetta Roger Federer

phelps

Phelps all'arrivo

Indossa il vecchio slip e si ritrova ultimo nelle batterie dei cento metri. Il fenomeno dei grandi record alla prova dei fatti senza tecnologie delude forse inesorabilmente. La tecnologia non solo può influire sulle prestazioni ma anche sulle caratteristiche degli atleti emergenti (che possono emergere) e che riescono a sfruttarla al meglio. Sembra di vivere in un mondo dove è tutto virtuale, ogni cosa artefatta, cambiata secondo gli interessi di qualcuno o le esigenze mediatiche che cercano sempre l’eccezionale, e l’umanità rischia di uscirne distorta nella percezione che se ne vuole trasmettere se si è sempre alla ricerca di un super uomo. La realtà è spesso nella verità più sfaccettata e complessa, e a volte può spingerci a chiedere perché paghiamo il biglietto per vedere uno spettacolo che sembra preordinato per celebrare il mito oltre ogni logicità. Insomma alla fine con il “costumone” si va più forti e i paragono vanno sempre fatti con altri atleti dello stesso o simile livello, perché le piccole differenze contribuiscono sempre in modo maggiore alle vittorie, o a una seria apparentemente interminabile di successi.

Michael Phelps, otto volte campione olimpico a Pechino, è stato eliminato a sorpresa nelle batterie dei 100 metri stile libero in occasione della tappa di Stoccolma della Coppa del mondo in vasca corta di nuoto. Phelps ha fatto segnare addirittura il sedicesimo tempo nuotando in 47″77, a un secondo e 84 centesimi dal migliore crono dello svedese Stefan Nystrand (45″93).  Corriere.

L’idea di Berlusconi all’estero, ma è satira ovviamente. In Italia sarebbero già al confino

L’umorismo inglese mi diverte, non posso farci nulla.

via Antonio Vergara

La differenza tra: “palo rete e palo fuori”

Può valere tre punti, una posizione in più in classifica, il record d’imbattibilità e forse anche uno scudetto in più, anche se si cumulasse semplicemente, come accade di partita in partita.

Kim Christiensen, portiere della squadra svedese dell’Ifk Goteborg, è stato filmato mentre cercava di spostare i pali per accorciare la propria porta durante un match di prima divisione. Lo ha annunciato la Federcalcio svedese, che ha avviato una procedura disciplinare nei suoi confronti. Gazzetta di Parma

Schumacher rinuncia a correre, scelta saggia tra mitos e logos

Forse è stata la decisione più saggia che poteva prendere. Dopo anni di lontananza dalle corse riprendere i ritmi della competizione è sempre molto difficoltoso. Ogni parte del proprio corpo perde negli anni quella reattività che prima era naturale, spontanea, quasi istintuale. Acquisire nuovamente quei meccanismi diviene difficile, dispendioso di energie e tempo. Inoltre i rientri, se si esclude l’aspetto economico indotto dai nuovi semidei, sono spesso un po’ malinconici specialmente se mettono a nudo l’altra metà della divinità, quella più propiamente umana. In tutti gli sport  i rientri hanno spesso impietosamente evidenziato la caducità anche delle migliori qualità. Poi c’è stato anche l’incidente in moto di qualche tempo fa. Per preservare il mito a volte è necessario farlo sparire dalla realtà e mantenerlo solo nel ricordo. Un po’ di logos per preservare il mitos, evitando probabili pessime figure.

La rinuncia di Schumacher “Non posso sostituire Massa” – Formula Uno – Sport – Repubblica.it

“Ho fatto il possibile per rendere possibile il temporaneo ritorno. Con grande rammarico, non ha funzionato”. Michael Schumacher non tornerà a guidare la Ferrari in Formula 1.

Sovranamente presi il per il culo

La figura del sovranamente preso per il culo è una figura trasversale (pessimo vocabolo) che si ritrova ovunque. Non ci sono distinzioni di classe perché esiste tra gli operai, la borghesia, dignitari e nobiltà. Nemmeno una buona cultura è sufficiente per considerarsi estranei alla definizione, infatti ne esistono di laureati e di tutte le professioni: giornalisti, medici, liberi professionisti, insegnati, ingegneri, semplici impiegati, tennisti, addirittura scrittori e conduttori televisivi. Le caratteristiche principali del “sovranamente preso per il culo” sono sostanzialmente due: una beata ingenuità che si amalgama perfettamente alla pigrizia cerebrale. Un cocktail annichilente dell’intero individuo. Colui che è affetto da tale sindrome solitamente è facile preda di sensazioni di esaltazione che lo aiutano a uscire dal torpore intellettivo della propria ripetitiva vita quotidiana. Esclama sempre qualcosa, esalta, vive per il “più”, l’eccezionalità. Il “sovranamente preso per il culo” di solito ha un abbonamento sky sport o, in alternativa, un decoder digitale Mediaset, e si ipnotizza davanti allo schermo tutte le sere, senza tregua, senza dubbi, senza sussulti sinaptici.

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Gli effetti del mito vivente

Michael Schumacher

Michael Schumacher

Giro d’affari, ritorni economici, pensieri unidirezionali, forme di ipnosi collettiva. La massa critica del mito conviene tutti: a coloro che investono e a coloro che si avvantaggiano di forme di sacralità collettiva, prima di ogni forma scritta e di ogni logos.
Insomma Schumacher torna in pista.

Effetto Schumi, la F1 ora fa il pieno – Corriere della Sera

Il circuito di Va­lencia, che ospiterà la gara del ri­torno di Schumi, annuncia un in­cremento del 50 per cento delle vendite dei biglietti. Gli organizzatori avevano già pensato di smantellare alcuni po­sti a sedere, poi il colpo di grazia era arrivato con la possibile squa­lifica della Renault di Alonso (l’ap­pello si discuterà il 17 agosto, pro­babilmente la squadra sarà riam­messa anche se multata). Ma il ri­chiamo d’immagine di Schuma­cher sta facendo il miracolo, con quasi 10 mila biglietti venduti ogni giorno (prima erano 6500 al massimo).