Novak Djokovic, Bill Tilden e il Grande Slam, seguendo le orme di Charles Darwin

Pubblicato su Pianeta Tennis.com
“Date queste condizioni dovrebbe esserci un giocatore le cui caratteristiche fisiche gli consentono di essere competitivo per il Grande Slam quanto lo sono stati sia Laver che Budge e forse anche di più.” L’ipotetica frase di Charles Darwin avrebbe suonato più o meno in questo modo e trovarlo potrebbe essere solo una questione di tempo così come avvenne per una delle predizioni più belle, precise e stupefacenti che la teoria dell’evoluzione per selezione naturale consentì al naturalista inglese. Quella dell’ipotesi dell’esistenza, poi confermata, di una farfalla dalla spirotromba lunga 30 centimetri e in grado di impollinare l’orchidea  Angraecum sesquipedale il cui nettare è sul fondo di un nettario lungo proprio 30 centimetri. Dopo un’accoglienza di sufficienza dell’ipotesi la farfalla notturna che venne identificata non poteva che portare il nome di predicta (predetta). Il lepidottero sfingide impollinatore dell’orchidea oggi infatti si chiama Xanthopan morganii praedicta.
Xanthopan morgani predicta

Xanthopan morgani praedicta

Qualche detrattore potrebbe avanzare l’idea che ci si stia arrampicando sugli specchi ma data la lunghezza e la larghezza del campo e l’altezza della rete è consequenziale che ci siano dei giocatori la cui altezza, lunghezza e pesantezza degli arti consento lo sviluppo di un gioco altamente competitivo nelle precise condizioni ambientali di un campo da tennis (compresa l’attrezzatura composta da racchette e palline). Il colore dei capelli e la pelle chiara in questo caso sono solo l’indice della probabilità di esistenza di determinate condizioni che possono essere detenute anche da altri individui, ovviamente. La storia del tennis è lì a testimoniarlo. Naturalmente è necessario anche correre, ma arrivare sulla palla e non avere il colpo da tirare potrebbe essere frustrante, chiedete al pur bravo Flavio Cipolla.
Qualcun altro potrebbe dire che si tratti di reincarnazione, transmutazione dell’anima o intervento divino che in questo caso avrebbe dato una ritoccata anche al corpo per renderlo estremamente simile a quello del campione degli anni venti Bill Tilden. La realtà  è diversa e implica che in ambienti simili ci siano individui dalle caratteristiche simili. Il taglio degli orecchi, la forma cartilaginea del naso, gli zigomi sporgenti e il mento pronunciato. Se si dovesse cercare cibo nell’argilla rossa del Roland Garros i becchi sarebbero simili, in grado di introdursi nella secca o umida terra, a seconda delle circostanze.
Ma le analogie non si fermano qui: Bill Tilden era alto un metro e ottantacinque; Novak Djokovic lo supera di soli tre centimetri. Non so quante palline riesca a tenere in una mano Nole ma suppongo che non abbia problemi ad arrivare a cinque, il numero con cui Tilden serviva nelle esibizioni: con le prime quattro chiudeva il game e la quinta la lanciava al pubblico. Lo statunitense fu molto competitivo fino all’età di quarantotto anni, periodo della sua vita in cui riusci a vincere sette partite contro il venticinquenne Donald Budge, che non era un mingherlino e fu il primo a realizzare il Grande Slam. Correva l’anno 1941. A fermare Big Bill, o meglio a impedirgli di girare il mondo a caccia di trofei, fu anche la tecnologia del tempo. Gli spostamenti per l’Europa e l’Australia erano vincolati all’uso della nave e il tempo di percorrenza si contava in settimane, addirittura mesi. Come se non bastasse il torneo francese per buona parte degli anni venti fu riservato ai soli giocatori francesi. In questo periodo, tra il 1920 e il 1925 Bill Tilden portò nella casa della zia, in cui visse fino al ’41, sei trofei dello Us Open e due Wimbledon. Non giocò mai in Australia, il viaggio era troppo lungo e non c’era bisogno di perdere tempo in nave per dimostrare chi era il più forte in quegli anni. Lo stesso Jack Kramer lo dichiarò: “può fare ciò che vuole con la palla, può piazzarla in qualunque parte del campo desideri”.
Nel 1930 vinse l’ultimo Wimbledon e l’anno prima nel 1929 la casa della zia si arricchi del settimo trofeo americano, aveva tra i 36 e i 37 anni. Il pressante bisogno di soldi gli impose la scelta di giocare nel circuito professionistico. I due circuiti paralleli sgranarono e segnarono anche la carriera di Rod Laver, inseguito, rendendo solo ipotetico un confronto tra campioni di epoche diverse.
Oggi però c’è un solo circuito di professionisti, per raggiungere l’Australia in volo si impiegano ore e non mesi, in più la lunghezza del campo e l’altezza della rete sono rimaste le stesse. Ci sono un po’ d’erba in meno, nonché racchette e palline diverse, in giro per le Galapagos dei campi da tennis, ma queste condizioni potrebbero essere accidentali e non sufficienti per fermare Novak Djokovic, che al primo colpo d’occhio sembra una reincarnazione.
E’ solo una successiva riflessione che suggerisce più accurate certezze: in ambienti simili vincono individui simili. Se il serbo dovesse dimostrare di avere una spirotromba lunga da Melbourne a New York passando per Wimbledon e Parigi potremmo chiamarlo Il Grande Slam predetto, senza la necessità di chiamare in causa l’esoterismo. La Xanthopan morganii praedicta del tennis.

Il pippone di WuMing 1 scritto con il Mac e letto con Kindle è imperdibile

Philip Roth, intervista del 2010. Usa chiaramente un Macbook Air

Non le ho contate me credo che riesca a superare le 3.000 parole a occhio. Il tutto per denunciare le multinazionali e il sistema tayloristico con ammantata finale teorica di Karl Marx. Si passa in rassegna Amazon e Apple  con valide critiche. Peccato che con mal celata noncuranza finisca per ammettere di possedere un Mac, un Kindle, un Ipod, uno smartphone con Android (Google). La giustificazione addotta, bofonchiata tra le righe è che

“Chi fa il mio lavoro deve conoscere le modalità di fruizione della cultura e di utilizzo della rete.”

A questo punto non mi stupirei avesse in garage una Ford Modello T. Chi fa il suo lavoro deve conoscere le modalità di fruizione e piacere indotte dal sistema capitalistico. Il parlamento dell’ ex URSS era pieno di tipini così, come il santone che predica la povertà e viaggia in Rolls Royce perché vuole conoscere la radice del vizio per proteggere i suoi seguaci. La valanga di frasi termina come è ovvio con una speranza e, pare, l’accettazione di non avere soluzioni nemmeno parziali.

“Un’alleanza mondiale tra “attivisti digitali”, lavoratori cognitivi e operai dell’industria elettronica sarebbe, per i padroni della rete, la cosa più spaventosa. Le forme di quest’alleanza, ovviamente, sono tutte da scoprire.”

Tutto da scoprire, e non mi stupisce considerato che poco sopra quando aveva parlato dei suoi possedimenti esclusivamente a scopo di conoscenza intellettuale aveva forse involontariamente ammesso che non aveva nessuna intenzione di rimuovere lo sfruttamento.

“Ma cerco di non essere feticista, di non rimuovere lo sfruttamento che sta a monte di questi prodotti.”

Nel senso ne parlo ma mi fermo qui? La critica spesso serve solo a pulirsi la coscienza, poi si gira l’angolo si acquista un fiammante Macbook. Confesso che mi è venuta voglia anche a me ora che so che scrittori di chiara fama lo usano. Che dipenda da questo il loro successo?  Ma non è così che si risolvono i problemi. Le soluzioni non sono mai discrete: bianco o nero ma graduali e sarebbe stato gradevole sapere che certe critiche erano scritte con Libre Office. D’altronde Philip Roth come si evince dal filmato scrive sotto Ms Dos con un pc che credo sia un 486. Certo non è molto ma è già qualcosa  e se Wu Ming 1 desse una mano saremmo già in tre, perché questo pezzo è scritto con sistema operativo Ubuntu e Libre Office. Magari qualcuno deciderebbe di unirsi al gruppo e un po’ di capitale sarebbe rosicchiato al sistema tanto criticato. Magari non saremmo propriamente fuori ma almeno sul confine. Certo Roth è più fuori di me, chi usa software libero è più fuori di WuMing uno, ma ci vuole sempre chi fa la morale dall’interno, anche se probabilmente non sa entrare nella directory C:\ROTH\FATHERS (se ho letto bene).

“Certamente, costruire dal basso social media diversi, funzionanti con software libero e non basati sul commercio di dati sensibili e relazioni, è cosa buona e giusta. Ma lo è anche mantenere una presenza critica e informativa nei luoghi dove vive e comunica la maggioranza delle persone, magari sperimentando modi conflittuali di usare i network esistenti.”

Non ho capito bene cosa voglia dire ma spero di essere stato abbastanza conflittuale. E magari se ogni singolo facesse la propria parte con scelte e azioni concrete la maggioranza sarebbe da un’altra parte anche se non tagliata con l’accetta. Non entrerò nel merito della terminologia astratta: “il capitale ruba vite” e frasi del genere. Il capitale non ruba niente: in questo mondo ci sono persone che sfruttano mezzi e uomini per raggiungere un benessere maggiore. Queste persone hanno nomi, cognomi e sono iscritte all’anagrafe. I cambiamenti se mai potranno arrivare, arriveranno dalle scelte dei singoli individui e non da quattro scritti sull’affermazione necessitante storica del marxismo, nemmeno se il nome dell’editore è Einaudi. Perché non c’è nessuna evidenza, né alcuna prova storica che implichi questa affermazione. Il comunismo nella concezione filosofica di Marx è solo una forma di religione che crede nell’affermazione di certi principi etici e filosofici: un paradiso in terra che si dovrà affermare per forza solo per coloro che vedono la realtà annebbiata dai fumi dell’oppio.

Avevo provato a dirlo a David Foster Wallace, ma era impegnato a suicidarsi

Del resto l’editoria italiana dorme sonni tranquilli ormai dai tempi del Manzoni, ammesso che i Promessi Sposi abbia venduto qualche copia prima di diventare argomento di studio nelle scuole. Comunque avevo provato a dirlo. A Wallace. Lascia stare la metafisica, ormai da tempo c’è la fisica. Non scappare verso soluzioni astratte. Chiamare in causa la religione poi mi sembrava eccessivo. Non cadrai nel solito errore di vedere l’intervento divino nei successi umani e quindi anche nelle disgrazie, magari imperscrutabile. Pazienza David, ci vuole pazienza, un po’ di dedizione, un pizzico di fantasia e la soluzioni è lì, vicina che ci aspetta. Più semplice di quello che si potrebbe immaginare. Federer non è dispensato da niente. Tanto meno dalle leggi della fisica, perchè non ce le vedo queste leggi a dispensare qualcuno. Non hanno intenzioni, nè personalizzazione.

Avevo provato a spiegargli che Federer è un’esperienza scientifica  e che la provvidenza non c’entra niente ma ormai era troppo impegnato, direi rapito, da turbini di idee offuscate. Peccato.

Racchette “farlocche”! Grazie! E un incordatore dadaista

E' dada

Alla fine ha ragione Maxime Debugnì, perché in conclusione fanno anche gli opinionisti, influenzano le persone, credono di poter fare cultura e la gente gli crede pure. Il personaggio è volutamente sfaccettato nella sua duplicità, perché è opportuno stare attenti, agire con raziocinio, essere oculati, per evitare anche di ritrovarsi i genitori che pretendono di entrare negli spogliatoti senza permesso, tanto loro sono della grande Serbia. Poi magari con tutti quei soldi aprono un partito, si candidano e li eleggono pure, scrivono leggi, scrivono è eccessivo, “pastrocchiano”. Azzeccano il garbuglio che poi va districato e intanto rispettato nei limiti della sua comprensibilità. Qualcuno intervenga!

Idee in circolazione e quarti di finale

Italiani nei quarti di finale al Roland Garros 2011

Naturalmente tutto ciò è una coincidenza, per chi crede alle coincidenze. Francesca Schiavone nei quarti, Fabio Fognini nei quarti. Starace e Bracciali nei quarti di doppio, il tutto al Roland Garros. Sbaglio sempre il torneo.”Mannaggia!” Il tutto dopo, molto dopo che le idee sono in circolazione.

La bellezza non salva il mondo e nemmeno Tipsarevic, avanza Federer

Che sia poprio una frase da idioti?

Dostoevskij era un genio crudele. Vi sembra una faccia sveglia?

Lo spagnolo David Ferrer ingrana il suo buon ritmo da fondo che l’ucraino Stakhovsky non riesce a sostenere. La testa di serie n. 7 incamera i primi due set con i parziali di 61, 61. Poi mantiene il la sua velocità sul campo e chiude il terzo set e la partita 63. Lo spagnolo è apparso in buona forma fisica e i primi tre risultati del torneo lo testimoniano con il punteggio. Arriva agli ottavi di finale senza perdere neanche un set e lasciando ai suoi avversari solo 21 game complessivi tra Nieminen, Benneteau e Stakhovsky.

Lo svizzero Roger Federer ha invece giocato il suo terzo turno con l’avversario Janko Tipsarevic che ha sul braccio tatuata l’astuta quanto poco significativa frase di Fëdor Dostoevskij: “la bellezza salverà il mondo”. Lo scrittore si è volutamente dimenticato di chiarire quale bellezza e quale mondo. Chi ha letto “L’idiota” potrebbe pensare che si riferisca al mondo di Ragozin che le bellezze anche femminili era abituato a comprarle. Tutto questo per dire che la bellezza non ha salvato Tipsarevic; figuriamoci non ha mai salvato nessuno e credere a certe frasi potrebbe accostarci troppo al titolo dell’opera o al super buono e forse ingenuo Myskin che la pronuncia. Federer chiude il primo set in 19 minuti per 61. Lo svizzero ha controllato ottimamente i propri turni di battuta mettendo in condizione Janko di accelerare per riuscire a controllare lo scambio e chiudere i punti, ma con la velocità sono aumentati anche i margini di rischio per il serbo. Prende bene il campo lo svizzero anche con il rovescio oltre che con il dritto. Finisce 61, 64, 63.

Head. Vincenti e campioni (4). Djokovic vince a Roma

Novak Djokovic vince il Master 1000 di Roma 2011

Djokovic sconfigge Nadal 6-4, 6-4 nelle finale del Master 1000 di Roma del 2011. Dialogo immaginario tra ingegneri Head.

“Che le dicevo bisogna avere fiducia. F i d u c i a.”

“Bene, è andata bene anche questa volta. Devo dire meglio di quello che avrei sperato.”

“E’ stata sua l’idea. Pensa che abbiamo creato un mostro?”

“Beh! Mostro no, ma la realtà supera la fantasia.”

“Questi scrittori…meglio dell’antimateria.”

“Almeno la materia non si dissolve, anzi…?”

“Comunque sia. Godiamoci i successi. Quanto è che vinciamo?”

“Non abbiamo mai perso da inizio anno.”

“Bene! Era ora che aumentassimo un po’ il fatturato.”

“Ora c’è il Roland Garros.”

“Dico che prima o poi dovrà perdere, ma speriamo che accada il più tardi possibile.”

“Speriamo.”

“Preghiamo.”

“No stavolta leggiamo.”

“L’avessimo fatto prima…”

Intervento per radio Manà Manà sul Master 1000 di Roma

Commento sugli Internazionali d’Italia di Venerdì 13 maggio 2011 per radio Manà Manà, in cui si è parlato di Federer Shaprapova e nel finale del Romanzo.

L’intervista a Radio Classica

Gabriele Formenti e me a Radio Classica (10 marzo 2011). Trasmissione radiofonica “Parole di carta”, tutti i giovedì alle 13 e 35.

Presentazione a Radio Classica

Giovedì 10 marzo sarò ospite della trasmissione “Parole di Carta” a Radio Classica, ore 13. 30. Gruppo Classeditori. Presenterò il romanzo “La mano di Rod. Il tennis e le scienze del caos”.  Sarà una piacevole chiacchierata sulla complessità, e su come lo sport può essere una metafora calzante per spiegare i principi che sono alla base di un effetto farfalla. Chi vuole potrà ascoltarmi direttamente sul web collegandosi al sito della radio: www.radioclassica.net

All’indirizzo web trovate anche le frequenze delle principali città italiane nel caso in cui vi trovaste in auto, o fuori portata dalla linea veloce.

Da Feltrinelli, stamani. Come vendere Faletti o Tabucchi, insomma qualcun altro

Cammino di fretta supero un paio di incroci con qualche ragazzo che aspetta il pullman. Sono in una città universitaria. Il romanzo è uscito da più di un mese: qualche recensione sul web e sulla stampa locale. Un’ intervista a TV9 (una tv locale, la trovate su youtube) e poi il numero di marzo di Tennis Magazine esce con otto pagine di estratto. E’ una soddisfazione per me, non lo nego. Sulla rivista ci sono firme conosciute che scrivono sulla Stampa, sul Corriere della Sera, L’Unità, parlano a Eurosport, pubblicano per Mondadori e Sperling e Kupfler.

Accelero il passo supero due ragazzi che immagino stiano ripassando un capitolo di un testo, mi fermo alla prima edicola che trovo.

“Tennis Magazine.”

L’uomo ci pensa pochissimo. “Sì è uscito in questi giorni”. Esce e apre una vetrata con all’interno una serie di riveste e afferra il braccio di Nadal in copertina. Pago cinque euro e esco. Continuo a camminare mentre sfoglio la rivista con il rischio di speronare qualcuno che cammina verso di me, in direzione opposta. Vedo l’attrattore sulla pagina di sinistra. “Cappero”, penso.

Sono quasi a destinazione. Decido di acquistarmi, l’estratto mi intriga hanno fatto un ottimo lavoro meglio di ciò che avevo suggerito. Finisce con “quest’uomo è una grana”. Bravi. Ho l’occhio assuefatto a questo romanzo ormai. Davanti a me c’è la più grande libreria Feltrinelli della città dove anni prima ho acquistato decine di libri, quando ero all’università. La scritta bianca è evidenziata dal rosso intorno. Entro deciso e neanche guardo gli scaffali, punto la commessa.

“Cercavo La mano di Rod. Il tennis e le scienze del caos.”

“Come scusi”, il volto si volge verso di me. Ripeto la frase.

“L’editore?”

“Laurum.” La commessa digita sulla tastiera.

“Sì esiste, è del 2010. Ma noi non ce l’abbiamo. Non risulta nemmeno in nessuno dei nostri 100 punti vendita.” Dice tutto d’un fiato. La frase lascia intendere che se non ce l’hanno loro è come se non esistesse. Ma io insito. Lo so che esiste, sono sicuro, l’ho scritto io.

“Non si può ordinare?” La domanda è agghiacciante, credo, perché la reazione è di chi vuol esporre la prova, la pistola fumante dell’inesistenza concreta del romanzo. C’è solo una scritta su un monitor.

“Se potessi volentieri”, risponde “ma vede non c’è nemmeno un riferimento telefonico da chiamare.” Gira il monitor del computer verso di me e mi fa vedere la verità che mi fulmina come San Tommaso. Il mio romanzo non esiste, non esiste l’editore, tanto meno il distributore. Nessun recapito, nessun numero di telefono, nessuno a cui rivolgersi. Forse se la signora sapesse che sono l’autore e ne ho tre copie in macchina ci ripenserebbe, ma non mi sembra il caso di sconvolgerla.

“Peccato”, dico. Era per un regalo di compleanno. “Mio nipote compie gli anni domani”. Non ho nessun nipote in realtà ma cerco di commuoverla.

“Ma qui noi siamo pieni di libri. Può prendere un Tabucchi. L’ultimo è molto bello: Viaggi e altri viaggi. Se vuole una cosa più leggera, guardi, siamo pieni di Faletti. Altrimenti c’è il Cimitero di Praga”

Declino la gentile offerta. “No guardi, la ringrazio, mio nipote è appassionato di tennis. E poi di cimiteri ce ne sono anche troppi”

“Peccato, ma non posso farci niente. Non saprei a chi rivolgermi per trovare quel libro.”

“Capisco, se lo sostiene Pereira…” Esco dalla libreria sperando di non essere stato riconosciuto.

Il Grande Slam è solo un problema di calendario?

Il grande Rod Laver mette le mani avanti e dichiara che se Rafa Nadal dovesse vincere gli Australian Open 2011 che stanno per iniziare sarebbe solo l’inizio, perché i quattro tornei vanno vinti nell’arco della stessa stagione. Fa bene il “vecchio” campione a essere attento ai particolari, questa sua cura del dettaglio è stata una delle cause che gli hanno permesso di scrivere uno dei record ancora imbattuti nella storia del tennis (non ne restano poi molti dopo l’avvento della coppia ultra vincente che dal 2003 si è accaparrata 25 titoli slam su 28). Ma la rincorsa al record sembra non fermarsi davanti a niente, quindi al fine di trovare l’evento anche dove non ci sarebbe c’è chi cerca di sostenere che secondo il calendario cinese l’anno non è ancora finito e quella che è la prima prova dello slam diverrebbe l’ultima, e starebbe per cominciare l’Australin Open 2010. Sarà anche un problema di convenzioni, ma preferisco contare i giorni con il vecchio calendario Gregoriano. Sarà che a Rod Laver ho dedicato il titolo di un libro…vatti a fidare dell’ufficio marketing…

The marketing department in Melbourne would have it that the Australian Open is the grand slam of Asia-Pacific, and those who follow the Chinese calendar would contend that Nadal is just seven matches away from winning all four slams in the same year.

Laver, and many others, would disagree; there is something sacred, almost mythical, about winning all four in one year of the Gregorian tennis calendar.

La mano di Rod scagiona Jeff Bagwell

Jeff Bagwell, screenshot del New York Times.

Riduce almeno i sospetti sull’uso di steroidi (se ne scrive nel New York Times) che avrebbe fatto il giocatore di baseball degli Houston Astros, il quale chiuse la carriera con una media battuta di . 297, 449 fuori campo e 1529 battute valide. Prove non ne sono state mai trovate ma le voci sono sempre circolate, forse perché era più robusto, appariva tale, o lo era diventato, o attirava le invidie per il numero di fuoricampo girati e la media battuta. L’invidia, si sa, fa brutti scherzi anche a Nadal. Il romanzo invece fornisce una spiegazione più naturale delle sue performance sui campi da baseball, e i suoi record avvalorano la tesi esposta, insomma risulta esserci un sostegno reciproco.

Foto

A causa delle festività sono un po’ latitante dal blog, ma tornerò presto, intanto vi lascio qualche foto.

Fabrizio Brascugli, il sindaco Emilio Bonifazi

Presentazione in Comune del romanzo "La mano di Rod"

Il sito di Niccolò Ammaniti è bello…

personalmente però avrei sostituito i puntini delle “i” con i cuoricini. E anche nel libro non ci sarebbero stati male. La sorella che non si sa di avere?

Prendete ripetizioni da Zafon?

La fisica, lo sport e il giallo

La presentazione è andata bene. Si ringrazia il Comune di Grosseto per la disponibilità e l’interesse dimostrato. Per approfondimenti qui, il sito del Comune di Grosseto.

Da sinistra: Fabrizio Brascugli, Il Sindaco Emilio Bonifazi e L'Assessore Paolo Borghi

Martedì in Comune a Grosseto si parlerà di:

La Home Page di Pianeta Tennis il 24 dicembre 2010

Sport, complessità e la metafora sportiva per spiegare i concetti di “condizioni iniziali sensibili”, “causalità circolare”, e “apertura al nuovo” (intesa come possibilità di accesso a processi innovativi partendo da piccole differenze iniziali). Le tre fondamentali caratteristiche del concetto di complessità.

Possono 200 centimetri cubici (meno di una lattina di Coca Cola) di capacità polmonare in più essere la causa di evidenti differenze nei risultati per un corridore di gare di fondo? E il tennis?

Lo sport si è rivelato un’allegoria molto calzante. Tutto sta nel capire quali sono i fattori sensibili. La forma dei finestrini di un aereo per evitare il collasso della scocca, e ciò che può mettere in crisi un ponte progettato per resistere ai terremoti possono essere condizioni meteorologiche di pioggia leggera. Perché?

L’appuntamento è fissato per Martedì 28 dicembre 2010 alle ore 11.30 presso la Sala del Consiglio del Comune di Grosseto. Piazza del Duomo. Presentazione del Romanzo “La mano di Rod. Il tennis e le scienze del caos”.

Infine mi auguro che il romanzo scorra bene, che sia di facile lettura e che l’intreccio affascini.

Alla ricerca dei cinque chili di Roger Federer. Non li ha Gasquet.

Roger Federer (peso secondo Wikipedia)

Consideriamoli entrambi in peso forma (non dopo le magnate di Natale e Capodanno). Wikipedia in Italiano da due pesi diversi 85 chili per Federer e 77 per Magnini, ma la differenza si acuisce in favore di Roger più pesante di otto chili invece che di cinque. Rimane la differenza in altezza in favore di Magnini di un centimetro. Il volume si calcola al cubo come avevo già avuto modo di scrivere, ma possiamo sorvolare. Non avendo altri metodi a disposizione né macchinari dovremmo accontentarci dei dati pubblici reperibili. Non è necessario fare la media tra i due dati possiamo accontentarci della differenza di cinque chili più che sufficiente a zavorrare Magnini a rana se aggiunti al nuotatore, e più che sufficiente per ridurre la quantità di moto del tennista sulla palla che è del peso di 58 grammi. Quantità di moto che è sempre presente: anche nei colpi decentrati, in quelli fuori equilibrio. Resta da stabilire come possono essere distribuiti questi chili in più. Magari in un punto sensibile, di unione, anche un centinaio di grammi se non di più hanno il loro effetto.

Magnini Filippo

Per rendersi conto meglio della situazione il talentuoso Richard Gasquet (sempre wikipedia per utilizzare una fonte unica) ha proprio le stesse misure e pesi (sempre salvo quel centimetro) del nuotatore italiano: 75 chili per 1.85 m. Sotto il peso dell’italiano se si considerano i dati di Wikipedia Italia. Ma guarda tu le coincidenze!

Mi sembra inutile aggiungere che qualunque corpo immerso in un liquido riceve una spinta dall’alto verso il basso pari al peso del volume del liquido spostato. Principio di Archimede.

Un effetto farfalla. Evolvere verso l’eccellenza

Estratto da “La mano di Rod. Il tennis e le scienze del caos”:

“Un effetto farfalla”

“Credo di non capire.”

“Un elemento iniziale che innesca un processo evolutivo.”

“Uhm…” Cristian era perplesso e appoggiato con la spalla destra all’infisso della porta che immetteva nello studio di Galer, quello che era stato ricavato con il progetto ancora in costruzione.

“Di quante qualità ha bisogno un tennista per essere un buon tennista?”

“Molte. Fisiche, tecniche, mentali, tattiche… Insomma molte.”

“Ecco, ora immagina per ipotesi, che una piccola differenza possa permettere di giocare meglio, ma non solo di giocare meglio, addirittura di far interagire al meglio tutte le altre qualità, come se le risucchiasse verso l’eccellenza. Cosa succederebbe?”