Archive for the ‘poesia’ Category
Una biblioteca di idee
Ci vorrebbe una biblioteca di idee.
Una per ogni argomento, catalogate dalla A alla Z,
o per categorie.
Originali, ardite, innovative;
o magari più semplici, modeste, ma accurate;
particolari o generali;
capaci di dire tanto oppure meno,
ma idee non chiacchiere.
Una biblioteca infinita d’idee,
dove perdersi tra le ipotesi,
tra le anse di un ragionamento.
Gettarsi nel limpido flusso,
e galleggiare sopra pensieri freschi,
che rilanciano riflessi,
in ogni direzione.
Da seguire nello spazio,
in ogni luogo,
e rimbalzare tra le pareti lisce della logica,
verso la conclusione:
ineluttabile.
Seguire il percorso con tenacia,
senza timori,
e fino alla contraddizione,
e non fermarsi per timori,
muovere un altro passo in avanti.
E poi l’indicibile è fermo,
davanti a noi, immobile,
in attesa di un’altra idea,
che lo muova un po’ più in là.
William Butler Yeats. Ritratto dell’Italia contemporanea
Le Spirali
“Le spirali! Le spirali! Vecchio Volto di Pietra guarda:
Non si posso più pensare le cose cui troppo a lungo si è pensato.
Che la bellezza muore di bellezza e il merito di merito,
E le antiche fattezze si cancellano.
Irrazionali correnti di sangue macchiano la terra;
Empedocle ha sconvolto ogni cosa;
Ettore è morto e v’è un chiarore a Troia;
Noi spettatori ridiamo di tragica gioia.”
E’ solo la prima parte di una poesia di W.B. Yeats premio Nobel per la letteratura (1865, 1939). Se si da un’occhiata anche distratta alla situazione italiana non si possono non trovare evidenti analogie nel nepotismo imperante, nella totale assenza di qualità, nella cultura asservita allo slogan della valletta di rango, di turno su un nuovo palcoscenico; nella logica schiacciata da qualche calciatore che dispensa perle di saggezza; nelle disquisizioni di faccendieri opinionisti pagati con i contributi dei cittadini.
Davanti a Montecristo
Davanti a Montecristo
Tre giorni di pioggia,
e oggi di sole splendono scintille;
stelle che brillano un attimo appena,
poi si spengono, lontane.
Hanno ritmo imprevedibile,
seguono increspature,
incidenze di un fluttuo,
angolo convesso di un maroso esausto,
per rilucere nel cielo marino profondo,
che riposa dopo la baruffa.
Mai domi e impalpabili,
spruzzi inquieti e onde ansanti
sono un ricordo che perde colore.
Nessun richiamo,
se non il desiderio di pace;
il mare.
Solstizi d’estate e di pensiero
Solstizi d’estate e di pensiero
Eccoli i giorni più lunghi,
quelli della fine di giugno,
quando la luce scotta le foglie
e riarsa inizia la terra.
Sembrano non avere fine, e ansia,
di tornare il mattino seguente,
dopo una breve e placida notte.
A scintillare sulle acque del tirreno,
sui pini, i prati, e le foglie di gelso;
per annunciare la fine delle piogge,
e l’inizio imperioso dell’estate.
Sono come le speranze più forti,
che schiacciano dallo zenit ogni ombra.
Nessuno può impedire le loro vittorie,
ma fuggiranno come il caldo,
nel brumoso autunno.
f.b. Giugno 2008
Ho sentito che non volete imparare niente
Condizione sempre più diffusa, anche in chi non è milionario, e pericolosa aggiungerei. L’attività più praticata di chi non sa niente è quella di cercare di non far sapere niente, perché vuole solo suoi pari che non abbiano intorno ottimi suggeritori.
Ho sentito che non volete imparare niente.
Deduco: siete milionari.
Il vostro futuro è assicurato – esso è
Davanti a voi in piena luce. I vostri genitori
Hanno fatto sì che i vostri piedi Leggi il seguito di questo post »
Iniziativa per la ricerca contro il neuroblastoma
Con questo post si aderisce all’iniziativa “Un sorriso lungo un anno” di Comicomix per sostenere la lotta contro il neuroblastoma.
Non guardare là in quella direzione
dove le fronde si fanno più fitte
e le ombre scivolano nelle tenebre.
Le pieghe del viso rabbuiano, trasfigurano,
digrignano.
Voltati verso quel verde di luce,
poco più in là sopra le ombre,
sulle chiome alte, pulite dai venti,
che tesi e liberi sferzano le foglie.
I lineamenti si schiudono in un sorriso,
dolore e piacere,
ma non ha inquietudini.
f.b.
Cardarelli
- Vincenzo Cardarelli (Corneto Tarquinia, 1 maggio 1887 – Roma, 18 giugno 1959), poeta e scrittore Italiano, forse poco
conosciuto. La foto da no name.
Gabbiani
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.
L’alba dell’uomo
le funzoni collegate: Leggi il seguito di questo post »
Ho incontrato un noumeno :-)
E se vi dicessi che ho incontrato un noumeno.
“Toh, Guarda che particolarità”, mi son detto, “un noumeno”.
Il caso è singolare,
alquanto poco familiare,
sarà che ho fatto attenzione a un particolare?
Il cervello ha collegato,
infine elaborato,
così all’improvviso ecco apparire un significato.
Ma che cosa strana,
che rarità,
non c’è proprio parità.
Circondati da fenomeni,
in gran numero assiepati
questi son casi limitati,
come il cucco prelibati.
“Toh, Guarda che particolarità”, mi son detto, “un noumeno”.
Con la mente scollegata
vedi solo la facciata,
se ti chiedi il perché
il noumeno fa per te.
Eccolo apparire in lontananza,
con impegno avanza.
Si fa largo con volontà
tra fenomeni e vanità.
“Toh, Guarda che particolarità”, mi son detto, “un noumeno”.
Guernica: Picasso ha solo prestato il pennello
« L’avete fatto voi, maestro?»
«No, l’avete fatto voi con la Luftwaffe »
Questa fu la risposta di Picasso a un ufficiale Tedesco in visita al suo studio.
Il dipinto, un tempera su tela di dimensione enorme, (tre metri e mezzo per quasi otto metri) ritrae infatti la realtà dopo il bombardamento della città di Guernica da parte dell’aviazione tedesca in appoggio ai franchisti durante la guerra civile spagnola (1936-1939).
Arti mozzati, visi contorti dal dolore;
occhi fuori dalle orbite e disperazione e urla e braccia senza il busto.
Volti lacerati, ritorti, annientati.
Le bombe cacciate in gola all’umanità, alla speranza, alla vita e a un cavallo.
La sofferenza di una madre con il volto deformato dall’assoluto della carneficina.
Il corpo senza vita di suo figlio tra ciò che resta delle sue mani.
Sangue! Non si vede ma si sente l’odore che esce dalla tela.
La penobra, il buio e la sofferenza, nessuna via di fuga.
Questo è il Guernica: la realtà.
Questa è Guernica: la realtà.

Garcia Lorca
Garcia Lorca ©
L’uomo stupra le sue idee
e s’ubriaca d’alterigia.
Garcia Lorca è morto.
Lo avete ucciso e non lo avete letto;
così non c’era poesia nel piombo
e nemmeno nel rimorso,
perché niente l’uomo ha insegnato all’uomo,
e cadranno ancora i troppi già caduti.
Quello che avete cercato, che avete voluto,
non sapendo,
finalmente lo avrete.
Non pensate, no, non pensate,
non vi sarà di conforto un carnefice ignorato
e quando lo sentirete vivere con sensi abbietti,
che v’uccida,
che vi strappi la scorza dell’albagìa,
che stracci le vesti di chi, incauto o inerte,
non s’accorse.
E nudi sarete con voi stessi,
con chi avevate creduto d’essere.
Nulla più, come eravate.
brevissima, tra follia e caparbia volontà
Ostinate speranze.
Non puoi più quello che avresti potuto,
è tardi.
Non avrai i colori dal buio.
Rimane solo rubare, con le idee, alla realtà
il ricordo di ciò che non fu mai.
Antologia del premio Marguerite Yourcenar 1998
Sono passati quasi dieci anni.
Scriccioli
Tra rami
e secco
di foglie,
fra sprazzi
di freddo
con balzi,
con guizzi
e strappi
con ali
t’incanti.
Tra pieghe
di grigio
si vola!
Si cerca
il cibo
d’avanzi
d’inverno.

















