Archive for the ‘narrativa’ Category
“Il tempo che vorrei” di Fabio Volo. Mondadori. Ma un bel corso di time management no?
È ormai dal 2007 che Fabio Volo scrive libri sul tempo: quello che manca, quello che vorrebbe e forse anche quello che non riesce a gestire bene. Nel 2007 infatti scriveva che aveva bisogno di un giorno in più e si vede che un giorno non è stato sufficiente infatti oggi nel 2009 lui e i suoi amici in Mondadori ritengono più astrattamente che sia necessario semplicemente del tempo. Non un giorno, nemmeno una settimana o un anno, ma del tempo, un po’ di tempo in più. Si vede che si sentono presi dall’ansia e non riescono a fare durante la giornata tutto quello che vorrebbero. Situazione comprensibile ma per superarla sarebbe sufficiente un corso di “time mangement”. Gestione del tempo, ottimizzazione delle ore, delle settimane, dei giorni, e perfino dell’intera vita. Negli Stati Uniti fioriscono corsi che permettono di gestire il tempo della propria vita al meglio ed evitare di farne perdere ad altri. Un successo incredibile. Consiglio che darei sia a Fabio volo che alla Mondadori, i quali pubblicando libri sul tempo che manca, i giorni in meno, ne fanno perdere a chi legge. Qualora fossero interessati lascio un link di riferimento.
In fondo è solo questione di buone abitudini.
Quanto reggerà John LeCarrè in Mondadori?
Dall’Inghilterra il romanziere LeCarrè ha deciso di aderire all’appello di Repubblica sulla libertà di stampa. I suoi romanzi negli ultimi anni sono sempre stati editi da Mondadori in edizione hard cover, perciò se in futuro si dovesse parlare di cambio della linea editoriale sapremo in realtà di cosa si sta parlando. Chissà se the Most Wanted Man (l’uomo più ricercato di tutti) ce la farà a uscire per la stessa casa editrice a Natale. Sono aperte le scommesse. Personalmente prevedo acque molto agitate e se non è per quest’anno (contratti già firmati) e forse quella mente affilata di John ha già agito strategicamente ritardando di qualche giorno la sua adesione, forse sarà per il prossimo. L’appello è stato firmato anche dalla Mazzantini. E’ iniziato il conto alla rovescia?
La fine della letteratura italiana
C’è ormai poco da essere soddisfatti la letteratura italiana perde il passo con il mondo: non esporta più niente e vende pochissimo soprattutto all’estero. Ma risalta sopra ogni cosa che non è più originale e non riesce a essere innovativa. La propria forza propositiva si spegne davanti alle consuete banalità di un conflitto di coscienza e di un dramma interiore da anoressici per anoressici: si mangia poco e male. Le responsabilità sono naturalmente da suddividere tra autori, editori e una società composta di cervelli atrofizzati in decenni d’uso eccessivo del tubo catodico, e i nuovi modelli al plasma non risolveranno la situazione. Mentre da un lato l’egemonia mediatica del nuovo Mister cultura e famiglia impone idee e valori estremamente semplificati dall’altro lato si smantella la scuola lentamente, dimentichi che l’autarchia ha già fallito più di cinquant’anni fa. Un’altra decina di anni in questo modo e un numero di Topolino sarà considerato al pari del Manzoni. Non che all’estero stiano meglio tra vampiri (i moderni rospi che si trasformano in principi), serial killer stereotipati e vari giorni del coyote del cane e del gatto, ma almeno riescono a esportare qualcosa di leggibile, e hanno la tv via cavo da quarant’anni, giocano a baseball, e gli sport nazionali sono almeno tre; così anche tra le autobiografie che raccontano del come sono stato figo a essere campione c’è una scelta molto più ampia. Servirebbe un editore coraggioso e illuminato ma credo che scarseggino, d’altronde lo stesso Fazi (anzi proprio), che quando aprì la casa editrice si diceva “antiamericano” per indicare la sua assenza di esterofilia si riduce a intasare la mente dei lettori con gli amori tormentati di rospi vampiri in attesa di metamorfosi definitive. C’è da sperare che non siano in scarafaggi, altrimenti il salto sarebbe dalla padella nella brace (mi sto adeguando ai luoghi comuni come si può notare, anche se c’è un Kafka di mezzo). Abbasso il livello culturale come tecnica di sopravvivenza, e magari vendo anche una copia a quel pizzaiolo che ha fatto un sacco di storie, l’altro ieri, perché gli davano fastidio quaranta centesimi in pezzi da cinque, due e uno. Chissà forse un giorno capirà come funziona il mondo invece di bersi le balle che iniziano a raccontargli da piccolo iniziando da Babbo Natale e Befana per passare da una promessa politica e finire con il paradiso.
La maggior parte dei libri è stancante e lenta. Quello che viene chiamato ritmo morbido andrebbe definito con l’aggettivo più appropriato di noioso. Camilleri è illeggibile: un rigo sì e uno no c’è una parola in siciliano, già è faticoso leggere in italiano anzi noioso (parole di Gian Arturo Ferrari, non mie) figuriamoci in dialetto, ma potremmo allora riesumare la lingua d’oc e d’oil. Oppure c’è in atto un tentativo di scrivere in un nuovo volgare e allora Camilleri è il nuovo Dante; e il siciliano il futuro italiano. L’ipotesi, ora che ci penso, non è del tutto campata in aria se si pensa che gran parte dell’economia della penisola è in mano alle mafie di vario genere e grado.
Forse la fine non sarà vicina, ma la strada presa è una discesa che aumenta di pendenza. La scienza e la sua storia possono anche prendere percorsi di regressione: niente è scontato.
Quei parrucconi degli editori italiani
L’immagine più realistica è quella di un gruppo del seicento con parrucche bianche e pesanti anse di stoffe riunito intorno a un tavolo a discutere utilizzando processi decisionali arbitrari e alogici, tra alambicchi e fumi d’idee consunte che rasentano la metafisica. Si parla per parlare, si discetta per metafore incomprensibili seguendo il paradigma dominante della cultura italiana che si può racchiudere sostanzialmente in questa frase: “meno si capisce e più sembriamo bravi.” Questo assembramento di metafisici “discettatori” impedisce puntualmente che la cultura italiana riesca a fare presa all’estero, specialmente nei paesi di lingua anglosassone dove per essere bravi è necessario essere in grado di farsi capire. Si può essere o non essere d’accordo ma si fanno capire, da quelle parti. Così ormai da diversi decenni, forse addirittura secoli, è completamente assente qualsiasi progetto culturale articolato in grado di fare presa fuori dai confini della nostra nazione, il Rinascimento è lontano, e non poco. La nebulosa imperante dell’incapacità di distinguere lascia il campo aperto al fiorire dell’esterofilia, in tutti campi, e la letteratura non è da meno. Infatti sono gli stessi parrucconi a rassegnarsi a pubblicare opere di autori stranieri che puntualmente risultano le più vendute. Forse perché questi autori si fanno capire? Dopo un contorto processo dialettico anche loro, gli editori, accettano inconsciamente che chi scrive in modo chiaro vende di più, ma sembra che gli sfugga la piena comprensione del fenomeno, infatti spesso li sentiamo dire che “non si capiscono le ragioni di un successo”. Se lo dicono loro possiamo essere sicuri che scelgono a caso oppure come accade più spesso seguendo i successi consolidati all’estero, e loro continuano a vagare nella nebulosa. Così siamo circondati dai Twilight, saghe di vampiri, da Uomini che odiano le donne, scarpette, Follet e folletti, Zafoni (a proposito qualcuno sa dire dove fosse Barcellona?), King, Re e gerarchia fino ai vassalli, ma all’estero di nostro si trova ben poco se escludiamo Moccia e Faletti che (forse la parrucca preclude la vista) hanno sicuramente un pregio: si fanno capire. Per rendersi conto della situazione è sufficiente scorrere una classifica dei libri più venduti nel nostro paese e all’estero. Ci troveremo difronte al più desolante quadro che rappresenta il vuoto, all’estero, e un’invasione di nomi stranieri in Italia.
Ogni tanto si legge su qualche giornale che editor e agenti letterari comprano e vendono opere all’estero sulla base di una sinossi, addirittura di un’idea, venti, trentamila euro (corbezzoli!). Dobbiamo crederci o sono solo chiacchiere fantascientifiche da bar che, per le stesse dinamiche sconclusionate, finiscono sulle pagine di qualche quotidiano? Più che sottili strategie culturali o di marketing sembra esserci solo il tentativo di macinare un po’ di grana, o grano, magari con qualche mulino del po’, che può essere tutto ma non sembra un best seller di portata internazionale. Fa sicuramente più presa un Io sono Dio. Consoliamoci pensando che se non si vede cosa c’è dietro alla parrucca allora vuol dire che fa cultura.
Tutti i motivi per leggere “La mano di Rod” gratis e non comprare un libro in libreria
E’ lungo come un libro di Faletti e va oltre;
Non fa venire sonno come il riassunto di Wikipedia di Anna Karenina;
Non c’è nessun ritratto che invecchia al posto del protagonista;
Non lascia un senso di vaga incompiutezza come Oceano Mare;
Non ci sono animaletti del bosco, tanto meno paesini di montagna senza le seggiovie;
Non c’è nessuno che impara a digiunare in modo poco realistico e troppo a lungo, come il Siddharta;
Non c’è Kay Scarpetta, nemmeno quella che si fa con il sugo rimasto;
Non ci sono vampiri, né angeli, né demoni, tanto meno fanfalucche storiche;
Ci sono confini confusi, questo sì, ma è Newton che li confonde, date tutta la colpa a lui;
Non ci sono i numeri primi ma solo il loro crivello, così possiamo evitarli;
Non c’è il commissario Montalbano. Sembra spiovuto;
Non c’è nessun mostro che esce all’improvviso da qualche parte;
Il riccio punge e solo dopo ci si accorge che è elegante, ormai troppo tardi;
Nel titolo non c’è niente che non verrà rispettato;
E’ gratis e potete regalarlo agli amici dicendo che in libreria non avete trovato niente di interessante (la verità).
Fa smettere di fumare e perdere peso, all’unisono;
Insomma è il caso letterario degli ultimi 100 anni (avrei potuto dire venti, ma perché limitarsi già che ci siamo). Lo trovate qui.
Il capolavoro letterario degli ultimi cento anni in anteprima sul web
La versione estesa de “La mano di Rod” è disponibile per il Download. pag. 435, 43 capitoli, scritto in quattro mesi. Il capolavoro degli ultimi cento anni, ex equo per modestia.
Scaricabile in formato pdf. Qui. Qui invece trovate l’appendice finale da non perdere.
Frutto di trenta e più anni di domande che tutti si sono posti, ricerche e ipotesi. Un romanzo di portata storica. Un romanzo che apre a tutti le nuove vie della spiegazione scientifica, che così non rimarranno più riservate alla cerchia ristretta di chi si sente appartenente a un’ élite culturale, che è in grado di comunicare solo per mezzo di astrusi astrattismi incomprensibili.
Traducibile in tutte le lingue e liberamente ispirato a una storia vera. La più chiara, semplice e sorprendente divulgazione delle teorie del caos. Thriller, suspanse e divulgazione insieme come non si erano mai viste. Naturalmente respinto da più di 20 editori, altrimenti non si spiegherebbe perché nessuno legge più, e perché le case editrici stiano fallendo. Perché pubblichino solamente raccomandati, schemi narrativi desueti, melensaggini e raccontini spacciati per casi letterari. L’ennesimo simbolo dell’incapacità culturale italiana, che non riesce a esportare nulla oltre i propri confini geografici e linguistici. Se si esclude Faletti, che inizio ad apprezzare sempre di più.
Vladimir Propp e le basi essenziali delle favole
Fenomenologia dell’incredulità
Molti anni fa conobbi una persona che si comportava secondo quello che credeva essere un dettame logico
fondamentale. Mi disse: “Qualunque cosa tu racconti le persone sono portate a non crederti. Tagliano almeno il cinquanta per cento di quello che dici, quindi se vuoi far sapere la verità devi raccontare una balla di dimensioni doppie, per numero di avvenimenti e gravità, a chi ti ascolta”. Negli anni ho potuto constatare la sostanziale veridicità di questa affermazione che il personaggio in questione, tra l’altro molto simpatico, utilizzava con disinvoltura per cercare di essere ciò che era, anche agli occhi del prossimo. Diceva a tutti che aveva due lauree perché finalmente chiunque si convincesse che ne avesse una. Affermava di sapere due lingue affinché fosse fuori da ogni dubbio che parlasse almeno l’inglese. Leggi il seguito di questo post »
Camminando verso il Tibet
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Dove conduca di preciso non è dato saperlo, perché non ci sono segnaletiche né indicazioni. Sembra procedere verso l’alto, ma potrebbe essere un’illusione ottica: il miraggio di una volontà schiava e soggiogata. E’ sufficiente osservala nell’altro verso per capire che potrebbe scendere. E’ la strada che porta verso il Tibet ed è deserta. Sono già tutti saliti in cima alle vette? Un uomo solo cammina verso l’alto finché intravede in lontananza un’ altro uomo seduto su una pietra, la cui forma consente di riposare senza scomodità.
“Scusi, sono già saliti tutti?” Leggi il seguito di questo post »
Nel paese dei balocchi, tra spazzatura e ipocrisia
Considerato che l’ermengenza rifiuti non diminuisce la sua urgenza, rischiando di divenire, se non lo è già, una consuetudine,
riporto un estratto del romanzo “Storia tragicomica e struggente di un serial killer”, che, scritto un anno fa, descriveva una situazione di fantasia, ampiamente superata dalla realtà. Il nostro Jack (il serial killer), vive in un paese dove la capacità di attribuire valori è andata perduta irrimediabilmente a favore della superficilità, del lassismo e del menefreghismo. Questo luogo dalle coordinate invertite e dai riferimenti incerti, o addirittura assenti, sembra essere molto simile all’Italia, dove le responsabilità passano sempre di mano e l’ipocrisia del sudicio sotto il tappeto sembra non avere fine.
L’ordine delle nostre ricerche era stabilito: prima a casa di Algen, poi all’ospedale. Avremmo dovuto riprendere la macchina, perché sia la casa che l’ospedale erano in periferia. Guidai per una decina di minuti, con Adria che mi faceva da navigatore, come nelle gare di rally e mi sembrava proprio di stare in un rally: non solo per le voragini sull’asfalto, ma anche per le enormi pile di spazzatura che tracimavano nella strada da entrambi i lati. I marciapiedi ne erano sommersi, quindi il naturale sfogo di queste montagne di sacchetti di plastica, (bottiglie, cartoni, avanzi, lavastoviglie, frigoriferi, divani, water, lavandini, sedie), era ovviamente la strada che, in certi punti, era occupata fino alla linea di mezzeria. La situazione mi costringeva, in pieno Leggi il seguito di questo post »
Il 2008 secondo Giacomo Leopardi
E’ propbabile che la visione di Leopardi smorzi un po’ gli entusiasmi e limi le aspettative, ma l’altalena tra illusione e realtà non finisce mai di affascinarmi. Anche se a volte sarebbe meglio che si fermasse per fare spazio a una bella botta di…fortuna. Ecco si! Fortuna.
Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere.
Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore. Si signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere. Come quest’anno passato? Leggi il seguito di questo post »

















