Archive for the ‘da evitare come la peste’ Category
“Il tempo che vorrei” di Fabio Volo. Mondadori. Ma un bel corso di time management no?
È ormai dal 2007 che Fabio Volo scrive libri sul tempo: quello che manca, quello che vorrebbe e forse anche quello che non riesce a gestire bene. Nel 2007 infatti scriveva che aveva bisogno di un giorno in più e si vede che un giorno non è stato sufficiente infatti oggi nel 2009 lui e i suoi amici in Mondadori ritengono più astrattamente che sia necessario semplicemente del tempo. Non un giorno, nemmeno una settimana o un anno, ma del tempo, un po’ di tempo in più. Si vede che si sentono presi dall’ansia e non riescono a fare durante la giornata tutto quello che vorrebbero. Situazione comprensibile ma per superarla sarebbe sufficiente un corso di “time mangement”. Gestione del tempo, ottimizzazione delle ore, delle settimane, dei giorni, e perfino dell’intera vita. Negli Stati Uniti fioriscono corsi che permettono di gestire il tempo della propria vita al meglio ed evitare di farne perdere ad altri. Un successo incredibile. Consiglio che darei sia a Fabio volo che alla Mondadori, i quali pubblicando libri sul tempo che manca, i giorni in meno, ne fanno perdere a chi legge. Qualora fossero interessati lascio un link di riferimento.
In fondo è solo questione di buone abitudini.
Dan Brown. Il simbolo perduto. Quando la Mondadori la smetterà di pubblicare minchiate sembrerà spiovuto

Preghiamo
E’ addirittura in prenotazione. Tanto per salvare il salvabile in anticipo, almeno per cercare di rientrare delle spese della prima edizione, per ripagare la benzina delle motoseghe che hanno lavorato per abbattere gli alberi impiegati nella produzione di seicento settecento e più pagine dove codici, simboli, crittografie e oscuri misteri massonici ormai persi nell’oblio dei tempi turbineranno nella mente del povero lettore. Non bastava il Codice da Vinci, Angeli e Demoni, no, ce ne voleva un altro. I figli della Maddalena hanno dato origine a una discendenza, c’è tutta una famiglia di cui parlare, ma d’altronde Dan era stato chiaro: non aveva intenzione di mollare. E’ sempre stato intenzionato a scrivere dei suoi misteri misteriosi e c’è chi gli da credito, chi lo segue nei suoi panegirici tra simboli arcani, codici che nascondono enigmi e verità (scusate se è poco) naturalmente insospettabili. Ma forse c’è una parola sola per definire tutto ciò…
Non rimane che pregare.
“Arrivato a pagina 8 ho chiuso il libro, ho fatto un respiro profondo e ho guardato il soffitto in preda alla disperazione: il libro è terribile. Potrebbe essere candidato tra il novero dei peggiori libri che abbia mai letto. E c’erano ancora 500 pagine da leggere”. Continua…
Acciderba alla crusca attenzionata. Un altro motivo per scegliere Open Office
Sembrerebbe che la voce del verbo “attenzionare” esista nonostante il correttore di Open Office continui a segnalarlo come errore al contrario di quello della suite di Microsoft. Un altro motivo per scegliere l’open source ci risparmia le schifezze divenute linguaggio accettato a causa del frequente uso.
via manteblog e riconoscimenti cruscheschi.
Il verbo attenzionare non è registrato nei vocabolari sincronici né in quelli storici della lingua italiana consultati; tuttavia, pur avendo recentemente acquisito una nuova vivacità nell’uso, non può essere considerato un neologismo, dal momento che il Dizionario del nuovo italiano di C.Quarantotto (Roma, Newton Compton, 1987) lo lemmatizza riportando, all’interno della definizione, un riferimento bibliografico che risale agli anni ‘60: “v. tr. Sottoporre all’attenzione.
La fortuna non esiste, o forse sì
Il caldo sembra avere lasciato la sua morsa almeno da queste parti della costa tirrenica e i miei pensieri erano andati sulla scelta del prossimo libro da leggere, quando finirò “Le avventure di Augie March” di Saul Bellow (premio Nobel) e forse uno dei motivi per cui lo stesso premio gira intorno a Philip Roth senza centrarlo mai. Navigo a caso sul web e mi imbatto su un sito su cui si scrive della fame nel mondo (in inglese naturalmente) e i dati sono impressionanti:
963 milioni di persone soffrono la fame.
Ogni giorno 16.000 bambini muoiono a causa della denutrizione, per fare un paragone ogni giorno si verifica un numero di morti equivalente a cinque tragedie dell’undici settembre.
Medito stancamente su questi dati e penso che la fortuna esiste insieme a una grande quantità di stronzi e scarto un libro tra quelli possibili.
Ecco il rapporto tra le vittime del terrorismo e quelle causate dalla denutrizione.
Margaret Mazzantini: “Venuto al mondo” e noi andiamo in pizzeria
Inizio oggi una nuova rubrica che si prefigge di farvi risparmiare qualche euro prima che vi addentriate nella lettura dei nuovi fenomeni delle letteratura italiana. Ho scritto fenomeni? Scusate mi sono sbagliato, è stato un calo sintattico, anzi “vocabolarico”, cercherò di riprendermi quanto prima. Il libro passa le cinquecento pagine durante le quali l’autrice riesce addirittura a rivelarci che la guerra esiste, la gente muore, e a Sarajevo c’erano i cecchini che sparavano. Sorprendente! Davvero! Dopo averlo saputo non saremo più gli stessi, così come ci cambierà la vita riconoscere che prima della guerra Sarajevo era una città diversa e ci si innamorava, mentre dopo si moriva, e nelle strade si poteva capitare sotto il tiro di un cecchino che si divertiva a non uccidere subito, ma a ferire le sue vittime. E’ qui che c’è la grande liberazione catartica dovuta all’apparizione della verità: l’uomo è sadico, bastardo, e un filino stronzo. Ma va? Da tempi della preistoria erano tutti convinti di vivere nel migliore dei mondi possibili tra cherubini svolazzanti e sorridenti? Se avete dei dubbi non temete ora c’è la grande autrice che ci informa che l’uomo è cattivello, e bisogna prestare molta attenzione, ci apre gli occhi alla verità. Lo stile? Forse si salverà lo stile? Da escludere: prolisso, lento, zuccheroso, fa venire il diabete mellito, tenetevi a portata di mano ago e insulina, qualora i valori dovessero alzarsi.
Qualche esempio:
«…crostacei, cozze alla buzara, con aglio e pan grattato, e quel formaggio saporito fatto con il latte di capre che brucano gli arbusti sulle rocce. E caraffe di vino locale»
«Resta, s’infila dentro. Come mare che ha viaggiato e violentemente si ricongiunge a se stesso. Scava indietro negli anni trascorsi per scolarsi il buco del tempo nella gola impudica di questo sguardo straziante e gioioso»
«a cinquantatré anni è facile pisciare lacrime incontinenti»
Sì, e anche pisciare su un foglio un coacervo di banalità. Vi risparmio la trama che potete trovare con un click qui; e la storia piena di canditi sulla procreazione, il bambino perso, il desiderio di maternità. Chè c’è, vi sembro cinico come un cecchino?
Meglio risparmiare i venti euro per una serata in pizzeria, altrimenti c’è sempre la beneficienza.















