Archive for the ‘Letteratura’ Category
Giornalismo d’inchiesta, sapere, e corse folli. Ci sarà mai un nuovo Watergate?
È di qualche giorno fa un articolo che trattava del giornalismo d’inchiesta, a firma di Ubaldo Scanagatta, in effetti non sembrano più questi i tempi per un giornalismo che indaga e per giornalisti che possono permettersi di rimanere mesi interi senza scrivere una riga dedicando il proprio tempo alle ricerche più o meno approfondite al fine di scoprire nuove verità, che sono nascoste volutamente o inconsapevolmente.
I tempi sono sempre più ristretti gli articoli devono uscire necessariamente ogni giorno e il continuo accavallarsi, quasi sovrapporsi, rincorrersi, delle notizie e della necessità di uscire sempre con delle novità implica spesso la perdita della novità stessa. La stessa rete Internet implica, soprattutto in merito alla gestione di blog e testate on-line, al fine di mantenere o incrementare il numero dei visitatori, una gestione serrata in cui le nuove notizie sono quasi costrette a uscire a ritmi che rischiano di non rispettare l’accadimento reale dei fatti stessi. In un paradosso di asincronia la necessità della novità è superiore alla realtà. Chiunque gestisca un blog potrà notare la riduzione consistente di visitatori nel caso in cui si riduca il numero degli articoli pubblicati nell’arco della settimana o del mese. Anche quando non ci sono argomenti che attraggono il nostro interesse se si vuole mantenere il numero di contatti unici al sito o al blog si è costretti ad avere una periodicità di pubblicazione a cui non si può rinunciare. Allo stesso modo sembra che gli editori, o chi si occupa di informazione, sia costretto a inseguire le novità anche quando queste sembrano risiedere in un ambito che le contraddistingue per non essere necessariamente associate alla velocità e quindi anche indirettamente a una forma di superficialità. Leggi il seguito di questo post »
“Open”, e pensare che è stato tutto merito del peso specifico
Il Padre violento, l’odio per il tennis, i traumi infantili, il parrucchino e la droga, se sapessero (padre e figlio) la fortuna che hanno avuto forse cambierebbero idea. L’autobiografia di Andre Agassi alla luce di piccolissime differenze, pesi specifici, e origini iraniane come quelle di Monsour Baharami.
Tutti coloro che non hanno tale fortuna rischiano infatti di non compensare i danni con i benefici di una luminosa carriera. Gli è andata di lusso.
Resta da chiedersi come un uomo così traumatizzato dal tennis abbia potuto tranquillamente continuare a giocare a tennis fino a 36 anni, quand’era già multimiliardario (quindi senza più alcuna necessità di sopravvivenza) nonché sposato …ad una tennista, traumatizzata anche lei da suo padre (davvero non uno stinco di santo). Al punto che da poco Andre ha cominciato anche a giocare i tornei senior… Ubaldo Scanagatta.
L’effetto di un attrattore, nemmeno troppo strano
Accrescersi ed essere invitanti: un sistema naturale per accrescere in modo esponenziale necessita di piccole differenze vantaggiose, ma in Mondadori saranno sempre troppo lenti, sempre presi come sono a correre dietro a qualche animaletto del bosco.
Colpo di scena in questa martoriata F1: la Mercedes ha acquisito la maggioranza della BrawnGp, il team che ha conquistato entrambi i titoli iridati nel Mondiale 2009. Un annuncio importantissimo per gli scenari della prossima F1 e non è un caso che lo storico annuncio sia stato dato dallo stesso Dieter Zetsche, numero 1 della casa di Stoccarda. Repubblica
Dan Brown. Il simbolo perduto. Quando la Mondadori la smetterà di pubblicare minchiate sembrerà spiovuto

Preghiamo
E’ addirittura in prenotazione. Tanto per salvare il salvabile in anticipo, almeno per cercare di rientrare delle spese della prima edizione, per ripagare la benzina delle motoseghe che hanno lavorato per abbattere gli alberi impiegati nella produzione di seicento settecento e più pagine dove codici, simboli, crittografie e oscuri misteri massonici ormai persi nell’oblio dei tempi turbineranno nella mente del povero lettore. Non bastava il Codice da Vinci, Angeli e Demoni, no, ce ne voleva un altro. I figli della Maddalena hanno dato origine a una discendenza, c’è tutta una famiglia di cui parlare, ma d’altronde Dan era stato chiaro: non aveva intenzione di mollare. E’ sempre stato intenzionato a scrivere dei suoi misteri misteriosi e c’è chi gli da credito, chi lo segue nei suoi panegirici tra simboli arcani, codici che nascondono enigmi e verità (scusate se è poco) naturalmente insospettabili. Ma forse c’è una parola sola per definire tutto ciò…
Non rimane che pregare.
“Arrivato a pagina 8 ho chiuso il libro, ho fatto un respiro profondo e ho guardato il soffitto in preda alla disperazione: il libro è terribile. Potrebbe essere candidato tra il novero dei peggiori libri che abbia mai letto. E c’erano ancora 500 pagine da leggere”. Continua…
Mentre i nostri editori continuano a discettare di metafisica
Repubblica Parlamentare e non Presidenziale
Una differenza che inzia a sfuggire. Ma forse è solo un’impressione, considerate tutte le vanterie dell’eletto dal popolo come lo è, del resto, ogni altro parlamentare. Comunque al di là del fatto che certe forme di collaborazione tra organi e cariche dello stato possono avvenire anche se non espressamente contempleate dalla Costituzione quello che emerge è che certe riforme non siano state ancora realizzate, come molte altre del resto.
Caro Silvio Berlusconi, comportamento non leale? Più o meno come la sua casa editrice, la Mondadori, più o meno. I comunisti sono ovunque
Silvio Berlusconi si lamenta delle procedure della Consulta che dopo aver dichiarato incostituzionale il Lodo Schiafani aveva dato indicazioni di cui il Parlamento tenne conto nella redazione del secondo Lodo, quello Alfano. Il Presidente del Consiglio si meraviglia quindi del secondo giudizio della Corte Costituzionale e dichiara che si è trattato di un comportamento non leale nei confronti del Parlamento: ore di lavoro sprecate, inefficienza, due organi dello Stato che hanno girato a vuoto. Naturalmente il Presidente nella gestione delle sue aziende è abituato a ben altra efficienza, linearità di comportamenti, organizzazione. Non si tratta nemmeno di un concetto di lealtà, legato a una più relativa e cangiante morale ma, credo, proprio di sana procedura aziendale: un processo di qualità e di perfezionamento che non possono essere legati a incertezze, lavori ripetuti, perdita di ore infruttuose di lavoro, sprechi di ogni genere. Qualunque azienda fallirebbe prima o poi se continuasse a lavorare girando a vuoto, come una ruota di bicicletta sollevata dal terreno. Il ragionamento sarebbe ineccepibile, e lo è in effetti. C’è solo da notare che nemmeno la Mondadori è esente da tali farraginosi comportamenti e trattandosi di un’azienda qui si che si rischia di essere veramente controproducenti; e se non erro credo che la Mondadori sia di proprietà della famiglia Berlusconi. O è piena di comunisti? Mi sorge un dubbio. E’ molto probabile che sia così: piena di comunisti sotto mentite spoglie, ben camuffati e dissimulatori d’intenzioni.
Questi i fatti e il modo di lavorare della casa editrice.
Voi gli mandate una sinossi. Loro vi richiedono il romanzo. Dopo un anno e mezzo di silenzio e un paio di telefonate (per non disturbare troppo) il romanzo risulta ancora in lettura. Pazienza, si sa le case editrici hanno tempi lunghi. Al terzo sollecito si decidono a rispondere. Evviva! Eureka! Arriva una mail con le indicazioni per migliorare l’opera. L’intreccio è poco intrecciato, i personaggi poco personaggi, troppe ripetizioni, insomma tutta una serie di indicazioni dettagliate. Bene l’opera viene riscritta secondo le precise indicazioni della consulta mondadoriana. Uno alza il telefono chiama e chiede se sono disposti e rivalutare l’opera, riscritta secondo le loro indicazioni, proprio come è successo al Parlamento e alla Corte Costituzionale, precisamente. Dall’altra parte del cavo dicono di sì, ma poi, dopo aver mandato un’ulteriore sinossi di descrizione dell’opera (per facilitargli la vita) regna il silenzio per un’intera settimana. Penserete che chi tace acconsente? Personalmente ho pensato questo e ho preparato e rispedito l’opera rieditata. Ormai erano passati più di due anni e verrebbe da pensare che per un gruppo di quelle proporzioni sia sconveniente non mettere a frutto un lavoro. Al limite possono sempre girare l’opera a una casa minore del gruppo e acquistare i diritti per poco. No, nemmeno questo. Si lavora a compartimenti stagni: ogni reparto pensa a se stesso. Rispondono dopo tre mesi, senza poter più criticare l’opera, semplicemente che non rientra nelle loro linee editoriali. Ora la domanda è: chi si prenderà gratuitamente il lavoro svolto dalla Mondadori in futuro? Magari fra molti anni?
Questi comunisti sono proprio dappertutto e non sanno lavorare secondo i criteri di efficienza, tanto c’è la sovvenzione pubblica, babbo stato. Ci pensa lui. Però caro Presidente le consiglio di guardare anche dentro casa: potrebbe trovare insospettabili comunisti che remano contro di lei.
Tra l’altro non si tratta di un romanzo qualsiasi ma del miglior romanzo degli ultimi cento anni. Sì, d’accordo, non sono 150, ma sono sempre abbastanza, lei capirà.
Quanto reggerà John LeCarrè in Mondadori?
Dall’Inghilterra il romanziere LeCarrè ha deciso di aderire all’appello di Repubblica sulla libertà di stampa. I suoi romanzi negli ultimi anni sono sempre stati editi da Mondadori in edizione hard cover, perciò se in futuro si dovesse parlare di cambio della linea editoriale sapremo in realtà di cosa si sta parlando. Chissà se the Most Wanted Man (l’uomo più ricercato di tutti) ce la farà a uscire per la stessa casa editrice a Natale. Sono aperte le scommesse. Personalmente prevedo acque molto agitate e se non è per quest’anno (contratti già firmati) e forse quella mente affilata di John ha già agito strategicamente ritardando di qualche giorno la sua adesione, forse sarà per il prossimo. L’appello è stato firmato anche dalla Mazzantini. E’ iniziato il conto alla rovescia?
Forse era meglio chiedere a Philip Roth della “peninsularità” della cultura italiana
Antonio Monda intervista Philp Roth in occasione della prossima uscita del suo libro dal titolo “The Humbling”. La discussione sulla insularità della cultura americana stenta. Non tanto quella americana infatti si avvicina a essere un’isola, ma molto più probabilmente quella italiana. Già la conformazione geografica dice la sua su tre lati e le Alpi sono un’altra barriera. Consoliamoci con Daria Bignardi, perché i romanzi più belli sono i loro.
La straordinaria produzione della Mondadori e la leggendaria letteratura italiana. Dopo mamma posso farmi il piercing arriva io nuoto per amore.
Nessuno ci fermerà, ormai siamo i capostipite di un nuovo genere letterario. Dopo i Mulini del Po’, che hanno incantato milioni di lettori nel mondo, molto dopo la Divina Commedia, anni luce da Pirandello, ere geologiche da Sciascia e Grazia Deledda, siamo di nuovo in sella, all’avanguardia e allora via al galoppo verso nuovi orizzonti.
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Con Google holodeck si fa meglio di Zafon. Risorse per gli scrittori
Ma già Google Earth è eccezionale.
Aggiornamento.
Il video è stato rimosso, non rimane che fidarci di Zafon.
Marina di Carlos Ruiz Zafon: si ripropone come il peperone freddo
Carlos Ruiz Zafon aveva iniziato a non descrivere Barcellona con “L’ombra del vento”. Molta ombra c’era evidentemente sulla città spagnola per chi vive in California. Finisce di non raccontarla con Marina, nonostante i mondadoriani si ostinino a scrivere sulla quarta di copertina di una Barcellona misteriosa, altro che misteriosa…proprio assente. Forse c’è un ombra di mistero, ma la città è sempre non pervenuta come la temperatura. Rimangono nella memoria solo tre vicoli bui, e Marina non porta torce con sé. E’ il terzo libro, da prendere in prestito in biblioteca, e c’era da aspettarsi a questo punto di conoscere Barcellona, almeno un paio di vicoli, illuminati, che non si vede niente in questa atmosfera gotico scura. Non dico di fare meglio di Google Earth ma almeno due descrizioni caratteristiche, originali. E’ chiedere troppo? Una Barcellona solare di mare, senza troppi morti spezzettati e riattaccati a casaccio, senza troppe storie nelle storie, donne violentate e splatter misto gotici a disseminati nelle pagine. Ma forse rientrano nelle linee editoriali della Mondadori, quei geni della lampada.
Insomma orfani e tristezza, anche qui. No! Non più fratelli che non sanno di essere fratelli e ciulano, vi prego, non se può più. Datemi un vecchio e il mare. Sì va bene anche quello! Un vecchio e un po’ di mare. Per favore…
Never sleep, sembra essere d’accordo.
Non c’è un personaggio simpatico (come Fermìn) e sono rarissime (forse una) le situazioni piacevoli che possano creare distacco da una storia di morti, resurrezioni, odori fetidi, donne violentate, ferite, deturpate, corpi divelti e riattaccati come capita.
Ed in nome di cosa? Non si è capito. Oscàr era triste all’inizio del libro, orfano in un collegio, ma molto, molto più triste alla fine del libro. Forse per l’autore Marina è realmente vissuta o forse, è solo una metafora della vita. Ma se così fosse, lasciate ogni speranza o voi che iniziate a leggere…
La solitudine dei numeri primi induce all’alcolismo, l’unico vantaggio è che alla terza pinta non si è più in grado di continuare a leggere
Mi sono avvicinato al vincitore del premio Strega del 2008 con circospezione, d’altronde il fior fiore dell’editoria e della letteratura esce da questo premio, anche se non ho ancora ben chiaro se si beve il liquore prima o dopo la votazione. Questo aspetto ha forse poca importanza considerato che ho il sospetto che si beva sia prima che dopo, ma è solo un’ipotesi. Cerco di fare satira e non ci riesco questa è la realtà.
Sinceramente mi aspettavo qualcosa di diverso, forse un po’ di divulgazione matematica, ma mi rendo conto che sarebbe stato eccessivo. L’autore ci racconta invece la storia di quattro sfigati che sbagliano tutto fin dalla nascita e cerca di evidenziare come a una sfortuna iniziale se ne sovrappongono sempre delle altre, spesso senza fine, in eterno. Insomma l’esegesi della scalogna, a volte imposta da genitori arcigni che impongono a una bambina di sette anni addirittura la scuola di sci. Ora, a parte le aspettative genitoriali, non mi risulta di aver conosciuto nessun bambino di sette anni a cui non piaccia la neve o lo sci: sulla piste del Trentino ne trovo sempre a centinaia che scivolano senza sosta trascinandosi dietro, quelli sì a forza, i propri genitori. Ma in fondo la credibilità in letteratura a cosa serve?
Insomma tutto nasce da questa repulsione per lo sci da parte della bambina Alice della Rocca e da qui la sfortuna la perseguiterà fino al matrimonio, anzi convolerà a nozze inseparabili proprio con la scalogna.

la terza pinta
Alice scappa dalla scuola di sci, cade in un dirupo, si rompe una gamba, e rimarrà zoppa. Da adolescente verrà presa in giro e snobbata dai ragazzi perché zoppa e quindi gli viene l’anoressia che in seguito gli impedirà di avere figli. L’eccessiva magrezza le farà perdere la fertilità. Qui se Giordano voleva illuminarci sulla dipendenza sensibile alle condizioni iniziali poteva trovare un sistema meno banale e inflazionato del semplice folklore.
Per colpa di un chiodo si perse lo zoccolo; per colpa di uno zoccolo si perse il cavallo; per colpa di un cavallo si perse il cavaliere; per colpa di un cavaliere si perse la battaglia; per colpa di una battaglia si perse il regno.
Le vicissitudini dell’altro protagonista non sono da meno di quelle di Alice. Mattia Balossino è intelligentissimo ma ha la sorella disabile mentale (vedi i casi della vita) e a causa proprio della sorella è isolato dai compagni. Allora il genio incompreso ha la splendida idea di abbandonare la sorella nel parco, per andare a una festa (qui si vede il genio, l’intuito). Non verrà più ritrovata, Michela. Ha avuto l’acutezza di togliersi dal libro il prima possibile, o almeno prima di appassire ulteriormente nella noia, a questo punto al lettore sorge il dubbio che tra i due non sia proprio la sorella il genio, e disabile il fratello. Dubbi amletici.
Naturalmente i due sfigati, Alice e Mattia, non possono far altro che conoscersi attratti reciprocamente da affinità elettive a cui non si può resistere. Se si sommano due numeri primi potrebbe uscire un numero pari. No, niente, nemmeno questa banale osservazione, un minimo cambiamento di rotta, non c’è niente in questo libro dei vinti; anche qui l’originalità si spreca, ne aveva già parlato il Verga (verismo?). Ora nel titolo scrivevo della terza pinta di birra; ecco, credo che abbiate capito che se volete conoscere il finale dovete acquistare il libro, anche se ho la sensazione che vi convenga acquistare qualche pinta di Guinness, o una boccia di Strega, quello vero. Vi sembrerà tutto diverso, oppure smettete di leggere.
Boris Becker confessa! Non sei biondo!
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Ecco come c’è riuscito…ecco come riusciremo
Ma forse è quella la burla, ai danni dell’uno e dell’altro e ridere è un enigma che li comprende entrambi. Guardate me, che vado dappertutto! Insomma, sono una specie di Colombo di chi ci sta intorno e sono convinto che sia possibile raggiungerli in questa immediata terra incognita che si stende per ogni dove. Posso anche far fiasco, in questo tentativo. Anche Colombo pensò di aver fatto fiasco, probabilmente, quando lo mandarono indietro in catene. Il che non provò che l’ America non esisteva.
Saul Bellow
Acciderba alla crusca attenzionata. Un altro motivo per scegliere Open Office
Sembrerebbe che la voce del verbo “attenzionare” esista nonostante il correttore di Open Office continui a segnalarlo come errore al contrario di quello della suite di Microsoft. Un altro motivo per scegliere l’open source ci risparmia le schifezze divenute linguaggio accettato a causa del frequente uso.
via manteblog e riconoscimenti cruscheschi.
Il verbo attenzionare non è registrato nei vocabolari sincronici né in quelli storici della lingua italiana consultati; tuttavia, pur avendo recentemente acquisito una nuova vivacità nell’uso, non può essere considerato un neologismo, dal momento che il Dizionario del nuovo italiano di C.Quarantotto (Roma, Newton Compton, 1987) lo lemmatizza riportando, all’interno della definizione, un riferimento bibliografico che risale agli anni ‘60: “v. tr. Sottoporre all’attenzione.
Faletti i libri li scrive da solo, ma questo era chiaro. Non scommettete!
E’ fresca fresca la polemica su chi scrive i libri di Faletti ed nata da alcune osservazioni della traduttrice Eleonora Andretta, la quale evidenziò, qualche settimana fa, la presenza nel testo di alcuni “calchi”: “girare intorno al cespuglio” al posti di “menare il cane per l’aia”. Faletti naturalmente rivendica la paternità delle sue opere e la libertà di scrivere come vuole. Avanza anche la possibilità di una scommessa. Ora se a qualcuno venisse in mente di accettare la sfida finirebbe per perderla. Scrive lui i suoi libri, non io, fidatevi. Perdereste i vostri soldi.
Anche se alla Riscritti Duchamp sarebbe piaciuto intervenire.
Faletti: scrivo io i miei libri, scommettiamo? Corriere della Sera
Usain Bolt corre in 19.19 i 200 metri. Un uomo a scala superiore
Libro terzo della trilogia “La mano di Rod”, titolo riservato.
Debugnì scese le scale per due rampe e si fermò davanti alla porta spalancata di un ufficio del quarto piano. Rooney il genetista, Rooney il folle, Rooney lo sperimentatore la lasciava sempre così, se ne dimenticava ogni giorno, tanto era assorto dai suoi pensieri che roteavano nella sua mente in una nebulosa di plasma e polvere d’idee che avrebbero potuto prendere forma da un momento all’altro. Maxime lo osservò per qualche secondo mentre manteneva lo sguardo fisso sul portatile tra linee, segmenti e numeri; catene di spirali di DNA si avvolgevano su loro stesse in anse digitali. Un accenno di un sorriso solo sul lato destro delle labbra.
“Eccolo il mio vero campione. Lui e i suoi mattoncini del Lego.” La mano destra era appoggiata al montante della porta di plastica, del legno c’era solo il colore. Rooney alzò il braccio sinistro e l’indice e il medio in segno di saluto e di vittoria. Ma non distolse lo sguardo dai suoi calcoli che aveva davanti.
“E’ stato più semplice del previsto, come le avevo detto, del resto. L’informazione c’è già nel nostro DNA, è stato sufficiente fare in modo che venisse ripetuta più volte. Non è stato necessario inserire istruzioni nuove, non previste, solo ripetere ciò che già esisteva. Spina dorsale tre anelli in più; femore più lungo, tibia più lunga con la stessa proporzione del femore e della spina. Un brevilineo a scala superiore. ” Disse spingendo all’indietro la sedia con le rotelle su cui era seduto e finalmente si voltò in direzione di Maxime, che era sempre sulla porta dell’ufficio, con un’espressione distesa e quel mezzo sorriso che brillava negli occhi.
“Fosse stato per me avrebbe corso in diciotto.” Maxime esplose in una delle sue fragorose risate, e la testa gli sobbalzò più volte sopra le spalle, lo sguardo scintillava.
“Lei lo avrebbe voluto in scala sette a uno. Con due falcate sarebbe stato all’arrivo, non sarebbe entrato nella corsia, non gli avrebbero permesso di correre. Lei voleva un’altra specie.” Risero entrambi.
Scrittori esordienti, o di fondale, ora vi spiego come funzionano le case editrici
La maggior parte almeno funziona in modo strano, non è curiosa e non legge, a oggi non ne ho ancora trovata una diversa. Editori che non leggono, poi si lamentano che non vendono. Tutti coloro che hanno un manoscritto nel cassetto vorrebbero almeno farsi leggere e avere una risposta. Rinunciate in partenza perché nessuno vi leggerà. Questo è un consiglio spassionato. Addurranno per non leggere varie ragioni: troppi manoscritti e la maggior parte sono scritti male, perciò non vale la pena cercare un ago nel pagliaio, che tradotto significa non vale pena cercare di far bene il proprio lavoro, ovvero cercare autori. E’ fatica sprecata sopratutto quando c’è qualcun altro che lo fa per loro questo lavoro, all’estero, fornendo alle case italiane un bel prodotto già confezionato, vendibile, già editato, corretto, con delle buone vendite alle spalle. E’ già lì, bello che pronto. Che bisogno c’è di investire in lettori correttori di bozze, pubblicità, lancio di un prodotto, quando tutto questo è già stato fatto con un cospicuo ritorno? Nessuno. Forse Beppe Severgnini non sarà d’accordo considerato che ha addirittura sottratto parte del suo prezioso tempo alla stesura di un nuovo manuale sul perfetto interista per difendere una categoria che si aggrappa alla fortuna per giustificare la poca voglia di lavorare (non prendetevela si scherza).
“Caro Beppe, leggendo le vite degli scrittori del Novecento (e forse qualcosa prima) si trova la varia casistica delle risposte possibili alla domanda di Giorgia. Sono tutte persone con una vocazione che sono state «trovate» dall’occasione giusta in forma del tutto imprevedibile. Idem per i registi, i calciatori, i pittori: professioni destrutturate che non hanno un percorso istituzionale (e secondo me è bene che non lo abbiano). Se l’occasione non capita, vuol dire che non c’era il talento o che si è stati sfortunati (sì, capita anche questo).”
Delusa? Te l’avevo detto. Ma la risposta è interessante, e onesta.
Addirittura una risposta onesta. Certo l’onestà è ovunque: tutti ne hanno un po’, Dio è sempre con tutti, anche sui cinturoni delle SS. Lui è immanente. Ma le monete hanno due facce, e non sarebbe male guardarle entrambe, perché, in questo caso l’altro lato nasconde imprenditori che non rischiano con il risultato di lasciare la letteratura italiana in balia delle altre. Questa è una responsabilità; è sufficiente guardare le classifiche dei più venduti. Se nella vita la fortuna esiste è altrettanto vero che non ci si può aggrappare a questa solo quando fa comodo e per fare i propri interessi in economia.
Professione destrutturata. Interessante. Ma forse se la professione di scrittore è effettivamente destrutturata (come lo è) le case editrici non dovrebbero cogliere questa occasione per destrutturarsi anche loro. La funzione di una casa editrice non dovrebbe essere proprio quella di organizzarsi al fine di discernere, scegliere, programmare, scovare nuove idee nella realtà degli scrittori? Forse mi sbaglio io. Chissà? Forse mi sto destrutturando.
Per quanto riguarda i manoscritti imbarazzanti è vero la maggior parte sono imbarazzanti, ma lo sono anche molti di quelli che si trovano sugli scaffali delle librerie. Anche qui dovrebbe far parte dell’attività di una casa editrice crescere insieme ai propri autori (quelli che ritiene validi) proponendo modifiche e approfondimenti al testo, lasciando alle spalle, nel passato, la figura dello scrittore solo e sempre al limite del solipsismo creativo, che in fondo non credo sia mai esistita. Se osserviamo poi la realtà del mondo letterario non può sfuggire che dietro ogni scrittore di fondale o non emerso c’è tutta un’economia nascosta composta di case editrici a pagamento e agenti letterari che per leggere un’opera e dare suggerimenti chiedono fino a quattrocento euro. Si scrive per comunicare, per esprimere e si finisce per pagare. Si scrive per vendere qualche copia e si finisce per acquistare se stessi. Sì, un ambiente completamente destrutturato: ecco la chiave di volta. Severgnini e anonimo, per cortesia…aspetto “Editoria italiana, lezioni semiserie”, ma lo lascerò lì, ammucchiato su uno scaffale. Anzi destrutturato su un pila di ovvietà.
La bellezza non salverà il mondo, figuriamoci, non ha mai salvato nessuno. La verità sulla frase di Dostoesvkij
La frase è una di quelle storiche, quanto banale e poco chiara, spesso concetti che vanno di pari passo tra loro. Si fanno compagnia, sono compagni di percorso inscindibili. Sembra dire chissà cosa questa frase e la si sente spesso citata, Il tennista Tipsaravic se l’è fata tatuare su un braccio: “La bellezza salverà il mondo”, Dostoesvkij. Anzi la frase viene fatta pronunciare dal principe Myskin ne “L’idiota”. Myskin il super buono, il tanto buono da essere fesso o idiota. Ma che vuol dire realmente questa frase? Quale bellezza salverà il modo? Cosa voleva dire Myskin e dietro di lui Dostoesvkij? Nel romanzo gliene chiede ragione per interposta persona, al principe idiota, lo stesso Fëdor Michajlovic Dostoesvkij:
“È vero, principe, che una volta avete detto che il mondo sarà salvato dalla bellezza?”
Già ve lo immaginate Dostoesvkij che nella realtà fuori dal romanzo afferma una cosa del genere, alle cene, durante qualche convegno, tra amici? In che senso sarà salvato dalla bellezza? I dilemmi dietro alla frase hanno stimolato critici e commentatori così come molti sono stati attratti dal cercare di capire cosa volesse dire Duchamp con con la ormai famosa sigla sotto la Gioconda con i baffi. Se la gioconda ha il culo caldo, forse ci vuole lei per salvare il mondo. La bella Gioconda salvatrice, con i baffi.
Allora probabilmente è necessario scoprire il contesto del romanzo in cui la frase viene pronunciata dal principe: una situazione di delusioni e fallimenti in cui il super buono Myskin fallisce. Fallisce nel suo tentativo di educare il mondo alla compassione, fallisce anche nel tentativo di sposare la bella Nastasja Filippovna che lo considera moralmente superiore, troppo al di là di chi forse è semplicemente umano. La stessa bellezza di Nastasja non salva Nastasja. Ragozin il presuntuoso, Ragozin il senza scrupoli, Ragozin il compratore di donne ha la meglio con il suo turbine di gelosie cieche. Tenta di uccidere Myskin e poi uccide Nastasja, e il principe Idiota ritorna alla sua malattia mentale.
Solo una frase è di conforto: l’ultima speranza di Myskin, l’ultimo tentativo di credere che nel mondo ci sia qualcosa da salvare, ma è una speranza astratta, ambigua, affidata vagamente alla bellezza, volatile e indecifrabile, impalpabile e irreale. Quale mondo riuscirà a salvare la bellezza? Quello dei Ragozin? Quello di Nastasja?
Per Dostoeskij, forse, non c’è niente da salvare a questo mondo che meriti tentativi concreti o razionali, al di là di una semplice frase ad affetto, che non ha alcun significato.
L’interpretazione della frase “La bellezza salverà il mondo” di Andrea Oppo.
Raramente una frase sola ha avuto tanta fortuna di per se stessa. “La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij [1]. Eppure quella stessa frase, ancor oggi citata infinite volte, ripetuta nei più diversi contesti fino a farne quasi scordare il suo proprio, nel testo originale ha una rilevanza ambigua: è quasi un’evocazione lontana, ricordo di qualcosa di non ben definito. Apparentemente di poca importanza.
L’enorme letterarietà di quelle parole – che le fa scontate, popolari, immediate ad una semplice analisi e allo stesso tempo indizio del peggior rompicapo – è solo uno dei segni della genialità del suo autore. Il “genio crudele” Dostoevskij […]
Qualcuno lo dica anche all’amica di Mara Carfagna, la quale mi auguro non abbia troppi incarichi al ministero. Minuto 1:59 del video. Letteratura non Filosofia. Noi abbiamo studiato, parrebbe.
Strepitoso record di Usain Bolt a Berlino 9.58. Ma erano cento metri?
Usain Bolt: oro e record a Berlino
Usain Bolt scende sotto l’uno e sessanta nei mondiali di Berlino in una gara dove Asafa Powel corre in in 9 e 84 e Tyson Gay in 9 e 71, stabilendo il record americano. Sembra quasi che per il giamaicano non si sia trattato di correre 100 metri, ma qualcosa in meno: 97 o 95 metri. Un’attenta osservazione delle dimensioni del centometrista fanno pensare che relativamente alle sue dimensioni, per lui, si sia trattato veramente di correre qualcosa in meno. La sua altezza e le dimensioni della falcata rendono la distanza da percorre più breve rispetto a quella che devono percorrere i suoi avversari. Cento metri per un uomo comune sono da percorrere con certo numero di falcate. Usain le dimezza, le riduce di due terzi, si può permettere di avere un tempo di reazione non eccessivamente rapido: 0,147, uno dei più lenti, per poi progressivamente ridurre la distanza da percorrere. I record del futuro, soprattutto nell’atletica, dipenderanno sempre di più dalla struttura fisica degli atleti che probabilmente diverrà sempre leggermente più adatta alla singola disciplina, più che dalla preparazione atletica che negli ultimi anni aveva contribuito ai rapidi miglioramenti che avevamo potuto notare. I record umani possono essere superati solo da uomini diversi, anche solo leggermente, finché un giorno, forse, saranno talmente lontani da non essere considerati più umani, e assisteremo alle competizioni di altre specie, magari costruite in laboratori genetici dove si crea il centometrista, il lanciatore del disco, il tennista, il saltatore con l’asta. Ma questa è la fine di una trilogia.
Nascita e morte delle idee del politco nell’Italia contemporanea
Leggere i giornali e farsi un’idea della società, al tempo stesso i media riportano le idee dei politici. Una simbiosi perfetta che perde costantemente il contatto con la realtà. Come avvolgersi nella spirale della follia.
Un esempio (Antefatto).
Campioni confusi: Richard Gasquet
Iniziò ha giocare a tennis all’età di quattro anni e da lì in poi, appena il geto tecnico venne perfezionato, fu oggetto di acclamazione. Per era previsto un futuro radioso da campione più che vittorioso, ma il gesto non è tutto anzi rischia proprio di essere un bel niente. E’ vero, Gasquet è diventato un ottimo tennista ma è rimasto sempre ben al di sotto di tutte quelle aspettative che si erano rovesciate su di lui sin dai primi anni di attività tennistica. Bravo, bello a vedersi giocare ma poco vincente e tento meno continuo. Il Francese è capace di alternare un paio di settimane di forma fisica incontenibile durante le quali la sua tecnica diviene irresistibile per gli avversari a mesi in cui limita i danni ma non le sconfitte. Sparisce nella parte bassa della sinusoide del suo tennis a corrente alternata. La vittoria di uno slam rimane per lui ancora un sogno: a Wimbledon nel 2007 si è fermato in semifinale e negli altri tornei maggiori non è mai andato oltre il quarto turno. Ha vinto cinque tornei di singolare, ma sono sempre pochi rispetto a quelli che avevano già preso corpo nell’immaginario dei suoi connazionali e di molti appassionati.
Quando mi augurarono che Dio mi facesse giocare a tennis come Andre Agassi
Il rischio di scivolare nel misticismo è sempre dietro l’angolo anche per un amante di Bertrand Russell come me che rifugge dagli afflati “wittgensteiniani”, ma gli avvenimenti hanno seguito un ordine preciso che non può essere trascurato e che mi hanno suggerito anche un modo particolare di vedere colui che viene chiamato Dio: un razionalista critico molto poco fideistico. Ma l’argomento è veramente molto vasto e non pretendo che si capisca subito cosa intendo, comunque lo spirito pratico degli americani di vedere la vita e la propria religione può essere un buon inizio.
Era una notte buia e tempestosa. Un temporale d’inizio autunno aveva appena rovesciato, all’imbrunire di una malinconica giornata d’ottobre, tutto il carico d’acqua che fino a poco prima aveva galleggiato in sospensione precaria per alcune ore.
La fortuna non esiste, o forse sì
Il caldo sembra avere lasciato la sua morsa almeno da queste parti della costa tirrenica e i miei pensieri erano andati sulla scelta del prossimo libro da leggere, quando finirò “Le avventure di Augie March” di Saul Bellow (premio Nobel) e forse uno dei motivi per cui lo stesso premio gira intorno a Philip Roth senza centrarlo mai. Navigo a caso sul web e mi imbatto su un sito su cui si scrive della fame nel mondo (in inglese naturalmente) e i dati sono impressionanti:
963 milioni di persone soffrono la fame.
Ogni giorno 16.000 bambini muoiono a causa della denutrizione, per fare un paragone ogni giorno si verifica un numero di morti equivalente a cinque tragedie dell’undici settembre.
Medito stancamente su questi dati e penso che la fortuna esiste insieme a una grande quantità di stronzi e scarto un libro tra quelli possibili.
Ecco il rapporto tra le vittime del terrorismo e quelle causate dalla denutrizione.
C’è un complotto ordito a livello internazionale per controllare il gioco del tennis
D’altronde fino ad oggi nessuno è stato in grado di smentirmi: avevo chiamato in causa anche il C.i.c.a.p. (qualche mese fa) e Paolo Attivissimo che è un esperto nello smontare teorie complottistiche, ma non ho avuto nessuna risposta. D’altronde le prove di laboratorio (al link troverete una classifica che segue vari criteri tra cui l’efficienza) dimostrano che esistono differenze tra le racchette. Esiste una maggiore o minore efficienza delle racchette come in tutti gli strumenti che servono a svolgere un lavoro e nessun ingegnere è stato in grado di contraddirmi in quasi due anni di attività del blog. Nella Major League furono scoperte mazze più efficienti che furono poi messe al bando, mazze che riuscivano a passare gli scrupoli test delle lega rientrando nei limiti anche se erano più efficienti. Manipolavano la dislocazione del centro di percussione per superare i test e avere un attrezzatura con una spinta in più che a fine stagione garantiva più fuoricampo, più valide, più vittorie. Qui. Il trucco usato era lo stesso che presumibilmente è usato per migliorare la performance delle racchette. Laboratori, studi, nuove corde, nanotecnologie a cosa servono? Servono per garantire sempre successivi e graduali miglioramenti. Ogni attrezzatura utile all’uomo può essere progettata e realizzata su una linea ideale di graduale perfettibilità di graduale efficienza. Farò un esempio semplicissimo: una leva è uno strumento che viene utilizzato per sollevare pesi. Il crick della nostra macchina è un leva con cui facciamo poco sforzo per sollevarla da terra, ma per sollevare il mondo come ipotizzava Archimede è necessaria una leva più efficiente, quella per cambiare la ruota della macchina non è più sufficiente per svolgere un lavoro diverso.
Ora immaginiamo due persone che devono sollevare da terra dei pacchi tutti dello stesso stesso peso e dotiamoli di di due leve diverse, anche solo leggermente divere. Alla fine della giornata colui che utilizzava il macchinario migliore avrà sollevato più pesi e sarà anche presumibilmente meno stanco di colui che aveva una leva che imponeva uno sforzo maggiore. Se l’attività si prolungasse nel tempo per una settimana le differenze aumenterebbero. Ora applichiamo lo stesso concetto al tennis e il gioco è fatto: ci saranno giocatori che per spingere una palla a una certa velocità e con una certa rotazione dovranno profondere uno sforzo maggiore e sempre ripetuto nel tempo con un dispendio di energie elevato (più elevato di altri), mentre potrebbero essercene altri costretti a sforzi minori, i quali si avvarrebbero di un vantaggio prolungato nel tempo. La conseguenza sarebbe che al terzo giorno di un torneo una persona avrebbe speso per esempio 60 energie su 100 disponibili e l’avversario avrebbe già raggiunto il massimo del dispendio: 100 su 100. Sarebbe già al limite, o molto vicino, e costretto a una nuova faticosa attività. Dov’è l’irrazionalità? Coma si fa ad affermare che questo non è possibile? Nessuno può avere la certezza che questo non accada in assenza di regolamentazione scrupolose e controllate. L’ipotesi di complotto è razionale e quindi reale. Parola di Hegel.
Fine e astuto, pensato nei mini dettagli, per persone dall’intelligenza affilata. Pensare il leggermente diverso per capire differenze abissali.
Margaret Mazzantini: “Venuto al mondo” e noi andiamo in pizzeria
Inizio oggi una nuova rubrica che si prefigge di farvi risparmiare qualche euro prima che vi addentriate nella lettura dei nuovi fenomeni delle letteratura italiana. Ho scritto fenomeni? Scusate mi sono sbagliato, è stato un calo sintattico, anzi “vocabolarico”, cercherò di riprendermi quanto prima. Il libro passa le cinquecento pagine durante le quali l’autrice riesce addirittura a rivelarci che la guerra esiste, la gente muore, e a Sarajevo c’erano i cecchini che sparavano. Sorprendente! Davvero! Dopo averlo saputo non saremo più gli stessi, così come ci cambierà la vita riconoscere che prima della guerra Sarajevo era una città diversa e ci si innamorava, mentre dopo si moriva, e nelle strade si poteva capitare sotto il tiro di un cecchino che si divertiva a non uccidere subito, ma a ferire le sue vittime. E’ qui che c’è la grande liberazione catartica dovuta all’apparizione della verità: l’uomo è sadico, bastardo, e un filino stronzo. Ma va? Da tempi della preistoria erano tutti convinti di vivere nel migliore dei mondi possibili tra cherubini svolazzanti e sorridenti? Se avete dei dubbi non temete ora c’è la grande autrice che ci informa che l’uomo è cattivello, e bisogna prestare molta attenzione, ci apre gli occhi alla verità. Lo stile? Forse si salverà lo stile? Da escludere: prolisso, lento, zuccheroso, fa venire il diabete mellito, tenetevi a portata di mano ago e insulina, qualora i valori dovessero alzarsi.
Qualche esempio:
«…crostacei, cozze alla buzara, con aglio e pan grattato, e quel formaggio saporito fatto con il latte di capre che brucano gli arbusti sulle rocce. E caraffe di vino locale»
«Resta, s’infila dentro. Come mare che ha viaggiato e violentemente si ricongiunge a se stesso. Scava indietro negli anni trascorsi per scolarsi il buco del tempo nella gola impudica di questo sguardo straziante e gioioso»
«a cinquantatré anni è facile pisciare lacrime incontinenti»
Sì, e anche pisciare su un foglio un coacervo di banalità. Vi risparmio la trama che potete trovare con un click qui; e la storia piena di canditi sulla procreazione, il bambino perso, il desiderio di maternità. Chè c’è, vi sembro cinico come un cecchino?
Meglio risparmiare i venti euro per una serata in pizzeria, altrimenti c’è sempre la beneficienza.
Sovranamente presi il per il culo
La figura del sovranamente preso per il culo è una figura trasversale (pessimo vocabolo) che si ritrova ovunque. Non ci sono distinzioni di classe perché esiste tra gli operai, la borghesia, dignitari e nobiltà. Nemmeno una buona cultura è sufficiente per considerarsi estranei alla definizione, infatti ne esistono di laureati e di tutte le professioni: giornalisti, medici, liberi professionisti, insegnati, ingegneri, semplici impiegati, tennisti, addirittura scrittori e conduttori televisivi. Le caratteristiche principali del “sovranamente preso per il culo” sono sostanzialmente due: una beata ingenuità che si amalgama perfettamente alla pigrizia cerebrale. Un cocktail annichilente dell’intero individuo. Colui che è affetto da tale sindrome solitamente è facile preda di sensazioni di esaltazione che lo aiutano a uscire dal torpore intellettivo della propria ripetitiva vita quotidiana. Esclama sempre qualcosa, esalta, vive per il “più”, l’eccezionalità. Il “sovranamente preso per il culo” di solito ha un abbonamento sky sport o, in alternativa, un decoder digitale Mediaset, e si ipnotizza davanti allo schermo tutte le sere, senza tregua, senza dubbi, senza sussulti sinaptici.



















