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Giornalismo d’inchiesta, sapere, e corse folli. Ci sarà mai un nuovo Watergate?
È di qualche giorno fa un articolo che trattava del giornalismo d’inchiesta, a firma di Ubaldo Scanagatta, in effetti non sembrano più questi i tempi per un giornalismo che indaga e per giornalisti che possono permettersi di rimanere mesi interi senza scrivere una riga dedicando il proprio tempo alle ricerche più o meno approfondite al fine di scoprire nuove verità, che sono nascoste volutamente o inconsapevolmente.
I tempi sono sempre più ristretti gli articoli devono uscire necessariamente ogni giorno e il continuo accavallarsi, quasi sovrapporsi, rincorrersi, delle notizie e della necessità di uscire sempre con delle novità implica spesso la perdita della novità stessa. La stessa rete Internet implica, soprattutto in merito alla gestione di blog e testate on-line, al fine di mantenere o incrementare il numero dei visitatori, una gestione serrata in cui le nuove notizie sono quasi costrette a uscire a ritmi che rischiano di non rispettare l’accadimento reale dei fatti stessi. In un paradosso di asincronia la necessità della novità è superiore alla realtà. Chiunque gestisca un blog potrà notare la riduzione consistente di visitatori nel caso in cui si riduca il numero degli articoli pubblicati nell’arco della settimana o del mese. Anche quando non ci sono argomenti che attraggono il nostro interesse se si vuole mantenere il numero di contatti unici al sito o al blog si è costretti ad avere una periodicità di pubblicazione a cui non si può rinunciare. Allo stesso modo sembra che gli editori, o chi si occupa di informazione, sia costretto a inseguire le novità anche quando queste sembrano risiedere in un ambito che le contraddistingue per non essere necessariamente associate alla velocità e quindi anche indirettamente a una forma di superficialità. Leggi il seguito di questo post »
Mentre i nostri editori continuano a discettare di metafisica
Caro Silvio Berlusconi, comportamento non leale? Più o meno come la sua casa editrice, la Mondadori, più o meno. I comunisti sono ovunque
Silvio Berlusconi si lamenta delle procedure della Consulta che dopo aver dichiarato incostituzionale il Lodo Schiafani aveva dato indicazioni di cui il Parlamento tenne conto nella redazione del secondo Lodo, quello Alfano. Il Presidente del Consiglio si meraviglia quindi del secondo giudizio della Corte Costituzionale e dichiara che si è trattato di un comportamento non leale nei confronti del Parlamento: ore di lavoro sprecate, inefficienza, due organi dello Stato che hanno girato a vuoto. Naturalmente il Presidente nella gestione delle sue aziende è abituato a ben altra efficienza, linearità di comportamenti, organizzazione. Non si tratta nemmeno di un concetto di lealtà, legato a una più relativa e cangiante morale ma, credo, proprio di sana procedura aziendale: un processo di qualità e di perfezionamento che non possono essere legati a incertezze, lavori ripetuti, perdita di ore infruttuose di lavoro, sprechi di ogni genere. Qualunque azienda fallirebbe prima o poi se continuasse a lavorare girando a vuoto, come una ruota di bicicletta sollevata dal terreno. Il ragionamento sarebbe ineccepibile, e lo è in effetti. C’è solo da notare che nemmeno la Mondadori è esente da tali farraginosi comportamenti e trattandosi di un’azienda qui si che si rischia di essere veramente controproducenti; e se non erro credo che la Mondadori sia di proprietà della famiglia Berlusconi. O è piena di comunisti? Mi sorge un dubbio. E’ molto probabile che sia così: piena di comunisti sotto mentite spoglie, ben camuffati e dissimulatori d’intenzioni.
Questi i fatti e il modo di lavorare della casa editrice.
Voi gli mandate una sinossi. Loro vi richiedono il romanzo. Dopo un anno e mezzo di silenzio e un paio di telefonate (per non disturbare troppo) il romanzo risulta ancora in lettura. Pazienza, si sa le case editrici hanno tempi lunghi. Al terzo sollecito si decidono a rispondere. Evviva! Eureka! Arriva una mail con le indicazioni per migliorare l’opera. L’intreccio è poco intrecciato, i personaggi poco personaggi, troppe ripetizioni, insomma tutta una serie di indicazioni dettagliate. Bene l’opera viene riscritta secondo le precise indicazioni della consulta mondadoriana. Uno alza il telefono chiama e chiede se sono disposti e rivalutare l’opera, riscritta secondo le loro indicazioni, proprio come è successo al Parlamento e alla Corte Costituzionale, precisamente. Dall’altra parte del cavo dicono di sì, ma poi, dopo aver mandato un’ulteriore sinossi di descrizione dell’opera (per facilitargli la vita) regna il silenzio per un’intera settimana. Penserete che chi tace acconsente? Personalmente ho pensato questo e ho preparato e rispedito l’opera rieditata. Ormai erano passati più di due anni e verrebbe da pensare che per un gruppo di quelle proporzioni sia sconveniente non mettere a frutto un lavoro. Al limite possono sempre girare l’opera a una casa minore del gruppo e acquistare i diritti per poco. No, nemmeno questo. Si lavora a compartimenti stagni: ogni reparto pensa a se stesso. Rispondono dopo tre mesi, senza poter più criticare l’opera, semplicemente che non rientra nelle loro linee editoriali. Ora la domanda è: chi si prenderà gratuitamente il lavoro svolto dalla Mondadori in futuro? Magari fra molti anni?
Questi comunisti sono proprio dappertutto e non sanno lavorare secondo i criteri di efficienza, tanto c’è la sovvenzione pubblica, babbo stato. Ci pensa lui. Però caro Presidente le consiglio di guardare anche dentro casa: potrebbe trovare insospettabili comunisti che remano contro di lei.
Tra l’altro non si tratta di un romanzo qualsiasi ma del miglior romanzo degli ultimi cento anni. Sì, d’accordo, non sono 150, ma sono sempre abbastanza, lei capirà.
Quanto reggerà John LeCarrè in Mondadori?
Dall’Inghilterra il romanziere LeCarrè ha deciso di aderire all’appello di Repubblica sulla libertà di stampa. I suoi romanzi negli ultimi anni sono sempre stati editi da Mondadori in edizione hard cover, perciò se in futuro si dovesse parlare di cambio della linea editoriale sapremo in realtà di cosa si sta parlando. Chissà se the Most Wanted Man (l’uomo più ricercato di tutti) ce la farà a uscire per la stessa casa editrice a Natale. Sono aperte le scommesse. Personalmente prevedo acque molto agitate e se non è per quest’anno (contratti già firmati) e forse quella mente affilata di John ha già agito strategicamente ritardando di qualche giorno la sua adesione, forse sarà per il prossimo. L’appello è stato firmato anche dalla Mazzantini. E’ iniziato il conto alla rovescia?
Marco Travaglio il volontario dell’informazione italiana
Che la società italiana si reggesse sul volontariato è un fatto ormai risaputo: senza risorse gratuite saremmo più ingessati di quanto già siamo: quando la penisola è colpita da una catastrofe naturale le nostre migliori risorse sono sempre i volontari; la Croce Rossa si regge sul volontariato; le aziende preferiscono prendere stagisti non retribuiti. I volontari sono le colonne portanti di questo paese e sono sempre strumentalizzati da chi i soldi li prende, anche troppi, soldi nostri tra l’altro. Anche se non si può fare di tutta un’erba un fascio un bel mazzetto di “rose e viole”, con cui tornar dalla campagna, riusciamo a imbastirlo. Sono coloro che i soldi li prendono agli stessi volontari o dalle loro famiglie, infatti per mezzo di tasse dirette e indirette certi personaggi (molti a dire il vero) sono finanziati per dire bene degli stessi volontari, incensarli, e poi la sera divertirsi a spendere i loro soldi che tramite il finanziamento pubblico sono entrati nelle proprie tasche. Anche immagino con una certa soddisfazione. Questa è la volta di Marco Travaglio che sembra sarà presente ad Annozero senza contratto, quindi presumo da ospite non retribuito, ma prima o poi tocca a tutti essere un volontario. Il nuovo eufemismo per definire la schiavitù e speculare sulla bontà d’animo delle persone. Chiamarli schiavi pareva brutto anche e soprattutto a coloro che poi s’accapigliano per un centesimo di diritto d’autore, oscurano un trasmissione sul satellite per invogliare indirettamente ad acquistare un decoder digitale terrestre, o che pagano milioni di euro un direttore per scrivere balle altamente sofisticate. Insomma senza parassiti non ci sarebbero volontari ma molte più persone riceverebbero un compenso equo anche per le loro attività umanitarie evitando così che guadagnino solamente coloro che svolgono attività di pura speculazione intellettuale e informativa, e che vorrebbero censurare a priori imbastendo cavilli alla azzeccagarbugli. Se un giorno i volontari scioperassero questo paese si fermerebbe definitivamente. Poi far fare il volontario a Travaglio potevate risparmiarcelo, via firmategli il contratto…
Il caso Boffo e la cultura alla Dan Brawn
Tutta la “fuffa” dietro le ipotesi. Il caso Boffo ne ha scatenate di buffe, naturalmente, e giornalisti fantasiosi ipotizzano addirittura strane frequentazioni da parte di sfere molto alte. Sesso, intrighi politici, complotti, e crittografie varie sono il pane quotidiano dei giornalisti italiani. La cultura di Dan Braw è finalmente entrata a pieno diritto nella realtà scribacchina della penisola. Gesù ha avuto almeno un figlio con la Maddalena, e quindi come può non essere sospetto il direttore dell’Avvenire, e forse addirittura lo stesso Ratzinger come alcune penne ipotizzano. L’aspetto più disarmante che evidenziano i giornali di questi giorni è che una cultura italiana non esiste più, perché è stata completamente assorbita, fagocitata dal pensiero dominante di una letteratura superficiale, banale, ma che con la sua capacità di mischiare, scozzare e confondere è riuscita a far presa su un popolo il cui livello culturale è stato purtroppo irrimediabilmente abbassato, e la capacità di analisi quasi azzerata, atrofizzata su un intreccio da tre soldi sempre e solo fine a se stesso.
Così quasi magicamente tutti cercano di trovare nella realtà i segreti del Codice Da Vinci, e i misteri di Angeli e Demoni: una sentenza crittografata e segregata ha le sue chiavi di lettura, e deve essere decrittata. Qualora si riuscisse a leggerla la storia dell’intera Chiesa potrebbe essere valutata da un altro punto di vista, le prospettive verrebbero ribaltate. Che rivoluzione, che romanzo storico dal genio sopraffino. Questa è l’italietta di oggi senza più capacità intellettuale, senza la minima proposta culturale. Un’insieme di bassezze istintuali condite da raffazzonate ipotesi di doppio o triplo gioco: un calderone di dietrologia spesso inconcludente anche se ammagliante per alcune purtroppo eccessive menti italiche.
La realtà sa essere invece molto più semplice, le complicazioni le vedono solo coloro che non riescono bene a dirimerle. Si può decidere di patteggiare una sentenza per molti motivi, compreso quello, se si è persone note, di evitare il clamore di un processo che potrebbe nuocere in modo ancora più incisivo su tutte le parti in causa. Inoltre si può rimanere implicati in situazioni giudiziarie spiacevoli anche proprio malgrado (non è una possibilità remotissima, un’ipotesi realistica lo stesso Boffo l’avrebbe fornita, ne scrive Famiglia Cristiana), e il tentativo di risolvere velocemente la vicenda potrebbe un giorno prestarsi a interpretazioni alla Dan Brawn, considerato che va tanto di moda la facile esegesi, lo sciogliere le briglie all’immaginazione tra demoni angeli e crittografie di sentenze. Al di là delle polemiche e delle frasi scritte l’aspetto più preoccupante rigurada l’impoverimento sistematico e progressivo della cultura italiana.
Scrittori esordienti, o di fondale, ora vi spiego come funzionano le case editrici
La maggior parte almeno funziona in modo strano, non è curiosa e non legge, a oggi non ne ho ancora trovata una diversa. Editori che non leggono, poi si lamentano che non vendono. Tutti coloro che hanno un manoscritto nel cassetto vorrebbero almeno farsi leggere e avere una risposta. Rinunciate in partenza perché nessuno vi leggerà. Questo è un consiglio spassionato. Addurranno per non leggere varie ragioni: troppi manoscritti e la maggior parte sono scritti male, perciò non vale la pena cercare un ago nel pagliaio, che tradotto significa non vale pena cercare di far bene il proprio lavoro, ovvero cercare autori. E’ fatica sprecata sopratutto quando c’è qualcun altro che lo fa per loro questo lavoro, all’estero, fornendo alle case italiane un bel prodotto già confezionato, vendibile, già editato, corretto, con delle buone vendite alle spalle. E’ già lì, bello che pronto. Che bisogno c’è di investire in lettori correttori di bozze, pubblicità, lancio di un prodotto, quando tutto questo è già stato fatto con un cospicuo ritorno? Nessuno. Forse Beppe Severgnini non sarà d’accordo considerato che ha addirittura sottratto parte del suo prezioso tempo alla stesura di un nuovo manuale sul perfetto interista per difendere una categoria che si aggrappa alla fortuna per giustificare la poca voglia di lavorare (non prendetevela si scherza).
“Caro Beppe, leggendo le vite degli scrittori del Novecento (e forse qualcosa prima) si trova la varia casistica delle risposte possibili alla domanda di Giorgia. Sono tutte persone con una vocazione che sono state «trovate» dall’occasione giusta in forma del tutto imprevedibile. Idem per i registi, i calciatori, i pittori: professioni destrutturate che non hanno un percorso istituzionale (e secondo me è bene che non lo abbiano). Se l’occasione non capita, vuol dire che non c’era il talento o che si è stati sfortunati (sì, capita anche questo).”
Delusa? Te l’avevo detto. Ma la risposta è interessante, e onesta.
Addirittura una risposta onesta. Certo l’onestà è ovunque: tutti ne hanno un po’, Dio è sempre con tutti, anche sui cinturoni delle SS. Lui è immanente. Ma le monete hanno due facce, e non sarebbe male guardarle entrambe, perché, in questo caso l’altro lato nasconde imprenditori che non rischiano con il risultato di lasciare la letteratura italiana in balia delle altre. Questa è una responsabilità; è sufficiente guardare le classifiche dei più venduti. Se nella vita la fortuna esiste è altrettanto vero che non ci si può aggrappare a questa solo quando fa comodo e per fare i propri interessi in economia.
Professione destrutturata. Interessante. Ma forse se la professione di scrittore è effettivamente destrutturata (come lo è) le case editrici non dovrebbero cogliere questa occasione per destrutturarsi anche loro. La funzione di una casa editrice non dovrebbe essere proprio quella di organizzarsi al fine di discernere, scegliere, programmare, scovare nuove idee nella realtà degli scrittori? Forse mi sbaglio io. Chissà? Forse mi sto destrutturando.
Per quanto riguarda i manoscritti imbarazzanti è vero la maggior parte sono imbarazzanti, ma lo sono anche molti di quelli che si trovano sugli scaffali delle librerie. Anche qui dovrebbe far parte dell’attività di una casa editrice crescere insieme ai propri autori (quelli che ritiene validi) proponendo modifiche e approfondimenti al testo, lasciando alle spalle, nel passato, la figura dello scrittore solo e sempre al limite del solipsismo creativo, che in fondo non credo sia mai esistita. Se osserviamo poi la realtà del mondo letterario non può sfuggire che dietro ogni scrittore di fondale o non emerso c’è tutta un’economia nascosta composta di case editrici a pagamento e agenti letterari che per leggere un’opera e dare suggerimenti chiedono fino a quattrocento euro. Si scrive per comunicare, per esprimere e si finisce per pagare. Si scrive per vendere qualche copia e si finisce per acquistare se stessi. Sì, un ambiente completamente destrutturato: ecco la chiave di volta. Severgnini e anonimo, per cortesia…aspetto “Editoria italiana, lezioni semiserie”, ma lo lascerò lì, ammucchiato su uno scaffale. Anzi destrutturato su un pila di ovvietà.
E il fuoco con la pietra focaia e l’aratro con i buoi
Le idee, le argomentazioni che si sentono in merito alle notizie a pagamento su internet, certe ipotesi (le solite) che tendono a persistere in merito all’editoria e al diritto d’autore riportano indietro nel tempo. Il giocattolo gli si sta smontando tra le mani. Proprio Malinconico. Tra l’altro quale sarebbe il motivo, per esempio, di pagare una delle due citazioni sottostanti? C’è un estratto e un link di rimando all’articolo originale completo, inoltre i due stralci sono stati utilizzati non come mera comunicazione di notizie di altri (ammesso che esista una proprietà della notizia), ma per un approfondimento, un confronto e un’analisi, nel cui contesto le risorse tracciate assumono una nuova forma e un nuovo contenuto.
Tracciare i propri contenuti in rete è la tomba di ogni aspirazione di business da quelle parti. Invece che fare l’eco ai soliti integralisti della proprietà intellettuale che sognano una Internet controllata che non potranno avere (per ora), c’è da chiedersi per esempio perchè continuare con questa “palla” (”ingiustizia” la chiama Malinconico e subito viene in mente Calimero) del guadagno altrui.
ANSA.it – ALLO STUDIO NEWS A PAGAMENTO SUL WEB
Carlo Malinconico, in un’intervista all’ANSA spiega che è già al lavoro un comitato per individuare le possibili formule, da sottoporre poi alla libera scelta di ogni editore. Parole chiave: flessibilità, prezzi ragionevoli e condizioni trasparenti da parte di motori di ricerca e provider.
Sovranamente presi il per il culo
La figura del sovranamente preso per il culo è una figura trasversale (pessimo vocabolo) che si ritrova ovunque. Non ci sono distinzioni di classe perché esiste tra gli operai, la borghesia, dignitari e nobiltà. Nemmeno una buona cultura è sufficiente per considerarsi estranei alla definizione, infatti ne esistono di laureati e di tutte le professioni: giornalisti, medici, liberi professionisti, insegnati, ingegneri, semplici impiegati, tennisti, addirittura scrittori e conduttori televisivi. Le caratteristiche principali del “sovranamente preso per il culo” sono sostanzialmente due: una beata ingenuità che si amalgama perfettamente alla pigrizia cerebrale. Un cocktail annichilente dell’intero individuo. Colui che è affetto da tale sindrome solitamente è facile preda di sensazioni di esaltazione che lo aiutano a uscire dal torpore intellettivo della propria ripetitiva vita quotidiana. Esclama sempre qualcosa, esalta, vive per il “più”, l’eccezionalità. Il “sovranamente preso per il culo” di solito ha un abbonamento sky sport o, in alternativa, un decoder digitale Mediaset, e si ipnotizza davanti allo schermo tutte le sere, senza tregua, senza dubbi, senza sussulti sinaptici.
La fine della letteratura italiana
C’è ormai poco da essere soddisfatti la letteratura italiana perde il passo con il mondo: non esporta più niente e vende pochissimo soprattutto all’estero. Ma risalta sopra ogni cosa che non è più originale e non riesce a essere innovativa. La propria forza propositiva si spegne davanti alle consuete banalità di un conflitto di coscienza e di un dramma interiore da anoressici per anoressici: si mangia poco e male. Le responsabilità sono naturalmente da suddividere tra autori, editori e una società composta di cervelli atrofizzati in decenni d’uso eccessivo del tubo catodico, e i nuovi modelli al plasma non risolveranno la situazione. Mentre da un lato l’egemonia mediatica del nuovo Mister cultura e famiglia impone idee e valori estremamente semplificati dall’altro lato si smantella la scuola lentamente, dimentichi che l’autarchia ha già fallito più di cinquant’anni fa. Un’altra decina di anni in questo modo e un numero di Topolino sarà considerato al pari del Manzoni. Non che all’estero stiano meglio tra vampiri (i moderni rospi che si trasformano in principi), serial killer stereotipati e vari giorni del coyote del cane e del gatto, ma almeno riescono a esportare qualcosa di leggibile, e hanno la tv via cavo da quarant’anni, giocano a baseball, e gli sport nazionali sono almeno tre; così anche tra le autobiografie che raccontano del come sono stato figo a essere campione c’è una scelta molto più ampia. Servirebbe un editore coraggioso e illuminato ma credo che scarseggino, d’altronde lo stesso Fazi (anzi proprio), che quando aprì la casa editrice si diceva “antiamericano” per indicare la sua assenza di esterofilia si riduce a intasare la mente dei lettori con gli amori tormentati di rospi vampiri in attesa di metamorfosi definitive. C’è da sperare che non siano in scarafaggi, altrimenti il salto sarebbe dalla padella nella brace (mi sto adeguando ai luoghi comuni come si può notare, anche se c’è un Kafka di mezzo). Abbasso il livello culturale come tecnica di sopravvivenza, e magari vendo anche una copia a quel pizzaiolo che ha fatto un sacco di storie, l’altro ieri, perché gli davano fastidio quaranta centesimi in pezzi da cinque, due e uno. Chissà forse un giorno capirà come funziona il mondo invece di bersi le balle che iniziano a raccontargli da piccolo iniziando da Babbo Natale e Befana per passare da una promessa politica e finire con il paradiso.
La maggior parte dei libri è stancante e lenta. Quello che viene chiamato ritmo morbido andrebbe definito con l’aggettivo più appropriato di noioso. Camilleri è illeggibile: un rigo sì e uno no c’è una parola in siciliano, già è faticoso leggere in italiano anzi noioso (parole di Gian Arturo Ferrari, non mie) figuriamoci in dialetto, ma potremmo allora riesumare la lingua d’oc e d’oil. Oppure c’è in atto un tentativo di scrivere in un nuovo volgare e allora Camilleri è il nuovo Dante; e il siciliano il futuro italiano. L’ipotesi, ora che ci penso, non è del tutto campata in aria se si pensa che gran parte dell’economia della penisola è in mano alle mafie di vario genere e grado.
Forse la fine non sarà vicina, ma la strada presa è una discesa che aumenta di pendenza. La scienza e la sua storia possono anche prendere percorsi di regressione: niente è scontato.
Quei parrucconi degli editori italiani
L’immagine più realistica è quella di un gruppo del seicento con parrucche bianche e pesanti anse di stoffe riunito intorno a un tavolo a discutere utilizzando processi decisionali arbitrari e alogici, tra alambicchi e fumi d’idee consunte che rasentano la metafisica. Si parla per parlare, si discetta per metafore incomprensibili seguendo il paradigma dominante della cultura italiana che si può racchiudere sostanzialmente in questa frase: “meno si capisce e più sembriamo bravi.” Questo assembramento di metafisici “discettatori” impedisce puntualmente che la cultura italiana riesca a fare presa all’estero, specialmente nei paesi di lingua anglosassone dove per essere bravi è necessario essere in grado di farsi capire. Si può essere o non essere d’accordo ma si fanno capire, da quelle parti. Così ormai da diversi decenni, forse addirittura secoli, è completamente assente qualsiasi progetto culturale articolato in grado di fare presa fuori dai confini della nostra nazione, il Rinascimento è lontano, e non poco. La nebulosa imperante dell’incapacità di distinguere lascia il campo aperto al fiorire dell’esterofilia, in tutti campi, e la letteratura non è da meno. Infatti sono gli stessi parrucconi a rassegnarsi a pubblicare opere di autori stranieri che puntualmente risultano le più vendute. Forse perché questi autori si fanno capire? Dopo un contorto processo dialettico anche loro, gli editori, accettano inconsciamente che chi scrive in modo chiaro vende di più, ma sembra che gli sfugga la piena comprensione del fenomeno, infatti spesso li sentiamo dire che “non si capiscono le ragioni di un successo”. Se lo dicono loro possiamo essere sicuri che scelgono a caso oppure come accade più spesso seguendo i successi consolidati all’estero, e loro continuano a vagare nella nebulosa. Così siamo circondati dai Twilight, saghe di vampiri, da Uomini che odiano le donne, scarpette, Follet e folletti, Zafoni (a proposito qualcuno sa dire dove fosse Barcellona?), King, Re e gerarchia fino ai vassalli, ma all’estero di nostro si trova ben poco se escludiamo Moccia e Faletti che (forse la parrucca preclude la vista) hanno sicuramente un pregio: si fanno capire. Per rendersi conto della situazione è sufficiente scorrere una classifica dei libri più venduti nel nostro paese e all’estero. Ci troveremo difronte al più desolante quadro che rappresenta il vuoto, all’estero, e un’invasione di nomi stranieri in Italia.
Ogni tanto si legge su qualche giornale che editor e agenti letterari comprano e vendono opere all’estero sulla base di una sinossi, addirittura di un’idea, venti, trentamila euro (corbezzoli!). Dobbiamo crederci o sono solo chiacchiere fantascientifiche da bar che, per le stesse dinamiche sconclusionate, finiscono sulle pagine di qualche quotidiano? Più che sottili strategie culturali o di marketing sembra esserci solo il tentativo di macinare un po’ di grana, o grano, magari con qualche mulino del po’, che può essere tutto ma non sembra un best seller di portata internazionale. Fa sicuramente più presa un Io sono Dio. Consoliamoci pensando che se non si vede cosa c’è dietro alla parrucca allora vuol dire che fa cultura.
Linee editoriali: il completo asservimento di Mondadori
Fino a qualche hanno fa era possibile vedere anche un titolo di Fausto Bertinotti e si poteva ragionevolmente pensare che all’interno della produzione della casa di Segrate si potesse avere un quadro, non dico completo, ma almeno sufficientemente variegato della realtà culturale italiana. Oggi la situazione è completamente cambiata: i posti sono completamente occupati dal pensiero dalla pretesa di egemonia e così le linee editoriali sono prese dal rivoluzionario Brunetta che impiega qualche centinaio di pagine nella beatificazione di se stesso; da Mario Giordano che denuncia lo sfascio della scuola italiana (ma non sarà che da più di 20 anni i giovani italiani sono bombardati dalla semplificazione stupidente delle televisioni?), e Sandro Bondi che ha la pretesa d’infilarsi il sole in tasca. Per il resto un Grisham per fare cassetta, un paio di gorilla per un noir, qualche testo straniero che troppi danni non può mai fare, ogni tanto un Camilleri, Zafon che fa sempre innamorare un paio di fratelli e il panorama culturale è servito.
D’altronde Sandrone Dazieri non sarebbe d’accordo, ma forse il suo post è un po’ datato. Chissà se secondo lui i testi citati sopra vendono qualche migliaio di copie, e la verità su quanto si vende in Italia ce la dicono i Wu Ming qui. Ritengo che i conti vadano fatti in un altro modo: se ci sono dieci uscite per collana all’anno e sono tutte occupate ecco che siamo costretti a leggere un noir. Che si tratti di casta?
Crisi del credito? Tutta una truffa, come sempre
Ma c’è sempre la rivoluzione di Brunetta che di sicuro ci salverà con le sue gerontologiche evoluzioni. Vero mondadoriani? L’importante è sapere chi rimarrà con il cerino acceso in mano e la bomba innescata. Ognuno cerca di fregare il proprio prossimo con il risultato di un truffa generale. Cliccare sull’immagine.
Via Beppe Grillo
Per esordire in Italia è necessario essere i figli della vittima o del mandante dello stesso omicidio
E potremmo a questo punto anche metterci d’accordo perché, se qualcuno avesse un padre rompicoglioni, il futuro sarebbe assicurato: nessuno negherebbe una collaborazione a un giornale come il Foglio, nessuno vi impedirebbe di esordire per Mondadori (l’ammiraglia della verità culturale), magari ci scappa la direzione di un giornale tipo la Stampa di Torino, su cui scrive il comunista con la Jacuzzi Andrea Scanzi. Insomma saremmo a cavallo in due, niente ci sarebbe precluso, e la vita elargirebbe i migliori sorrisi al nostro futuro. Quindi organizziamoci e niente impedirebbe di vincere lo Strega o il Campiello (minchia oh!). Potremmo scrivere editoriali, elzeviri, avere visibilità mondiale. Cosa aspettiamo? Organizziamoci e potremmo dire che la fortuna non esiste, e nemmeno il misticismo di Wittgenstein. Tutto sarebbe ricondotto a un più sano positivismo di Bertrand Russell.
Le convergenze parallele di Aldo Moro finalmente realizzate.
Una certa aria di misticismo l’avevo già sentita nel suo libro, ma sono rimasto sconcertato nello scoprire che è diventato un mistico, nel senso pieno del termine. Legge autori come Kierkegaard e Angelus Silesius e sta valutando seriamente l’idea di farsi monaco. (da una lettera citata in Brian McGuinness, Wittgenstein). Bertrand Russell su Wittgenstein.
Pubblicare “La mano di Rod” con “il mio libro”
Da ieri il romanzo “La mano di Rod. Il tennis e le scienze del caos”, per chi non sa rinunciare al piacere di sfogliare la carta è disponibile sul sito “il mio libro” al prezzo di 18,5 euro. La versione in formato pdf (gratuita) si può scaricare dal blog o richiedere all’e-mail in alto a destra.
Coloro che hanno acquistato la vecchia stesura nell’ultimo anno, qualora fossero interessati alla nuova versione (quella plus), per regalarla o tenerla nella libreria di casa, possono richiederla direttamente alla mia e-mail, la riceveranno al prezzo di stampa della singola copia, più le spese di spedizione. Non ci sarà nessun tipo di ricarico.
Le prime impressioni sul servizio offerto sono positive: i tempi non si calcolano in ere geologiche come quando ci si affida alle case editrici classiche e i costi per la stampa sono contenuti.
Se si considera che per stampare una copia del romanzo (più di quattrocento pagine) sono necessarie una risma di carta e più di una cartuccia d’inchiostro abbiamo un quadro chiaro della situazione. Se si aggiunge che una rilegatura ad anelli costa circa tre euro i vantaggi offerti sono evidenti, a mio parere.
La copertina è una di quelle standard, ma la struttura frattale dell’albero non mi dispiaceva.
Einaudi non pubblica Saramago e Feltrinelli è sempre sul traliccio
Le pagine incriminate del Quaderno che lo scrittore pubblica on line sarebbero quelle che riguardano alcune aspre critiche a Berlusconi. La casa editrice avrebbe chiesto allo scrittore di modificarle e lui ha risposto picche. Cose che capitano. Feltrinelli di tutto rimando, interpellata, ha risposto che non pubblica gli scarti di Einaudi. Mi sfugge completamente la logica. Forse per ripicca? Forse per antipatia? Forse per risparmiare sui lettori? Sarebbe come se il giudizio di ogni casa editrice su “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”, che fu rifiutato da più 20 editori, si fosse basato su quello della precedente che lo aveva letto. Ora poi, dopo il caso suscitato, verrebbe voglia di acquistarlo questo libro che verrà pubblicato da Bollati Boringhieri, la quale ne venderà qualche copia in più probabilmente. Per chi fosse interessato ai passi incriminati questo è il link:
Até quando? « O Caderno de Saramago
Até quando?
Einaudi non pubblica il Nobel Saramago – l’Unità.it
Einaudi non pubblicherà la traduzione italiana del prossimo libro di Josè Saramago, autore presente con ben 20 titoli nel catalogo della casa torinese.
Nemmeno Feltrinelli, che per prima aveva tradotto in italiano i suoi romanzi, ha preso in considerazione l’eventuale edizione. A quanto riferivano ieri, in Feltrinelli non si accettano gli scarti di Einaudi
La mano di Rod è partita per la Mondadori editore e la Baldini Castoldi Dalai
E’ un storia lunga di fortune e sfortune alterne, che avrò modo di spiegare con più particolari forse in futuro. La prima volta che prese la strada per Segrate era l’inizio del 2007, ora è un po’ cresciuta come d’altronde era prevedibile (2,4 chili per la precisione, ogni volta che la stampo mi parte una risma di carta): se si aumenta l’intreccio, si inserisce qualche colpo di scena e si amplia l’analisi del rapporto con la teoria del caos, che ho cercato di mantenere come filo conduttore della storia prestando attenzione a non appesantire la scorrevolezza della lettura la crescita è inevitabile. Non so se verrà riletto, non so chi lo avrà tra le mani appena arriva, ma mi auguro che non passi inosservata, anche solo per la mole e il peso. D’altronde non ridare un’occhiata al testo, dopo che l’editing è stato suggerito dalla casa editrice stessa, sarebbe da considerare una scelta non troppo oculata, almeno per come, personalmente, sarei portato a vedere le cose. Non si sa mai da dove arriva l’innovazione. La Baldini Castoldi Dalai (quella di Faletti) lo riceverà, invece, domani per la prima volta. In settimana predisporrò le copie per altri editori, un po’ rammaricato dal fatto che anche se utilizzo l’interlinea singola si superano sempre le trecento pagine. Vediamo cosa esce fuori da questa storia…ma se volete potete leggerlo in anteprima scaricandolo dal sito web.
Tracollo Mondadori, conti in rosso e quinquennale azionario da brividi
Il primo trimestre si chiude in rosso per la più grande casa editrice italiana. Il gruppo perde 1,8 milioni di euro che naturalmente verranno riparati con i contributi pubblici, ovvero i soldi di tutti noi, come accade di consueto nel paese dove i parassiti s’ingrassano sempre di più succhiando la linfa vitale di chi in questo paese ci vive come comune cittadino (la maggioranza).
Il quinquennale azionario sembra la Gran Risa, la Tre Tre, la mitica Straiff di Kitzbuhel, ci sono anche le gobbe del cammello. Servirebbe Alberto Tomba o Herman Maier. Che dite ce la farà il noir di Sandrone Dazieri a riparare alla situazione? Oppure sarà sufficiente mettersi il sole in tasca, filosofia che sembra farla da padrone tra i mondadoriani. Ma poi c’entra il sole in una tasca? Farà buio fuori se uno si mette il sole in tasca? E Icaro che fine ha fatto? Non è che saranno andati troppo vicini a questo sole?
Ce la farà il “Conto delle minne” a sollevare le sorti dei vati della cultura, a ridare respiro alle perle preziosissime nel Panorama letterario? Forse sarebbe stato meglio puntare sulle zinne, quelle vere?
Ma anche il biennale non è male, cmq.
Ansa.
Il capolavoro letterario degli ultimi cento anni in anteprima sul web
La versione estesa de “La mano di Rod” è disponibile per il Download. pag. 435, 43 capitoli, scritto in quattro mesi. Il capolavoro degli ultimi cento anni, ex equo per modestia.
Scaricabile in formato pdf. Qui. Qui invece trovate l’appendice finale da non perdere.
Frutto di trenta e più anni di domande che tutti si sono posti, ricerche e ipotesi. Un romanzo di portata storica. Un romanzo che apre a tutti le nuove vie della spiegazione scientifica, che così non rimarranno più riservate alla cerchia ristretta di chi si sente appartenente a un’ élite culturale, che è in grado di comunicare solo per mezzo di astrusi astrattismi incomprensibili.
Traducibile in tutte le lingue e liberamente ispirato a una storia vera. La più chiara, semplice e sorprendente divulgazione delle teorie del caos. Thriller, suspanse e divulgazione insieme come non si erano mai viste. Naturalmente respinto da più di 20 editori, altrimenti non si spiegherebbe perché nessuno legge più, e perché le case editrici stiano fallendo. Perché pubblichino solamente raccomandati, schemi narrativi desueti, melensaggini e raccontini spacciati per casi letterari. L’ennesimo simbolo dell’incapacità culturale italiana, che non riesce a esportare nulla oltre i propri confini geografici e linguistici. Se si esclude Faletti, che inizio ad apprezzare sempre di più.
Muore JG Ballard
Ed è abbastanza evidente che la letteratura italiana rimane sempre più chiusa all’interno e di quelli che ormai costituiscono una prigione di stereotipi culturali. A parte qualche rarissima eccezione si è persa la forza propositiva per esportare cultura e letteratura. Siamo sempre più un paese al traino dell’oltre confine, spesso di natura anglosassone. Ma la nuova scuola è sicuramente ciò che serve per un rilancio, e di qui a poco tempo il mondo s’inchinerà ai maestri della penna italiani frutto naturalmente della riforma.
Wikipedia come la Britannica dal 2005
Sembra che nonostante le illazioni Wikipedia sia un’enciclopedia accurata come la Britannica, ormai da alcuni anni, almeno il 2005.
Dai luoghi comuni evidenziati da Roberto Dadda
Nel paese degli stolidi il super stolido è re
Nel racconto assoluto “Nel paese dei Ciechi” H.G. Wells riesce a rovesciare il detto con cui si sostiene che nel paese dei ciechi un monoculo sia Re. In realtà viene visto con sospetto, anzi addirittura si pensa che sia lui che abbia una malformazione. E’ in realtà un disadattato. Un difettato. Un emarginato. Anche la teoria dei giochi di ci dice che molto dipende dall’ambiente e una volta che si è oltrepassata una linea di predominanza le minoranze diventano sempre più deboli al di là delle qualità che possono avere. Il racconto edito da Adelphi è brevissimo e si legge veramente anche in un paio di ore, a dispetto delle ultime tendenze editoriali. Ognuno può vederci veramente ciò che vuole con il rischio di rischiararsi le perplessità che aveva sempre avuto. Leggero, economico, non supera le 60 pagine piccole piccole. Non un è testo che ci parla solo del relativismo e della diversità del valore attribuito a certe caratteristiche in relazione a quelle possedute dalla maggioranza, ma è un opera che mette in guradia dalla facile opinione che la maggioranza abbia sempre ragione. Il relativismo non ha limiti di per sè che non siano assegnati da qualcuno, l’ignoranza può prendere il sopravvento, le società possono regredire credendo di progredire. Qual’è la logica di un pensiero, di un comportamento, di un scelta, di un valore, di un facoltà? Se non scegliamo noi, qualcun altro sceglierà al posto nostro anche per noi.
Arte, forma e idee nel XXI secolo.
Sembra, a volte, di essere difronte a una restaurazione con Napoleone all’isola d’Elba insieme a Faletti. Difronte a un Picasso si cerca l’uniformità della linea e la proporzione delle forme; Kandinsky è addirittura incomprensibile e il romanzo dell’ottocento, svuotato, è ormai riesumato in confezione da supermercato. L’endecasillabo troneggia insieme allo stereotipo del clichè.
“E’ diventato, del resto, un luogo comune rilevare che gli ambienti politici di sinistra non sanno apprezzare in arte nient’altro che le forme consacrate o addirittura consunte; qualche anno fa l’ Humanitè pareva specializzata nel tradurre le poesie di Majakovskij in versi da organetto [...]. Manca poco che non ci chiedano perché non scriviamo più in alessandrini, perché non dipingiamo dei quadri storici, o almeno delle mele, come Cézanne. “
Andrè Breton (1935)
Dalla Stele di Rosetta all’ E-Reader
Inizio a cambiare idea anche sulla possibilità di resistenza del libro classico all’ondata di digitalizzazione. I giornali ormai sono quasi persi. Nella mente mi inizia a balenare il dubbio che il supporto alle idee non faccia parte della loro sostanza. Forse sopravvivranno alcuni esemplari da museo, come la Stele di Rosetta, ma i nuovi e-reader una volta eliminati i problemi di leggibilità dovuti ai probabili fastidi agli occhi potrebbero rappresentare il futuro. Provare la comodità di tenere un’intera libreria in mano è affascinante. Insomma i vecchi supporti iniziano a diventare pesantini e sopratutto costosi, infine c’è da considerare il numero degli alberi abbattuti per stampare qualche centinaia di migliaia di copie di libri troppo lunghi, spesso scritti male e letti peggio.
Per salvare i giornali serve la terza guerra mondiale.
Gli analisti d’oltre oceano, ovvero degli Stati Uniti, fanno delle previsioni che evidenziano un declino
inevitabile: l’informazione si sta sempre di più spostando on line e con le news si spostano anche gli investimenti pubblicitari. L’unica contro tendenza si è verificata con l’elezione a Presidente di Barck Obama, infatti da quel giorno tutte le maggiori testate americane sono state obbligate a rivedere il proprio numero di copie stampate. La crescita non sembra doversi fermare almeno fino al giorno dell’insediamento, per il quale è possibile prevedere un nuovo tutto esaurito. La carta stamapata sembra mantenere sempre il proprio fascino particolare quando comunica qualcosa di straordinario come l’elezione di Obama, considerata da tutti una data storica. Ma John Morton della Morton Research inc. avverte che non è un singolo evento, anche se i suoi effetti si prolungano nel tempo, a salvare un industria Picchi di vendita ci sono sempre stati in occasione di eventi storici come la fine della prima o della seconda guerra mondiale. E’ sempre più probabile che i quotidiani debbano rivedere la loro natura informativa e forse anche il formato, altrimenti saranno costretti ad aspettare la terza guerra mondiale per vendere qualche copia in più. Non possiamo permettere che faccia tutto Obama.
Can Obama Save the Media Industry? | Newsweek Business | Newsweek.com
John Morton of Morton Research Inc., the veteran newspaper analyst. “This was probably at least the equivalent of the ones for the end of [the world] wars.” Unfortunately, he notes, “it’s not the golden bullet that saves the industry.” The print media is still looking at the same tough economic picture, but at least Obama has brought a temporary reprieve.
L’espresso | Piovono rane » Blog Archive » C’era una volta l’edicola di Alessandro Gilioli
Chi mi conosce sa che non sono uno di quelli che “i giornali sono finiti”. Anzi, sono convinto che gli operatori professionali abbiano un ruolo importante nella comunicazione del futuro. Però quando si vedono certi dati salta agli occhi che un bel ripensamento dalle radici in termini di rapporto con la realtà e con la Rete, ecco, sia piuttosto urgente:
Viaggio in un’Italia diversa di Bruno Vespa. Facciamoci sparare nel culo a sale e diciamo di essere stati in guerra
Puntuale come i film di Vanzina ogni anno d’ottobre arriva in libreria, invece che al cinematografo, il tomo enciclopedico del grande giornalista e opinionista italiano. Quello che in Rai fa tutto lui. Tre quattro trasmissioni a settimana, poi non contento scrive su Panorama, sulla Nazione e su Grazia, dove tiene aggiornato il suo blog. Ma non era quello che non capiva internet sostenendo che nella rete “c’è ben altro”: certo che c’è ben altro c’è anche lui, un po’ come avviene nel mondo reale. Insomma l’Italia non può fare a meno delle perle culturali della nuova Fallaci al maschile, del nuovo vate moderno che è il simbolo unificante di tutti i media, internet compresa. Il sapere con lui è personificato, incarnato nella sua figura. Sotto l’albero di natale il suo hard cover che ci spiega come è cambiata l’Italia non può mancare. Come facciamo a prepararci al nuovo anno senza meditare su quanto è diversa l’Italia? Diversa da cosa o da quale altra Italia non risulta poi molto chiaro, e forse non è dato saperlo. Diversa poi con quale significato? In meglio o in peggio? Non si sa con precisione e, in fondo, non ha molta importanza. Leggi il seguito di questo post »
La subcultura nell’era di internet, ovvero quella concezione del diritto d’autore altamente contagiosa.

La nuova biblioteca d'Alessandria, di notte
Nonostante alcune ricerche sul web non sono riuscito a trovare casi precedenti a quello del 2004, quando l’Italia rischiò il processo d’infrazione da parte della Comunità Europea per aver disatteso la direttiva comunitaria del 1992, che prevedeva il pagamento dei diritti d’autore anche per i prestiti bibliotecari di libri. Ne venne fuori una polemica di cui non si conosce l’esito e se qualcuno ne fosse a conoscenza è pregato di far sapere quale sia. Come è finita la questione? Le Biblioteche si fanno carico dei diritti oppure li paga direttamente lo stato? Intervennero sull’argomento le associazioni di categoria dei bibliotecari, intellettuali e giuristi. Wu Ming 2 espresse la sua opinione contraria argomentando che in realtà il prestito gratuito non priva l’autore di un mancato guadagno ma che invece contribuisce a una maggiore notorietà dell’autore stesso e delle sue opere, specialmente per gli autori poco conosciuti che pubblicano per piccole case editrici. E’ indubitabile che sia così, se si considera che una libreria ha sempre un numero di libri molto limitato rispetto a una qualunque biblioteca e, spesso, il totale dei volumi è composto da una quantità cospicua di uno stesso testo best seller, il cui autore, presumibilmente, non risente economicamente delle copie consegnate in prestito gratuito. Oltre questa data, all’indietro, in un rapido excursus, non sovvengono alla memoria casi analoghi. Non risultano scrittori, i quali dovrebbero essere i più interessanti, che abbiano fatto causa alle biblioteche per il lucro cessante (dovrebbe essere la definizione giuridica più corretta) causato dai prestiti bibliotecari, e alla superficie della memoria non affiorano nemmeno casi di semplici lamentele. Ve li immaginate Ernest Hemingway, Umberto Saba, o James Joyce, che pure del suo Ulisse deve aver venduto non molte copie e forse solo alle biblioteche, circondarsi di avvocati per chiedere i danni del prestito gratuito? Ma i tempi sembrano essere cambiati e oggi più che mai alcune forme di espressione artistica come la musica e il cinema non hanno forme di diffusione, d’ascolto o di visione gratuite che non vengano considerate lesive del diritto di d’autore. Leggi il seguito di questo post »



























