Pubblicato su Pianetatennis.com
La discussione sulla grandezza del piatto corde è di quelle che va avanti da anni, nemmeno si trattasse del tema problematico dell’esistenza di Dio, per altro oggi probabilisticamente risolto. La stessa situazione si ha al riguardo della discussione sulle racchette e la loro evoluzione. Forse sarebbe meglio dire involuzione? Lasciamo alle firme rinomate la sentenza definitiva, tecnica e fisica; me ne sono occupato da altre parti. Limitarsi alla logica e a qualche fatto storico potrà sembrare limitativo ma apre la vista ad altre vedute. Sopratutto è opportuno porsi le domande giuste, senza le quali nemmeno Steve Jobs sarebbe in grado di unire i puntini (visione troppo fatalista che mi sento di rifiutare anche perché i puntini, se non sono numerati, potrebbero essere uniti in tanti modi). Meno male che il buon Steve ha trovato i numeri giusti, molti altri sfortunati hanno puntini senza numeri che uniranno a caso senza successo. Torniamo alle racchette le quali sono state protagoniste in questi anni di rivoluzionari quanto prodigiosi cambiamenti. Non starò qui a scrivere le solite banalità dette e ridette: “più potenti”, “hanno cambiato il tennis”, “non c’è più il gioco di una volta”, “a rete non scende più nessuno”.
La mia attenzione in questi giorni è caduta sulla grandezza del piatto corde. Non che non ci avessi già pensato prima, ma sento sempre ripetere le stesse frasi che ormai senza rischi sono diventate degli stereotipi. Se c’è una costatazione vera è che sempre un numero maggiore di giocatori, rispetto a qualche addietro, sceglie un piatto corde più grande. Sarebbe più opportuno dire che sempre un maggiore numero di ragazzi inizia a giocare con un piatto più grande, talmente più ampio che poi è difficile tornare indietro. Ai tempi delle racchette di legno l’ovale era di 65 pollici quadrati e con il tempo è andato aumentando, questo è un dato incontestabile: oggi nessuno gioca più con 65 pollici e il giocatore che usa quello più piccolo è Roger Federer che non molla i suoi 90 pollici con i quali è riuscito a vincere praticamente tutto. Qualche anno prima il giocatore che usava un piatto da 85 pollici era Pete Sampras, e anche lui ha vinto poco in carriera: mai un Wimbledon, mai uno Us Open, mai un Master. Uno scarso. Se abbiamo il coraggio di andare ancora indietro troviamo, a parte Nadal con un 100 ( Agassi era una mosca bianca con un piatto oltre i 100), giocatori con racchette di legno o che avevano in mano una prostaff 85 (Edberg e Curier). Curier per altro è a quota quattro e Edberg a quota sei e sono cresciuti, data l’anagrafe con racchette di legno. Novak Djokovic è arrivato quest’anno a quota 4 slam e Nadal è a 10, ma prima di lui ci sono ancora Roy Emerson, Bjorn Bjorg e Rod Laver con quota vittorie che va da 12 a 11. E’ presto per dire dove arriveranno coloro che scriveranno il futuro del tennis e quante vittorie avranno a fine carriera Nadal e Djokovic, ma due conti sommari possiamo farli mettendo in preventivo che già da qualche anno i giovani tennisti (come già detto) crescono con tra le mani piatti corde dalla grandezza adatta alla cattura delle farfalle. Continua a leggere


















