Crisi sistemiche e morali religiose

Razionalità abbandonate

Razionalità abbandonate

Gli avvenimenti di cronaca delle settimane scorse sono sufficientemente esplicativi. Le moderne società vedono confluire negli stessi luoghi di convivenza etnie diverse le cui visioni divergono in modo graduale fino a raggiungere estremi di incomprensione difficilmente riconciliabili. Dalle aggressioni ai soldati in Inghilterra, all’attentato di Boston fino alle rivolte di Stoccolma l’impressione è quella di trovarsi davanti alla deflagrazione di profonde divergenze che hanno covato e covano sotto l’apparenza sociale della tranquillità. Enclave di varia natura sociale e religiosa si annidano all’interno delle società moderne; tradizioni, riti, credenze e interpretazioni fantasiose della realtà divengo i principali attriti di oggi. Se nella maggior parte dei casi si tratta di frizioni di lieve entità, e forse risolvibili con il semplice buon senso, altre volte le situazioni sono critiche. Sempre più spesso le difficoltà nascondono un’incapacità relazionale radicata negli individui. Le differenze non sono sempre solubili, lo sono solo parzialmente, e quando la soluzione è satura i fondamenti rimangono distinti e socialmente inconciliabili. La ragioni vanno comprese a fondo al fine di trovare una soluzione all’organizzazione delle società future.

È sempre più evidente come l’umanità di oggi sia sempre legata a concezioni comportamentali e sociali arcaiche, nonostante ognuno di noi viva circondato da strumentazioni tecnologiche simbolo e frutto diretto di un metodo razionale e scientifico. Continua a leggere

L’etica dei pipistrelli vampiro. Copiare la natura e l’evoluzione nel mondo globale

Pipistrelli sociali

Pipistrelli sociali

Nel viaggio alla ricerca di una società migliorabile, perché molto probabilmente la perfezione lascerebbe molte delusioni a causa della sua irrealizzabilità intrinseca, oltre all’utopia è necessario abbandonare anche altre forme di illusione che alimentano false speranze. La dinamica principale di questo processo consiste nel lasciare ogni forma di astrattismo, misticismo e assolutismo inteso nel senso della velleitaria ipotesi che i comportamenti altruistici esistano indipendentemente da ogni altro fattore. C’è da recuperare, invece, la forma matematica dell’approssimazione. In questo senso ogni progresso in ambito sociale è un miglioramento che consente di compiere un passo in avanti. Le discussioni sull’ipotesi di poter raggiungere o meno l’asintoto è forse meglio lasciarle a disquisizioni puramente accademiche. Esiste un aspetto pratico e non meno nobile: tentare e riuscire a compiere i singoli piccoli passi. Ma per riuscirci è opportuno conoscere il terreno su cui dovremmo camminare, la struttura dei nostri corpi, la natura di noi stessi, nonché l’obiettivo e gli obiettivi che si intende perseguire.

Se paragoniamo due auto tra loro, o qualunque altra opera dell’uomo, a distanza di molto tempo (mezzo secolo o un secolo) non possiamo non notare le differenze e le notevoli migliorie che sono state apportate, ma al tempo stesso non sarebbe corretto affermare, per esempio, che le auto odierne siano perfette, che corrispondano all’utopia astratta di macchina senza difetti. Sono però molto migliorate e questi progressi sono stati possibili sostanzialmente grazie alle maggiori conoscenze tecniche e scientifiche. La domanda se esiterà mai un auto perfetta è puramente retorica. Molto probabilmente nessun ingegnere prenderebbe in seria considerazione l’ipotesi di rispondere in modo assoluto con un sì. Loro si occupano del processo di miglioramento non di certe speculazioni. La risposta più probabile sarebbe proprio questa: “noi ci cerchiamo creare auto sempre più sicure ed efficienti”. Continua a leggere

Empatia calda e motivazioni egoistiche per essere altruisti

Intersezioni di collaborazione

Intersezioni di collaborazione

Sono stati fatti numerosi studi sull’empatia e questa caratteristica, non esclusiva dell’uomo, è stata considerata fondamentale per i processi di vita sociale nelle architetture complesse di vita in comune. Ne sono stati studiati gli effetti in medicina tra paziente e medico, in ambiato lavorativo (Goleman 1997) al fine di comprendere quale sia il miglior ambiente di lavoro non solo dal punto di vista della vivibilità ma anche da quello dell’efficienza, in psicologia per capire meglio casistiche di psicopatologie comportamentali ed anche per spiegare fenomeni di bullismo in età adolescenziale. L’empatia è parte integrante di molti aspetti della nostra vita ma forse il suo ruolo, anche se essenziale, è stato sopravvalutato nel senso che potrebbe essere necessaria ma non sufficiente affinché si manifestino e si conservino comportamenti pro sociali all’interno di un gruppo. La capacità di comprendere gli stati d’animo degli altri, che è la definizione più classica, forse abusata, del concetto di empatia, merita di essere approfondita. Comunque il sostantivo “empatia” e il relativo aggettivo sono stati utilizzati per indicare aspetti diversi dei processi celebrali che sono alla base dell’immedesimazione con gli altri e della comprensione dei loro stati mentali ed emotivi.

È possibile distinguere tra empatia fredda ed empatia calda. Questa distinzione pone una questione interessante in merito a come la facoltà di riconoscere lo stato emotivo e situazionale di un’altra persona possa dare origine a comportamenti che non sempre seguono lo stesso percorso. Per empatia fredda si intende la capacità di riconoscere lo stato e la situazione della persona che abbiamo difronte, tale condizione è anche descritta come “teoria della mente” (Theory of mind) ed è un’abilità che si acquisisce a partire dai 3 e i 4 anni di età. L’empatia calda è stata generalmente descritta, dal punto di vista scientifico, come la facoltà di riuscire a immedesimarsi nelle condizioni osservate nell’altro. Questo secondo tipo di empatia si configura come una risposta emotiva successiva alla prima capacità cognitiva (R. James R. Blair, Empathic dysfunction in psychopathic individuals, 2006). Quello che è emerso da studi relativamente recenti è che nei disordini relativi all’empatia e riconducibili a disfunzioni psicopatiche nei soggetti studiati non è stato riscontrato nessun disturbo o disfunzione della teoria della mente (Hare, 1991). Gli individui sono risultati nella norma riguardo alle capacità di empatia cognitiva e non risultano indicazioni a sostegno dell’ipotesi che coloro che hanno comportamenti antisociali abbiano un deficit ricollegabile alla teoria della mente. Continua a leggere

Coesione sociale e il limite etico delle religioni

Limiti

Limiti

Nell’analisi dei comportamenti che generalmente vengono definiti altruistici, pro sociali o collaborativi è necessario stabilire un approccio di indagine che cerchi di spiegare i motivi per cui si sono affermati.

Da un lato è stato ormai chiarito che i gruppi in cui sono nati erano composti da parenti perciò da individui che condividevano e condividono una parte del proprio patrimonio genetico. In linea di massima quindi, salvo situazioni particolari e casi devianti, c’è da aspettarsi un aumento della solidarietà direttamente proporzionale al grado di parentela. La maggiore attenzione verso i figli diminuisce nel percorso che arriva agli estranei: le risorse fisiche, affettive, mentali ed economiche hanno un’evidente tendenza a diminuire lungo questa strada. Il fatto che possano esistere comportamenti “devianti” non ha la forza di inficiare una solida realtà statistica. Comportamenti eccessivamente “egoistici” rientrano nell’ambito di mutamenti casuali che diminuiscono la fitness riproduttiva ed hanno perciò conseguenze negative sulla diffusione di comportamenti estremi di questo tipo. Il paradosso di un genitore che mantiene per sé tutte le risorse ha una ricaduta sulla sopravvivenza dei geni dello stesso genitore. La condizione opposta (un genitore che concede tutto a figli) non porta intuitivamente e drasticamente ad una interruzione della linea di sopravvivenza e trasmissione genetica ma può avere conseguenze altrettanto rischiose. Donare tutto il cibo alla prole significa non averne per sé e quindi privarsi delle energie necessarie per cercarne di nuovo da donare a individui non ancora autosufficienti o per procreare ancora e ottimizzare la diffusione del proprio patrimonio genetico, con conseguenze molto simili alla prima situazione, se non identiche. Tra queste situazioni estreme ci sono una quantità molto vasta, se non infinita, di casi intermedi, dove in relazione alle condizioni di reperibilità delle risorse per la sopravvivenza, periodo per l’autosufficienza e altre condizioni ambientali si possono osservare diversi gradi di cura della progenie. L’osservazione della natura ce ne fornisce una molteplicità impressionante che spazia dagli ovuli abbandonati per la fecondazione, come avviene nei pesci, negli anfibi e nei rettili fino alle cure più accurate degli uccelli e dei mammiferi, per terminare con la specie umana. L’efficienza di una o dell’altra strategia dipende da molti fattori che non indagheremo in questa occasione, ma il grado di efficienza di una maggiore o minore presenza di cure parentali è variabile. Continua a leggere

Il male eterno, la teoria dei giochi e demoni seppelliti sull’inesistente isola di Utopia

Teoria dei giochi e aspettative individuali

Teoria dei giochi e aspettative individuali

Perché esiste il male? La domanda ricorre spesso ed è stata forse una delle domande che hanno suscitato le più irrefrenabili fantasie nell’uomo  Ha dato origine a numerose leggende e miti: quello di Platone di Er è forse il primo articolato in modo complesso, mentre la dicotomia del dottor Jekyll e mr. Hyde incarna la paura di un male strettamente connaturato al bene e da quest’ultimo inseparabile. Si è tentato di spiegare il male attraverso interpretazioni filosofiche metafisiche e spiegazioni religiose ontologiche, come quella di S. Agostino, che lo vede come privazione del bene partendo dal grado superiore di dio per scendere fino a quelli inferiori delle sue creature.

La tentazione del male ha preso le più svariate forme come quella del serpente nel giardino dell’Eden, di un demonio nel deserto. Alla presenza del male l’uomo ha sempre cercato di fornire una spiegazione anche chiamando in causa divinità contrapposte fra di loro. Nella mitologia greca il cospicuo numero di dei inscenava contese dagli interessi diversificati e dai vantaggi da conquistare altrettanto variegati, distribuendo male e bene a ogni occasione fra le parti in gioco.

È proprio il tentativo di spiegare il rapporto tra male e bene che ha occupato molte delle energie umane al fine di riuscire a chiarire i motivi profondi delle proprie esistenze soggette a delusioni e sofferenze, oltre che a momenti piacevoli. Il bene e il male, dio e il demonio, buoni e cattivi, angeli e demoni, il giusto e l’ingiusto. La dicotomia era ed è collegabile a un’interpretazione etica e morale dei comportamenti nonché a una lotta senza fine tra i due opposti sparsi nell’umanità e, non di rado, anche all’interno della stessa persona. Continua a leggere

Morale ed empatia: dai Bonobo fino a un’etica per il villaggio globale

La morale del villaggio

La morale del villaggio

Recenti studi hanno evidenziato che gli scimpanzé e i bonobo si comportano in modi che potrebbero essere definiti morali, o almeno assimilabili alle basi fondanti di una moralità: ovvero possiedono i blocchi principali di comportamenti etici più complessi come quelli che si possono descrivere negli uomini e nelle donne. Gli studi portati avanti dal professor Frans de Waal, ed esposti nel suo ultimo libro (i Bonobo e gli atei), sono eloquenti. Consolano chi ha perduto un cucciolo, donano cibo ai meno fortunati, si prendono cura di chi ha bisogno, mostrano comportamenti empatici di dispiacere, di senso di colpa. Anche se alcuni potrebbero storcere il naso se tali comportamenti venissero definiti etici in senso umano è fuori di dubbio che queste predisposizioni comportamentali sollevano delle questioni di rilevante importanza. Il fatto che tali atteggiamenti derivino, dal punto di vista scientifico, da una forma di cambiamento evolutivo adattivo solleva la questione della necessità di un dio affinché gli uomini possano avere un codice di comportamento etico. La morale deve discendere necessariamente dall’alto o può essere sviluppata dall’interno nell’ambito dell’individuo, del gruppo di appartenenza? Se altre forme di vita, che non conoscono il concetto di dio, hanno sviluppato comportamenti sociali di cooperazione, comprensione ed aiuto reciproco l’indicazione è che anche per gli uomini (seppur autori di forme di comportamento codificate in leggi e sistemi di convivenza complessi) non vi sia bisogno che la condivisione dei gesti etici sia indotta dall’esterno. Non è una novità che i metodi di cooperazione possano discendere da una scelta condivisa come il contratto sociale (Rousseau), ma se queste forme di convivenza sono lontane dai primordiali approcci empatici di scimpanzé e bonobo molto probabilmente ne rappresentano il continuo in forma strutturata.

Gli studi di Frans de Wall chiariscono che non è necessario credere in un dio per essere persone detentrici di moralità. Senza voler sminuire il lavoro, i possessori di animali domestici potranno sicuramente testimoniare di aver riscontrato comportamenti simili e vicini all’empatia nei loro compagni quotidiani anche se nell’areogramma evolutivo si collocano in una posizione diversa da quella dei primati e dell’uomo, e magari i loro comportamenti rimangono un po’ distanti, nello specifico, da quelli osservati da de Wall nei primati oggetto dei suoi studi. Continua a leggere

Dio non esiste. Quale morale quando il disegno dice molto sul disegnatore?

Darwin, con la sua opera più famosa, pensò di avere confessato, o di dover confessare in modo esplicito un omicidio. Il motivo principale per cui l’opera del naturalista inglese è stata, ed è sempre osteggiata, anche se a volte si assiste a ingenui tentativi di riassorbirla smussandone gli aspetti più deflagranti, risiede nel fatto che in fondo un omicidio è poca cosa. L’origine delle specie secondo la teoria dei cambiamenti per selezione naturale possiede un impatto maggiore di quello inscrittibile nella metafora dell’omicidio. L’impatto è infatti stato molto più ampio. I detrattori della verità ne sono a conoscenza, forse meglio di quello che cercano di lasciare intendere. Il cambiamento delle specie è deflagrante nei confronti di molte concezioni filosofiche, di quelle religiose e dell’idea stessa di divinità. Svanisce il concetto di categoria stabile, di essenza discreta che non muta; gli errori presenti nelle realtà viventi gettano una luce nuova sull’idea della vita come progetto e su quella del relativo progettista. I disegni non sembrano più disegnati, almeno non appaiono più elaborati con il tratto di chi ha dalla sua parte qualità fantasiosamente descritte come onnipotenza, onniscienza, mirabolanti attitudini per creare la perfezione. L’occhio, il nervo laringeo ricorrente, i denti del giudizio, la spina dorsale sono solo alcune delle imperfezioni che un progettista mediamente istruito avrebbe evitato.

Nessuno costruirebbe una strada tra Bologna e Milano facendola tornare indietro per passare da Roma come avviene nel surrealista collo dello giraffa. Si schianta contro il muro di una logica tanto semplice quanto solida anche il tentativo di attribuire questi errori a un qualcosa di imperscrutabile per la fallibile mente umana, la quale, dal basso della sua piccolezza confonderebbe gli errori palesi con qualità lungimiranti. È sempre più evidente come si tratti un puerile tentativo, simile a quello di un allievo che tenti di giustificare i propri errori nel risolvere un’equazione adducendo che le sue soluzioni sono imperscrutabili per il professore, il quale si renderà conto solo fra qualche migliaio di anni di come fosse lui in errore. Come sosteneva Occam la soluzione più semplice è quella giusta e quest’ultima chiude fuori ogni tentativo più complesso. Le imperfezioni sono imperfezioni, nulla di più se non le prove di un procedimento che, se ha portato a qualcosa di mirabile, c’è arrivato attraverso tentativi, cumulazione e miliardi di anni a disposizione. Le caratteristiche del procedimento non potevano non trascinare con sé difetti, cambi di rotta, legati evolutivi, forme e funzioni di perduta efficienza, le quali sono l’indice dell’impatto concettualmente devastante nei confronti dell’idea classica di dio, che, privata delle qualità positive diviene sempre meno definibile, identificabile  Si snatura della sua storia culturale e si perde divenendo un concetto vago, una scatola vuota nell’ambito del mito e della fantasia. Alla luce della teoria dell’evoluzione (ma la parola cambiamento rende meglio l’idea dell’assenza di una finalità) gli dei vengono sminuiti nelle loro capacità. Divengono fallibili, pasticcioni, ritardatari o assenti nei loro interventi: umani, sin troppo umani. Sono sempre di più privati di quelle qualità che l’uomo gli aveva attribuito per crearli a propria immagine e somiglianza riversando nella fantasia creativa anche la speranza. Dopo Darwin non esiste più il finalismo storico, filosofico, biologico e religioso; non c’è più l’essenzialismo se non come convenzione per comunicare su ciò che ci circonda; e sono sparite le divinità. Dissolte davanti a un’attenta comprensione della teoria dell’evoluzione. Aggrapparsi ancora all’idea di un dio personale implica portare con sé un concetto monco: un dio molto poco dio, una disillusione. Come Ostinarsi a pensare che la terra sia piatta anche se si è consapevoli che possiede tutte le caratteristiche dell’ellissoide. Continua a leggere

Evoluzione, la difesa della casualità e la violenza sulle donne. Non si ferma con la retorica ciò che non si conosce

Fa spesso parte della retorica intellettuale portare avanti la distinzione tra le categorie di semplice, complicato e complesso. Una trilogia che, se può essere utile per fare delle descrizioni, non di rado ha con sé la valenza di riuscire a confondere e far perdere di vista la possibilità di comprendere la natura della realtà. Il rischio è quello di creare la percezione di tre categorie tra loro separate senza che possa esserci un passaggio tre una forma e l’altra, con un implicito ritorno all’esistenzialismo creazionista. Ciò che è semplice rimarrebbe semplice, ciò che è complesso resterebbe complesso e il complicato sarebbe un’altra realtà a se stante, intermedia tra le prime due ma ben distinta. La conseguenza diretta è quella di riuscire ad arrestare ogni tentativo di spiegazione scientifica, dal momento che l’irriducibilità al semplice della complessità sbarra la strada a ogni tentativo di arrivare ai meccanismi e alle leggi scientifiche semplici e di base in grado di fornire esaurienti spiegazioni di realtà dinamiche e articolate come quella della vita e dell’universo. Se una struttura come un organismo vivente, una dinamica chimica, fisica o sociale non possono essere ridotte a una interazione (leggasi anche funzione) tra le parti che la compongono l’unica soluzione possibile rimarrebbe quella di un’altra entità complessa che la spiega nella forma della creazione. Si innescherebbe un processo senza fine di una tartaruga che siede su un’altra tartaruga che a sua volta ha una tartaruga sopra di sé, all’infinito. La porta della metafisica e del trascendente, a cui la mente non può arrivare, rimarrebbe spalancata; la comprensione rimarrebbe ancorata a quella visione dantesca di percezione vaga che risiede al di là delle capacità della mente mortale dell’uomo. La via è stata sin troppo battuta: è quella delle spiegazioni religiose di varia natura e contingenze storiche. Una fede in qualcosa al limite dell’indefinito, quando non è una divinità personale, che è oltre le possibilità umane e che si può solo intuire. Continua a leggere

Il problema di fondo del relativismo. Chi dice la verità?

Le religioni nel mondo sono abbastanza. Sotto un elenco da Wikipedia, non esaustivo per altro e non mancano solo quella abbandonate. Molte si sono scatenate in guerre fra di loro e la ricerca della propria affermazione sulle altre non sempre è stata abbandonata. Molti precetti e insegnamenti sono in contrasto fra di loro, tra gruppo e gruppo, religione e religione. Credo sia evidente che la predisposizione a credere in qualcosa di trascendentale e a cedere a spiegazioni mistiche sia qualcosa di connaturato nell’uomo, questo però non implica necessariamente che sia ancora un vantaggio per la nostra specie.

p.s. ho cancellato secolari ed atei a Wikpedia avrebbero bisogno di un ripasso, ed anche urgentemente.

  1. Cristianesimo 2,4 miliardi – origine: 27 d.C.
  2. Islam: più di 1,5 miliardi – origine: 610 d.C. circa
  3. Secolari/irreligiosi/agnostici/atei: 1,1 miliardi (Questa categoria include molte credenze senza una specifica aderenza ad una religione. La categoria include anche umanisti, deisti, panteisti, e liberi pensatori. Per altre informazioni visitare Adherents.com.)
  4. Induismo: 1 miliardo – origine: XV secolo a.C. circa
  5. Buddhismo: 576 milioni – origine: VI secolo a.C.
  6. Taoismo: 400 milioni – origine II secolo a.C., VI secolo a.C. in molti aspetti
  7. Culti animistici africani e non: 400 milioni
    • Culti indigeni animistici: 300 milioni (Non è una singola religione organizzata, comprende un ampio spettro di tradizioni e religioni tribali e sciamaniche)
    • Culti tradizionali africani e diasporici: 100 milioni (Non è una singola religione organizzata, include culti africani tradizionali quali la Yoruba e fedi sincretiche e messianiche nate di recente come il Vudù, la Santeria, il Candomblé e l’Umbanda)
  8. Shintoismo: 100 milioni – origine in forma organizzata: 300 a.C. circa
  9. Falun Dafa: 10-100 milioni – origine: 1992 (Non è necessariamente considerata una religione dai fedeli o dagli osservatori esterni, non esiste un segno di appartenenza né registri ed il numero di attuali fedeli o praticanti non può essere confermato con certezza. Il dato è una stima del Falun Dafa per la popolazione della Cina, altre stime sono molto superiori. Il Falun Dafa è noto anche come Falun Dong)
  10. Sikhismo: 27 milioni – origine: 1500 circa
  11. Ebraismo: 15 milioni – origine: XII secolo a.C.
  12. Caodaismo: 8 milioni – origine: 1926
  13. Bahaismo: 7 milioni – origine: XIX secolo
  14. Confucianesimo: 6 milioni – origine: V secolo a.C., VI secolo a.C. in molti aspetti
  15. Giainismo: 4,9 milioni – origine: VI secolo a.C.
  16. Massoneria: 4 milioni – origine: formalmente dal 1717
  17. Neopaganesimo: oltre 3 milioni – origine: 500 a.C.
  18. Ceondoismo: 3 milioni – origine: 1812
  19. Tenrikyo: 2 milioni – origine: 1838
  20. Ikuantao: 1 milione – origine: 1928
  21. Rastafarianesimo: 600.000 – origine: 1929
  22. Scientology: 500.000 – origine: 1953
  23. Tiandejiao: 260.000 – origine: 1978
  24. Miledadao: 230.000 – origine: 1988
  25. Tiandeshengjiao: 200.000 – origine: 1899
  26. Zoroastrismo: 200.000 – origine incerta, circa X secolo a.C.
  27. Liismo: 169.000 – origine: XVII secolo
  28. Xuanyuanjiao: 150.000 – origine: 1957
  29. Mandeismo: 70.000 – origine: III secolo

Sembra che il pensiero del Nobel Esquivel sia più articolato

Da quello che riporta il fatto quotidiano lo stralcio riportato dallo Stato del Vaticano andrebbe interpretato alla luce del contesto dell’intero discorso che riporto:

Scrive Esquivel: “Celebriamo la nomina del primo Papa latinoamericano nella storia della Chiesa cattolica e la sua scelta del nome portatore di speranza Francesco […]. Speriamo che abbia il coraggio di difendere i diritti dei popoli davanti ai potenti, senza ripetere i gravi errori, e anche peccati, che fece la Chiesa. Durante l’ultima dittatura argentina, i membri della Chiesa cattolica non ebbero comportamenti omogenei. É indiscutibile che ci furono complicità di buona parte della gerarchia ecclesiastica nel genocidio perpetrato contro il popolo argentino, e se anche molti, con “eccesso di prudenza”, fecero gesti silenziosi per liberare i perseguitati, furono pochi i pastori che con coraggio e decisione assunsero la nostra lotta per i diritti umani contro la dittatura militare. Non credo che Jorge Bergoglio sia stato complice della dittatura, ma credo che gli mancò il coraggio di essere vicino alla nostra lotta per i diritti umani nei momenti più difficili […]. Per questo speriamo che non dimentichi le parole del vescovo martire argentino, Monsignor Enrique Angelelli, quando diceva che “dobbiamo dare ascolto con un orecchio al Vangelo e con l’altro al popolo, per sapere cosa ci sta dicendo Dio”.

Come accaduto e riportato dai documenti storici la Chiesa ha spesso tenuto comportamenti ambigui nei confronti delle dittature senza avere il coraggio di prendere posizioni chiare e determinate.  I concordati stipulati sia con il fascismo che con la Germania di Hitler sono la punta dell’iceberg dei comportamenti che potevano essere più incisivi e chiari, di prese di posizione mai evidenti. La storia Argentina non sembra essere diversa dopo una lettura attenta delle parole di Perez Esquivel.

Oddio! Il Diavolo! O è un culto del cargo?!

culti del cargoNon pregando dio si pregherebbe, di conseguenza il demonio. Li ho entrambi scritti con lettera minuscola perché ritengo tendenti a zero le possibilità dell’esistenza di queste due entità come sono state tramandate culturalmente dalla religione. Nelle frasi di Bergoglio c’è qualcosa di ancestrale, di tribale, che parla alle paure che si perdono in milioni di anni, nella notte dei tempi e della storia umana; ma c’è anche qualcosa di più: una sicumera che si arroga il diritto della verità esclusiva, senza che questa sia stata sottoposta a nessun vaglio critico, e si permette di accumunare tutti all’interno dell’associazione che Francesco I rappresenta. E’ la premessa delle frasi ipotetiche pronunciate che possiede questa caratteristica.

“Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. “Chi non confessa Gesù Cristo confessa il demonio, la mondanità del demonio. Senza Gesù Cristo diventeremo una ong (organizzazione non governativa ndr.) pietosa”.

Frasi indicative di una volontà in cui il desiderio di egemonia è ancora residente, in cui tutti vengono accumunati alle proprie credenze. Un out out, o con noi o con il peggior nemico del nostro sistema, ma che fa sempre parte della propria immagine di fantasia della realtà. Non è un bell’inizio, né se lo si guarda dal punto di vista di altre confessioni religiose, compresa quella dei culti del cargo, né dal lato di chi non ne ha alcuna.

Se i gatti non pregano dio, sono fregati anche loro.

La foto è di uno dei riti propiziatori dei culti del cargo. Costruivano aerei, sperando di richiamare gli aerei.

http://www.lidimatematici.it/blog/2010/12/13/cargo-cult-quando-la-scienza-latita-ecco-il-soprannaturale/

Idee chiare del movimento 5 stelle

Vedremo quanto reggerà la roccaforte retrograda e filo ecclesiastica che è molto bipartisan in Italia (destra e sinistra tirano sempre le sottane ai preti).

M5s sono favorevoli anche al riconoscimento legislativo dell’eutanasia. I “grillini” si sono inoltre esplicitamente espressi a favore dell’uso degli oppiacei nella lotta contro il dolore e per la “depenalizzazione e legalizzazione della sterilizzazione volontaria, sia maschile che femminile”.

Via Uaar

 

Sinceramente non ce lo vedo Piergiorgio Odifreddi a scegliere il titolo

Quello in uscita su Repubblica cartacea e parzialmente pubblicato on line. Non ce lo vedo perché il matematico sa benissimo che la matematica è uno strumento per conoscere la realtà. È il migliore strumento che abbiamo, il più accurato, ma rimane uno strumento. Non è fine a se stessa e non ha qualità creatrici in senso classico, tanto meno qualità creatrici di divinità. Così come un cacciavite serve a svitare le viti la matematica permettere di comprendere e descrivere le relazioni che intercorrono trai fenomeni e gli elementi osservati. Sarebbe come affermare che siccome esiste un cacciavite di una certa misura, così come la matematica ha le sue caratteristiche di coerenza logica, allora esiste anche una vite che necessariamente si adatta al cacciavite. Il passaggio è un po' azzardato, tecnicamente si possono costruire cacciavite senza viti di quella misura. Un'invenzione creativa ed efficiente come la matematica si è dimostrata efficace ed estremamente flessibile ma non implica necessariamente l'esistenza di qualcosa o qualcuno sulla base di un rigore logico. L'evoluzione lo spiega molto bene: le combinazioni, direi matematiche, del dna permettono l'esistenza di molte forme di vita ipotetiche che non esistono realmente, perché magari non adatte a un determinato ambiente o non sostenibili in senso fisico chimico. Lo sapeva bene Kurt Gödel, Harvey Friedman e anche Odifreddi. La questione vera è che il titolo messo così probabilmente fa più visitatori, o si pensa che sia così. La situazione è anche un po' triste: se per farsi leggere è necessario ricorrere all'ipotesi dell'esistenza di dio esiste il rischio concreto che questa illusione sia difficilmente estirpabile. Combinazioni della tavola degli elementi possono dare origine a sostanze che non esistono. Magari poi dio esiste davvero, ma potrebbe essere instabile come l'antimateria.

La matematica ci riprova: “Ecco perché Dio esiste”.

Un manoscritto di settanta pagine firmato da Harvey Friedman perfeziona l'opera di Gödel ed entra in lizza per i grandi premi in questo campo. Lo studioso ha lavorato sulla nozione di “consistenza”. Proseguendo un percorso iniziato mille anni fa da Anselmo d'Aosta, con la sua dimostrazione ontologica.

Repubblica.

 

Poco o niente da condividere

Anche le funzioni sociali della religione ritengo che possano essere sostituite da una visione razionale del mondo. L'approccio che ritiene l'individualismo disgregante del gruppo e dei suoi vantaggi per gli individui che ne fanno parte è banalmente superficiale. Cade nell'errore di astrarre il comcetto di gruppo.

The moral animal (the new york times)

 

Evoluzione e diritti umani. Darwinismo con gli LGBT

Tenetevi strette le vostre differenze, sono una delle ragioni per cui vivete e spesso sono sfumate. Rispettare la diversità significa comprendere come i nostri corpi si strutturino e si differenzino per essere funzionali attraverso leggi locali e non generali. I processi evolutivi rispondono a situazioni locali e a queste si adeguano. Per riuscire a sopravvivere il sistema migliore in assenza di una capacità progettuale è quello di riuscire a produrre un maggior numero di differenze in ogni direzione. Per questa ragione l'osservazione della natura pone davanti una vastissima gamma di soluzioni che procedono gradualmente e riguardano le caratteristiche essenziali per la sopravvivenza. All'interno di una stanza con qualche decina di uomini potremmo osservare come tutti avranno una capacità visiva diversa in merito a più aspetti. Sarà semplice riscontrare gradazioni di miopia, astigmatismo, o presbitismo. Si potrebbe osservare, ma solo superficialmente, che una minore vista sia da considerare un difetto ma questo dipende dall'ambiente in cui si deve sopravvivere. Se sei una talpa potrebbe essere un vantaggio utilizzare le risorse nutrienti per formare altre parti del corpo invece che un occhio dalla vista di falco. L'assenza di un progetto e di un progettista sono evidenti nel fatto che i meccanismi evolutivi, i quali procedono per tentativi ed errori, a volte provino a far vedere meno un falco non sapendo che non vive sottoterra. Le differenze tra gli esseri umani sono riconducibili proprio a questo aspetto dell'evoluzione, che si tratti della differenza della pelle, dell'altezza, del colore degli occhi o delle preferenze e predisposizioni sessuali. Non sapendo quali piccoli cambiamenti potranno portare dei benefici la variazione casuale va in ogni direzione salvo poi essere sottoposta al crivello di selezione ambientale. Per le chiocciole Cornu Aspersum (non sono gli unici esempi in natura) è un vantaggio a fini riproduttivi essere ermafroditi. Non c'è motivo di aspettarsi che una via possibile non venga tentata solo perché a noi uomini, dopo una superficiale valutazione, sembra non adatta a un determinato ambiente per altro anch'esso in continuo lento mutamento. Dovremmo aspettarci sempre il numero più ampio possibile di tentativi, anche quando a causa di altre circostanze una soluzione non è efficace o rischia di essere controproducente in un determinato contesto. Questo è il motivo per cui coloro che seguono la semplicistica logica che ritiene contro natura certe preferenze sessuali avrebbero bisogno di studiare più a lungo i meccanismi su cui si bassa proprio la natura stessa nei suoi andamenti evolutivi. Natura che viene citata troppo spesso a sproposito. Forme di omosessualità in ambienti particolari, ma non per questo troppo insoliti, potrebbero avere anche finalità riproduttive. Ne sono un esempio i delfini in cui l'attività sessuale è un meccanismo per accrescere la coesione sociale e nelle coppie di maschi solitari un modo per mantenersi allenati per gli incontri con le femmine. Dopo qualche mese in solitaria sarebbe veramente a rischio di estinzione l'esemplare che si facesse trovare impreparato, rimandando tutto a un eventuale e temporalmente lontano incontro successivo. Ma i comportamenti omosessuali sono stati riscontrati in numerose specie in natura e con questo il comportamento diviene più naturale, se proprio vogliamo usare questo termine, anche se in alcuni casi non ha stringenti rapporti con la sopravvivenza può essere sufficiente che sia neutro per essere mantenuto. Allo stesso modo con cui sono mantenute differenze nella visione degli occhi, nella forma fisica, nelle modalità metaboliche o nella personalità. In evoluzione non esiste il concetto di difetto in sé o di funzionale in sé, ciò che è funzionale ora può non esserlo domani o in un altro luogo, se si escludono quelle caratteristiche comuni che permettono la vita sul pianeta terra alla cui alla base vi è la chimica del carbonio. La modificazione graduale per errori di trascrizione è continua, e non ha un indirizzo univoco ma va in tutte le direzioni. L'impressione di essere davanti a una finalità, è un impressione a posteriori, dovuta al fatto che molte delle modifiche sono state eliminate dalla selezione naturale, ma questo non impedisce che tale modifica si ripresenti o che possa essere utile in altre circostanze. Le differenze sono la ragione principale per cui ogni individuo è qui, ora, legge queste frasi e vive. Questa è la sola profonda naturalità della vita. Da qui nasce l'idea che non si possano negare i diritti degli individui lgbt a vedere riconosciuti i sentimenti delle proprie unioni, ad avere accesso all'istituto dell'adozione e a essere considerati al pari degli altri, perché non rientrerebbero in un piano divino e naturale. Al contrario fanno pienamente parte della natura e dei suoi meccanismi, ne sono un effetto, così come lo sono gli individui eterosessuali. Per quanto riguarda il disegno divino, o di dio, è proprio l'assenza del disegno che rende l'aggettivo o il complemento di specificazione superflui. Se non c'è progetto, questo non può essere di qualcuno. In fondo il lato della modificazione nell'evoluzione (senza volergli attribuire nessuna personalità) ha le fregole: ci prova sempre, senza fare troppe distinzioni.

 

L’analisi del dna conferma l’ipotesi di Cook

Sulla migrazione in in Polinesia di circa 60.000, 70.000 anni fa. Il cerchio si chiude a partire da antenati comuni. Ormai solo una povera superstizione può indurre a credere che si sia verificata una creazione di specie e differenze distinte.

In the winter of 1769, the British explorer Captain James Cook, early into his first voyage across the Pacific, received from a Polynesian priest named Tupaia an astonishing gift—a map, the first that any European had ever encountered showing all the major islands of the South Pacific. Some accounts say Tupaia sketched the map on paper; others that he described it in words. What’s certain is that this map instantly gave Cook a far more complete picture of the South Pacific than any other European possessed. It showed every major island group in an area some 3,000 miles across, from the Marquesas west to Fiji. It matched what Cook had already seen, and showed much he hadn’t.

Cook had granted Tupaia a berth on the Endeavour in Tahiti. Soon after that, the Polynesian wowed the crew by navigating to an island unknown to Cook, some 300 miles south, without ever consulting compass, chart, clock, or sextant. In the weeks that followed, as he helped guide the Endeavour from one archipelago to another, Tupaia amazed the sailors by pointing on request, at any time, day or night, cloudy or clear, precisely toward Tahiti.

Cook, uniquely among European explorers, understood what Tupaia’s feats meant. The islanders scattered across the South Pacific were one people, who long ago, probably before Britain was Britain, had explored, settled, and mapped this vast ocean without any of the navigational tools that Cook found essential—and had carried the map solely in their heads ever since.

Two centuries later a global network of geneticists analyzing DNA bread-crumb trails of modern human migration would prove Cook right: Tupaia’s ancestors had colonized the Pacific 2,300 years before. Their improbable migration across the Pacific continued a long eastward march that had begun in Africa 70,000 to 50,000 years earlier. Cook’s journey, meanwhile, continued a westward movement started by his own ancestors, who had left Africa around the same time Tupaia’s ancestors had. In meeting each other, Cook and Tupaia closed the circle, completing a journey their forebears had begun together, so many millennia before.

RDF continua

Scuole francescane? No, statali

Lo stato incentiva le scuole private, la maggior parte cattoliche, che in molti casi non pagano neanche l’imu, fanno praticamente concorrenza con gli aiuti di stato e intanto le scuole statali crollano. Auguri bocconiani…e francescani

Napoli – (Adnkronos) – E’ accaduto all’istituto comprensivo ‘Marco Polo’ di Cardito durante una lezione di italiano. Gli alunni e i docenti hanno riporato ferite alla testa e altri ematomi sul corpo guaribili in 10 giorni. Cede parte di solaio in una scuola vicino a Roma: lievemente ferite maestra e bimba di 5 anni

Adn kronos

L’ipocrisia e la retorica natalizia

Le parole di Mario Monti riguardo a San Francesco dovrebbero almeno cercare di essere meno proiettive verso gli italiani che cerca di spogliare dai propri beni. A quanto si evince dalle ultime leggi. Inizi lui. Appaiono ipocrisie cattoliche. Magari continui facendo pagare l’Imu alla Chiesa e togliendo qualche beneficio. Ma la scusa principale è che questi soldi vanno in aiuti, a coloro che non ne hanno bisogno. Non erano già poveri come S. Francesco?

Qui abbiamo un uomo relativamente ricco che parla di un uomo povero e dice che è un esempio da seguire. Mi aspetterei qualche azione…se non fosse che certe frasi si sentono troppo spesso e suonano sin troppo retoriche. Auguroni bocconiani.
L’intervista completa la trovate sotto e non è da perdere, riconcilia con il sincero spirito natalizio.

Che Francesco d’Assisi, il ricco giovane capace di lasciare tutto per seguire un ideale, ispiri quanti più giovani possibile ad un generoso impegno civile e professionale, in modo da realizzare se stessi e contribuire alla crescita morale e civile del nostro Paese e dell’Europa

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Visioni d’insieme

Ogni risorsa sottratta alla società civile è un attacco alla vita della società civile. Non si comprende come persone che sono messe in condizioni precarie di vita e sopravvivenza, anche a causa del dirottamento di risorse verso le religioni (esenzioni, contributi, immunità economiche) debbano poi essere in condizione di rispettare la volontà espressa nella loro concezione del mondo del tutto arbitraria.
I costi della chiesa.

Aborto. «Chi vuole la pace non può tollerare attentati e delitti contro la vita», prosegue Benedetto XVI.

Il messaggiero