Archive for the ‘arte’ Category
Si sapeva che la Gioconda era un uomo, bastava interpretare bene Duchamp. Cosa vuol dire L.H.O.O.Q? Svelato il segreto. Se invece vi interessa il tennis sempre qui dovete venire
Marcel lasciava indizi, Marcel era un ottimo giocatore di scacchi e non aveva bisogno di disegnare un fallo in copertina. Marcel utilizzava una logica precisa, rovesciava i concetti, analizzava puntualmente, cambiava punto il punto di vista da cui osservare le cose e lasciava indizi sottili ma precisi. Non era smargiasso, non era volgare: gli piacevano le ruote rovesciate, non distrutte. Era ricorsivo nella sua logica a volte, come sembra anche in questo caso. Era un “caosologo”, Marcel.
Molti critici si sono sbizzarriti nell’interpretare la sigla (L.H.O.O.Q.) che il grande Marcel aveva scritto sotto l’ormai famosa Gioconda con i baffi. Le lettere pronunciate in francese danno vita alla frase “Elle a chaud au cul”, che tradotta in italiano significa “lei ha caldo al sedere.”
Ne hanno dette di tutti i tipi, si sono sbizzarriti, hanno tentato tutte le ipotesi dalle più volgari alle più fantasiose. Ma Duchamp non era volgare, era fantasioso ma di una fantasia logica, razionale.
Infatti non scrive la frase in francese, ma solo alcune lettere che pronunciate danno suono alla frase. Molto raffinato. Quindi perché nel passaggio successivo sarebbe dovuto essere volgare ? Non ce n’è motivo e infatti non lo fu. Non volle indicare che il sedere era caldo per via di vari utilizzi, o che fosse un uomo per questo. Assolutamente no, è un’ipotesi da scartare. La verità è un altra. Voleva far intuire che la Gioconda fosse un uomo, ma lo fece con un’abile mossa di scacchi, non troppo evidente, a parte baffi e barba.
Le donne di solito hanno una circolazione periferica peggiore di quella degli uomini. Hanno sempre le estremità del corpo un po’ freddine che siano le mani o i piedi, e anche le ciapet. Vi sfido a trovare una donna con mani e piedi caldi, o con le ciapet che non siano po’ freddine.
Quindi se chi è raffigurato nel dipinto ha il sedere caldo, probabilmente ha una buona circolazione periferica, tipica degli uomini, quindi forse è un uomo. Una logica dalla ridondanza ricorsiva (causalità circolare).
Le interpretazioni ufficiali tirano in ballo anche Freud e che Leonardo fosse omosessuale (The Guardian) ma non spiegano perché il culo caldo (nessuno) e poi avere il sedere caldo non significa essere omosessuali ma semplicemente uomini. L’attacco dissacrante all’arte sì, va bene, ma quello era già nei baffi del resto, e forse anche il fatto che fosse un uomo. O no? Ha semplicemente detto: “la mia gioconda è un uomo e ha il sedere caldo come tutti gli uomini”. Marcel prende in giro da 90 anni.
Insomma, Rizzoli, Gianni Clerici, non c’era proprio bisogno di mettere un fallo in copertina. Sarebbe stato sufficiente scrivere L.H.O.O.Q. (disegnare i baffi) e il mistero sarebbe durato altri novant’anni.
Vi interessa il tennis? Giocate a tennis? Qui dovete venire.
Arte, forma e idee nel XXI secolo.
Sembra, a volte, di essere difronte a una restaurazione con Napoleone all’isola d’Elba insieme a Faletti. Difronte a un Picasso si cerca l’uniformità della linea e la proporzione delle forme; Kandinsky è addirittura incomprensibile e il romanzo dell’ottocento, svuotato, è ormai riesumato in confezione da supermercato. L’endecasillabo troneggia insieme allo stereotipo del clichè.
“E’ diventato, del resto, un luogo comune rilevare che gli ambienti politici di sinistra non sanno apprezzare in arte nient’altro che le forme consacrate o addirittura consunte; qualche anno fa l’ Humanitè pareva specializzata nel tradurre le poesie di Majakovskij in versi da organetto [...]. Manca poco che non ci chiedano perché non scriviamo più in alessandrini, perché non dipingiamo dei quadri storici, o almeno delle mele, come Cézanne. “
Andrè Breton (1935)
Federico Moccia. Scusa ma ti chiamo amore.
Il movimento Riscritti Duchamp è lieto di presentare:
“Scusa ma ti chiamo amore” di Federico Moccia.
Originale
Scusa ma ti chiamo amore
Riscritto Duchamp
Scusa se ti chiamo amore Leggi il seguito di questo post »
Cardarelli
- Vincenzo Cardarelli (Corneto Tarquinia, 1 maggio 1887 – Roma, 18 giugno 1959), poeta e scrittore Italiano, forse poco
conosciuto. La foto da no name.
Gabbiani
Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.
Essere o non essere…scrivere o riscrivere
Essere o non essere l’anello di una catena? Riscrivere o non riscrivere? E poi, riscrivere sempre o scegliere chi e dove riscrivere? Pedissequamente? Questo è il problema. Ma poi mi sono ricordato che qualcuno aveva già pensato a una riscrittura, quindi gli ruberei il link all’immagine. Non fidatevi è un cervello da rottamare…
Della catena in cui mi hanno inserito e Silvio e Moticanus ne faccio parte volentieri, quindi li ringrazio. Ora mi rimane l’ingrato compito di scegliere altri 5 blog che abbiano la capacità di farmi pensare fuori e dentro il box.
Vediamo…
I cinque sei emendamenti da rispettare sono:
1) partecipare se si è stati nominati.
2) lasciare un link al post originario inglese
3) inserire nel post il logo del Thinking blog award
4) indicare 5 blog che hanno la capacita’ di farti pensare
5) non nominare chi ti ha nomianto
6. Ricordare che si può pensare fuori dal box
Ma potete anche riscriverli, ovviamente…
10.000 grazie
Questo blog ha raggiunto oggi le 10.000 visite. Ringrazio tutti quelli che sono passati di qui peregrinando sul web e spero che abbiano trovato interessanti gli argomenti trattati. Purtroppo nei prossimi mesi (almeno due) avrò meno tempo da dedicare al blog; inoltre mi rincresce, non con minore intesità, dover diradare le visite e gli interventi ai vostri blog. Tra gennaio, febbraio e forse la prima parte di marzo mi dedicherò (oltre al lavoro) a terminare il mio terzo romanzo, che ultimamente ho trascurato, e che vorrei portare a termine prima della primavera. Ma diradare le visite non significa assentarsi, perciò, oltre a passare dalle vostre parti e imbrattare le pagine virtuali con i miei commenti, darò inizio a una nuova rubrica dal titolo Riscritti da me. Mi dedicherò a riscrivere alcuni estratti di autori contemporanei.
L’idea mi è venuta sempre con Duchamp. Ho pensato che, in un periodo in cui l’arte, anche letteraria, segue le orme lasciate da Marcel sulla propria strada, attribuendo sempre più importanza al contenuto, a volte nemmeno a quest’ultimo, poteva essere interessante cercare di creare arte per mezzo della sola forma. L’intento è quello di rovesciare il procedimento concettuale ancora una volta: prenderò il contenuto di altri artisti e cambierò la forma, cercando di creare arte dall’ “arte”. Duchamp prese la forma della Gioconda e ne cambiò il messaggio aggiugendo baffi e pinzetto; cercherò di fare l’inverso. L’arte non può essere diffidata.
Inizierò con “Fuori da un evidente destino” di Giorgio Faletti. A presto.
P.s. Lascio a Apolide un eventuale post su Kandinsky. Pittore da me molto apprezzato.
La Gioconda e Laurie Manaudou secondo Duchamp
Marcel Duchamp e il dna “spazzatura”: ovvero il cesso rovesciato della doppia elica.
Nato a Blainville-Craivon nel 1887 Duchamp è considerato uno degli artisti che più hanno influenzato con la propria opera e il proprio pensiero (con lui è proprio il caso di dirlo) il XX secolo.

Pensiero.
Duchamp era affascinato dal pensiero e dalle idee a tal punto da ritenerle e volerle fondanti e svincolate dalla forma estetica dell’arte classica, infatti diede origine a quella che venne chiamata arte concettuale. Le sue tre opere più famose sono L’orinatoio, la ruota di bicicletta, e lo scolabottiglie.
Nella prima prese un normale orinatoio per uomini lo capovolse e lo espose; la seconda è una ruota di bicicletta fissata all’ insù su uno sgabello. Nella terza superò se stesso: prese un qualunque scolabottiglie e lo sposto di qualche decina di centimetri. Tale azione era per lui sufficiente per ridefinire opera artistica l’oggetto spostato.
Cosa c’è di artistico in tutto ciò? Cosa c’è di concettuale? Leggi il seguito di questo post »
Destra o sinistra…una scelta ontologica
Quando faccio la spesa sono di sinistra, ma se la sera vado a teatro sono di destra…
ma anche il contrario se volete, se faccio la spesa sono di destra e se vado a teatro la sera sono di sinistra…
Guernica: Picasso ha solo prestato il pennello
« L’avete fatto voi, maestro?»
«No, l’avete fatto voi con la Luftwaffe »
Questa fu la risposta di Picasso a un ufficiale Tedesco in visita al suo studio.
Il dipinto, un tempera su tela di dimensione enorme, (tre metri e mezzo per quasi otto metri) ritrae infatti la realtà dopo il bombardamento della città di Guernica da parte dell’aviazione tedesca in appoggio ai franchisti durante la guerra civile spagnola (1936-1939).
Arti mozzati, visi contorti dal dolore;
occhi fuori dalle orbite e disperazione e urla e braccia senza il busto.
Volti lacerati, ritorti, annientati.
Le bombe cacciate in gola all’umanità, alla speranza, alla vita e a un cavallo.
La sofferenza di una madre con il volto deformato dall’assoluto della carneficina.
Il corpo senza vita di suo figlio tra ciò che resta delle sue mani.
Sangue! Non si vede ma si sente l’odore che esce dalla tela.
La penobra, il buio e la sofferenza, nessuna via di fuga.
Questo è il Guernica: la realtà.
Questa è Guernica: la realtà.




















