Le ali della farfalla

soluzioni semplici per dilemmi complessi

Quando la Wilson tentò di brevettare la mano, ma non si accorse del colore dei capelli. U.S. Patent 4690405.

The hand of Pete

The hand of Pete

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione.

E collegati.

Gli statunitensi sono sempre stati un popolo affascinante. Hanno sempre la tentazione di brevettare ogni cosa anche le cose più semplici, più ovvie, e che potrebbero essere considerate, al limite, non brevettabili. Si può brevettare il corpo umano? Si può decidere di avere l’esclusiva su una modifica talmente semplice da poter essere praticata, a livello empirico, da tutti? Parrebbe di sì, almeno negli Stati Uniti d’America, e forse questo aspetto oltre essere divertente rappresenta una delle caratteristiche fondamentali di quel popolo. Sotto certi aspetti alcune attitudini sono da considerare anche una qualità: si cerca di tutelare le idee, tutte, anche quando sono presenti in natura di fronte a noi se vengono rielaborate e studiate a fini commerciali e imprenditoriali sono da difendere. Vanno brevettate, strettamente collegate al prodotto, al fine di poterle perseguire in un’ottica, anch’essa di cultura americana, secondo cui un’idea appartiene di più a chi la persegue piuttosto che a chi l’ha semplicemente avuta (siamo un po’ al limite naturalmente). È quindi visto come assolutamente normale, anzi necessario, tutelare anche idee che i crivelli naturali provvedono a realizzare ogni giorno. In questo caso sui campi da tennis in cui questo capita.

Quando il brevetto è complesso certi paradossi sono meno visibili ma la semplicità evidenzia da un lato lo spirito di intraprendenza e dall’altro anche una profonda ingenuità. Intorno alla fine degli anni 80 e anche nei primi anni della decade non ci fu solo il tentativo di brevettare qualcosa di molto simile alle modifiche apportate alla racchetta da una mano, ma fu proprio brevettata una tipologia di racchetta di questo tipo, anzi in un brevetto si parla di una modifica molto simile a quella che può portare il corpo umano in modo da limitare gli eccessi di vibrazione. Il brevetto in questione è stato poi registrato nel 1987, che fu uno degli anni cruciali per il definitivo passaggio alle racchette in materiali compositi. Numero di brevetto: U.S. Pat. No. 5058902 e  4690405  Da una lettura veloce del testo del brevetto, reperibile on-line, non sembra che si parli di tutti gli altri vantaggi (non ci sono collegamenti particolari) che tale modifica estremamente naturale può apportare a una racchetta da tennis. Ci si limita a evidenziare i vantaggi, relativi alla minore quantità di vibrazioni, dovuti alla presenza di una massa in un determinato posticino. Inoltre sembra proprio che la massa da aggiungere sia veramente molto limitata mantenendo il peso globale della racchetta molto limitato. Intorno ai 330 g.  e sempre head heavy, ma se facciamo un passo logico…

The hand of Rafa

The hand of Rafa

Fondamentalmente quello che è da ritenere importante, oltre  alla specificità del brevetto in questione, è il fatto che già a quei tempi si parlava di determinate modifiche in determinate posizioni dell’attrezzo. Chissà se avranno fatto un passo in più? C’è anche da aggiungere che, qualora si collegasse la modifica a ciò che può verificarsi normalmente nella realtà, bisognerebbe prendere in considerazione la diversità degli esseri umani caso per caso, singolarmente. In certe situazioni ci potremmo trovare di fronte a realtà che forniscono implementi superiori con tutti i vantaggi del caso: muovi poco impatta con molto, il braccio è un optional.

Il peso del manico della racchetta in questione rimane nell’ordine di 0,15 rispetto al peso totale. Ma considerato che la natura si muove per piccoli passi e microscopiche differenze fino a raggiungere grandi diversità è possibile che si sia pensato di progettare anche soluzioni più radicali. Quando per radicali si intende progetti che prendono in considerazione manici dal peso molto più elevato. Com’era stato accennato in precedenza infatti la natura li aveva già previsti prima di ogni progettista. I materiali poi fanno il resto ma avremo tempo per parlarne, oltre a testare qualche racchetta.

Ma al di là degli aspetti tecnici, che possono essere ispirati dalla natura (la forma di una manta può ispirare le linee di una monoposto di formula uno), è molto divertente constatare che quando tali ispirazioni sono semplici il brevetto rischia di perdere quella che è la sua funzione principale di tutela. Infatti se è difficile copiare la linea di una formula uno ispirata dalle flessuose linee  di una manta è invece molto più semplice cercare di giocare con una racchetta impugnata da Rod Laver, se è con quella del campione australiano che ci interessa palleggiare. E’ sufficiente andare in un negozio di pesca, o dal proprio gommista.

The hand of Rod: il colore è un indice

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