Le ali della farfalla

Insignificanze e uragani (little details consiting changes)

Fate come me che li ho vinti tutti rimanendo alla scrivania

con un commento

Saul Bellow

Saul Bellow

Nelle “Avventure di Augie March” di Saul Bellow il protagonista afferma: “fate come me che sono stato dappertutto” e in effetti per gli immigrati di prima generazione è estremamente difficile riuscire ad integrarsi pienamente in una nuova nazione. Le avversità sono eccessive: la lingua, prima di tutto, le usanze, le abitudini, la diffidenza e il sospetto, la paura del nuovo e l’assenza di quel modo di capirsi tipico di chi ha condiviso per generazioni cultura, educazione, letture. Spesso è dalla seconda generazione, se non dalla terza, che i figli degli immigrati iniziano a integrarsi pienamente: se nati nel paese di accoglienza la lingua inizia a non è essere più un problema, vanno a scuola e crescono nella nazione dove sono nati e non migrati (sono da escludere i devastanti tentativi della Gelmini di creare classi separate). Permearsi all’interno di una società nuova è difficoltoso ed è necessario del tempo anche per i più audaci, i più adattabili, infatti non sono rari i casi di enclave chiuse in se stesse, di quartieri dove si cerca di riprodurre la società d’origine in una nicchia culturale a se stante, a volte indotta da una cultura ospitante estremamente impermeabile. Più passano le generazioni, però, e più i figli di originari migranti possono andare dappertutto e fare le esperienze consuete per coloro che hanno sempre vissuto in quella società e si ritengono per offuscate ragioni detentori di qualche diritto in più. Le differenze iniziano a stemperarsi e gli ostacoli legali iniziano a dissolversi.

Personalmente mi sento un po’ migrante e sembra di affrontare le stesse difficoltà di chi ha deciso di lasciare il proprio paese in cerca di un posto migliore dove vivere, e la diffidenza che si incontra non è da meno, anche se le difficoltà materiali sono enormemente minori. Però, anche in questo caso, con il tempo ho iniziato a muovermi e a andare po’ di qua e un po’ di là. Un salto in Inghilterra a Wimbledon e uno in Australia a camminare nella Rod Laver Arena, una passeggiata sul centrale del Roland Garros e non mi sono fatto mancare una visita a New York.

Inoltre leggendo su Internet che la discussione sul più grande tennista di sempre non sta diminuendo d’intensità, con Pete Sampras che, sembra in una lettera aperta, sostiene che Roger dovrebbe prima sconfiggere Nadal e superarlo negli scontri diretti per essere considerato il più grande di ogni tempo, e aggiungerei spazio, mi viene da suggerire qualcosa a questi campioni e ai lettori, utilizzando una particolare forma di migrazione, quella intellettuale: “fate come me che li ho vinti tutti rimanendo alla scrivania.”
E per quanto riguarda gli scontri diretti beh, il mio modo di vedere le cose vi spiazzerà, proprio come il serve and volley di Sampras avrebbe infastidito Roger Federer; parole sue, sembra.

Ubitennis – Roger deve battere Rafa, parola di Pete

Il mio serve & volley ti avrebbe spiazzato! Perdonami, ma tu di servizio e volèe proprio non te ne intendi… Ti avrei giocato sul rovescio, avrei comandato il gioco. Sai, io sull’erba mi sentivo davvero imbattibile. E tu?

Written by Fabrizio, the wings

16 Luglio 2009 a 7:12 am

Una Risposta

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  1. Mi piace. Anche io sono un migrante.
    Ma con la scrivania ho un rapporto di amore odio che non ho ancora risolto ;)

    Stefano

    16 Luglio 2009 alle 10:51 am


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