Dal Dalai Lama a Gheddafi il passo è breve.
Il progresso di una nazione, la sua idealità e il suo spirito si vedono da chi viene invitato a parlare in parlamento o al senato, o da chi si decide di incontrare in queste sedi o altrove. Chi parla lì in parlamento è lo specchio di chi è seduto ad ascoltare. Gli inviti dipendono da coloro che vi siedono e dal senso dello stato che possiedono. Ma anche dalla realpolitk che cercano di mettere in atto i personaggi nebbiosi che siedono in parlamento e ricoprono cariche politiche che sembrano degli astuti strateghi a lungo termine dei lungimiranti tessitori di argute strategie di politica internazionale. Per non inimicarsi la Cina Frattini pensò astutamente di non incontrare il Dalai Lama e Prodi non lo invitò a parlare in parlamento, ma per dare al mondo l’immagine di un paese è sufficiente invitare il colonnello Gheddafi, al quale questo governo a regalato milioni di euro permettendogli di continuare a speculare sui viaggi dei clandestini. Qualcuno forse crede che faccia qualcosa per fermare veramente questo tipo di sfruttamento? Il colonnello Gheddafi? Frattini si dia un’occhiata intorno, osservi la realtà e ne parli poi con il primo ministro. Approfonditamente. Poi un respiro profondo insieme a Prodi: un tantra, un mantra. Espirare, meditare, ossigenare.
E speriamo che gli USA non se la leghino al dito, se no altro che complotto. Intanto il Dalai Lama se la ride di certe prelibate astuzie.

















Bellissimo articolo, uno dei migliori commenti alla visita di Gheddafi che abbia letto…
Sottoscrivo in pieno ogni parola!!!
un caro saluto
salpetti
salpetti
12 Giugno 2009 alle 2:52 pm