Roland Garros che sia la volta buona per Roger Federer
Non è dato saperlo (ancora), se ce la farà a vincere l’unico che Slam che gli manca e che gli fa sudare cento magliette. Contro Tommy Hass sembra però aver risentito della sorpresa dovuta alla sconfitta di Nadal (che forse gioca troppo) e per poco non ci rimane secco anche lui, tennisticamente parlando. Va sotto di due set e quindi inizia a risalire con pazienza sino al quinto che chiude con un 62. Lo svizzero incontrerà Gael Monfils, che a Parigi arriva sempre in forma, e che lo scorso anno gli diede non poco filo da torcere disputando una partita al rallentatore costringendo Federer a rimanere in campo più a lungo di quello che avrebbe potuto sospettare. Lasciò anche un set al Francese, perciò quest’anno dovrebbe fare attenzione a non perderne due, specialmente se sono i primi: le rimonte sono sempre possibili, ma costantemente difficoltose. E’ fuori dal torneo anche Novak Djokovic, un altro problema in meno. Il serbo quest’anno è sempre stato molto incostante, alternando discrete prestazioni e debacle lapalissiane: il bivio è sempre una scelta e la scelta gli è costata la terza posizione a favore di Andy Murray. Lo scozzese zitto zitto ha indirizzato prora verso il suo obiettivo e si è incamminato a velocità di crociera: dopo qualche rischio nei primi turni ha raggiunto i quarti di finale sulla superficie a lui meno congeniale, ma si sa, ormai, che i dadi sono truccati. La partita che avrà con Gonzales, comunque, presenterà le sue difficoltà non da poco, perché il cileno spara palline se trova la giornata in cui i colpi gli restano sempre in campo è un avversario difficile per tutti.
Soderling il matatore di Nadal incontrerà invece Nikolay Davidenko: un furetto dei campi da tennis che quando è in piena forma atletica schizza da una parte all’altra del campo come un lemure. Abituato a dormire in macchina (accadeva anni fa quando non aveva i soldi per pagarsi gli alberghi nelle città dove giocava) è una personalità difficile da fiaccare.
L’altro quarto, invece, vedrà opposti Juan Martin Del Potro e Tommy Robredo. L’argentino, con il suo braccino secco (ma ormai si sa che non è il braccio che fa il tennista) tira badilate una dietro l’altra con le quali ha costretto il mastodontico francese Tsonga a portare il suo peso, spesso disposto in zone inutili, da una parte all’altra del campo forse per troppo tempo e, sicuramente, fino alla resa fisica. Meglio i campi veloci per Jo-Wilfrid, dove con due randellate riesce a chiudere subito il punto senza essere costringere un fisico da centometrista al mezzo fondo.
Questi sono i quarti di finale maschile. Tra le ragazze sono rimaste le solite russe: Dinara Safina, figlia della Glasonst, se la vedrà con la numero nove del mondo Victoria Azarenka. La Sharapova di rientro dopo un lungo stop è arrivata anche lei ai quarti dimostrando che il talento è dove deve essere, giocherà con la numero venti: Dominika Cibulkova. Le donne dell’est europeo imperversano. La distribuzione non è stata omogenea è sufficiente osservare qualsiasi via, di qualsiasi città italiana, durante le or serali dello struscio per rendersi conto della incontrovertibile realtà.
Il quarto più anonimo di tutti è quello che vedrà opposte Sorana Cibulkova alla australiana Samantha Stosur. Si rivelerà il più interessante? Potrebbe accadere, a volte nel tennis i migliori icontri sono proprio quelli che che portano con sè minori aspettative.
Non è il caso dell’incontro tra i due caterpillar, in senso non offensivo ma indicativo delle condizioni iniziali allo stato puro, anche se, come nel caso di Tsonga, a volte fuori posto. Svetlana Kuznestova vs Serena Williams è l’ultimo quarto. L’americana è priva della compagnia della sorella, la quale è già stata sconfitta nei primi turni in modo apparso a molti clamoroso. L’equilibrio, se ci sarà, sarà sospinto oltre se stesso da chi tira più forte o da chi corre di più e qui farà la differenza il talento mal posizionato.

















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