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Ivo Karlovic e la parabola dei talenti

karlovich e rochus

Stature e non solo. Karlovic e Rochus

E’ uno dei migliori giocatoti di sempre; è palese. Tre o quattro anni fa veniva anche deriso per la sua incapacità a giocare il rovescio e il dritto, insomma tutti i colpi fondamentali eccetto il servizio. Nel periodo in cui Roger Federer era sulla via della santificazione da Grande Slam, a Montecarlo,  si arrangiò con il servizio e qualche buona volée contro un avversario di poco valore (non sono riuscito a risalire al nome, sig, ma ho ancora il ricordo di un partita  non esaltante). La borghesia si comprava lo stemma e faceva stampare gli araldi, Karlovic partendo dal servizio si è costruito un gioco e ha preteso la nobiltà di essere considerato un tennista. Impossibile nascondersi dietro il dito, o Rochus (nella foto a sinistra), di un’etica tutta ipocrita, o una più semplice banale scusa, Karlovic ha dei meriti incontestabili. Comunque  è sicuramente uno che i talenti li mette a frutto, anche se ne ha pochi. Uno solo in questo caso (forse un paio compresa la controproducente statura) per il resto era tutto eccessivo, compresi suoi due metri e otto centimetri (non la muscolatura), perché il talento non è sempre qualcosa che si ha in più, ma può essere rappresentato anche da qualcosa in meno, o da un completa mancanza. Lavorò Ivo Karlovic, e lavorò duro a dispetto di tutta quella lunghezza che gli conferiva un gran vantaggio nel servizio ma che  doveva portarsi dietro e coordinare, con difficoltà, a ogni colpo. Imparò il diritto e persino il rovescio; certo, non è mai diventato quello di Stefan Edberg, o quello di Kuerten, ma ora è un discreto rovescio (lo gioca, ecco), che gli ha permesso di togliersi insieme al servizio alcune soddisfazioni, tra le quali riuscire a dire la sua anche proprio con Federer, che è stato dieci volte trascinato fino al tiè break, e a Cincinnati nel 2008 addirittura sconfitto 7-6(6) 4-6 7-6(5).

“A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha.”

Un tipico caso di feed back a coda di pavone, e Karlovic di volontà di lavorare, sulla coda,  sul suo poco o enorme talento (dipende sempre da cosa si osserva) ne aveva moltissima. La sconfitta per 6-4, 6-4 contro Federer agli Internazionali di Roma, dopo due giorni di pioggia è un’ulteriore conferma. Un campo bagnato è più lento di uno asciutto, il fango lo è ancora di più, e sulla colla la palla tende a fermarsi. Fate voi.

Oltre alla statura Karlovic è anche la dimostrazione che su un implemento naturale si può lavorare molto bene, anche lui rientra fra coloro che hanno sfruttato il segreto di questo sport.

Chi ha su ciò che ha può imparare, a chi non ha sarà tolta anche la possibilità di migliorare.

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