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Gli italiani sono tennisti da superfici rapide

La via per Wimbledon

La via per Wimbledon

E’ un po’ che ci penso e ci ripenso, anche se dovrei fare delle ricerche più approfondite, magari consultando un archivio, ma nessuno mi paga per sbagliare, come succede a più fortunati giornalisti sportivi. Cosa ci vogliamo fare…è così, quindi preferisco sbagliare evitando di perdere del tempo in ricerche, ammesso che mi stia sbagliando, ma non credo. Quindi cercherò di dire cose giuste gratis e senza perdere tempo a scartabellare o navigare sul web. Non ho troppa voglia di allenarmi, un po’ come Panatta e Pietrangeli, o Nastase, quel manuto. Nicola Pietrangeli era un fuori classe e non fa testo, probabilmente avrebbe potuto vincere anche Wimbledon se si fosse dedicato con maggiore scrupolo ad allenarsi sull’erba. Era un tipo che sconfiggeva Rod laver, o lo portava al quinto set. Panatta lo considero un eccezione tutta italiana, in fondo è l’unico tennista interamente italiano per genia, intesa come patrimonio genetico (DNA) che abbia vinto un torneo dello slam; fu il Roland Garros. Ma gli altri? Sembrano dei terraioli? Il “drittone” di Omar Camporese filava sì, ma sulle superficie veloci rendeva molto di più: fu lui che raggiunse il quinto set con Boris Becker allo Australian. Forse non ho riconosciuto il giocatore, perché oltre a non avere l’archivio, e non essere pagato per scrivere, (ci mancherebbe certi vantaggi sono solo dei vati moderni) al tempo non potevo permettermi nemmeno tele più, così ero costretto a guardare le partite in negativo, (d’altronde se si vuole il tennis, ancora oggi, bisogna pagare il biglietto se si esclude il neonato canale super tennis) quindi è probabile che quello che vidi non fosse Camporese. Anzi ora che ci penso ne sono convinto: Omar al quinto, otto pari, con uno dei migliori giocatori da veloce non è nemmeno un’ipotesi pensabile, figuriamoci se può essere stata realtà. Sognavo, sicuramente, oppure si trattava del Roland Garros, se si considera che con l’immagine in negativo non si distinguevano i colori è un’eventualità realistica.

Ma Camporese non è stato il solo, ce ne sono, e ce ne sono stati altri. I colpi piatti e velocissimi di Paolino Canè, per esempio, sono dei classici colpi da superfici veloci. Bracciali, ancora, nella sua carriera ha giocato meglio a Wimbledon che Roma; anche lui quinto set con Roddick e polemiche incluse. Poi c’è stato Gianluca Pozzi ottimo giocatore di tocco e serve and volley, che per trovare un campo dove allenarsi, che non fosse in terra battuta, in Italia, deve aver speso tutti i soldi dei premi dei tornei in benzina. Anche il diritto e le accelerazioni di Bolelli sono molto più efficaci sul cemento che sulla terra, infatti lo scorso anno giocò due grandi partite con Davidenko, che risente è vero di picchi di performance di un tipico andamento caotico, ma non è propriamente uno scarso scarso. In più se la mia mente in bianco e nero non mi tradisce ce ne sono stati degli altri: il gioco di Cipolla non è un gioco da terra battuta. Con la sua struttura e la sua destrezza e abilità di gesto non supportata da una fisicità strabordante ha bisogno di una superficie che non tolga qualcosa alla già minore incisività che ha la sua palla. Vilas sì, Guillermo era un giocatore da terra battuta, (con l’allenamento riusciva bene anche sull’erba tra l’altro) con il suo faccione i suoi zigomoni e la mascellona non aveva molti problemi. Gli italiani fanno leva di più sulla destrezza, la rapidità. Sono mediamente più bassi, più esili, più leggeri forse, e non hanno bisogno di più tempo per arrivare sulla palla ma forse solo di un rimbalzo più basso e lineare (meno perturbato all’impatto come non è quello sulla terra) e di riuscire a fare leva sulle propri qualità naturali, invece di cercare a tutti i costi di adattarsi a condizioni di gioco che, probabilmente, sono loro meno confacenti. Una prima di servizio un po’ più lenta sul veloce può dire la sua, e un dritto di Bolelli potrebbe risultare un vincente anziché permettere all’avversario di raggiungerlo dopo un lento e alto rimbalzo su una terra bagnata. Gli italiani sono giocatori dai ritmi veloci, dagli scambi secchi e rapidi, guizzanti, durante i quali non è possibile distrarsi come può avvenire dopo ere geologiche trascorse dal rimbalzo all’impatto. Il cinese va nel breve e nel veloce: nel ping pong. Sono imbattibili. L’Italiano è forse una via di mezzo? Non appare strano e particolare che i che buoni giocatoti da superfici veloci siano cresciuti in un paese dove si gioca solo sulla terra battuta? Se si fossero allenati sin dall’inizio su superfici veloci avrebbero ottenuto risultati migliori?

Considerato che non sono retribuito per i miei articoli posso permettermi anche di dire cose vere, per sbagliare aspetterò di essere pagato.

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