Le ali della farfalla

Insignificanze e uragani (little details consiting changes)

Archive for Aprile 2009

Ivo Karlovic e la parabola dei talenti

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karlovich e rochus

Stature e non solo. Karlovic e Rochus

E’ uno dei migliori giocatoti di sempre; è palese. Tre o quattro anni fa veniva anche deriso per la sua incapacità a giocare il rovescio e il dritto, insomma tutti i colpi fondamentali eccetto il servizio. Nel periodo in cui Roger Federer era sulla via della santificazione da Grande Slam, a Montecarlo,  si arrangiò con il servizio e qualche buona volée contro un avversario di poco valore (non sono riuscito a risalire al nome, sig, ma ho ancora il ricordo di un partita  non esaltante). La borghesia si comprava lo stemma e faceva stampare gli araldi, Karlovic partendo dal servizio si è costruito un gioco e ha preteso la nobiltà di essere considerato un tennista. Impossibile nascondersi dietro il dito, o Rochus (nella foto a sinistra), di un’etica tutta ipocrita, o una più semplice banale scusa, Karlovic ha dei meriti incontestabili. Comunque  è sicuramente uno che i talenti li mette a frutto, anche se ne ha pochi. Uno solo in questo caso (forse un paio compresa la controproducente statura) per il resto era tutto eccessivo, compresi suoi due metri e otto centimetri (non la muscolatura), perché il talento non è sempre qualcosa che si ha in più, ma può essere rappresentato anche da qualcosa in meno, o da un completa mancanza. Lavorò Ivo Karlovic, e lavorò duro a dispetto di tutta quella lunghezza che gli conferiva un gran vantaggio nel servizio ma che  doveva portarsi dietro e coordinare, con difficoltà, a ogni colpo. Imparò il diritto e persino il rovescio; certo, non è mai diventato quello di Stefan Edberg, o quello di Kuerten, ma ora è un discreto rovescio (lo gioca, ecco), che gli ha permesso di togliersi insieme al servizio alcune soddisfazioni, tra le quali riuscire a dire la sua anche proprio con Federer, che è stato dieci volte trascinato fino al tiè break, e a Cincinnati nel 2008 addirittura sconfitto 7-6(6) 4-6 7-6(5).

“A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha.”

Un tipico caso di feed back a coda di pavone, e Karlovic di volontà di lavorare, sulla coda,  sul suo poco o enorme talento (dipende sempre da cosa si osserva) ne aveva moltissima. La sconfitta per 6-4, 6-4 contro Federer agli Internazionali di Roma, dopo due giorni di pioggia è un’ulteriore conferma. Un campo bagnato è più lento di uno asciutto, il fango lo è ancora di più, e sulla colla la palla tende a fermarsi. Fate voi.

Oltre alla statura Karlovic è anche la dimostrazione che su un implemento naturale si può lavorare molto bene, anche lui rientra fra coloro che hanno sfruttato il segreto di questo sport.

Chi ha su ciò che ha può imparare, a chi non ha sarà tolta anche la possibilità di migliorare.

Written by Fabrizio, the wings

30 Aprile 2009 alle 4:26 pm

Pubblicato in tennis

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Nascar: esce dalla macchina in fiamme e taglia il traguardo a piedi

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Si tratta di Carl Edwrads a Talladenga. L’incidente è veramente impressionante, con l’altra macchina sollevata che piomba sul parabrezza.

Written by Fabrizio, the wings

30 Aprile 2009 alle 8:15 am

Pubblicato in sport

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Ora ho capito in che senso Napoleonico

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Sono lento a capire. Da Wikipedia (codice napoleonico):

Il Codice era stato però pensato e redatto soprattutto per valorizzare gli ideali della borghesia; perciò andava soprattutto a regolamentare questioni riguardanti i contratti di proprietà e la stessa legislazione riguardante la famiglia era di natura contrattualistica. La struttura familiare che il Codice consacra è di tipo paternalistico: il padre può far imprigionare i figli per sei mesi senza controllo delle autorità e amministra i beni della moglie. Veniva tuttavia garantito il divorzio, benché reso più complesso rispetto all’epoca rivoluzionaria.

Written by Fabrizio, the wings

29 Aprile 2009 alle 10:01 am

Pubblicato in Nuove ali dal web

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Gli italiani sono tennisti da superfici rapide

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La via per Wimbledon

La via per Wimbledon

E’ un po’ che ci penso e ci ripenso, anche se dovrei fare delle ricerche più approfondite, magari consultando un archivio, ma nessuno mi paga per sbagliare, come succede a più fortunati giornalisti sportivi. Cosa ci vogliamo fare…è così, quindi preferisco sbagliare evitando di perdere del tempo in ricerche, ammesso che mi stia sbagliando, ma non credo. Quindi cercherò di dire cose giuste gratis e senza perdere tempo a scartabellare o navigare sul web. Non ho troppa voglia di allenarmi, un po’ come Panatta e Pietrangeli, o Nastase, quel manuto. Nicola Pietrangeli era un fuori classe e non fa testo, probabilmente avrebbe potuto vincere anche Wimbledon se si fosse dedicato con maggiore scrupolo ad allenarsi sull’erba. Era un tipo che sconfiggeva Rod laver, o lo portava al quinto set. Panatta lo considero un eccezione tutta italiana, in fondo è l’unico tennista interamente italiano per genia, intesa come patrimonio genetico (DNA) che abbia vinto un torneo dello slam; fu il Roland Garros. Ma gli altri? Sembrano dei terraioli? Il “drittone” di Omar Camporese filava sì, ma sulle superficie veloci rendeva molto di più: fu lui che raggiunse il quinto set con Boris Becker allo Australian. Forse non ho riconosciuto il giocatore, perché oltre a non avere l’archivio, e non essere pagato per scrivere, (ci mancherebbe certi vantaggi sono solo dei vati moderni) al tempo non potevo permettermi nemmeno tele più, così ero costretto a guardare le partite in negativo, (d’altronde se si vuole il tennis, ancora oggi, bisogna pagare il biglietto se si esclude il neonato canale super tennis) quindi è probabile che quello che vidi non fosse Camporese. Anzi ora che ci penso ne sono convinto: Omar al quinto, otto pari, con uno dei migliori giocatori da veloce non è nemmeno un’ipotesi pensabile, figuriamoci se può essere stata realtà. Sognavo, sicuramente, oppure si trattava del Roland Garros, se si considera che con l’immagine in negativo non si distinguevano i colori è un’eventualità realistica. Leggi il seguito di questo post »

Written by Fabrizio, the wings

29 Aprile 2009 alle 7:33 am

Pubblicato in tennis

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Meglio non essere avvicinati da Gabriella Carlucci

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A convegno sulla libertà in rete sembra che l’On. Gabriella Carlucci si sia fatta un po’ trasportare nei confronti del giornalista dell’Espresso Alessandro Gilioli, che tra l’altro aveva espresso un’idea condivisibile. Non è proibendo la vendita dei coltelli da cucina che verranno limitati gli omicidi all’arma bianca. O sì? Forse in tal caso dovremmo proibire anche la vendita dei mestoli da cucina, automobili, corde, lacci, temperini, cacciaviti, martelli, chiodi, sparachiodi, motoseghe, pialle, trapani. Diremmo addio al fai da te.

Written by Fabrizio, the wings

27 Aprile 2009 alle 5:16 pm

Gli internazionali d’Italia subiranno un po’ di mal tempo

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Non sono ottime le previsioni del tempo dei prossimi tre giorni e il torneo di Roma è probabile che risenta di numerose interruzioni del gioco, almeno fino a mercoledì. Il modello GFS di Wetterzentrale, anche se ultimamente sono state apportate delle correzioni che hanno ridotto l’intensità della perturbazione, prevede una bassa pressione con piogge al seguito e successivo cut off del nucleo freddo proprio sulla penisola. Solo il nowcasting fornirà indicazioni precise  e dettagliate dei tempi e dei luoghi delle precipitazioni. La carta sottostante si riferisce alla notte tra  martedì e mercoledì. Per chiarezza, qualora qualcuno decidesse di farmi causa in caso di errore, le previsioni sono dei tedeschi di Wetterzentrale, quindi ambasciator non porta acqua. mercoledì 29 aprile

Written by Fabrizio, the wings

27 Aprile 2009 alle 11:38 am

Pubblicato in Nuove ali dal web

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Il tennis e la teoria del caos: il caso e la necessità.

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L'attrattore di Lorenz

L'attrattore di Lorenz

Se i giocatori morissero dopo ogni sconfitta il processo sarebbe più evidente, anche se più crudele e spietato. Ciò che contribuisce a creare confusione è il fatto che ogni tennista può ripresentarsi al torneo successivo senza pagare penali che sarebbero drasticamente più pesanti se si trattasse di una vera lotta per la sopravvivenza. Uno strano rapporto inverso unisce la teoria dell’evoluzione al tennis: mentre nella prima ci si affanna a trovare gli anelli di congiunzione in forma fossile tra due specie, che a causa di una veloce eliminazione fisica hanno avuto meno probabilità di giungere fino a noi, nel tennis la presenza di forme intermedie che si ripresentano di torneo in torneo, contribuisce a rendere difficile da diradare la foschia che aleggia intorno a coloro che sarebbero i favoriti. Se perdere una partita significasse perdere la lotta per la sopravvivenza rimarrebbero veramente solo i più adatti: ai tempi di Borg si sarebbe riprodotto solo Borg, qualche anno fa solo Federer, oggi solo Nadal e pochi altri. L’enormità degli sconfitti al primo turno avrebbe avuto pochissimo tempo a disposizione per trasmettere il proprio pool genetico, o il singolo gene, peraltro poco adatto a vincere partite su un campo lungo 23 metri. Presumibilmente nell’arco di pochi anni sarebbero rimasti solo coloro in possesso delle caratteristiche adatte, e tutto sarebbe stato, forse, più intellegibile, anche se si sarebbe perduta la possibilità di rintracciare le forme intermedie, e con questo qualcuno avrebbe potuto parlare di creazionismo o addirittura di disegno intelligente; avvalorando la propria ipotesi con la vistosa presenza di salti evolutivi: dall’ homo sapiens all’ homo tennisticus, senza la minima presenza di forma intermedie. Ma sarebbe stato intellegibile solo in un senso: ovvero quello di discernere le caratteristiche più adatte a un tennista, invece la teoria dell’evoluzione avrebbe lasciato scoperto il fianco alle critiche. Il processo evolutivo sarebbe apparso incostante, punteggiato, e cosparso di salti  che sarebbero apparsi del tutto casuali. La linearità e il processo graduale sarebbero andati perduti per sempre (ricostruibili solo con la logica). Leggi il seguito di questo post »

Written by Fabrizio, the wings

24 Aprile 2009 alle 8:54 am

L’ho sempre sostenuto che Federer colpisce la volée a paletta di vigile

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In fondo è un giocatore che privilegia lo scambio da fondo e le sue volée non mi hanno mai convinto a pieno. In quello che sembra essere un definitivo passaggio di consegne credo ci sia da dire che le cose non cambiano perché soggette a imprecisate forze che muovono situazioni o eventi, ma solo perché sono soggette a semplici e chiare leggi determinabili e intellegibili,  e chi le conosce può muoverne le fila. Capisco che il mistero è più affascinante, addirittura forse più poetico, in una accezione del termine di poesia completamente ed erroneamente, anche se prevalente, considerata priva di ogni contatto con la scienza. Il caso è solo una parte che integra il processo di causalità e anche il caso è soggetto a leggi che lo inducono, lo determinano, lo realizzano. Il caso e la necessità.

La volèe di Federer

La volée di dritto di Roger

Written by Fabrizio, the wings

22 Aprile 2009 alle 8:57 am

E’ pronto il nuovo tetto di Wimbledon

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Dopo due anni di lavoro il tetto è pronto per essere usato per la prima volta nella prossima edizione del torneo. La luce bianca filtra come tradizione sul manto d’erba, anche se scompariranno le consuete attese dovute alla pioggia, almeno per le partite disputate sul centrale. Verrà utilizzato per la prima volta in pubblico il 17 maggio da Andrè Agassi e Steffi Graff che giocheranno un doppio misto contro Tim Henman e Kim Clijster. Impiega 10 minuti  chiudersi e ci vogliono dai venti a i trenta minuti affinché il sistema di climatizzazione riduca l’umidità dovuta a un ambiente chiuso che può rendere l’erba più scivolosa.

Il nuovo tetto retrattile di Wimbledon

Il nuovo tetto retrattile di Wimbledon

Per ulteriori foto vedere il Times on line al link sottostante.

Wimbledon unveil new retractable roof on Centre Court – Times Online.

Written by Fabrizio, the wings

21 Aprile 2009 alle 4:55 pm

Pubblicato in sport, tennis

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Una biblioteca di idee

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Ci vorrebbe una biblioteca di idee.

Una per ogni argomento, catalogate dalla A alla Z,

o per categorie.

Originali, ardite, innovative;

o magari più semplici, modeste, ma accurate;

particolari o generali;

capaci di dire tanto oppure meno,

ma idee non chiacchiere.

Una biblioteca infinita d’idee,

dove perdersi tra le ipotesi,

tra le anse di un ragionamento.

Gettarsi nel limpido flusso,

e galleggiare sopra pensieri freschi,

che rilanciano riflessi,

in ogni direzione.

Da seguire nello spazio,

in ogni luogo,

e rimbalzare tra le pareti lisce della logica,

verso la conclusione:

ineluttabile.

Seguire il percorso con tenacia,

senza timori,

e fino alla contraddizione,

e non fermarsi per timori,

muovere un altro passo in avanti.

E poi l’indicibile è fermo,

davanti  a noi, immobile,

in attesa di un’altra idea,

che lo muova un po’ più in là.

Written by Fabrizio, the wings

20 Aprile 2009 alle 8:05 am

Muore JG Ballard

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Ed è abbastanza evidente che la letteratura italiana rimane sempre più chiusa all’interno e di quelli che ormai costituiscono una prigione di stereotipi culturali. A parte qualche rarissima eccezione si è persa la forza propositiva per esportare cultura e letteratura. Siamo sempre più un paese al traino dell’oltre confine, spesso di natura anglosassone. Ma la nuova scuola è sicuramente ciò che serve per un rilancio, e di qui a poco tempo il mondo s’inchinerà ai maestri della penna italiani frutto naturalmente della riforma.

Crash author JG Ballard, ‘a giant on the world literary scene’, dies aged 78 | Books | guardian.co.uk.

Written by Fabrizio, the wings

20 Aprile 2009 alle 7:45 am

Pubblicato in Letteratura, editoria

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Wikipedia come la Britannica dal 2005

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Sembra che nonostante le illazioni Wikipedia sia un’enciclopedia accurata come la Britannica, ormai da alcuni anni, almeno il 2005.

Dai luoghi comuni evidenziati da Roberto Dadda

Study: Wikipedia as accurate as Britannica – CNET News.

Written by Fabrizio, the wings

19 Aprile 2009 alle 2:01 pm

Roger Federer dall’uragano alla bonaccia

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Monte Carlo. R. Federer, S. Wawrinka

Monte Carlo. R. Federer, S. Wawrinka

C’era andato vicino per almeno un paio di volte a vincere il Roland Garros, l’unico torneo che non è riuscito a vincere dei quattro dello slam, ma si è sempre messo di mezzo Rafael Nadal. Così lo svizzero che ha dominato il tennis mondiale per almeno tre anni sembra avviato a una progressiva perdita di smalto e di lucidità. Ma oltre agli aspetti tecnici e forse mentali che sono tra loro interdipendenti, condizionandosi a vicenda, molto probabilmente all’atleta svizzero è mancato anche qualche buon consiglio.  Un paio di anni fa assunse come allenatore Tony Roche per riuscire a vincere la Coppa dei moschettieri, ma il rapporto si chiuse abbastanza presto dopo un’altra sconfitta con il maiorchino, che sulla terra rotea racchetta e pallina come un centrifuga. Se nel 2007 poteva ancora credere di poter riuscire a vincere tutti e quattro i tornei dello slam in un solo anno oggi lo svizzero, considerati gli ultimi risultati, appare tagliato fuori dal raggiungimento di questo obiettivo, anche perché gli anni passano e con gli anni che trascorrono spesso i riflessi si annebbiano. Ma considerate le sue abilità tecniche, e le finali raggiunte, l’ipotesi di poter vincere il Roland Garros non sarebbe a mio giudizio ancora da considerare una chimera, ma la terra rossa è infida e necessita di una preparazione mirata e prolungata, specialmente per i tennisti il cui gesto tecnico è più adatto alle superfici veloci. Non è infatti un caso, ma conseguenza di una forte pressione selettiva, se i più rinomati campioni hanno dovuto rinunciare a far prendere la polvere alla coppa dei moschettieri sui propri mobili di casa. Ha dovuto rinunciare Sampras; ha desistito Stefan Edberg; John McEnroe arrivò a due punti dalla vittoria prima di mettere fuori una volèe comoda contro Ivan Lendl  che lo trascinò poi fino alla sconfitta al quinto set; Boris Becker, anche lui, dovette desistere, e forse non ha mai sperato di riuscirci. La terra rossa riduce il numero dei vincenti, permette molti recuperi, abbassa la velocità della palla, e il rimbalzo con rotazione di top spin finisce spesso sopra la spalla, impedendo di spingere il colpo con la consueta disinvoltura di gesto. Serve molta pazienza sui campi rossi: pazienza da distribuire su ogni punto; su ogni ora di allenamento; sulla predisposizione mentale con cui si scende in campo. Conviene rimandare il colpo vincente e aspettare il momento migliore per giocarlo, ma al tempo stesso è necessario giocare un palla profonda per tenere l’avversario oltre la riga di fondo campo. L’incordatura della racchetta va rivista e forse è necessario prendere confidenza anche con lievi differenze nel peso e bilanciamento della racchetta. Il gioco sulla terra rossa non s’improvvisa, ma va preparato con molta cura e attenzione. Quindi se negli anni passati Roger Federer era costretto a mantenere limitata la preparazione specifica sul rosso in virtù del fatto che puntava a vincere anche gli altri tornei dello Slam, oggi, se vuole entrare a far parte del ristretto club di coloro che hanno vinto tutti e quattro gli slam e su tutte le superfici, dovrebbe iniziare a pensare di dedicare più tempo alla terra battuta. Ma la recente sconfitta con il connazionale Wawrinka a Monte Carlo induce  a pensare che l’uragano svizzero stia inesorabilmente perdendo potenza e forse prima della bonaccia vorrebbe trovare lo spazio in casa per un’altra coppa di Wimbledon. Questione di scelte, o cattivi consigli, anche se senza il Roland Garros rischia di consegnarci l’ennesima incompleta del tennis.

Written by Fabrizio, the wings

19 Aprile 2009 alle 7:46 am

Pubblicato in sport, tennis

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Terremoto: i bookmakers sono i migliori interpreti della scienza moderna.

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Il moto della terra

Il moto della terra è dato alla pari

Tutti sotto accusa. Ci mancherebbe che si possa esporre una problematica in questa Italia dal risucchio medioevale verso l’oscurantismo senza passare per inaccettabili, indegni (strano aggettivo) per il servizio pubblico. Anche il poliziotto buono oltre a quello che fa di solito il duro si è trovato d’accordo con il collega. Strano gioco delle parti. Ma nemmeno troppo strano in fondo si tratta solo di far apparire che un partito possa contenere più opinioni, possa avere più anime, accogliere nel suo ventre tutto. Ci potremmo aspettare che anche la sinistra extraparlamentare un giorno possa trovare il suo spazio tra le pieghe della libertà, o delle libertà.  Non si può più parlare di nulla, ormai, in questo paese perché tutto è preso come una critica alla perfezione dell’operato dei santi, dei poeti e dei teletrasmettitori. E’ così ovunque, dappertutto, eppure non può essere detto: tra il prevedere l’accadere di un evento e la sua assenza ci sono in mezzo infinite gradazioni probabilistiche. I bookmakers lo sanno bene e non si tirano indietro. Rischiano e non si appellano all’imprevedibilità, ma danno una quota che è indice di realizzabilità di un evento sportivo. La conoscenza assoluta porta con sé una prevedibilità assoluta, un’assenza totale di sapere all’impossibilità di prevedere ogni evento, ma nel mezzo ci sono le probabilità da uno a novantanove. Solo i bookmakers sono in grado di ribaltare il principio di Eisenberg da quello di indeterminazione a quello di determinazione. Qualche millennio fa nessuno era sicuro dell’esistenza delle particelle, mentre oggi, almeno, possiamo scegliere se conoscere la loro quantità di moto o la loro posizione. Già meglio no?

Dove avverrà il prossimo terremoto? Con che magnitudo? E’ impossibile saperlo con certezza, ma progredire su una scala di approssimazione è un percorso che non può essere lasciato all’ignavia di qualche raccomandato. Quanti Master Series vincerà Murray quest’anno? Quanti ne vincerà Nadal? Possiamo affermare con un buon margine di probabilità che ne vinceranno un paio per uno, e anche se non possiamo sapere quali saranno e con quale punteggio prevarranno sugli avversari ma le probabilità che vincano due Master Series sono molto alte, anche questa è prevedibilità. Intanto iniziamo a prepararci a qualche loro vittoria, è molto probabile che riusciremo a ridurre almeno le perdite.

Written by Fabrizio, the wings

18 Aprile 2009 alle 3:14 pm

Pubblicato in spunti di scienza

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Il tennis e la teoria del caos: la curva d’incremento marginale, quella di Gauss, e l’etica dello sport.

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L'attrattore di Lorenz

L'attrattore di Lorenz

La curva d’incremento marginale (concetto alla base anche della produttività e utilità marginale) è una curva che si studia in economia, e sostanzialmente dice una cosa semplicissima: oltre un certo limite è inutile, addirittura controproducente, aumentare il numero di alcuni fattori per incrementarne altri in relazione con i primi attraverso la funzione, che è rappresentata dalla curva stessa. Patate e raccoglitori di patate in un campo dato: questi sono i nostri fattori. Se aumentiamo il numero di persone che raccolgono le patate aumenteremo il numero di tuberi raccolti in un periodo di tempo dato. Ma l’incremento non è uniforme come si potrebbe pensare: all’inizio ci sarà un aumento evidente: se raddoppiano i lavoratori raddoppierà anche il numero di patate. Se passiamo da due a quattro lavoranti i tuberi passeranno da dieci a venti, ma un ulteriore incremento del doppio dei lavoratori non avrà come conseguenza diretta un raddoppio delle patate raccolte, ma qualcosa in meno. Otto lavoratori non riusciranno a raccogliere quaranta patate ma 35, qualcosa in meno del doppio, come erroneamente si poteva supporre. Abbiamo un incremento inferiore di cinque unità al doppio, solo di 15 unità. Se continuiamo nel processo di raddoppiare i prestatori d’opera sarà evidente che l’incremento delle patate raccolte si innalzerà di una quantità che tenderà a diminuire gradualmente fino a raggiungere un punto in cui sarà uguale a zero, ovvero un aumento delle persone che lavorano non apporterà nessun vantaggio nel numero delle patate raccolte. C’è quindi un punto di equilibrio che potremmo chiamare di ottimizzazione, in cui si ha la massima efficienza tra il numero dei lavoratori e il numero di patate raccolte in un arco di tempo e in un capo dati. Oltre questo optimum si inizierà a scendere, ovvero il numero assoluto di ciò che è raccoglibile inizierà inesorabilmente a diminuire. Abbiamo quindi un incremento relativo che tende a diminuire, un punto di ottimizzazione e un decremento relativo. Perché succede questo?

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E’ possibile prevedere uragani, terremoti e tennisti.

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Finale Miami 2009. Murray e Djokovic

Finale Miami 2009. Murray e Djokovic

Andy Murray sconfigge Djokovic a Miami. Ma in questi giorni imperversa la polemica sul terremoto e i fatalisti dell’imprevedibilità sfornano la loro retorica della notte in cui tutte le vacche sono nere e le previsioni vane. Ma un un buon margine di probabilità è comunque una previsione, poi è naturale che più si apre il sistema più il margine si riduce, e un’apertura temporale è un apertura di sistema a condizioni sempre più difficilmente tenibili sotto controllo.

Comunque c’è un altra notizia: il romanzo è finito: più di 170.000 parole; 398 pagine. Senza contare l’appendice sulla teoria del caos che ne prenderà un’altra ventina forse qualcosa in più. Un intreccio articolato e l’insospettabile è sempre alla base della spiegazione. Passerò la settimana che porta a Pasqua riguardando e correggendo la stesura, poi contatterò chi di dovere. Un ringraziamento particolare va una una persona di cui non farò il nome pubblicamente: senza i suoi preziosi suggerimenti non sarei riuscito a scriverlo come l’ho scritto, al di là di quello che saranno le decisioni ufficiali, anche se certe cose io le sfrutterei :-)

Ho tenuto una media giornaliera di circa  1.200 parole al giorno, e ho scoperto di essere in grado di scrivere un paio di romanzi da 300 pagine all’anno. Quindi se qualche editore dovesse essere in ascolto sul blog c’è l’e-mail.

Ho in mente almeno un altro articolo sul tennis e la teoria del caos. Lo metterò giù durante le vacanze di Pasqua.

Written by Fabrizio, the wings

6 Aprile 2009 alle 6:19 pm

Allora è vizio. Cazzo!

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Giuro l’ho fatto anche io, ma ora mi limito. Comunque sono d’accordo: non funzionano bene.

Written by Fabrizio, the wings

5 Aprile 2009 alle 11:35 am

Pubblicato in Tennis e racchette, tennis

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Ne ho viste di cose che voi umani neanche potete immaginare

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Ho visto navi in fiamme a largo dei Bastioni di Orione,

Ho visto i raggi gamma balenare nel buio

Ho visto i grandi campioni scomparire e poi riapparire,

Li ho visti fracassare i telai delle racchette in preda a un’ ira funesta.

Ma soprattutto ho visto un gene recessivo dominare il tennis mondiale.

Ho visto l’incredulità negli occhi,

Ho ascoltato i silenzi,

Ho ignorato facili ironie,

Ma soprattutto ho ammirato la logica che conferisce un ordine

p.s. Caro, giocavi meglio con quella bianca e rossa.

Federer rompe la racchetta

Roger Federer e la sua ormai defunta Wilson

Written by Fabrizio, the wings

5 Aprile 2009 alle 11:12 am