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Archive for Marzo 2009

A Miami Murray si salva in extremis

Vince  a fatica in tre set contro l’argentino Juan Monaco (4-6 6-3 6-2). Seppi invece esce contro Stanislas Wawrinka. Non resta che sperare nelle ragazze e in particolare in Flavia Pennetta. C’è sempre questa storia delle ragazze che sono meglio dei ragazzi.

Gli italiani? Dei piccinacci

E non solo fisicamente, sembrano aver perso (almeno molti) anche la macrocefalia. Gli rimane un unica connessione sinaptica, che per altro credo non trovi terminali di connessione. L’unico neurone chiede gridando se c’è qualcun altro. Le medie, le superiori, la capacità analitica? Soppresse. Occhi strabici e quattro fanali. Chi li ha promossi? Cosa commerciano? Lo stato laico? Che vuol dire? Di che parlano? La teoria del caos? Confusione?  Invece Nadal era prevedibile e anche Murray. Salud.

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Rafael Nadal

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Che caso, che coincidenza!

Il 6-1 finale è interessante. Murray fa fuori Federer a Indian Wells.  Lo scozzese  è in testa per 6 a 2 negli scontri diretti. La realtà è nei romanzi. Leggete! Spendete otto euro in libreria. La letteratura parla della verità. Ora vediamo chi vince tra Nadal e Roddick.

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Andrew Murray

Djokovic? Allora proprio non funziona

Nole lancia la sua Head

Nole lancia la sua Head

E’ già qualche mese che gioca male: diritto ballerino e leggerino. Il servizio? Lentino. Accelerazioni? Tutte prese all’autovelox. Passa i primi turni per merito delle proprie capacità fisiche e tecniche, ma c’è qualcosa nel suo gioco che non è più quello dello scorso anno. Non si allena più? Può darsi. Forse tutto ciò che ha costruito in anni di sforzi, dedizione, pratica e sacrifici non è più così efficiente come lo era prima. Verrebbe una crisi anche a una delle più solide personalità. Altro che Freud (a proposito chi era Freud?)  Una situazione simile capitò a Liubicic: anche lui era numero tre del mondo, anche se aveva qualche anno in più, una moglie medico, un figlio, e forse si poteva giustificare meglio un calo repentino da un anno all’altro. Comunque c’è sempre la scusa del virus. Lo prendono tutti un virus prima o poi.

Tennis Week chiude le pubblicazioni cartacee

Si dedicherà solo al sito web e ai prodotti digitali. Sembra che internet garantisca soluzioni migliori: più rapide e forse più economiche. Stanno come su gli alberi le foglie, e gli alberi vengono risparmiati.

Fonte: Ubitennis

Con quale racchetta giocava Stefan Edberg?

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Paint Job (lavori di colore)

Con una Wilson Pro Staff Original (sembra), con un piatto corde di 85 pollici quadrati, (la stessa di Pete Sampras) e non con una Pro Staff Classic di 95 pollici come volevano farci credere. Era solamente colorata come la Classic che si trovava nei negozi, anche italiani. Ora il motivo per cui a un giocatore si dia una cosa, mentre si voglia far credere che giochi con un’altra resta per me un mistero. Forse, o forse no.

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85 o 95?

Nella foto potete vedere chiaramente le differenze: la Classic è la prima dal basso, la terza è l’Original ridipinta. Nel mezzo c’è una particolarissima versione a quanto pare: una Classic con il piatto largo come quello dell’Original. Chissà perché tante differenze, tanti modelli, tanta confusione, tanti colori? L’indicazione dell’area del piatto è, in fondo, molto chiara.

Pete Sampras impugnava in modo diverso

Non a metà! E con discreti vantaggi per il colpo, specialmente se chiamato a giocare un vincente aveva un vantaggio: quello di evitare sbracciate inutili. Anche se bisognerebbe sapere cosa ha in mano Verdasco, forse la stessa racchetta della ragazza, fatte le dovute proporzioni.

Pete Sampras

Pete Sampras

Fernando Verdasco la rivelazione e l’impugnatura

Come impugna la racchetta la rivelazione dello Australian Open? Dettagli, sfumature, piccole differenze, e infine somiglianze.

Lìimpugnatura di Fernando Verdasco

L'impugnatura di Fernando Verdasco

Non chiedetemi niente, perché io non so niente. Potrebbe trattarsi solo di una coincidenza: di un carattere infantile, di un errore di progettazione, di una reminiscenza, di un caso o di una necessità.

Junior tennis girl

Junior tennis girl

Il tennis e la teoria del caos: direttamente e inversamente proporzionale. Da Eudosso di Cnido al tennis.

L'attrattore di Lorenz

L'attrattore di Lorenz

Il concetto matematico di inversamente proporzionale è affascinante. Sin dalla prime volte che mi venne spiegato rimasi colpito dall’idea del rapporto inverso: una grandezza cresceva e l’altra decresceva seguendo un rapporto preciso e non casualmente. Il numero dei vendemmiatori raddoppia e il tempo di raccolta si dimezza. (A meno che non inizino a darsi fastidio l’un l’altro, ma la curva d’incremento marginale è un altro problema). Non fui colpito allo stesso modo dal più classico rapporto di proporzionalità diretta che non ebbe la forza fascinosa di attrarre il mio interesse. Forse era troppo scontata l’idea che qualcosa aumentasse all’aumentare di un altra, troppo semplice, troppo prevedibile. L’inverso era molto più divertente, e così trovavo piacere nel fare gli esercizi di calcolo di proporzionalità inverse, e un po’ meno nel calcolare quelli della “sorella” diretta. Lo studio sulla proporzionalità in generale è attribuito a Eudosso di Cnido. Un altro studioso, matematico e astronomo greco che ha lasciato un segno fino ai nostri gironi. Ne sapevano più loro di molti nostri contemporanei, probabilmente. La più semplice delle relazioni inversamente proporzionali è quella che ha per costante l’unità. Due grandezze inversamente proporzionali tra loro in ragione dell’unità sono legate da un rapporto di questo tipo Y = 1 : X

In questo caso se X è uguale a 2 allora Y sarà 0,5. Se X raddoppia e raggiunge il valore di 4 allora Y sarà uguale 0,25, si dimezza. Se X si riduce a 0,5 allora Y crescerà fino al raggiungere il valore di 2. Se X si dimezza e passa al valore di 0,25 allora Y raggiungerà il valore di 4, esattamente l’inverso delle situazioni prima elencate. Continua a leggere…

Facebook, quel test da correggere

Imperversa in questi giorni una specie di test d’intelligenza su facebook. Sfidato amichevolmente da alcuni amici mi sono visto costretto a fermarmi alla domanda numero tre. Che tra le risposte non contemplava Antonio Meucci. Inventore del telefono morto in povertà, e che non ebbe in vita il denaro sufficiente per brevettare la sua scoperta.

La schermata della domanda tre

La schermata della domanda tre

WASHINGTON – Ci sono voluti 113 anni, ma adesso è ufficiale: l’ inventore del telefono non è Alexander Graham Bell, come continuano a insegnare i libri di testo delle scuole, bensì Antonio Meucci, l’immigrato fiorentino che morì in povertà a New York nel 1889 dopo essere stato defraudato del brevetto. Lo ha decretato per acclamazione la Camera a Washington.

Sembra siano stati corretti anche i libri di storia.

La cura cerca il paziente su internet

Sembra che le case farmaceutiche cerchino pazienti per i loro farmaci innovativi, in fase si sperimentazione, utilizzando i social network. Tra vantaggi e problemi. Chissà se uno dei problemi è quello relativo all’anonimato? In tal caso sapremo chi suggerire.

Pharma Recruits Clinical Trials Subjects Online | Newsweek Health | Newsweek.com

Like most social-networking sites, Inspire.com is a place where users talk about the most intimate details of their lives. They want advice on coping with stage III cancer or to offer encouragement to a mother deciding about life support for her premature baby. But Inspire’s nearly 100,000 users aren’t just sharing with each other (and the 62 nonprofits who partner with the site), they’re also receiving targeted information from pharmaceutical companies who use the site as a recruiting tool for drug studies. Opening this door between patients and drugmakers has some obvious benefits but also raises a host of ethical and medical dilemmas.

C’è troppa acqua su Marte!

Non ho resistito a fare il titolo scoop. C’è acqua su Marte! Forse troppa a questo punto. Gli articoli erano di qualche giorno fa: qui la Stampa del 19.02.2009, ma Rai News ne parlava già il 31 luglio 2008, il Corriere della Sera il 2 agosto, sempre del 2008. Ma poi ho avuto la sensazione che qualcuno ne avesse già parlato e una ricerca su Google mi ha confermato che c’è acqua su Marte almeno dal 22 giugno del 2000. Poi è stata trovata anche nel 2004. E nel 2006? Tracce sono state reperite anche nel 2007, almeno se si guarda la URL. La Gazzetta dello Sport scrive che si sapeva dal 1975. Conferme smentite, prove, ghiaccio, ghiaccio secco, condensa. Insomma l’acqua su Marte fa sempre notizia, e forse ce n’è anche troppa, a questo punto.

La realtà aumentata è affascinante

Dal blog di Roberto Dadda, scoperto tramite Manteblog.

Ci si può fare tante belle cose. Come far decollare uno Schuttle tra le mani, per esempio. E molte altre ancor più utili.

augmented reality

augmented reality

Naturalmente anche il coefficiente di restituzione è limitato, nel Golf.

coefficente di restituzione

coefficiente di restituzione

Bisognerebbe chiedersi se è un bene o un male avere un alto coefficiente di restituzione nel tennis. La risposta non è assoluta. Troppo forse è un male, ma riuscire ad aggiustarlo in laboratorio per avere qualche centimetro di profondità in più negli scambi da fondo (a parità di velocità di swing) forse potrebbe agevolare qualcuno. Chi ce l’ha, ovviamente. Gli altri si arrangino. ;-)
Il limite nel golf è 0,830. Una differenza di 0,010 permette un incremento 4,5 yards, per uno swing che abbia la velocità 100 mph. Più veloce è il movimento più aumenta il vantaggio in termini assoluti.

Can MOI and COR Help Your Golf Game? | Duffers Corner

“COR” is an acronym for “coefficient of restitution.” Coefficient of restitution is a measurement of the energy loss or retention when two objects collide. The COR measurement is always expressed as a number between 0.000 (meaning all energy is lost in the collision) and 1.000 (which means a perfect, elastic collision in which all energy is transferred from one object to the other).

The current USGA rule limiting the coefficient of restitution of a clubhead states that the COR cannot be higher than a measurement of 0.830. This means that when the clubhead impacts the ball, there cannot be more than an 83-percent transfer of the energy of the head to the ball Continua a leggere…

Lo sci mi ha fatto interrogare sul tennis e trovare molte risposte

Quello che vedete sciare qui sotto sono io (all’inizio del filmato in alto a sinistra dello schermo). Ho dedicato a questo sport non meno tempo di quello che ho dedicato al tennis. E non riuscivo a spiegarmi come mai in quest’ultimo sport non riuscissi ad ottimizzare dei movimenti che mi consentissero di avere sicurezza e solidità dei colpi. Ora mi è chiaro che era un problema di feed-back

Ho impiegato anni per acquisire una tecnica di sci di questo tipo: gradualità della distensione e del piegamento aumentavano o diminuivano la presa di spigolo, allungavano o accorciavo l’arco di curva. Tutto ciò era ai miei sensi molto chiaro: vedevo il risultato. Ma tutto ciò non accadeva nel tennis. Non riuscivo a vedere con chiarezza l’effetto desiderato di un movimento, del gesto. Il risultato era troppo diluito nel tempo; troppo sporadico affinché fosse memorizzato in modo chiaro nella memoria di un gesto atletico. Il risultato pratico era che fossi meno sicuro su ciò che avrei dovuto fare, sul gesto da concretizzare. Ora è tutto molto più semplice e nonostante giochi molto meno di qualche anno fa (considerate che non ho mai sciato per più di 15 giorni all’anno) riesco molto meglio a capire cosa deve essere fatto e cosa no.

Quali sono i miei limiti ora che ho uno strumento che mi consente di avere un chiaro feed back?

Ovunque e qualunque essi siano so di poterli conoscere, scoprire, e accettare. Insomma  gli sci funzionano, le racchette no, almeno non tutte…

p.s. non riuscivo a mantenere l’equilibrio durante l’esecuzione del colpo :)

The MOI in Golf is, naturally, strictly limited

Lago o erbetta?

Lago o erbetta?

MOI è l’abbreviazione per indicare il momento d’inerzia in inglese. La federazione statunitense (USGA) e quella Europea (R&A of St. Andrews) per evitare disparità tra i giocatori hanno deciso di limitare  il momento d’inerzia a 5900 g-cm² or 32.259 oz-in². (Grammi, o once, per centimetro quadrato). Non si tratta tanto di un limite alla tecnologia, ma di stabilire una condizione il più possibile di parità. Il problema maggiore non è tanto impedire la ricerca o l’innovazione ma garantire che tutti abbiano accesso a tali innovazioni, al fine di svolgere una competizione  dove  gli atleti possano competere all’interno di margini uguali per tutti, o almeno molto simili. Nel tennis tutto ciò non esiste, né è mai esistito. Non sono un golfista, ma forse per guadagnare uno standard di un metro con un drive servono anni di allenamento. Quindi la domanda sorge spontanea. Perché nel tennis non si è mai sentita l’esigenza di una regolamentazione attenta?

One of the new buzzwords in golf is the term Moment of Inertia or MOI for short. MOI can be very confusing subject to discuss, let alone when we are talking about something with a complicated shape as a golf club. But let’s break MOI down to laymen’s terms in order to make it just a little easier to understand.

Rod Laver vs Ken Rosewall. Finale Roland Garros 1969

E’ l’anno dell’ultimo Grande Slam. Sono passati 40 anni.  Rod Laver vinse in tre set 64 63 64. Senza la rete internet certi filmati sarebbero rimasti chiusi chissà dove. Non si vedono le ombre forse fu una giornata nuvolosa. Lo stadio era stracolmo e i due personaggi sul tetto chissà se avevano il biglietto. Certi dettagli se  facciamo attenzione si vedono anche da queste vecchie riprese in bianco e nero, non mi riferisco alle ombre  in questo caso.

Il rimbalzo di una pallina da tennis. Il crivello sopra la spalla.

tipe ball 3

tipe ball 3

In questi giorni sto scrivendo un passo del romanzo in cui parlo di Eratostene di Cirene. Ancora direte voi. Sì purtroppo torno a tediarvi con gli antichi Greci. Comunque Eratostene non era un Greco qualsiasi: oltre al crivello dei numeri primi calcolò la circonferenza della terra con un margine di errore ridottissimo se si considera che visse tra il 276 a. C. e il 194 a.C. Sfruttò l’angolo delle  ombre e la distanza tra Alessandria e Sieve. Insomma mentre pensavo a queste cose mi è venuto in mente che la Federazione Internazionale nel corso degli anni ha cambiato abbastanza spesso le regole riguardanti le palline da tennis, le quali al contrario delle racchette devono possedere delle caratteristiche specifiche. I criteri presi in considerazione sono cinque: il peso, la grandezza, il rimbalzo, e due tipi di deformazione. Per ognuna di queste voci la pallina deve rimanere entro certi limiti massimi e minimi. Per esempio il peso deve essere compreso tra un minimo di 56 grammi e un massimo di 59,4 grammi, con un margine consentito di soli 3,4 grammi (tabella). Ma la stessa Federazione nel corso degli anni si è inventata tre tipi di palline diverse (anzi quattro perché ce ne è una anche per le alte altitudini). L’intento che ha mosso la Federazione è stato quello di rallentare il ritmo di gioco per cercare di ridurre la potenza dei colpi in modo da rendere lo sport del tennis meno dipendente dal servizio, sopratutto sulle superfici veloci. In più, forse, c’era la speranza di fa riemergere il defunto serve and volley. Ma la palla più lenta, che ha un diametro maggiore e diversi valori di return and forward deformation, forse non può fare tutto da sola. Ogni palla ha la sua superficie per cui è più adatta. La palla di tipo tre che è più lenta e ha un rimbalzo più alto è consigliata, nel sito della federazione internazionale ITF, anche ai giocatori appassionati perché consente di avere più tempo nella preparazione del colpo.

I quattro tipi di palline da tennis

I quattro tipi di palline da tennis

Il ragionamento è logico e coerente, ma si sono dimenticati di prendere in considerazioni le racchette che nella dinamica del gioco entrano in contatto con le palline. Non sono un ingegnere ma data una palla immagino che potrebbe essere possibile studiare una racchetta che imprima maggiore velocità, o una maggiore rotazione accentuando il rimbalzo in alto con un colpo che fa uscire la pallina dal piatto corde con un top spin più accentuato. E il rimbalzo di una pallina agisce come crivello: se il rimbalzo è più alto mediamente saranno favoriti i giocatori più alti, mentre gli altri saranno costretti a colpire colpi sopra l’altezza della spalla o a indietreggiare per prenderli nella zona più confortevole, perdendo campo prezioso. Viceversa un rimbalzo più basso costringerebbe i giocatori alti a piegarsi notevolmente sulle gambe in un gesto atletico da ripetere per più volte durante l’arco della partita. Se l’altezza media dei giocatori negli ultimi anni sembra essersi alzata forse tutto ciò può essere dipeso, oltre che all’introduzione di superfici come il cemento che permettono un rimbalzo più alto, anche all’utilizzo di palline che hanno la caratteristica di saltare più in alto. Agire su un singolo fattore del gioco, anche se l’intento poteva essere animato da ottime intenzioni, può aver inserito un fattore di difficoltà in più per chi non ha un’altezza superiore alla media. I primi quattro giocatori di oggi (Nadal, Federer, Djokovic, e Murray) sono tutti sopra il metro e ottantacinque. McEnore e Agassi non superavano il metro e ottanta. Rod Laver, quando si giocava molti più tornei sull’erba comprese tre prove dello slam, era alto  un metro e settantadue centimetri. Insomma già questo sport è soggetto a un effetto farfalla, se poi ci si mette d’impegno… a una condizione questo sport è altamente sensibile se poi ne aggiungiamo altre…Gli italiani non sono mai stati degli spilungoni è risaputo.

4. The deformation shall be the average of a single reading along each of three perpendicular axes. No two individual readings shall differ by more than .030 inches (.076 cm).

Cambio Pc

Mi sono accorto che nel cambio del computer  sono sfuggite alla mia attenzione alcune e-mail. Forse ho fatto qualche errore nell’importazione dei file. Se qualcuno mi avesse scritto all’e-mail del blog e non avesse ricevuto risposta è pregato di inviare un’altra mail. Il silenzio è  dovuto al cambio del mezzo informatico. Tra l’altro questo tipo di attività è tremendamente noiosa