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Archive for Dicembre 2008

Considerato che si finisce per leggere sempre le stesse cose

27 Dicembre 2008 Fabrizio, the wings 5 commenti

I giornali parlano delle nuove riforme Costituzionali del centro destra: nuove perchè mai fatte e non certo perchè mai annunciate. Dai pirati della strada si è passati a quelli sugli sci, che, nonstante imbacuccati a causa del freddo e con gli occhiali, vengono ricercati con un identikit. La sicurezza sulle piste da sci è diventata fondamentale in questi giorni e per fortuna non hanno ancora previsto il controllo con l’etilometro all’uscita delle baite, altrimenti ne sentiremmo di divertenti. Secondo alcuni c’è gente in giro e la crisi non esiste, mentre secondo altri c’è stato un calo del 20% degli acquisti.  Ognuno dice la sua e chi si è visto si è visto. Isomma gli argomenti languono e, personalmente ,sono in fase di riscrittura a tappe forzate, viste le idee che mi sono venute quest’anno, quindi, nella speranza che vada tutto per il meglio, limiterò gli interventi, anche solo per evitare di farvi leggere le stesse cose.

Romanzi, parole e Stephen King. Come misurare un libro

18 Dicembre 2008 Fabrizio, the wings 8 commenti
On writing Stephen King

On writing Stephen King

Quanto deve essere lungo un romanzo? Naturalmente non c’è una risposta precisa, ma possiamo fare due conti e sentire cosa dice King in proposito. Personalmente due conti li ho fatti, perché chiunque si avvicini alla scrittura è facile che rimanga ingannato, almeno all’inizio. Per sapere quanto è lungo un romanzo non bisogna contare le pagine, perché il loro numero varia a seconda dell’impaginazione, invece per avere una stima abbastanza precisa bisogna contare il numero di parole per riga, moltiplicarlo per il numero di righe per pagina e infine per il numero della pagine. Divertendomi in questo modo ho scoperto una cosa interessante: la maggior parte dei libri hanno lo stesso numero di parole, specialmente i best seller. Naturalmente ogni storia avrà la sua lunghezza anche in base alla struttura, al numero dei personaggi e all’arco temporale coperto dal racconto, ma certe similitudini sono abbastanza significative. Raramente si scende sotto le 100.000 parole. “Il cacciatore di aquiloni” di Kahaled Hosseini è 108.000 parole, e spiccioli. “L’uomo di Pietroburgo” di Ken Follet è straordinariamente 108.000 parole, e spiccioli.  Le ho contate anche in altri libri di Stephen King, Patricia Cornwell, John Grisham, Philp Roth. Sì anche Philp Roth. Sono tutti intorno alle centomila parole, alcuni sono più lunghi ma difficilmente se ne ho trovati di più più corti. Un’eccezione è “Firmino” di Sam Savage con le sue 50.000 parole. Ora le domande che molti si fanno è quanto tempo si impiega per scrivere un romanzo di 100.000 parole e se alcuni scrittori hanno qualcuno che li scrive per loro. Il tempo impiegato dipende da quante parole si riescono a scrivere al giorno: se se ne scrivono 1.000 sono sufficienti 100 giorni per finire il testo; se se ne scrivono 2.000 il romanzo è completato in 50 giorni. E’ quindi probabile che King, che nel suo “On Writing” ha affermato di avere una media di 2.000 parole, riesca a completare due o tre romanzi all’anno senza troppi problemi. Lo stesso dicasi per Grisham. I due tra l’altro fanno letteratura di intrattenimento puro, quindi certi ritmi sono più facilmente raggiungibili. L’importante è darsi un obiettivo di parole, ma in italiano ho trovato poche discussioni in merito.  Invece negli stati uniti si insegna all’università a scrivere le tesine anche con il vincolo delle parole e non delle cartelle che dipendono dall’impaginazione. Nonostante le naturali predisposizioni al dadaismo e la simpatia verso Duchamp è necessario cimentarsi anche con obiettivi chiari di lunghezza. Per chi fosse curioso questo pezzo è di 410 parole.

Vladimir Propp e le basi essenziali delle favole

16 Dicembre 2008 Fabrizio, the wings 1 commento

In questo periodo leggo Propp e Grisham. Si potrebbero trovare delle interessanti similitudini, in fondo gli adulti rimangono in parte dei bambini, e  potrebbero nascere nuove opportunità.

Secondo Isaac Asimov la Bibbia promuove l’ateismo

15 Dicembre 2008 Fabrizio, the wings 3 commenti

L’opinione del celebre scrittore di fantascienza è che “la Bibbia se letta correttamente sarebbe la più grande alleata mai concepita dell’ateismo”.

via Somewhat Sinful

Su dio e il diavolo

13 Dicembre 2008 Fabrizio, the wings 1 commento

Dio è un razionalista critico, il diavolo invece le spara grosse. E’ quindi facile capire dove si annidi.

F.B.

Arte, forma e idee nel XXI secolo.

13 Dicembre 2008 Fabrizio, the wings 2 commenti

Sembra, a volte, di essere difronte a una restaurazione con Napoleone all’isola d’Elba insieme a Faletti. Difronte a un Picasso si cerca l’uniformità della linea e la proporzione delle forme; Kandinsky è addirittura incomprensibile e il romanzo dell’ottocento, svuotato, è ormai riesumato in confezione da supermercato. L’endecasillabo troneggia insieme allo stereotipo del clichè.

“E’ diventato, del resto, un luogo comune rilevare che gli ambienti politici di sinistra non sanno apprezzare in arte nient’altro che le forme consacrate o addirittura consunte; qualche anno fa l’ Humanitè pareva specializzata nel tradurre le poesie di Majakovskij in versi da organetto [...]. Manca poco che non ci chiedano perché non scriviamo più in alessandrini, perché non dipingiamo dei quadri storici, o almeno delle mele, come Cézanne. “

Andrè Breton (1935)

Quando la Wilson non pagò Pete Sampras. Era scemo anche lui?

Ma quante belle racchette madama dorè

Ma quante belle racchette Madama Dorè

E ‘ sempre una storia di racchette: racchette con cui si gioca, racchette colorate e ricolorate, racchette vendute. Racchette a cui si è affezionati perché si è imparato con quelle, allo stesso modo con cui si è affezionati agli orsacchiotti che ci portiamo a letto da bambini, anche se gli orsacchiotti non fanno guadagnare miliardi. Questa è una storia più eclatante perché riguarda non un ottimo professionista, ma un ex numero uno del mondo, attualmente detentore del record degli slam vinti. Vinti con fatica tra l’altro, e non con l’agio di certi campioni moderni. Iniziò nel 1990 con uno U.S. open quando aveva diciannove anni, era un ragazzo. In quell’edizione si guadagnò il soprannome di Pistol Pete. E perchè Pistol Pete avrebbe dovuto rinunciare alla sua Pistola? Poi ci furono due anni e mezzo di vuoto a livello di slam: torna vincerli con il suo primo Wimbledon nel 1993. Il quattordicesimo, l’ultimo, lo ha vinto nel 2002 all’età di trentuno anni.  Durante la sua carriera la Wilson gli chiede di cambiare racchetta, ma lui rifiuta, perché pensa che non sia uguale, sente delle differenze, anche lui. Fissazione? Superstizione? Sampras non sarà Dulbecco, ma credo non si possa dubitare che sapesse fare bene il suo lavoro di tennista. Perché allora arrivò al punto di non percepire del denaro dallo sponsor pur di non cambiare racchetta? Non si fidava più? Sembrerebbe di sì, perché se si fosse fidato non si sarebbe fatto tutti questi problemi. Forse era un problema di valori non necessariamente monetari?

Sampras Jack Kramer Racket

Sampras's Jack Kramer Racket. Darren Rovel

E’ sul centrale di Wimbledon e lo stadio è stracolmo. Al servizio. E’ 6-5 e servizio al quinto set: 40-30. La partita è stata durissima. Ha un match point sul suo servizio, ma  per tutto il game precedente, subito dopo aver cambiato racchetta ha avuto una strana sensazione, non gli è sembrata proprio uguale. Eppure l’aveva presa dalla sacca dove ce ne sono una quindicina, dovrebbero essere tutte uguali. Quella strana sensazione persiste, anche se cerca di non pensarci. In fondo è sufficiente un un ace o un servizio vincente. Lui è  Pistol Pete, ne tira centinaia in allenamento. Ora ne basta uno solo. Si piega come un arco con tutto il busto, la schiena sembra spezzarsi sotto la pressione, il braccio e la racchetta “mulinellano” dietro la schiena che esplode in avanti,  e la palla scocca. Sì è lì, va lì: dritta verso la riga esterna. Lo riconosce questo colpo, lui è Pistol Pete, ne fa a milioni. E’ fatta!  “Ho vinto”, pensa. Ma all’ultimo momento la traiettoria cambia leggermente: si abbassa un po’, solo un paio di centimetri; giù.  Nastro, fuori. Seconda di servizio. Non c’è il tempo di pensare. Chip and Charge dell’avversario. Quaranta  pari. Quella strana sensazione persiste. In un angolo dello stadio una persona dagli occhi enormi si trattiene e sorride appena. Ha investito sedici milioni di dollari sul suo avversario, che indossa una nuova linea. Lui vende magliette. Seguito de “La mano di Rod”. All rights are reserved.

Sampras al servizio

Sampras al servizio

Quanto vale una leggera differenza?

Ma Pete Sampras non è stato il solo, infatti nell’articolo di Darren Rovel di ESPN si descrivono molte altre situazioni simili:quella di  Shirshapan, di Philppussis, Hewitt. Ogni tanto qualcuno sparisce. Rovel, se avete la pazienza di leggere l’articolo in inglese, vi aprirà un modo di possibilità. Qual’è il confine tra reale e surreale, tra la realtà e i fatti?

Caro Gianni Clerici, Edberg non era scemo, e nemmeno una bilancia di precisione

11 Dicembre 2008 Fabrizio, the wings 2 commenti
Jimmy Connors - Tennisti o bilance?

Jimmy Connors - Tennisti o bilance?

Era la fine degli anni ottanta, ma potremmo essere più precisi perché basterebbe risalire alla chiusura della fabbrica di St. Vincent della Wilson, quando alcuni tennisti che usavano questa racchetta (la pro staff original per chi non lo sapesse) iniziarono a notare qualche differenza. E se ne parlò molto di racchette, a quel tempo, anche perché si era definitivamente concluso il passaggio dal legno ai materiali compositi.  Ho un’avversione particolare per la parola “compositi”, ma svolge la sua funzione.  Si facevano esperimenti, si provava. L’anno preciso in fondo non è importante.

Non erano delle scarselle quei tennisti: uno era Courier (4 slam), un altro era Sampras (14 slam), il più anziano del lotto era Edberg (7 slam). Se li sommiamo arriviamo a 25.  Insomma si lamentavano un po’ tutti, e in quel periodo ho un ricordo di lei Clerici che disse che al buon Edberg, dopo le consuete parole di scetticismo se non di biasimo non sue peraltro, decisero di pesare una racchetta. La racchetta in questione risultò sempre secondo il mio ricordo (verba volant, si sa, anche in televisione) più leggera di un grammo. Un grammo va via raschiandola in terra. Quali grandi capacità mitologiche possedeva questo giocatore? Che straordinaria sensibilità! Avrebbe un futuro da bilancia di precisione: sarebbero contente le casalinghe di Voghera ad avere Edberg che pesa la pasta in casa. Potremmo utilizzarlo come bilancia per orafi. Chissà se gli orafi saranno d’accordo? Anzi, ora che ci penso, che l’abbiamo inventata a fare la bilancia visto che i tennisti, con le loro straordinarie capacità divinatorie, ci sono almeno da 500 anni, e Philpp Von Jolly la ideò, direi inutilmente, nel 1874.

Forse erano dieci grammi? Ne dubito. Dieci grammi sono un over grip o poco più. Comunque dipende da dove vengono tolti, ma è sempre molto difficile rendersene conto (se si tolgono da un punto particolare è quasi impossibile accorgersi), si può essere tratti in inganno; se non si è dei tennisti naturalmente. Bilance dal XVI secolo.

Forse ricordo male? Forse erano trenta? Forse erano quaranta o cinquanta? Forse erano 100?  Cento! Oddio cento! Un enormità! Ma già trenta o quaranta cominciano a farsi sentire, specialmente se la racchetta inizia a fare “giacomo giacomo” quando si tenta di rispondere a un servizio di Bum Bum Becker (su un break point sudatissimo, magari), e la pallina prende direzioni inaspettate rispetto a quelle a cui si era abituati. Clerici guardi, non credo proprio che trattasse  di un grammo, e nemmeno di dieci. Forse un po’ di più, quanto basta. Se li ricorda quegli anni? Poi c’è un’ altra cosa che mi ricordo, ma questa rigurada Rino.

La teoria del caos e il Grande Slam: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open si vincono solo con un chiaro feed-back.

10 Dicembre 2008 Fabrizio, the wings 3 commenti
L'attrattore di Lorenz

L'attrattore di Lorenz

Tutti i processi di apprendimento nell’uomo sono sottoposti a dei riscontri e sono proprio questi che permettono l’acquisizione di sapere o di conoscenze del saper fare, che in inglese è chiamato know how (conoscere come). Le conoscenze scolastiche sono sottoposte al riscontro (feed-back) del professore, che attraverso i compiti e interrogazioni ci dice se abbiamo acquisito le giuste conoscenze o meno. L’assenza di questi riscontri potrebbe pregiudicare la sicurezza con cui si svolge la propria attività quotidiana o il proprio lavoro. Un avvocato che non ha mai avuto riscontri su ciò che ha studiato, potrebbe venire frustrato fino all’insicurezza dallo svolgimento dei suoi procedimenti, qualora le sue ipotesi venissero sempre contraddette da diverse interpretazioni della legge. Tutte le attività di apprendimento si basano sui riscontri: un riscontro ci fornisce chiare indicazioni se ciò che abbiamo imparato è giusto o sbagliato. Se l’informazione di ritorno ci dice che è sbagliato cercheremo di correggere l’errore; se ci dice che è giusto la conoscenza e il saper fare acquisiti saranno la base di sicurezza su cui poggiare nuovi processi di apprendimento. Ma non è tutto così semplice, perché è possibile che ci siano dei feed back poco chiari, ambigui o che forniscono dei riscontri solo parziali. Non è da escludere, inoltre, che in ambito sociale l’utilizzo di feed back ambigui possa servire per mantenere nell’insicurezza le persone, quindi il controllo su di loro. Il latino di Don Abbondio è un feed back ambiguo che segue la richiesta specifica di Renzo. Ma questo è un altro campo, qui parleremo di sport e di tennis. L’apprendimento di un gesto tecnico sportivo non esula dal contesto descritto, anzi può fornirci degli esempi chiari di feed back ambigui o parziali, proprio come Don Abbondio. Continua a leggere…

Tutte le ragioni per scegliere Facebook

  1. Se vuoi che il tuo passato che credevi dimenticato continui a perseguitarti, allora scegli Facebook;

    Facebook, the new religion

    Facebook, the new religion

  2. Se vuoi ancora tra gli occhi la faccina del  tuo compagno di scuola che ti copiava sempre i compiti, e alla maturità ha preso più di te perché era raccomandato e che ora guadagna più di te perché è sempre raccomandato, nonostante non abbia mai capito niente. Allora scegli Facebook;
  3. Se vuoi che qualcuno ti ricordi quanto tempo è passato, quando per te il tempo era per fortuna passato. Allora scegli Facebook;
  4. Se vuoi rivedere la faccina del tuo primo fidanzatino/a di cui non ti frega più assolutamente niente, allora scegli Facebook;
  5. Se vuoi ritrovare il professore delle superiori che ti dava sempre quattro e non sopportavi, devi scegliere Facebook;
  6. Se vuoi fare nuove amicizie che non ti considereranno nemmeno di striscio, allora scegli Facebook;
  7. Se vuoi ritrovare creditori che credevi morti, scegli Facebook;
  8. Se vuoi ritrovarti pieno di messaggi da parte dell’amante che per te è stato/a solo una botta e via, mi raccomando scegli Facebook;
  9. Se vuoi fare a gara, come fosse l’audience, ad avere più amici di altri, scegli sempre Facebook;
  10. Se non ti basta, Messanger, Skype, GoogleTalk, Twitter, un Blog, ICQ, Yahoo Chat, devi per forza scegliere Facebook.
  11. Se non ti basta disperdere le tue idee vanamente tra forum, chat, post  e opinioni che non verranno mai lette sei obbligato a scegliere Facebook;
  12. Se pensi che i dati dell’Aditel siano veri, nonstante il campione sia di 5.101 famiglie scelte in base al reddito, allora sei pronto per farti pubblicità su Facebook;
  13. Se pensi di poter interessare a qualcuno per quello che dici o fai sei pronto per Facebook, dove tutti pensano la stessa cosa;
  14. Se pensi che questo paese verrà cambiato con Facebook sei pronto per Facebook o per un bello scontro con i mulini a vento;
  15. Se pensate che sia un regalo permetterci di utilizzare Facebook, leggete qui. Di americano rimarrà solo la corte: nel Delaware, per la precisione.

E’ chiaramente proibitivo giocare a tennis con certe racchette

spaghettini 500 gr

spaghettini 500 gr

E’ chiaramente proibitivo che una buona massaia riesca a sollevare un pacco di pasta più volte per inserirlo nel carrello della spesa, specialmente se in famiglia sono numerosi i rischi di infortunio diventano elevatissimi. Si invita pertanto la Barilla a cercare di produrre confezioni che rimangano sui 200-250 grammi. Meglio ancora sarebbe riuscire a confezionare il singolo spaghetto. Confezioni da uno.  Qualora ciò non fosse possibile sarebbe opportuno dotare ogni supermercato di un sistema di carrucole e leve in grado di agevolare l’enorme sforzo che ogni persona è obbligata a sopportare più volte al giorno.

manubri da 3 kg

manubri da 3 kg

E’ chiaramente proibitivo allenare la propria muscolatura con pesi da palestra molto pesanti: infatti l’esercizio ripetuto nel tempo potrebbe provocare un rigonfiamento del muscolo, le cui cause sono ancora da chiarire. Il giorno successivo all’esercizio, inoltre, si potrebbero sentire dei dolori muscolari che i massimi cervelli della scienza moderna non si sanno ancora spiegare. Molti sono concordi che si tratti di una forma anomala di contrazione muscolare che si verifica difronte a sforzi eccessivi. Per uno sviluppo graduale nel tempo della muscolatura si consiglia di allenarsi con i pacchi di spaghetti da 500 gr. I miglioramenti saranno evidenti.

pro staff 85 original st. vincent

pro staff 85 original st. vincent. La spada di Golia (350 gr.)

E’ chiaramente proibitivo scendere su un campo da tennis con racchette che superino il peso di  250-300 grammi. Nonostante alcune leggende ci tramandino il ricordo di donne e bambini in grado di muovere e “swingare” racchette del peso di 350 grammi (e anche superiore), gli storici, dopo accurate ricerche, ritengono che si tratti di pura fantasia. Il passa parola avrebbe ingigantito la realtà favorendo l’immagine di bambini e donne straordinariamente forzuti e anomali nella loro fisicità, che sarebbero riusciti, addirittura, a mandare la palla dall’altra parte della rete, eventualità altamente improbabile. Si consiglia pertento di allenarsi con racchette al di sotto dei 250 grammi, ma sarebbe  meglio, perfino, provare a giocare senza racchette solo con l’immaginazione e chiusi nella propria stanza. E’ infatti provato scientificamente che l’immaginazione si controlla e manovra meglio di un peso da 3 kg e molto meglio di una pallina da tennis.  Potete anche vicere Wimbledon, senza dare fastidio a nessuno.

Al mio mulo non piace che gli si venda una racchetta per un’altra

La teoria del caos e il palleggio da crociera. Why Roger Federer is not so good on clay courts?

I campi in terra rossa

I campi in terra rossa

Lo abbiamo visto dominare almeno quattro stagioni tennistiche portandosi a casa tre quarti di slam per ben tre volte. Due volte è stato fermato da Rafel Nadal al Roland Garros in finale, e una volta in semifinale. L’altra stagione da tre quarti slam fu quella del 2004, quando in finale sulla terra rossa parigina arrivarono Gaston Gaudio e Guillermo Coria. Ma quali sono le ragioni tecniche e le spiegazioni che possiamo dare dei successi e degli insuccessi dello svizzero? Perché quella tecnica tanto efficiente sulle superfici veloci sembra essere debole sulla terra battuta, almeno contro alcuni avversari? Inoltre non sembra avere l’esclusiva di un gioco che risente del manto rosso: prima di lui molti altri campioni hanno visto le loro ambizioni frenate dalla prova Francese dello slam. E’ successo anche a Sampras, e a Edberg (per lo svedese i motivi sono evidenti), infine l’accoppiata erba terra, nella storia del tennis, è riuscita solo a 7 giocatori: gli unici due che hanno compiuto Grande Slam (Don Budge e Rod Laver), gli altri tre che hanno vinto tutte le prove dello Slam durante la loro carriere (Andrè Agassi, Roy Emerson e Fred Perry) e i due che hanno fatto l’accoppiata Wimbledon, Roland Garros nello stesso anno (Rafael Nadal e Bjorn Borg). Il numero esiguo dei giocatori è indice della difficoltà che i tennisti incontrano nel riuscire a sviluppare un gioco vincente su entrambe le superfici che sono profondamente diverse tra di loro. Sulla terra il rimbalzo è più alto e la palla rallenta maggiormente, permettendo all’avversario recuperi impensabili sull’erba. Per giocare dei vincenti è quindi necessario aumentare la velocità dei colpi che si è soliti giocare su erba e anche su cemento, ma alzare la velocità significa anche alzare il rischio di una esecuzione. D’altronde Rod Laver fu abbastanza chiaro:

“Vincono sulla terra solo quei giocatori che sanno controllare la palla, e l’impulso a colpirla troppo forte. In Europa bisogna saper giocare colpi molli, aprire angoli diversi, rinviare l’attacco, e quando si attacca, cercare un approccio profondo. Ci vuole pazienza, a volte è meglio portarsi dietro il lunch.”

Rod Laver

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E’ una violazione dei diritti mantenere in archivio le impronte digitali e il DNA di chi è innocente

struttura dna

struttura del dna

La Corte di Strasburgo ha dichiarato che si tratta di una violazione dei diritti mantenere archivi in cui ci sono presenti i dati genetici di chi è stato riconosciuto innocente. Scotland Yard potrebbe essere costretta a cancellare tutti i dati acquisiti durante le indagini. La decisione della Corte è stata presa dopo i ricorsi di due inglesi. In entrambi i casi,  uno di molestie e l’altro di furto, gli accusati dopo essere stati prosciolti hanno chiesto che i loro dati fossero cancellati.
La divisione con il resto del mondo aumenta se si considera che nella penisola qualcuno aveva provato a proporre di prendere le impronte  a tutti i cittadini. Ma siamo sempre in Europa quando ci fa comodo, ovviamente.

European court rules DNA database breaches human rights | UK news | guardian.co.uk

Police forces in much of the UK could be forced to destroy the DNA details of hundreds of thousands of people with no criminal convictions, after a court ruled today that keeping them breaches human rights.

The European court of human rights in Strasbourg ruled that keeping innocent people’s DNA records on a criminal register breached the right to respect for private life, safeguarded by the Human Rights Convention.

The decision could oblige the government to order the destruction of DNA data belonging to those without criminal convictions among the approximately 4.5m records on the England, Wales and Northern Ireland database.

Internet ci cambierà il cervello

Quello che viene chiamato il digital divide potrebbe iniziare a dividere sempre di più, perché l’utilizzo dei nuovi media favorirebbe lo sviluppo di aree celebrali diverse da quelli che vengono stimolate in persone che sono nate quando la rete non c’era o ne fanno un uso limitatissimo. Il divario  tra nativi e non nativi dell’era digitale potrebbe approfondirsi con conseguenze imprevedibili.

Are You a ‘Digital Native?’ | Newsweek Tech and Business | Newsweek.com

Is technology changing our brains? A new study by UCLA neuroscientist Gary Small adds to a growing body of research that says it is. And according to Small’s new book, “iBRAIN: Surviving the Technological Alteration of the Modern Mind,” a dramatic shift in how we gather information and communicate with one another has touched off an era of rapid evolution that may ultimately change the human brain as we know it. “Perhaps not since early man first discovered how to use a tool has the human brain been affected so quickly and so dramatically,” he writes. “As the brain evolves and shifts its focus towards new technological skills, it drifts away from fundamental social skills.”

Beppe Grillo dove ce l’hai il server in Svizzera? Nel bagno? Diccelo maledetto!

Il server di Grillo

Il server di Grillo

Ne abbiamo discusso e scherzato dalle parti di Mantellini, ma dopo le recenti notizie che ci informano di un appartamento acquistato da Grillo in Svizzera la domanda assume carattere di urgenza. E’ in housing? E’ in hosting? Ha il suo server?  E se sì dove ce l’ha il server Beppe Grillo? Diccelo che non resistiamo. Do’ ce l’hai il server? E’ nel bagno vero? Gli diamo fuoco appena lo troviamo. Maledetto…Dove cerchi di andare eh? In Svizzera con il pc sotto braccio, con il server a tracolla? Te la do io la Svizzera! Non si può scappare da un giorno all’altro, così all’improvviso.  Sei solo un hacker politico da quattro soldi. Vuoi scappare, vuoi diventare server irreperibile, far perdere le tue tracce digitali, non vuoi dare conto a nessuno di ciò che scrivi, nemmeno alle webfarm, che ti potrebbero scaricare. Comunque lasciatelo dire che registrare il punto it è stata una bischerata. Chi te lo ha consigliato la Casaleggio?  Con tutti i punti che ci sono oggi potevi prenderne un altro. Tra le altre cose il punto tv è tuo? Ecco! Stai cercando di tornare in tv, ripartendo dalla neutrale svizzera, ora è tutto chiaro.

Berlusconi? Apocalittico e Integrato

Apocalittici e Integrati

Apocalittici e Integrati (Umberto Eco)

L’Italia era il paese dell’immobilità politica e sociale che fu smossa dallo scossone di mani pulite e Berlusconi decise di scendere in campo per cambiarla, rinnovarla e renderla finalmente un paese moderno: veloce e aziendalmente efficiente. Sprizzava novità da tutti i pori il grande Silvio, la sua volontà di cambiamento era Apocalittica, almeno a parole. Vinse a mani basse le prime elezioni del 1994 ma Bossi gli tagliò le gambe sul nascere, dopo pochi mesi: ribaltone e incarico a Dini. Governo di centro destra? Non pervenuto. Ci fu in quel periodo l’incresciosa vicenda dell’avviso di garanzia al G8 di Napoli, che il Cavaliere si è legato a dito; ha fatto un nodo al fazzoletto, e non è propriamente da biasimare. I cambiamenti dovranno aspettare, e mai più con Bossi perdincibacco. Le elezioni successive, quelle 1996, le vince l’Ulivo e l’apocalisse attende, ancora. Ma finalmente si presenta la sua vera prima occasione che gli Italiani gli danno con le elezioni del 2001. Fu la campagna elettorale del contratto con gli Italiani firmato in diretta, cambiare si può, mi impegno a farlo disse. Obama è venuto dopo, ha copiato.  Bossi è stato ricondotto a scudisciate nell’ovile e la maggioranza in Parlamento e al Senato era enorme, quasi stratosferica. Questa volta cinque anni puliti di governo Berlusconi non li ferma nessuno, così l’apocalisse è lì, dietro l’angolo. In questi cinque anni avrebbe dovuto agire con risolutezza, forse tutta quella che dimostra di avere ora, ma molte delle leggi e delle proposte vennero ammorbidite, smussate, limate, aggiustate per non toccare troppo gli interessi di lobby, caste e corporazioni. Nelle commissioni si parla, si modifica e si riduce l’effetto del cambiamento: l’apocalisse si smussa ai lati, perde potenza. L’uragano fa land fall sulla terra ferma dei privilegi, dei poteri acquisiti, delle interpretazioni cavillose delle leggi, dei rimandi ai regolamenti, delle eccezioni, degli azzeccagarbugli che discettano nelle stanze dirigenziali degli enti pubblici. Continua a leggere…

Il tennis e la teoria del caos: la rivoluzione copernicana del punto di vista.

Sistema copernicano

Sistema copernicano

Cambiare il punto di vista da cui si osserva un fenomeno è sempre difficile e possono trascorrere anni primi che la novità venga accettata, perché cambiare comporta sempre dei rischi: rischi per la distribuzione del potere e degli interessi; pericoli relativi alla perdita di credibilità e quindi, di conseguenza, alla possibilità di influenzare gli altri. La storia ci insegna che qualcosa che funziona, anche se è falso, è meglio non cambiarlo e ci sarà sempre qualcuno che cercherà di mantenere lo status quo, non per fedele attaccamento alla sua verità, ma sopratutto per il mantenimento di un privilegio. Un altro motivo che spiega tali resistenze è la sicurezza, anche se illusoria, che ci deriva dall’abitudine: era rassicurante pensare che il Sole sorgesse a est e tramontasse a ovest. Spiegare il movimento apparente della stella con due movimenti del nostro pianeta non solo fu più complesso ma fu anche destabilizzante di tutte quelle certezze che erano divenute abitudine e infondevano tranquillità giornaliera. Accettare di essere su un pianeta che gira su se stesso e orbita intorno al Sole non solo fu destabilizzante ma ho la sensazione che instillò la paura di cadere a testa in giù da qualche parte, e certe paure ancestrali si sconfiggono difficilmente. Le resistenze riscontrate dalla rivoluzione copernicana sono quindi spiegabili, e tali resistenze furono molte e perdurarono negli anni, tanto che l’idea che ci fossero più mondi e più sistemi solari poteva aprire con velocità sorprendente la strada verso il rogo. Continua a leggere…