Il tennis e la teoria del caos. Come si arriva sul centrale di Wimbledon? Il caso Monsour Bahrami
Nei due post precedenti in cui ho parlato del metodo delle scienze della complessità non sono rimasto molto soddisfatto. Mi è rimasta l’impressione di essere stato troppo astratto e ho sempre considerato l’astrattezza una sorta di vaghezza; la stessa vaghezza che mi prefiggevo di criticare. L’assenza di rapporto empirico con le cose è quel difetto che quando siamo a scuola ci fa dire: “ma a cosa mi servono queste cose nella vita reale?” Rimane a volte la forma di domanda, peraltro solo retorica. In realtà quando pensiamo o pronunciamo questa frase o frasi simili siamo certi dell’assoluta mancanza di relazione tra ciò che studiamo e quello che andremo a fare nel nostro futuro. Mai convinzione si rivelerà più sbagliata, fidatevi. Se non ve ne accorgerete vorrà dire che vivete in una specie di sonnambulismo che vi fa solo sfiorare la vita, come i gabbiani di Cardarelli lambiscono il mare. Perché il tennis? Per il semplice motivo che ritengo il tennis uno sport complesso, dove interagiscono tra loro più aspetti, ma non escludo un giorno di scrivere anche di sci alpino, altro sport di cui sono appassionato. Una conoscenza più approfondita può nascere solamente da un metodo interdisciplinare, quindi dall’analisi di un singolo fenomeno da più punti di vista che interagiscono tra loro. Per capire il funzionamento di un aeroplano è necessario sapere molte cose che riguardano l’impianto elettrico, la fisica, l’elettronica della strumentazione, infatti solo conoscendo tutti gli aspetti che concorrono al funzionamento possiamo avere una spiegazione esaustiva. Ma vi sto già annoiando, vero? Lo so. D’altronde solo all’idea di pensarle tutte riguardo a un aereo vengo preso da improvvisi colpi di sonno. Ho appena pranzato capitemi. Che noia! Che barba! Direbbe la Mondaini a Vianello. Che pedanteria! Chi se ne frega dell’aerodinamica: pago il biglietto e volo. Non sono un motorista! Non voglio sapere niente di come funziona un Mercedes a reazione montato sull’ala di un boing. Passo il chek-in e volo. Al diavolo le sinergie e le spiegazioni complesse. Non voglio sentir parlare nemmeno né del metodo né di Cartesio. Già il discorso sul metodo di Cartesio, come dimenticarlo; forse è meglio dire come ricordarlo. Cartesio il padre della filosofia moderna parlava di metodo. Per capire a fondo un problema e risolverlo dobbiamo usare un metodo, ma i metodi sono noiosi. E’ meglio il tennis! Quindi parliamo di tennis e già mi sento più sveglio. Non mi preparo nemmeno il caffè, che avevo intenzione di mettere sul fuoco, ritengo, ormai, di non averne più bisogno. Inoltre sono molti di più coloro che vorrebbero sapere come si raggiungono certi livelli di gioco, piuttosto che capire nei minimi dettagli il funzionamento di una macchina. Calcare la morbida erba del centrale di Wimbledon è un sogno che tutti gli appassionati hanno avuto quando erano ragazzi e forse la speranza non è del tutto spenta sul fondo dei propri desideri, e cova ancora a lungo il calore della brace sotto la cenere. Chissà per quanto? Forse per sempre; perché spegnare una speranza? In fondo Monsour Bahrami questa estate era seduto nella tribuna d’onore accanto Bjiorn Borg, anche se nella sua carriera tennistica risultati non sono mai stati all’altezza del campione svedese. “A quale titolo è lì?” Si chiedeva Roberto Lombardi durante la telecronaca della finale terminata all’inizio della notte Londinese. Già a quale titolo sedeva in quella tribuna il signor Bahrami? Ma forse non serve nessun titolo anche se forse Monsour potrebbe discendere da qualche famiglia nobile iraniana. Sinceramente non sono a conoscenza delle sue origini, ma ritengo che probabilmente le ragioni della sua presenza siano altre: una di queste è senz’altro la sua capacità di gioco che dimostra nel senior tour. Rino Tommasi stesso una volta disse che nonostante non abbia avuto il passato tennistico degli altri giocatori del circuito delle vecchie glorie possiede delle capacità di gioco eccezionali; perdonatemi se non uso l’aggettivo fenomenale. Spero di essere capito, considerato che non ho una particolare predilezione per il sostantivo anche l’aggettivo viene digitato poco volentieri sulla tastiera. Soffro di idiosincrasia per i fenomeni.
Nessun titolo quindi, ma per capire perché Monsour possa calpestare l’erba di Wimbledon, perché Roger Federer vinca così spesso, o perché Andy Murray è diventato così bravo, è necessario unire più discipline, più punti di vista:
Rino Tommasi ci fornirà delle spiegazioni statistiche (“si migliora elevando il proprio gioco o aumentando il tempo in cui si gioca il proprio miglior tennis; chi vince gioca più partite e ha inevitabilmente maggiori occasioni di allenarsi in condizioni di gara”);
Gianni Clerici ci fornirà le sue eleganti spiegazioni psicologiche con Freud e Young (non Donald) che si rimandano la palla delle ipotesi proprio come una partita di tennis.
Dobbiamo aggiungere inevitabilmente anche spiegazioni tecniche del gesto e di sviluppo tattico e quindi perché non chiedere a un maestro, a un allenatore, o a un ex giocatore o giocatrice. Altri ottimi giornalisti potrebbero fornirci chiare sintesi di tutti questi aspetti unendoli in una spiegazione d’insieme. Non è mia intenzione quindi affrontare la questione contestando questi aspetti, per il semplice motivo che le scienze della complessità cercano di indagare ciò che permette un’ interazione tra più visioni e non si prefiggono una semplice critica o confutazione. Il metodo è quello di stabilire come si relazionano tutte le analisi in presenza o in assenza di determinate condizioni, perché a volte un particolare punto di vista può fornire una maggiore forza esplicativa a tutti gli altri, senza necessariamente contraddirli, bensì assimilandoli in una visione maggiormente esplicativa quindi più veritiera.
Torniamo a Monsour. Vince molto quindi migliora sia elevando il proprio gioco sia aumentando il tempo in cui lo gioca: perfeziona anche il gesto tecnico, giocando molto, e quindi di conseguenza può apprendere e iniziare a mettere in pratica tattiche che in precedenza (quando aveva capacità tecniche minori e un numero di autonomia limitata) non poteva utilizzare. Tutti gli aspetti procedono progressivamente sostenendosi a vicenda, sorreggendosi e aiutandoci a capire lo sviluppo tecnico tattico di un giocatore. Questo può essere considerato una approccio sinergico classico di analisi, ma la teoria del caos fa qualcosa di più ci spinge a prendere in considerazione anche elementi piccolissimi da cui tutto può partire solo per il fatto di essere presenti. E’ quello che cercherò di spiegare nel modo più semplice possibile, utilizzando un procedimento logico ipotetico. Supponiamo che Monsour abbia una piccola caratteristica fisica, talmente piccola che generalmente non viene considerata determinante, ma che in realtà solo per il fatto di essere presente consente di imprimere una maggiore energia alla pallina. Tale energia a seconda del gesto può configurarsi come un maggiore spinta in un colpo piatto o in una maggiore rotazione. Non molto all’inizio: una cinquantina di centimetri in lunghezza e qualche giro in più al minuto di rotazione. I miei sono esempi estremamente semplificati. Ritengo inoltre che la differenza iniziale possa essere maggiore se si considera l’effetto sul colpo in rotazione e velocità. Basta sapere dove guardare per rendersene conto. Ma, ai nostri fini, questi esempi credo che possano essere sufficienti. Siamo al primo incontro e Monsour ha difronte un avversario con le stesse ore di gioco e quindi una simile capacità tecnica, ma non ha quella piccola caratteristica che invece possiede l’iraniano. Quali sono le differenze tra i giocatori? Sono piccole o sono grandi in un sport complesso come il tennis? Ritengo che le conseguenze siano già abbastanza evidenti già al primo incontro. Cosa ha in più Monsour?
- In fase di palleggio una palla mediamente sempre più lunga di 50 cm;
- Se spinto in fase di recupero riuscirà a superare la rete da distanze maggiori di 50 cm rispetto al suo avversario.
- Una maggiore rotazione gli consentirà di:
- avere un approccio in back che rimane più basso consentendogli di prendere la rete con più efficacia;
- avere un colpo in top spin che rimbalza più alto e che sfruttando l’effetto Bernoulli avrà maggiore tendenza a rimanere all’interno della linea di fondo.
- Riuscirà a colpire al servizio con slice e kick con più facilità.
Tante viste nel loro insieme vero? Questo insieme di possibilità in più, precluse al suo avversario, è molto probabile che gli consentiranno di vincere l’incontro, e avere accesso al turno successivo, giocare nuove partite, e avere nuove possibilità di allenamento, che gli permetteranno di acquisire sicurezza nei colpi, perfezionare la tecnica e acquisire anche una maggiore fiducia in se stesso.
La varietà di colpi e rotazioni apre scenari tattici da poter utilizzare a seconda delle condizioni della partita: attacchi in back; servizi slice che consentono di prendere la rete; top spin profondi che permettono attacchi in contro tempo. E’ iniziata l’evoluzione. E’ partita la corsa verso il centrale. Tutto confluisce in una visione complessa ma perfettamente articolata: tecnica, psicologia, statistica, si fondono nelle caratteristiche del giocatore. Ci saranno da valutare sicuramente anche altre condizioni che sono date all’inizio, come il particolare carattere di una persona (più o meno determinato o più o meno arrendevole) a seconda delle condizioni di vita sociale al di fuori dell’ambiente tennistico; ma credo sia evidente che sicurezza e determinazione personale saranno accresciute dalle possibilità di gioco acquisite. L’incertezza e la debolezza aumenteranno difronte all’assenza di condizioni che permettono lo sviluppo del proprio gioco. Difficilmente il processo può essere invertito perché le caratteristiche fisiche possono conferire fiducia in merito allo svolgimento di determinate attività, mentre una sicurezza in se stessi sconfinata, anche se quasi divina, difficilmente sarà in grado di modificare la fisicità di una persona. Tra atleti di simile livello anche una condizione psicologia può risultare determinante, ma mi sembra anche incontrovertibile che le abilità acquisite infondano sicurezza, e possano sostenere o schiacciare, in una scala di gradazioni infinite, la forza di un carattere.
Queste sono le conseguenze di quello che viene chiamato effetto farfalla: provoca uragani e permette a qualcuno di camminare sul centrale di Wimbledon, come a Monsour Bahrami. E’ sufficiente una piccola differenza e un tempo sufficientemente lungo.
p.s. Ai ragazzi che si avvicinano a questo sport suggerisco di aver cura e dedizione nel perfezionare una buona tecnica, perché qualora vi trovaste difronte avversari con una migliore predisposizione ma che non hanno avuto la costanza di perfezionare il gesto sarà per voi possibile avere la meglio e vincere. Nel caso in cui abbiate difronte avversari che hanno avuto la vostra stessa passione nel migliorarsi e in più abbiano condizioni fisiche più favorevoli delle vostre avrete comunque raggiunto la vostra vittoria, che non avrà nulla da invidiare a quella di coloro che hanno camminato sull’erba del campo centrale di Wimbledon. Sarà per voi come aver passeggiato su quel soffice campo verde, anzi avrete qualcosa di più, perché capire è una vittoria di livello diverso, forse più alto.
Fabrizio Brascugli


















Mansour Bahrami finalista in doppio al Roland Garros, vero funambolo e giocoliere, ( da vedere quando serve con 5 palline in una mano) e soprattutto gran signore.
Complimenti Fabrizio per questo post
Da domenica prossima Bercy (per gli italiani inizio il venerdi con le qualif. sperando che al lunedi ce ne sia ancora qualcuno) tilden comunque ci sarà.
Vale
@tilden
Grazie. Bercy lo guarderò. Fammi sapere dell’intervista a Fognini se hai tempo. Per quello che mi dicevi al tel ti mando una e-mail
ciao
fabrizio
io vorrei invece ricordare l’impresa della Pennetta che ha perso a Zurigo in finale da V. Williams. Arrivare fin li non è stato facile. Ed i colleghi maschietti invece arrancano e parecchio…. Bel post, ma leggendo Tilden su Bercy la mia mente è volata alla Pennetta. Del tennis femminile si parla sempre troppo poco a mio avviso…
Ciao!
))
Daniele
@Daniele
vero e poi è quello che ci da più soddisfazioni, ma rimedierò
ciao
Si chiama CaRdarelli con la R il poeta! ignorante
Grazie della segnalazione del refuso. Te invece genio della lampada cosa fai nella vita? Se vuoi ti assumo come correttore di bozze.
D’altronde se tu avessi sfogliato il blog lo avresti capito dal permalink.
http://lealidellafarfalla.wordpress.com/2008/01/31/cardarelli/