Lo strano caso del dott. Roger e Mr. Federer
Imbattibile fino allo scorso anno quando portò il numero degli slam vinti a 12 e riuscì a chiudere la stagione conquistando tre dei quattro tornei dello slam, impresa che gli è riuscita tre volte, Roger Federer, lo svizzero numero uno del tennis mondiale, sembrava orientato a mantenere la sua posizione ancora per molto tempo, e in molti erano convinti che il 2008 fosse l’anno giusto per ripetere le gesta di Don Budge e Rod Laver. Ma i risultati hanno deluso sia il campione svizzero sia chi pensava si stesse avvicinando un evento storico che, nel modo del tennis, è assente dal 1969; anno in cui Laver fece “quadripletta” dei tornei più importanti. Quali sono le cause della crisi di Roger che anche ieri è uscito sconfitto dall’incontro con Ivo Karlovic, giocatore non certo di primissimo piano? Sembra che lo svizzero inizi a perdere con frequenza, anche con giocatori non proprio della caratura di Nadal, Djokovic o Murray.
Insomma perde colpi, perché a tennis si gioca con i colpi e non con le spinte tanto care all’atletica dei lanci, anche se dal punto di vista meccanico ci può essere l’influenza della spinta di gambe, la differenza la fa il colpo. Il verbo colpire ha un significato diverso dal verbo spingere. Hit or Push. Le cause del motivo per cui i colpi di Roger sembrano non essere più efficaci come lo erano solo lo scorso anno e, ancora di più, gli anni precedenti, possono essere ovviamente molteplici: un calo fisico può farlo arrivare in ritardo sulla palla; una insicurezza che si è fatta largo con le sconfitte subite potrebbe indurlo alla prudenza, facendogli rallentare il braccio tanto che il suo rovescio e il suo dritto diventano facili da controbattere, e sottolineerei il verbo battere; la mononucleosi può averlo debilitato più di quanto si pensasse; i suoi avversari potrebbero aver preso fiducia e non temerlo più come prima; tutti questi elementi insieme avranno un effetto ancora maggiore. Ma c’è un altra eventualità, per altro romanza, che confonde la realtà con la fantasia a causa di un lassismo regolamentare e di storie di qualche anno fa su racchette che sparivano e ricerche affannose di giocatori. Sampras, Edberg e Curier giocavano tutti con la stessa racchetta: la wilson pro staff 85 prodotta nello stabilimento Wilson sull’isola caraibica di St. Vincent, di cui ho una copia faticosamente vinta all’asta su E-bay. Quando lo stabilimento fu chiuso i tre sembrarono impazzire, perché i nuovi attrezzi prodotti nella Cina neocapitalista sembravano non essere uguali a quelli precedenti. Si vocifera che Sampras prese l’ultimo stock e finì la carriera con le 400 che aveva. Edberg, si racconta, sguinzagliò amici e manager a giro per il mondo per acquistare le ultime rimaste della serie caraibica e Curier si narra che comprò gli stampi. Leggende e romanzi! Ma le leggende alcune volte nascondono un fondo di verità. Forse non tutti sanno che l’isola di Gran Kayman dove ci sono miliardi di capitali off shore, cioè a largo, era realmente L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, dove i pirati nascondevano i profitti delle loro incursioni e razzie, nel romanzo, nella realtà, e ancora oggi. Sempre a largo, al sicuro. Ma se lasciamo leggende e romanzi ai loro luoghi di realtà creativa, l’unico fatto certo che rimane è che da allora il modello di punta è stato dato solo a un giocatore, lasciando giocare gli altri agonisti con modelli simili, ma non identici. Un altro fatto certo è che i giocatori sembrano risentire molto, nel loro gioco, di un passaggio da una racchetta a un altra, e se si accorgono di qualche cambiamento fanno di tutto per tornare a giocare con la loro vecchia amatissima racchetta, di cui erano giustamente gelosissimi. D’altronde i loro gesti sono stati ottimizzati con migliaia di ore di allenamento. A questo punto punto vi chiedo uno sforzo ipotetico, ma non necessariamente assurdo: supponiamo che le racchette si possano modificare in modo tale che prendendole in mano non ci si possa accorgere delle differenze; in modo tale che i nostri sensi vengano ingannati. Ho scritto che non
è necessariamente assurdo perché nella realtà della nostra vita i sensi vengono ingannati spesso e ci fanno credere una cosa invece di un’altra, in molte situazioni. Le illusioni ottiche dei miraggi delle oasi ne sono solo l’aspetto più macroscopico, ma ci sono molti esempi in cui le informazioni che arrivano al nostro cervello sono ambigue, errate o assurde. Le zampe dell’elefante che è nell’immagine ne sono un esempio.
Sembra la stessa racchetta, ma in realtà non lo è e i colpi che ne escono potrebbero essere più o meno precisi, più o meno potenti, più o meno efficcienti e comunque diversi, anche se di poco, da quelli che il giocatore era abituato a giocare. Con un certo movimento il lungo linea spaccava la riga in due, mentre ora c’è un margine d’errore più ampio. Sempre con un movimento perfezionato negli anni il rovescio passante incrociato spioveva nove volte su dieci preciso all’incrocio delle righe del servizio, mentre con il nuovo attrezzo gli errori salgono a tre. Questa piccola differenza, impercettibile ai sensi, potrebbe essere più che sufficiente già in sé e per sé per mettere in difficoltà un giocatore in situazioni di gioco estremamente competitive, e se ci fossero anche altre circostanze sfavorevoli le farebbe interagire al peggio: un calo fisico complicherebbe ancora di più la partita quando, invece, si avrebbe bisogno di una maggiore preparazione atletica; subentrerebbe una maggiore sfiducia nei propri mezzi che con il tempo tenderebbe a aumentare; al contrario gli avversari diverrebbero più sicuri delle loro capacità e sarebbero portati a assumersi più rischi, aumentando le difficoltà di chi li deve contrastare in condizione sistemiche non ideali. Il risultato sarebbe quello di innescare un processo involutivo a partire da una piccola differenza: insignificanze e uragani, anche se in senso inverso. In una ipotesi romanzesca il dott. Roger si trasformerebbe in Mr. Federer, così come il dottor Jekyl cambiava completamente le sue caratteristiche in quelle di Mr. Hyde, semplicemente bevendo una pozione. Sempre Stevenson. Esisterà davvero l’isola del tesoro? E se avesse ragione quel vecchio, considerato da tutti pazzo, che diceva di aver visto la mappa? Credo che serva l’antidoto per far tornare l’ottimo dott. Roger, o l’amabile Jekyl.
















Quindi modificare un “ingrediente” o le “dosi” dello stesso fanno cambiare tutto perchè si era abituati a quella racchetta con quel peso quella “sostanza”ecc…
Quindi, o ci si riabitua, (ma bisognerebbe anche sapere che questo nuovo dovere di riassetto è necessario) o si rischia il patatrac…
E’ una tesi molto realistica e per niente campata in aria!
Gran pezzo…! Hai una S.Vincent…!!! ho alcune pro staff 85 ma non di quella mitica fabbrica… in cosa è diversa dalle altre, secondo te?
le ultime due ancora da incordare che ho, me le sono fatte spedire dal Canada ma non sono di quella superrazza. Sono belle lo stesso però… mai altra racchetta lo è stato così, per me…
Povero roger, spero sia solo un problema di motivazioni; mi ricorda drammaticamente il mio mac post 84… speriamo bene…
saluti
andrea
P.s.
sto giocando con la blade 93, ottime sensazioni…!
@daniele
sì o ci si abitua o si rischia, ma per chi ha ormai un meccanismo automatizzato è difficile sopratutto se si perdono milioni di dollari, sai al circolo al massimo si scommette una birra.
@andrea
grazie e benvenuto
Nel gioco rispetto alle prime che furono costruite in Cina appare più solida all’impatto e da la sensazione di essere più rigida e probabilmente lo è. Di grafite infatti ce ne sono vari tipi, basta pensare alla durezza diversa dei vari lapis da disegno dal 3H al 3B. Ci gioco di rado ma è un piacere usarla: precisa, secca, pulita all’impatto nonostante abbia quasi 20 anni. Per riconoscerla ci sono due modi ma il secondo è quello più sicuro: il tappo in fondo al manico è bianco con la W rossa, e nelle lettere dei numeri di serie deve esserci la lettera Q. Ma i tappi si possono cambiare, quindi il modo più sicuro è quello di vedere se la grafite superficiale è stata graffiata e se sotto appare uno strato di colore rosso, perché in quelle costruite dopo non c’è e sotto la vernice nera sono bianche, cmq chiare.
Un saluto
Qualcuno sostiene che per essere più competitivi si deve alzare il proprio livello di gioco oppure tenere il proprio livello per un tempo maggiore. Direi che Roger non ha perso il talento che si ritrova. Direi piuttosto che comincia a giocare con troppa poca continuità.
Complimenti. Ottimo post!
Buone vacanze e buon divertimento.
@peppiniello
sono d’accordo, è molto discontinuo e bisognerebbe indagare da cosa deriva questa discontinuità. Inoltre è atleticamente meno dotato di Nadal e la differenza inizia a farsi sentire sempre di più
@Giorgio & francesco
grazie buone vacanze anche a voi.
Purtroppo comincio a credere che Federer possa esserel’ultimo appartenente alla stirpe dei giocatori di puro polso. Al giorno d’oggi con le racchette e la condizione fisica raggiungibile da fenomeni come Nadal, credo che la leggiadria e la leggerezza di Roger non possano essere più sufficienti. La palla arriva di la troppo velocemente mail problema è che torna indietro a velocità ancora maggiore.
Federer è spiazzato da tutto ciò. Nadal, Djokovic, Murray, Gulbis sono questi i giocatori del futuro. Tutti bimani tutti gran colpitori. Il fatto che non nomini un talento assoluto come Gasquet deve far pensare.
Peccato
@peppiniello
Sono perfettamente d’accordo, anche per quanto rigurda Gasquet. E’ vero che certe tipologie di persone erano sempre avvantaggiate, ma oggi lo sono ancora di più. Aumentare il diametro delle palline (quindi il peso) per limitare il numero di servizi vincenti, ace e fondamentali troppo potenti è stato un errore ulteriore, perchè di fatto ha limitato solo il numero di persone che riescono a imprimere tali velocità e tali rotazioni. Isner, Karlovich, lo stesso Nadal ne sono un esempio. Chi ha il fisico (sempre meno) per imprimere la stessa velocità a una palla più pesante mette l’avversario difronte a un proiettile a cui è difficile rispondere. Gasquet a Roma l’ho visto da vicino e fisicamente è un normodotato e deve sopperire sempre con la tecnica per stare a ruota degli altri, ma tale sforzo risente anche del minimo calo fisico e e mentale rendendolo discontinuo.
ciao fabrizio