Verso il grande slam del noumeno, finalmente.
E’ probabile che molti rimarranno perplessi a leggere questo strano e poco usato sostantivo, e devo ammettere che i ricordi che evoca in me risalgono alle temibili interrogazioni del liceo, quando iniziammo, i miei compagni e io, ad armeggiare con i pensieri dei molti filosofi del programma del triennio. E’ molto più comune e di facile comprensione la parola fenomeno: è più usata ed è più immediatamente riconoscibile il suo significato, ma si ferma all’apparenza. Chi indaga e cerca di capire va oltre il mero apparire e spesso, senza nemmeno sospettarlo, è proprio alla ricerca del noumeno che, come mi veniva spiegato nelle aule degli anni ‘80, è dietro al fenomeno. Ognuno di noi è alla continua ricerca di spiegazioni nella propria vita che gli consentano di capire perché le cose accadono e perché accadono secondo una particolare modalità. Il sole sorge a est e tramonta a ovest; e questo è un fenomeno. Il fatto che la terra ruoti sul proprio asse è il noumeno, ovvero ne è la spiegazione delle cause. In Platone è sinonimo di elemento intellegibile o idea, infatti indica ciò si può cogliere solo con il ragionamento. Siamo animati dal desiderio di conoscere per appagare la nostra curiosità e nostri impulsi di capire ciò che ci circonda, e dopo gli istinti più strettamente corporei la ricerca della conoscenza è lo stimolo più forte che abbia mai animato le azioni degli uomini. Lascio all’ottimo sito di La Botte di Diogene la possibilità di soddisfare la curiosità di chi sia interessato al rapporto di altri filosofi con questo sostantivo dall’uso inconsueto, perchè il mio intento è quello di indagarne uno in particolare. Sommersi dal mero accadere delle fatti, sopratutto nello sport, e il tennis non è da meno, sopraffatti dal numero dei fenomeni rischiamo di rimanere ipnotizzati davanti all’immagine dell’accadimento; dimenticandoci che molto spesso una ragione è ipotizzabile anche per i fenomeni più rari e bizzarri. Con gli articoli presenti nelle categorie il tennis e la teoria del caos e complessità possiamo avere un quadro generale della situazione: abbiamo capito cosa è un attrattore e l’importanza delle condizioni iniziali analizzando la rivalità tra Federer e Nadal; utilizzando, quindi, un approccio complesso. Allo stesso modo abbiamo cercato di capire i motivi dei tre Grand Slam di Budge e Laver e le ragioni del loro tennis completo a tal punto da potersi adattare a due superfici profondamente diverse come l’erba e la terra battuta. Abbiamo anche anche visto che nessuno riesce più a ripetere il Grande Slam e che, coloro che sono riusciti a vincere tutte e quattro le prove dello slam nella storia del tennis si contano sulle dita di una mano, perché sono solo cinque. Valutata la rarità di questi eventi o fenomeni a questo punto non ci resta che procedere verso la data del 25.08.2008, quando si realizzerà, in mancanza di altro, il Grande Slam del noumeno. In questo caso i fenomeni ci hanno dato una mano evitando di verificarsi.
Mancava qualcosa: un piccolo tassello, un particolare quasi insignificante, che, una volta preso in considerazione può far confluire ogni altra analisi e opinione sui vari aspetti tecnici di questo sport complesso verso una nuova chiarezza, dove tutto sembra trovare il proprio posto in un ordine preciso. Forse sapere è qualcosa di più del semplice fare. Capire come si arriva a certi livelli di competitività ha qualcosa in più del semplice raggiungerli? Non so fare un paragone tra due categorie diverse e allo stesso tempo complementari come lo sono quella del pensiero e quella della semplice azione, ma agire e capire non si escludono necessariamente a vicenda. Con i fenomeni che sono sempre più rari è probabile che sia arrivato il tempo del noumeno. La scoperta mi è costata anni di tentativi, domande, ipotesi e non meno preziosi sono stati i consigli di amici, ma a questo punto l’ipotesi sembrerebbe reggere a ogni tentativo di confutazione. Sembra essere una teoria resiliente.
“In generale nel processo di acquisizione della conoscenza, ci sono tre livelli: ascoltare, pensare e meditare. Dunque il semplice ascoltare e la conoscenza che ne deriva sono assai superficiali. Bisogna formarsi un proprio pensiero e sperimentare, investigare, analizzare ulteriormente. In questo modo, si consegue una consapevolezza più profonda. Allora, la conoscenza è più valida e alla fine può trasformarsi in azione.”
Dalai Lama















Ciao….
Sono latitante da un pò, ma continuo a leggerti…
Lascio un commento veloce, più che altro per la coincidenza….oggi ho scritto un post un pò simile al tuo….coincidenza reale o solo un’”ombra” della coincidenza reale?
A presto!
ciao felice di rincontrarti! a presto