Tennis: ritiri e racchette
Riporto il link all’articolo di Ubaldo Scanagatta, che ho avuto il piacere di conoscere la scorsa settimana agli Internazionali d’Italia presentato da un amico comune (Tilden su questo blog), nel quale si analizza in modo chiaro e efficace alcune problematiche del tennis moderno, che sono emerse con le nuove attrezzature di gioco: racchette, corde, superfici dei campi. Tra gli aspetti più eclatanti ci sono gli infortuni ai giocatori, che, sempre più spesso, scendono in campo con fasce e tutori per proteggere le articolazioni sempre più esposte alle sollecitazioni di un gioco muscolare. Come sottolinea Scanagatta le racchette di oggi consentono, ad alcune persone, di imprimere enormi velocità e rotazioni vorticose (la palla che esce dal dritto di Nadal, per esempio, ruota su se stessa 5.000 volte al minuto); ma il prezzo da pagare qual’è? Gli infortuni, i ritiri e con loro la qualità del gioco. Un boomerang verso gli stessi tornei e la popolarità del tennis.
Ubitennis – Allarme ritiri: 26 in 35 giorni
ROMA _ Tennisti a pezzi. Una volta si facevano male solo a fine anno, usurati da una stagione troppo lunga ed intensa. Adesso si fanno male in tutte le stagioni. Si fanno male in troppi perchè la vicenda non sia quantomeno sospetta.
Epicondilite: una delle cause. Come scegliere la racchetta.


















Ma secondo te veramente le racchette sono cambiate così tanto? Non parlo di quelle di legno certo. Gioco con la Pro Staf fda tanti anni e posseggo un pò tutti i modelli delle serie: la mitica 85 di Sampras e Courier, la Hiper del primo wimbledon di Federer, la ncode e l’ultima la karophite con cui gioca attaulmente. Stesso peso, stesse sensazioni, secondo me e molti altri, stessa racchetta. Parlo di una racchetta nata negli anni 80 con cui giocava la Evert a fine carriera, Connors nell’84 e poi tanti altri…
forse la grande rivoluzione sono state le corde. O magari devo credere a Leconte che provando la babolat modello Roddick ha detto in un’intervista che avrebbe servito a 250 sempre?
forse la preparazione atletica dei giocatori influisce molto più dell’attrezzo nella velocità del gioco?
andrea
Anche le corde hanno influito molto nel cambiare il gioco, specialmente con l’avvento degli ultimi monofilamenti sintetici, come scrivi giustamente tu. Queste nuove corde consentono di imprimere molta rotazione. Concordo con te anche sul fatto che il grande cambiamento nelle racchette c’è stato con il passaggio dal legno ai materiali compositi (graphite kevlar) che sommato alla nuova “rivoluzione” delle corde ha contribuito a modificare molto il gioco. Ma credo che proprio questo passaggio abbia contribuito a far emergere i valori atletici e corporei, facendo passare in secondo piano quelli tecnici. Chi basa il suo tennis sulla tecnica è chiamato sempre di più a sforzi di precisione di gesto e posizionamento, che nell’economia di una gara, di una stagione e di una carriera ne limitano il rendimento. Sempre l’impatto in avanti, sempre con il peso in avanti, raggiungere sempre la palla in perfetto equilibrio, perché ogni minima imperfezione significa giocare un colpo meno efficace.
Essendo il corpo una “macchina” credo sia fisiologico che aumentandone l’usura (cioè il numero di partite giocate) sia naturale e fisiologico un maggior logorio. La possibile soluzione ci sarebbe, qui come nel calcio, e sarebbe quella di giocare meno (e questo ai giocatori potrebbe anche andare bene) ma anche di guadagnare meno (e questo credo non li renda molto felici).
Una cosa è certa, semifinali come quelle maschili (non) giocate a Roma sono un brutto brutto segnale per questo sport.
@chitg,
si guadagnare meno da fastidio a tutti.
A Roma di solito vado nei primi turni: ci sono un molte pertite da vedere e meno rischi del tipo di quelli che sono capitati quest’anno