Flavia Pennetta sconfigge Venus Williams
Con il punteggio di 75, 63 l’Italiana si qualifica per gli ottavi di finale, sconfiggendo la più quotata, almeno sulla carta, Venus Williams. L’intervista di Ubaldo Scanagatta a Flavia. Va invece male a Simone Bolelli che lascia strada in tre set (76,64,76) al francese Llodra che giocava davanti al suo pubblico sul centrale del Roland Garros. Si fa invece strada il lettone Gulbis: i talenti naturali sono sempre più rari. Al di là degli ottimi maestri, dell’allenamento, delle possibilità economiche, delle qualità fisiche consuete, psichiche e atletiche esiste una particolare condizione che permette di far interagire al meglio tutte queste variabili. Apre linee evolutive, permette sviluppi verso attrattori, schiude novità. Tutto ciò che sembra precluso diviene raggiungibile. Se questo elemento è assente la sua assenza funge da vincolo: chiude, stabilisce drastici limiti invalicabili, non permette l’apertura al nuovo. Anche tutto questo è l’effetto farfalla: apertura a possibilità nuove. Non è nè la dedizione nè il metodo nè la tecnica, ma se ne serve; altrimenti chiunque si impegnasse con metodo e tecnica riuscirebbe a raggiungere i suoi obiettivi, ma sappiamo tutti che non è sempre così. E’ un elemento che fa da attrattore e guida il sistema verso nuovi confini, nuovi limiti, nuove vittorie. La complessità non è l’alibi per nasconderci dietro la facile ipotesi dell’incomprensibilità, ma è una sfida dell’intelligibilità che, se accettata, permette di scoprire nuovi ordini dall’apparente disordine, nuove spiegazioni, nuovi significati. Nuove idee che interagendo con quelle classiche si fanno avanti e permettono di ampliare lo spazio della conoscenza, del sapere e, al tempo stesso, di aprire i nostri orizzonti verso nuove sfide di comprensione. Complimenti a Flavia.
ricerca più approfondita sulla questione degli inceneritori. Provocano danni alla salute o no? Cosa dei prodotti della combustione provoca danni? Visto che le nanotecnologie hanno fatto progressi enormi, anche nella costruzione delle racchette da tennis, mi sono chiesto se dai camini degli inceneritori escono particelle più sottili di pm 10, le uniche che sembra siano prese in considerazione dalla normative vigente. La combustione dei rifiuti oltre alla quantità di pm10, ritenuta minima e quindi priva di conseguenze, produce anche particelle più sottili e più dannose come le pm 2,5, pm1, pm 0,1? Secondo alcuni sì, ma nessuno si preoccupa di controllare la veridicità di chi sostiene questa tesi, liquidandola come se si trattasse di una improbabile ipotesi, che non merita verifiche. Il professor Montanari sostiene che siano nocivi, altri dicono di no, ma mi sembra evidente che se parlano di cose diverse potrebbero avere ragione sia i sostenitori della salubrità degli inceneritori, sia chi sostiene la loro pericolosità. Le altissime temperature impedirebbero la produzione di diossina, ma non quella di particelle più piccole e ancora più nocive. Nel dubbio sono propenso a non fidarmi. Preferirei che venissero fatti studi più approfonditi anche perché le conseguenze sulla salute, non trattandosi di semplici raffreddori, è probabile che si verifichino su archi temporali molto lunghi e non entro un mese o due. Per valutare le conseguenze dell’ infinitamente piccolo occorre, a volte, prendere in considerazione l’ infinitamente grande. Le conseguenze più macroscopiche se non fossero immediate potrebbero richiedere tempi lunghi per divenire evidenti. Inoltre non metto in dubbio che alcuni inceneritori siano indispensabili per far fronte, purtroppo, all’enorme quantità di rifiuti, semplicemente mi sembra eccessivo cercare di farli passare come la soluzione per tutti i mali, quasi fossero una cura miracolosa. Se non altro anche perchè non funzionano senza la raccolta differenziata che non sostituiscono.








La calunnia
E’ il premio per il miglior grande fratello, ovvero chi, azienda, ente pubblico o persona fisica si avvicina maggiormente alle linee di controllo esposte nel famoso romanzo di George Orwell 1984. Da Bruno Vespa a Frattini, al Ministero delle Finanze a Yahoo c’è da divertirsi. I premi assegnati sono cinque:
Roger Federer è stato sconfitto in due set da Radek Stephanek il quale nel computo globale dei punti ne ha realizzati due in meno: 84 a 86. Nel tennis sono cose che possono succedere, capitò anche a Stephan Edberg contro Michael Stich nella semifinale di Wimbledon del 1991 persa 64 76 76 76 senza che lo svedese cedesse mai il servizio. Vidi giocare Stephanek per la prima volta al torneo di Milano nel 2003 e in quel periodo era considerato uno specialista del doppio, ma le qualità che potei apprezzare lo portarono negli anni successivi ad entrare tra i primi 10 del mondo. Le abilità di gioco al volo, perfezionate negli anni, gli hanno permesso oggi di sconfiggere Federer che dopo l’eliminazione di Nadal era da considerare, tutto sommato, il favorito del torneo. Il tentativo volontario o inconsapevole di rendere il gioco moderno sempre più monocorde e da fondo campo, perchè anche lo svizzero non è da considerare un attaccante puro, seminando loietto sui campi di Wimblendon, alleggerendo le racchette, e allargando il piatto corde, sembra evidenziare la mancanza di abitudine dei giocatori (non escluso il numero 1) all’utilizzo del colpo passante. Alcuni potrebbero dire che il campione svizzero ha giocato male, ma personalmente credo che la differenza l’abbia fatta il ceco con il suo gioco d’attacco, giocando un tennis che si era spento con Edberg, Becker, e in parte lo stesso Stich. L’altro lato della medaglia della complessità è d’altronde l’imprevedibilità: possiamo immaginare con un discreto margine di sicurezza cosa impediamo che accada, ma spesso non possiamo pretendere che tutte le conseguenze siano precisamente quelle che desidereremmo ottenere. Se non alleniamo il passante questo colpo potrebbe tradirci. Era prevedibile? Andare a prendersi il punto a rete rimane comunque una rarità.
manager che si sentono i padroni dello sport in cui lavorano e non per cui lavorano. Laure si rende conto che l’attrezzatura permette di fare la differenza e evidenzia come questo aspetto possa snaturare i valori di una competizione, non perchè la tecnologia sia un male, ma solo e perchè dipende da come e da chi è gestita. La Sharapova si rifiuta di girare uno spot alla vigilia del torneo di Roma e rischia di essere mutata di 700.000 dollari. Sarebbe troppo a ridosso della competizione. Il tempo e le energie sprecate sul set andrebbero a discapito di quelle da dedicare alla gara. Anche lei si rende conto che gli sportivi non sono più considerati come degli atleti, donne e uomini, ma solo come dei simboli, dei marchi, da utilizzare per diffondere e vendere l’immagine di un prodotto. “Queste sono le regole” le ha risposto Andrew Walker, il portavoce della WTA. Al signor Walker vorrei ricordare che la storia ci ha insegnato a cambiarle in meglio le regole, cercando di sfruttare le nostre capacità per fini di perfettibilità, ma forse lui vive ancora al tempo della legge del taglione.
Finiranno per mettere dei motori nei costumi? Chi garantirà che l’attrezzatura usata sia uguale per tutti nello sport, (che sia il nuoto, il tennis, lo sci, il surf, la pelota basca o le piste di palline sulla sabbia), quando serviranno sofisticate prove di laboratorio per sapere se ci sono vantaggi che peraltro possono essere individualizzati, cioè studiati in laboratorio per un singolo atleta? Perché una casa costruttrice dovrebbe spendere risorse per ottimizzare l’attrezzatura a tutti gli atleti, quando è solo uno che farà il record? Ottimizzarla al singolo, magari uno tra i più bravi, significa avere più probabilità di fare record, in modo che questo singolo possa competere al meglio in più circostanze e avere maggiori ritorni pubblicitari dai suoi successi? Se al migliore diamo il meglio dominerà? Se lo sport vi piace così…















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