Federer vs Nadal. Competere grazie alle competenze: una spiegazione caotica della rivalità
Chi segue il tennis sa che Rafael Nadal vince molto spesso contro Roger Federer sulla terra battuta, mentre sulle superfici veloci lo svizzero prevale la maggior parte delle volte. Si sono spese e si stanno spendendo molte parole per spiegare i motivi del ripetersi di questi eventi, alle puntuali, precise e valide analisi di molti giornalisti del settore mi sento di aggiungere un analisi che prende in considerazione il concetto di complessità. Tale prospettiva non avrà come fine ultimo quello di contraddire le ipotesi di molti addetti del settore, ma semplicemente di prenderle in considerazione da un altro punto di vista, che in certi casi potrebbe addirittura avvalorarle maggiormente anche cambiando il rapporto tra causa e effetto, ovvero valutando come effetto ciò che è normalmente considerato una causa e viceversa. Ognuno di noi nell’arco della propria vita sviluppa delle competenze in determinati settori, ma tali
competenze si sviluppano sulla base di alcuni requisiti con cui ognuno di noi nasce. Chi ha ottime capacità analitiche ha buone probabilità, iscrivendosi all’università di matematica, di divenire molto competente in questo campo; chi nasce con una bella voce tenorile avrà molte possibilità di divenire un bravo cantante se si dedicherà alla musica e al canto. Maggiori o minori competenze si sviluppano anche i base alle caratteristiche che ci contraddistinguono, che possiamo chiamare condizioni iniziali. Ognuno ha le proprie e spesso differiscono molto da persona a persona. Sviluppare competenze in assenza di condizioni iniziali è molto difficile se si vogliono raggiungere livelli di eccellenza, anzi in assenza di condizioni iniziali spesso tali livelli sono preclusi. Se la farfalla non batte le ali l’uragano sicuramente non ci sarà. Nello sport accade lo stesso. Se un pallavolista è alto un metro e settanta difficilmente riuscirà a sviluppare le competenze di gesto, timing e stacco dello schiacciatore, è molto più probabile che perfezioni la tecnica per una alzata di precisione da servire all’ala o all’opposto. Le competenze che un atleta sviluppa sulla base delle proprie caratteristiche gli servono per competere con gli altri atleti. Accettare il paradigma della complessità significa anche assumere che ogni differenza, anche minima, tra due atleti innescherà dei processi che implicheranno l’acquisizione di saperi diversi e quindi di competenze diverse da utilizzare per prevalere in una competizione. Il difensore di una squadra di calcio acquisirà delle conoscenze diverse da quelle dell’attaccante; un fondista imparerà a gestire lo sforzo e le energie nell’arco della gara. Uno sciatore a
seconda delle proprie caratteristiche fisiche e muscolari imparerà i movimenti migliori per la specialità per cui possiede maggiore predisposizione, che sia la discesa libera o lo slalom speciale. Non ho motivo di dubitare che questo accada anche nel tennis. Una piccola differenza nelle condizioni iniziali porterà all’acquisizione di capacità e abilità molto diverse nell’arco degli anni che diverranno le caratteristiche di gioco di un tennista. Diverranno il suo bagaglio di sicurezza e abilità, in grado di scavare abissi nei confronti degli altri giocatori. Se partiamo dall’ipotesi che Nadal ha qualcosa in più nelle condizioni iniziali rispetto a Roger Federer possiamo ragionevolmente dedurre che tale differenza gli ha permesso di apprendere una tecnica e una sicurezza di gioco sulla terra battuta che lo svizzero non riesce a contrastare perché, nonostante sia dotato di un tecnica migliore dal punto di vista stilistico di quella dello spagnolo, gli è mancata una linea di sviluppo a causa di una lieve differenza all’inizio. Forse è anche questo uno dei motivi per cui Nadal sembra avviato a incrementare la differenza nel numero di tornei vinti e negli scontri diretti sulla terra battuta. Molti giornalisti giustamente sostengono che Federer soffra psicologicamente Nadal e che questa sia la causa principale delle sue sconfitte contro Rafael sul rosso, ma ipotizziamo che il problema psicologico non sia una causa ma un effetto. Un effetto di cosa? L’effetto di un gioco ottimizzato sulla base di requisiti che non gli consentono di contrastare lo spagnolo al meglio. Ecco che il nervosismo dello svizzero sarebbe dato, anche inconsciamente, dal fatto di percepire delle difficoltà nel contrastare l’arrotatissima palla di Rafa, peraltro mancina. Ecco che cerca di spingere di più, aumenta la velocità del braccio, ma perde in precisione e stecca, aumentato gli errori, perchè non percepisce come efficace il suo gioco. Questo è un passaggio cruciale per cercare di comprendere la base di ciò che nel paradigma della complessità è chiamata causalità circolare, e che è uno degli elementi che ci fanno capire bene come una piccola differenza possa innescare cambiamenti macroscopici. Il problema psicologico sarebbe l’effetto di una piccola differenza tra i giocatori, ma al tempo stesso nel momento in cui si presenta l’aspetto mentale non è più un semplice effetto, possiede anche la natura di causa, perché influenzerà la causa da cui è stato prodotto. Influenzerà negativamente il gioco, così come da questa differenza di competenza acquisita di gioco era stato prodotto. L’effetto diviene a sua volta causa che si ripercuote sull’innesco. Causa e effetto si confondono e contribuiscono a creare macroscopiche differenze che si ripercuotono sul punteggio e sugli albi d’oro dei tornei, creando una netta biforcazione tra i due giocatori negli anni. Il tutto provocato da una minima differenza di struttura fisica che ha permesso a un giocatore e non all’altro di ottimizzare un certo stile più adatto a una certa superficie; così come il palleggiatore e l’opposto nella pallavolo, o lo slalomista e il discesista nello sci. Il concetto di casualità circolare è un altro tassello che ci consente di capire come piccoli elementi possano essere portatori di eccezionali cambiamenti. Insignificanze e uragani.















Sviluppo psicofisico dell’individuo. Lo potremmo anche definire così. E se nulla interviene a stravolgerlo tutto andrà secondo “i piani”… giusto?
))
Ciao
Daniele
Si, grazie per i tuoi interventi Daniele, purtroppo sono sempre latitante dai vostri blog in questi giorni, ma in settimana mi riprometto di fare una scorpacciata dei vostri post.
ciao
Complimenti per l’ottimo articolo, mi dispiace di non avere molto tempo per risponderti perché alle 18 vado a giocare per provare racchette “pesanti”. Insieme ad altri come stai cerecendo di fare tu cerchiamoovviamente senza prenderci troppo sul serio di capire perché le cose accadono. Ci sono molte risposte, secondo broges tutto quello che potrà accadere nell’infinità del tempo accadrà , quindi in un tempo futuro dove l’ennesima ricomposizione della materia e l’ennesimo big bang Federer batterà Nadal a Montecarlo, Pannatta non riuscirà a mettere di là la volée sul match-point contro Hutka e cosi via fino all’infinito. Secondo altri, se analizzata, tutta la successione di eventi che si é prodotta nella storia nell’universo non poteva portare ad altro che al risultato di domenica a Montecarlo, e cosi via.
a presto enrico
@tilden
grazie a presto
Una analisi veramente interessante
complimenti!
infatti anche io sostengo che la sudditanza psicologica dipenda dal fatto che sa che “quello li” ti terra’ sempre lo scambio e tu devi cercare nuove strade a te sconosciute o inesplorate. E non ce la fa perchè ormai è impostato cosi’ Federer , magari puo’ pure vincere , pero’ resta il fatto che è inferiore in QUEL tipo di gioco , cosi’ come Nadal è inferiore NEL TIPO di gioco di Federer.
Ciao
@zorro
benvenuto e grazie.
Ti quoto lo svizzero sa che deve alzare il livello di rischio del suo gioco perchè “quello lì” non molla mai e ti costringe a fare cose nuove.
Federer vs Nadal. Competere grazie alle competenze: una spiegazione caotica della rivalità
Aprile 28, 2008 — lealidellafarfalla
Salve, Certo che condivido in pieno l’analisi esposta che va oltre il fatto tecnico e psicologico insieme; a questo punto conviene porsi una domanda, che è la stessa che formulo a quanti di tennis ne sanno piu’ di me:
E’ mai possibile che a tali livelli, con le varie tecniche di allenamento, di acquisizione delle informazioni tramite filmati e altro, dei mezzi che ha Roger Federer ha sua disposizione, non sia stata ancora sviluppata, perseguita e messa in pratica, una strategia che possa contrastare questo divario e questa sudditanza psicologica che si presenta nei confronti del rivale di sempre sulla terra rossa come lo e’ R.Nadal? Nessuno mai ha spiegato a Roger di non cadere nelle trappole dell’infortunio sul campo come avvenuto in Germania ad Amburgo?
Nessuno mai ha spiegato a Federer che la terra rossa ti concede un po piu’ di tempo per ragionare e quindi razionalizzare al meglio il colpo che si va ad effettuare?
Io personalmente arrivo a pensare che, a certi livelli si ci puo’ anche accontantare di arrivare in finale, tanti i soldi piovono lo stesso, ma se fossi al posto di Federer, non credo che mi accontenterei (come traspare dagli incontri persi) ma lotterei e cecherei anche di cambiare strategia in corso d’opera! Alle volte hai visto mai che riesci a sorprendere l’avversario!!!!!!!!
Ciao e grazie per l’opportunità di poter esprimere la propria opinione.
Alfredo63
@alfredo
benvenuto.
A volte tendiamo a sopravvalutare le persone, compresi noi stessi.
ciao secondo me è giusto quasi tutto quello che dici però possibile che federer anche guardando i giornali o sentendo i commenti non riesca a capire che contro nadal su qualsiasi superficie deve andare piu a rete e deve usare in rovescio in back piuttosto che un rovescio barcollante in corsa?..
@ayron
concordo con te e secondo me lasciare Tony Roche, lo scorso anno, tra l’altro non senza polemiche, che era un attaccante in goiventù è stato un errore.