Il tennis e la teoria del caos: l’ intelligibilità del fenomeno
Nell’ultimo anno ho avuto modo di approfondire alcuni aspetti relativi alla complessità e alla teoria del caos e sono arrivato alla conclusione che l’allegoria tennistica può essere un ottimo mezzo per illustrare le problematiche relative alla predicibilità e impredicibilità degli eventi, se si accetta il paradigma della complessità. Per questo motivo il romanzo verrà rivisto in alcuni passi e verranno approfondite alcune tematiche. Mi sono accorto, anche grazie ai vostri contributi sul blog, che spesso il fraintendimento maggiore sulla teoria del caos nasce dal fatto che il messaggio più semplice ha il sopravvento, pertanto l’idea che rischia di essere dominante è quella dell’incertezza, dell’impredicibilità con l’implicazione successiva che gli avvenimenti in un sistema complesso possano essere addirittura non intellegibili. In realtà la complessità non è il nichilismo dell’intelligibilità e non implica nemmeno rassegnazione a un’assoluta assenza di previsione. Lo sarebbe forse se il suo assunto principale fosse questo: tutti i sistemi sono altamente sensibili a tutte le condizioni. In questo caso le nostre capacità di comprensione del mondo e dei suoi accadimenti sarebbero frustrate da un intricato sovrapporsi di cause e effetti che divengono a loro volta cause in una causalità circolare indistinta, dove tutto è fondamentale e può modificare ogni cosa che diviene essenziale in nuova funzione. Questo sarebbe un vero caos. Dove ogni modello di studio e previsione, anche quello relativo al funzionamento di un’auto, dovrebbe prendere in considerazione per ogni problema da studiare infinite variabili in infinite relazioni. Per l’auto dovremmo prendere in considerazione anche gli eventi meteo catastrofici e il loro verificarsi per studiarne il funzionamento, ma non è questo il problema teorico e teoretico che si presenta per far viaggiare un’auto. Se la causalità circolare e l’importanza dei piccoli cambiamenti fanno parte del paradigma della complessità non ne fanno parte con l’accezione sopra descritta e non sembrano suggerire la vanità dell’intelligibilità, a meno che le nostre pretese conoscitive non siano quelle dell’onniscienza. In questo caso il problema si presenterebbe anche in forma teologica. (Previsione di quando una singola auto smetterà i funzionare a causa di una inondazione. In realtà dal punto di vista concettuale ci interessa solo sapere quali sono le condizioni da rispettare affinché un auto svolga la sua funzione. La futura inondazione che distruggerà l’auto è una variabile a cui il modello teorico di funzionamento è insensibile. Infatti non potremmo mai affermare che un’ auto non funziona perché un giorno verrà distrutta da una inondazione).
Accettare il paradigma secondo il quale se una farfalla batte le ali in Brasile un uragano si verificherà in Texas significa anche accettare la sfida di capire quale sarà la singola farfalla il cui battito d’ali avrà tale macroscopica conseguenza, ovvero significa indagare quali sono le condizioni iniziali a cui un modello, un sistema è sensibile. In caso contrario saremmo costretti ad accettare che ogni farfalla crea un uragano, rompe la mia auto e al tempo stesso interferisce con i campi elettromagnetici del mio computer. Tale processo di indagine e selezione degli elementi a cui un sistema può essere più o meno sensibile va seguito, procedendo per tentativi ed errori, per ogni problematica di analisi che ci troviamo ad affrontare. La natura ci fornisce numerosi esempi di sistemi che sono resilienti, ovvero sistemi che hanno un limitato numero di variabili a cui sono sensibili e hanno quindi una tendenza a conservare il proprio stato. Lo squalo che è rimasto invariato, salvo cambiamenti marginali, nella sua struttura da milioni di anni è l’esempio di un sistema che non risente molto dei cambiamenti dell’ambiente che lo circonda. Il nautilus, la tartaruga o le foglie del ginko che hanno conservato le loro forme e le loro strutture attraverso ere geologiche ne sono un altro esempio: sembra che per loro non ci siano cambiamenti né minimi né massimi che possano condizionare il loro equilibrio, sembrano immutabili. Questo però non implica necessariamente che rimarranno per sempre immutabili, ma solo che fino ad oggi si sono dimostrati “insensibili” a molti cambiamenti intorno a loro. Ma la natura è anche prodiga di testimonianze che indicano che sono avvenuti, nel corso dell’evoluzione, notevoli cambiamenti anche causati da minimi mutamenti ambientali. In questo caso siamo difronte a sistemi che presentano una elevata sensibilità alle condizioni con cui vengono in contatto. I sistemi che hanno una maggiore sensibilità a più condizioni sono da considerare instabili. Riuscire a capire quali sono le condizioni iniziali o anche sopravvenute a cui un sistema è sensibile significa progredire nell’intelligibilità dei fenomeni secondo un approccio suggerito dalla teoria del caos. Abbiamo così difronte i due lati della medaglia di un approccio caotico: da un lato c’è l’imprevedibilità perché non sappiamo a priori quali saranno gli elementi che provocheranno dei cambiamenti; dall’altro c’è il progresso verso l’intelligibilità dei fenomeni e delle loro possibili evoluzioni o non evoluzioni, quindi possibilità di previsione. Possiamo affermare che il sistema squalo non subirà cambiamenti se si verificano quelle modiche che sono state riscontrate nel corso degli anni e che non alterano determinate condizioni ambientali, a cui il pesce si è dimostrato resiliente. Inversamente constatare che certe caratteristiche hanno la capacità di innescare dei cambiamenti verso una precisa direzione ci consente di formulare una legge, che ci suggerisce che l’assenza di tale condizione impedirà con certezza lo sviluppo del sistema verso quella direzione. Tale legge potrà essere smentita solo se in assenza di questa condizione il sistema seguirà lo stesso quelle linee di sviluppo che non ritenevamo possibili. Ci viene fornita una prevedibilità in negativo o limitata a una modellizzazione concettuale ristretta. Qui l’allegoria tennistica o sportiva può essere di aiuto per evidenziare meglio questo aspetto. Se ipotizziamo che una caratteristica fisica sia essenziale per praticare un determinato sport come il tennis a livelli eccelsi (ovvero rappresenta la condizione sensibile del sistema uomo-giocatore. Il battito d’ali) allora possiamo prevedere che chi non possiede quella caratteristica sicuramente non farà il tennista. Previsione in negativo. Più difficile sarà la previsione in positivo infatti se la modellizzazione riguarda un sistema aperto si potrà solamente predire che esiste la possibilità di sviluppo in tal senso. Si potrà dire: “Possedendo le condizioni iniziali è probabile che quel giocatore evolverà in un tennista eccellente”. Ma non abbiamo la sicurezza in quanto nella vita di una persona saranno molti gli avvenimenti che potranno condizionarla nelle sue attività: un infortunio, un problema personale, la decisione di seguire un’altra strada etc. Una modellizzazione chiusa però ci consente di poter dire che se non intervengono altri fattori o agenti esterni la singola condizione fisica iniziale sarà in grado di innescare un processo evolutivo del tennista che gli permetterà di raggiungere livelli di gioco eccellenti, permettendo una migliore interazione di tutte le altre caratteristiche fisiche e psicologiche di un giocatore, come se le convogliasse permettendone una più efficiente compartecipazione. Così come un battito d’ali ha le potenzialità di innescare l’evoluzione di processi che potrebbero portare a un urgano. La teoria del caos è quindi un processo di intelligibilità, un cammino della conoscenza e non il semplice oblio difronte a qualcosa d’insondabile. Non è semplice caso, ne partecipa ma non lo è. Non è semplice impredicibilità, ma ci consente di capire e definire in relazione alle funzioni e alle nostre esigenze. E’ anche uno stimolo a procedere verso il cammino della conoscenza ampliando gli orizzonti. In fondo non mi serve sapere se la mia auto un giorno verrà distrutta da un urgano ai fini della sua efficienza (anche se non me lo auguro e non ve lo auguro naturalmente), ma mi basta sapere che in modellizzazione ristretta svolge la sua funzione: parte e mi consente di spostarmi. Percorrendo questa strada, forse, un giorno riusciremo a prevedere anche l’urgano con molto anticipo.















Insomma se analizzassimo tutto con attenzione non ne usciremmo più dato che ogni elemento ha una sua potenziale variabile. Ed ecco quindi che in molti casi semplifichiamo applicando se vuoi il concetto della teoria probabilistica. Questo però non può valere se vogliamo davvero riuscire a prevenire eventi a noi sconosciuti.
Spero di aver capito e non aver scritto un cumulo di frignacce, il tuo post è molto interessante ma anche assai specialistico.
Il riferimento al Tennis nasce per affermare che partendo da alcuni dati, ipotizzando che nulla intervenga ad interferire con essi, potenzialmente quel soggetto bravo diventerà un campione di tennis e questo discorso lo si può applicare appunto anche nella vita reale.
Correggimi se ho detto sciocchezze, non sono così addentro a queste tematiche e leggere da te è fantastico per quello che si riesce a conoscere e per quello su cui si riesce a rilfettere.
Ciao
))
Daniele
hai detto benissimo Daniele, vorrei aggiungere solo che, anche se le previsioni sono probabilistiche gli eventi passati sono spiegabili e ci aiutano a capire quelli futruri. Anche perché la scienza non è solo previsione, ma anche spiegazione, ci aiuta a capire i perché di determinati eventi
un saluto fabrizio
Concordo con Daniele, tanto per cambiare.
c’è anche da dire che spesso nella riduzione di complessità nel fare determinate analisi si rischia di scartare variabili che possono invece risultare determinanti. In questo l’esperienza ci aiuta a definire ciò che è essenziale o superflo per ciascun modello. Un cammino storico verso il sapere.
finalmente! era ora!
Io comunque seguo il grande filosofo medioevale Willem de Occam “Entia non sunt muliplicanda sine necessitate” traducibile in volgare di fronta ad alternative complesse scegliete sempre la soluzione più semplice( la applico anche al tennis)
Occam mi trova d’accordo e seguirò il tuo consiglio di applicarlo al tennis, invece di cercare di fare sempre quegli incrociati stretti, con la voglia di giocarli ancora più stretti.
@Alfredo
benvenuto da queste parti
la complessità…mi ha colpito veramente questa riflessione che ho letto al volo adesso in ufficio…sia per la nostra vita affettiva che lavorativa vorrebbero farci sopraffare dal caos…dalla complessità…in mezzo a situazioni caotiche e complesse mi sala l’agitazione…ho bisogno di semplicità, di essenzialità. La ricerco sempre. un saluto
benvenuta fatina
c’è un un ordine nel disordine basta saperlo trovare