Nel paese dei balocchi, tra spazzatura e ipocrisia
Considerato che l’ermengenza rifiuti non diminuisce la sua urgenza, rischiando di divenire, se non lo è già, una consuetudine,
riporto un estratto del romanzo “Storia tragicomica e struggente di un serial killer”, che, scritto un anno fa, descriveva una situazione di fantasia, ampiamente superata dalla realtà. Il nostro Jack (il serial killer), vive in un paese dove la capacità di attribuire valori è andata perduta irrimediabilmente a favore della superficilità, del lassismo e del menefreghismo. Questo luogo dalle coordinate invertite e dai riferimenti incerti, o addirittura assenti, sembra essere molto simile all’Italia, dove le responsabilità passano sempre di mano e l’ipocrisia del sudicio sotto il tappeto sembra non avere fine.
L’ordine delle nostre ricerche era stabilito: prima a casa di Algen, poi all’ospedale. Avremmo dovuto riprendere la macchina, perché sia la casa che l’ospedale erano in periferia. Guidai per una decina di minuti, con Adria che mi faceva da navigatore, come nelle gare di rally e mi sembrava proprio di stare in un rally: non solo per le voragini sull’asfalto, ma anche per le enormi pile di spazzatura che tracimavano nella strada da entrambi i lati. I marciapiedi ne erano sommersi, quindi il naturale sfogo di queste montagne di sacchetti di plastica, (bottiglie, cartoni, avanzi, lavastoviglie, frigoriferi, divani, water, lavandini, sedie), era ovviamente la strada che, in certi punti, era occupata fino alla linea di mezzeria. La situazione mi costringeva, in pieno rettilineo, a una guida a zig-zag tra una voragine e un frigorifero: ora scartavo una vasca da bagno e subito dopo udivo lo stridere di vetri rotti perché ero passato sopra a un sacchetto pieno di bottiglie. L’odore era nauseabondo tanto che mi costrinse ad azionare la leva del ricircolo dell’aria, ma era tardi, ormai il puzzo era entrato nell’abitacolo e non facevo altro che mantenerlo all’interno. “Apri! Apri tutto per favore”! Mi implorarono entrambi i miei passeggeri. Tolsi il ricircolo e abbassammo tutti i finestrini. Soffrimmo per un altro chilometro, poi l’ immondizia cominciò a diminuire e con lei l’odore. La situazione divenne sostenibile per i nostri olfatti. “Devono aver smesso di raccogliere la spazzatura lo stesso anno in cui hanno interrotto la stampa dell’elenco del telefono”. Adria e io ridemmo alla frase di Jack, la quale probabilmente affermava una realtà. Lentamente ci riprendemmo dalla tortura olfattiva a cui eravamo appena stati sottoposti, ma non potevo in alcun modo rilassarmi alla guida, perché gli incroci a semaforo disattivato erano molto rischiosi, inoltre sembrava che nessuno seguisse una regola o un principio nel dare o ricevere una precedenza. Tale situazione contribuiva a aumentare in modo esponenziale il numero delle mie extrasistole. Per fortuna dopo un paio collisioni schivate fummo a destinazione. “Ecco! Quello è il centoquindici”. “Lì c’è un parcheggio, dottore. Si fermi lì”. Fermai l’automobile, proprio davanti al numero civico che stavamo cercando. Al numero centoquindici c’era una villa indipendente su tre piani in stile liberty. Davanti aveva un ampio giardino seguito da una serie di tre gradini la cui lunghezza era pari a quella della parte frontale della casa.
da “Storia tragicomica e struggente di un serial killer” di Fabrizio Brascugli
foto dal sito di Repubblica
















sì, ampiamente superato dalla realtà…ieri ero in viaggio in quelle terre e ho visto uno spettacolo inenarrabile….buon uikend
Anche qui le foto della spazzatura…
@new
penso di poter capire…
@fabio
che ci vogliamo fare…
Fabrizio caro il lassismo e mancanza di valori è terribilmente attuale nella nostra cara patria.Come si può arrivare a ridurre una bella terra come la Campania nelle condizioni che tutto il mondo sta vedendo……???? Paragone azzeccatissimo….
@ francesco
prima che dall’immaginario svaniscano i ricordi di quelle immagini ho paura che passeranno sia molto tempo che molti turisti in meno.
Passerà parecchio tempo anche per farle diventare ricordi, così ad occhio
@ oscar
credo anch’io