Il romanzo del secolo, in anteprima sul web, si scarica dal sito dell'autore o lo si può richiedere con una mail. La versione cartacea è disponibile sul portale il mio libro

Ma il freno non era meccanico? Toyota richiama 437.000 automobili Prius

Il freno

Sarà che non mi fido troppo del software. Ho sempre il timore che una nuova forma di vita basata sulla chimica del silicio sia lì, lì per arrivare. Quei bei freni meccanici, plastici, con le pinze, nessuna modulazione se non quella della pressione del piede dell’uomo, mantengono oggi ancora tutto il loro fascino: corporei, solidi, materiali, tangibili, concreti, fisici e ferrei. Monolitici. Si eviterebbe di rimanere a bocca aperta difronte a crash di sistema. Lo vedo quando accendo il personal che ogni volta si comporta in modo diverso.
Toyota richiama 437.000 auto a causa di un problema al software che governa la frenata su superfici sdrucciolevoli.

Toyota recalls 437,000 Prius cars as Lexus sucked in

Toyota confirmed this morning it is recalling about 437,000 Prius and other hybrid cars worldwide to fix brake problems — the latest in a string of embarrassing safety problems at the world’s largest carmaker.

The recall affects 8,500 Prius models in Britain made before January 27 and centres on concerns over the software governing the braking system on slick surfaces.

Genchi contro Attivissimo. Un complotto della Madonna. L’impossibile si avvale dell’incredulità per divenire una realtà insospettabile.

Complotti lunari, complotti stellari e quelli più ordinari. Se è vero che siamo stati (anzi sono) sulla luna è forse meno vero che le Madonne sono atterrate sul viso del premier. Paolo Attivissimo spende il suo acume per negare l’esistenza dei complotti (tutti) ma potrebbe essere caduto in un errore, stavolta. Meno male che si era turato il naso. Gioacchino Genchi infatti rilancia la tesi del complotto. Parla di fazzoletti strani, scorte dall’incerta professionalità. Tra malizia e stupidità gli effetti sembrano gli stessi. L’impossibile si avvale dell’incredulità per divenire una realtà insospettabile. E’ l’insetto che è divenuto simile allo stecco o lo stecco che ha cercato di somigliare all’insetto? Ai posteri l’ardua sentenza.
Genchi: «Una montatura l’aggressione al premier». Il Pdl: «Spione, vergogna» – Corriere della Sera

E parla di una «pantomima coronata da quell’uscita di quel fazzoletto nero ed enorme che sembrava quello di Silvan, dal quale mancava solo che uscisse un coniglio

Berlusconi aggredito, internettardi gridano al falso (UPD 20091229)

Per cui mi arrendo, mi turo di nuovo il naso e affronto l’indagine antibufala sulle accuse di messinscena intorno all’aggressione di domenica scorsa a Berlusconi.

A ruoli invertiti, sì senza Rafa è una noia. Lo svizzero scaccerà i mercanti dal tempio?

Mowgli, il librodella giugnla

Mowgli, il libro della giungla

Quando si parla di tennis sembra che la destra diventi sinistra e la sinistra si sposti  molto a destra. Insomma Gaber direbbe che il gioco del tennis è indubbiamente di destra: ricchi, pochi, che girano il mondo con la spocchia nemmeno troppo celata e poi, perché no, anche po’ viziati. Figli di famiglie ricche che si sono potuti permettere di fare quello che volevano. La mortadella invece è indubbiamente di sinistra. Sì senza Rafa Nadal il tennis è un noia. Ma sopratutto pensate quanto ancora più noioso sarebbe stato il tennis degli ultimi cinque o sei anni senza lo spagnolo, che ai ragazzi deve ricordare Mowgli, il ragazzo de “Il libro della giungla”. Forse anche per questo è così popolare fra di loro. Federer avrebbe realizzato quattro “Grandi Slam”, sarebbe a quota venti o ventuno (se non di più) di tornei major vinti, e tutti sarebbero a osannare il messia che moltiplica le vittorie e le coppe come i pani e i pesci, cammina sui campi centrali come sulle acque e predica la santità, anche se probabilmente non se la prenderà mai con i mercanti del tempio. Qualcuno pensa che non ci siano?

Gesù scaccia i mercanti dal Tempio

Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: “La Scrittura dice: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera ma voi ne fate una spelonca di ladri”.

Ubitennis – Serena Williams «Vinco per poter aiutare i deboli» (Martucci), Che noia senza Rafa (Rossi)

Oggi, senza Io spagnolo sulla sua strada, Io svizzero è tornato a giocare il suo tennis normale, più che sufficiente con ragazzini viziati come Murray, Del Potrò, DjokovicoTsonga.

Refusi « Wild Card

I tennisti in Italia cercateli così

Forse è un po’ datata ma è sempre meglio di niente. E non venite a dire che lo sapevate…

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Ecco chi mi ha ricordato Davydenko a metà del secondo set con Federer: l’avvocato Pignacorelli in Selci

Dada dada, dada dada. Ma che è tutta sta gente! Ma che è un’asta? Un evidente problema di testa. Ora non c’è più l’avvocato ma il maestro di danza. Meno male che la maggior parte dei professionisti non sono così. Vi immaginate cosa succederebbe se qualche chirurgo o pilota d’aereo soffrisse di tali imperscrutabili problemi di testa?

“Avemo vinto? Ma che ha avuto? Ma che ne so! Mentre giocava ha avuto un attacco? Un attacco de che? E che ne so domannalo a lui.”

L’inesistente privacy su Facebook. Il link pubblico di foto private

Sono finito su internet per non avere una privacy. E’ stata un scelta consapevole che ha tenuto conto dei rischi, ma avevo interesse a pubblicizzare il mio lavoro. Sul mio profilo Facebook infatti troverete ben poco e di sicuro non il mio cellulare o il mio indirizzo, per contattarmi c’è la posta elettronica. Diversa è la situazione di chi, invece, crede di essere protetto. Infatti le foto su facebook pare abbiano un link pubblico anche se private.
Facebook, le foto private sono pubbliche (UPD 17:40). Paolo Attivissimo

Leggendo il magnifico blog di sicurezza della società F-Secure mi sono imbattuto in questa chicca molto educativa. Volete far capire a qualcuno che il concetto di foto privata su Facebook è pura fantasia? Fate anche voi quest’esperimento: andate alla vostra pagina Facebook, se ne avete una, o a quella dell’utente Facebook al quale volete dimostrare il concetto. Cliccate su Carica Foto e caricate una foto. Poi impostatene subito la privacy scegliendo Personalizzata e poi Solo io, come nell’esempio qui sotto.

Non ti puoi dedicare un attimo al tennis che subito cercano di fare una legge “per la libertà di internet”

Durante le prove del Grande Slam mi assento, anzi ultimamente mi assento anche senza prove, evito di guardare la tv, non leggo più i giornali cartacei da almeno dodici anni. Poi ora mi sono “attriccato” con le vestali del mondo del tennis, so’ botte da orbi, vedremo come finirà. Riesco benissimo da solo a essere superficiale, si può evitare di abbattere qualche foresta per esserlo. Il verde ossigena i polmoni mentre un certo giornalismo inquina il pensiero, è un po’ come comprare il pesce dopo una mareggiata: pescherecci fermi in porto e qualcuno che cerca sempre di rifilarti quello avanzato dall’ultima uscita. Meglio quello surgelato a quel punto.

Comunque dopo aver ripreso i contatti con il mondo che è la maggior parte della vita, girovagando per la sfera dei blog, mi sono reso conto che siamo sempre al punto di partenza. Si cerca sempre in modo o nell’altro di fermare la rete: bloccare siti, censurare, e si usano sempre tutte le scuse possibili. I minori, il diritto d’autore, il terrorismo (legge Pisanu), filtri e colini per cercare d’intrappolare qualcosa. L’ultima trovata è quella del decreto Romani. Un sms sul cellulare dei genitori se i loro figlio finiscono su in sito proibito. Naturalmente internet con la flat sì, le linee telefoniche no. Vi lascio a Gilioli, Scorza e Zambardino.

L’altro fenotipo del tennis, poi sempre Bode Miller, e il rosso volante.

Bode Miller chiede una Wild Card per lo Us Open. Te credo con quella barba

L’altro fenotipo che mi sono soffermato a osservare è meno appariscente anche perché probabilmente è più diffuso, e soprattutto non è caratterizzato dal fatto di essere una minoranza esigua. Non è nemmeno, all’apparenza, contraddistinto da altre caratteristiche che avrebbero contribuito a renderlo peculiare. Insomma non è come il primo che ha subito negli anni della storia umana tante associazioni suggestive ma che spesso erano frutto di superstizioni, paure, timori, rifiuti della diversità. Roger Federer è uno di questi anche se a una prima occhiata non sembrerebbe (infatti appare falso magro, o falso snello). Le stesse caratteristiche le aveva Bill Tilden che invano per anni ha cercato di insegnare ai ragazzi che da lui differivano l’arte del tennis su erba. Anche Pete Sampras è uno di loro, con le proprie caratteristiche e diversità, ma uno di loro. Ken Rosewall, tra quelli di oggi c’è Novak Djokovic, un po’ più indietro nel tempo c’è Ilie Nastase che in certe foto è impressionante. Rafa Nadal ne è una versione arabeggiante e sarebbe interessante (ricordiamoci di Baharami) approfondire da questo punto di vista il motivo del grande fiorire di tennisti nella ex Jugoslavia (Sebi e Croati). Che c’entri qualcosa la dominazione ottomana? Ma quello che sembra opportuno sottolineare è che  certe caratteristiche non sono necessariamente e sempre associate ad altre, ma si possono ritrovare anche in persone diverse, che siano prive delle altre caratteristiche del primo fenotipo. Anzi le caratteristiche relative agli arti è assai diffusa anche se poi sarebbe opportuno andare a vedere il peso specifico nel dettaglio. Personalmente non mi metterei a cercare tennisti tra i nuotatori, forse se l’accelerazione di gravità con relativa caduta di gravi e vari calcoli dell’attrito sono ipotesi consolidate, come parrebbe, credo che sarebbe più probabile trovarli tra discesisti e bobbisti tendenti al rossiccio: come il rosso volante o Bode Miller, che sembra sempre più intenzionato a cambiare sport forse invogliato da una facilità di gioco iniziale. Mi era sfuggito, si vede che sto invecchiando. Ma non dovevano essere in tre o poco più al mondo?

Dimenticavo qualche medaglia, ma il merito fu loro

Grazie a voi

Grazie a te Giuseppe, a tutti voi e a lei presidente.

L’idea alla base del romanzo, poi, è nata proprio quell’anno.

Tennis in carrozzina storia.

Nel 2006 l’Italia ha ottenuto i migliori risultati a Brasilia dove, nella Categoria Quad, si è guadagnata il titolo di vicecampione del mondo grazie a Giuseppe Polidori.

Ubitennis.

Roger Federer e Andy Murray: due verginelle all’Australian Open 2010.

Like a virgin

Eravamo tutti davanti ai teleschermi per vedere se qualche emozione veniva regalata dall’alto dell’eccelso gesto, del genio. Magari avrebbe potuto scendere in campo, o fare la sua presenza sugli spalti anche Leonardo da Vinci Lui sì che giocava con la testa (genio dimenticato dagli scriba (chini) d’Italia), ma la realtà è stata un’altra. Il primo set  e mezzo è stato un susseguirsi di colpi da braccino. Movimento lento, e palla altrettanto blanda che si accasciava nell’altra metà campo.

“Oh, non metterla così stretta!”

“Oh! questo scambio è stato lungo, anche troppo”.

“Oh, però! Ficcante quando vuoi.”

“Oh, ma che bel movimento. Ruotavi l’anca?”

Avrebbe potuto intervenire anche un maestro ipotetico regista.

“Bravi! Sia Andy che Rogerio. Scaldate il braccio, cercate di muovervi, ma non strappate il movimento. Scaldatevi.”

“Bene, così, ancora”.

“Roger mi sistemi quei due birilli sull’angolo? Proviamo gli incrociati stretti, ma senza forzare, mi raccomando”.

“Bene, bene, bravi tutti e due.”

“Andy, raccogliamo, tutti insieme”.

La situazione si è scaldata nell’ultimo set, ma anche qui sembra sempre di sentire l’intervento dell’ipotetico maestro.

“Bravissimi! Ottimo l’ultimo tie break. L’ora però è finita. Sono cinquanta euro. Rogerio salutami il papi. Andy, un caro saluto anche alla mamma!”

“Ci vediamo giovedì alla stessa ora.”

Così finì il tennis da circolo periferico.

Quanto avrebbe vinto Alberto Tomba se fosse stato Santo come Roger Federer?

Alberto Tomba

Non possiamo saperlo, ma probabilmente molto di più. La realtà è stata che l’Albertone nazionale era l’antitesi della santità: tirava le coppe, polemizzava, gli piaceva essere sempre al centro dell’attenzione anche sorpassando le file di automobili usando la paletta d’ordinanza di Carabiniere. Quindi qualche antipatia negli anni era riuscito a conquistarla, soprattutto all’interno della federazione internazionale. Già le federazioni. La parte politica di ogni sport. Il ragazzone di Bologna che da cittadino vinceva davanti a coloro che nelle montagne c’erano nati era visto di tralice anche dagli italiani (all’inizio), figuriamoci come potevano vederlo svizzeri e austriaci che dello sci hanno fatto, senza troppa fantasia, il loro sport nazionale. La risposta è semplice: male. L’abbondante ragù alla bolognese faceva sfigurare i più radicati montanari di sempre. In due discipline era inarrivabile: slalom speciale e slalom gigante. Riuscì addirittura a vincere la Coppa del Mondo generale gareggiando solamente in queste due discipline nella stagione 1994-95, con gli avversari che racimolavano punti anche in super G, discesa e combinata. Nel 1992 nonostante 15 podi totali e 9 vittorie la coppa gli sfuggì per un ultimo sciagurato e sfortunato gigante. Ma al di là delle polemiche che ci sono sempre state sulla formula della combinata  e del loro numero nell’arco delle stagioni (la programmazione la fa la politica e non lo sport) Alberto Tomba fu ancora di più sfavorito quando la federazione decise di invertire i primi trenta e non più i primi quindici nella seconda manche degli slalom. Già perché il grande Albero faceva della potenza associata alla tecnica la sua forza di sciatore, ma non era molto agile tra buche e piste rovinate. Gli slalom filanti non gli erano congeniali, ma per metterlo in difficoltà hanno sempre cercato di tracciare filante e di invertire i trenta anche quando le condizioni della pista avrebbero suggerito di invertire solo i primi quindici. Si raccontò che l’inversione dei trenta avrebbe garantito più spazi televisivi agli sponsor, ma spesso le gare apparivano noiose perché troppo lunghe. Gli slalom difficili, i muri, cominciarono a diminuire, lentamente. Sì perché Alberto poteva dare più di mezzo secondo in quattro curve agli avversari, intanto si invertiva i trenta, sempre. Un buca in più su un cambio di pendenza, o su una pendenza del 40% può far sempre comodo  Le polemiche sono sempre state accese, ma forse a un Tomba sui trenta anni è sempre mancato un po’ di sostegno, probabilmente perché poco perfettino, poco educanda.

“Dopo l’annullamento, Alberto ha fatto le porte finali a uso e consumo delle diecimila persone che affollavano la piazzuola e i lati della pista, ha impugnato un microfono e ha diffuso il suo messaggio. «Auguri a tutti e mi dispiace per voi, che siete venuti fin qui. Io ci tenevo a fare la gara. I primi sette o i primi quindici potevano provarci: le condizioni della pista erano migliori di quelle trovate in Badia. Ma ci hanno impedito di scendere». Poco dopo ha incontrato i giornalisti. “Il fatto è che qualcuno vuole eliminare Campiglio dal circuito di Coppa. Nelle buche dell’Alta Badia sono perfino riusciti a fare l’inversione di noi 30. Ma gli invertiti sono altri…” Fonte sport Trentino

Le polemiche

Con Gunther Hujara factotum della federazione le polemiche non lasciavo attendere. Tomba abbandona lo slalom e dichiara guerra allo sci.

S’inalbera perché’ su piste rovinate, e con l’inversione dei trenta ammessi alla seconda manche, le gare sono lotterie piu’ che verifiche precise di valori. Ma nessuno gli da’ retta. Anzi, sembrano scaricarlo anche quelli che dovrebbero appoggiarlo. Ha commentato Gustavo Thoeni, campionissimo degli anni Settanta, gia’ allenatore di Tomba.

Già nessuno gli ha mai dato retta, perché Alberto Tomba era così: un ragazzone fastidioso, un po’ eccentrico, un po’ McEnroe, certamente non era Sua Santa Educazione e vendita di medicinali. Ma se lo fosse stato? Probabilmente avrebbero invertito i quindici più spesso, avrebbero tracciato meno filante più spesso, avrebbero scelto piste più difficili, muri dove Alberto faceva la differenza facendo forse (con tecnica e fisico) “carvare” due sci classici. Forse gli avrebbero preparato un paio di sci con la sciancratura precisa per lui. Qualche podio allora avrebbe potuto trasformarsi in vittoria. Quante in più? Forse non avrebbe raggiunto Ingmar Stenmark con (86 vittorie) ma le 56 di Herman Maier considerato che Alberto si è fermato a 50 sarebbero state sicuramente superate. I podi di tomba sono stati 38 tra slalom e gigante (50 più 38 fa 88). Certo non tutti i secondi posti sarebbero automaticamente diventati dei primi posti, ma il numero ci lascia riflettere. Se Alberto fosse stato Roger, o almeno la perfetta immagine riflessa dello sci alpino… Ma se Federer fosse Tomba quante sconfitte avrebbe avuto in più? Quanti Slam in meno?

Imperdibile Andrea Scanzi.

I migliori Clerici e Commentucci, ma anche il resto è esilarante..

Era, lo scriba, mirabilmente affascinato dalle movenze divine del suo amico insubre, quel Roger nel quale alligna lo spirito del leggiadro Rod Laver, di cui il tenero neo-padre gradirebbe emulare l’impresa chiamata Grande Slam, riassumibile alfine per chi aduso non è alla terminologia tennistica, nella vittoria dei quattro tornei maggiori nello stesso anno. Impresa, rammento, che manca quasi da mezzo secolo, come ama ricordarmi con antica precisione Rino Tommasi, al contrario di me incline all’arte statistica. Continua.

Jo Wilfried Tsonga ci sei cascato pure tu?! Il tennis al ridicolo. Australian Open 2010

Ingenuità

Neanche ho guardato la partita perché sapevo che sarebbe finita così.Tra collusi e incapaci questo sport è già ridicolo! Quarant’anni per non capire e quattro mesi per non leggere. Cosa si può pensare? Capisco che essere esautorati da un giorno all’altro possa dare fastidio, ma questa è la realtà, non posso farci niente e gli scriba sono sono già scriba (chini). Chi vuol capire… e sappiate che vi conterò i peli  del culo finché campo, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. Con pazienza e precisione anche se credo che dovrò turarmi il naso. Meglio antipatici che poverini, Maradona docet.
Il francese incespica ingannato da favole e racconti, toni gentili e sprazzi spumeggianti d’ipotesi velleitarie. E’ dall’inizio del torneo che gli si alza il diritto, non è più ficcante come un tempo, nemmeno troppo tempo fa, solo qualche mese. Due cose se si cambia racchetta: dalle parti di Babolat speravano in bene ma non è andata come credevano; bilanciamento e biforcazione del cuore, due cose. Insomma non è un’ottima idea cambiare racchetta proprio quando durante l’estate americana, al Master del Canada, era andata così bene proprio con Federer. Sì, è capibile, lo sponsor Francese, naturalmente, il Congo, la grandeur, i soldi, capibile. Ma questi sono i risultati, c’è cascato anche quell’altro: Del Potro. Ha iniziato ha sudare le sette camice sin dal primo turno, tutto sudore mentale, ovviamente. Poi è crollato sempre di testa, ci mancherebbe, non di stanchezza. Sprizzavano sali da tutte le sinapsi, e collegamenti neuronici. Un sudore, una calura…un problema di logica. Chiamiamo Kasparov! Testa accaldata, evidentemente. Anni per ottimizzare un gesto e poi ricominciare tutto dall’inizio è da geni. Guadiamo Nole (Djocokic), guadiamo Liubicic. L’ultimo arriva sempre al tie break con il numero uno del mondo. Memoria corta? Per chi ha buona memoria poi è sparito. Problemi familiari, di salute, l’età, la testa, sempre lei. Il cervello. Nessuno può essere preso per il culo per troppo tempo, nemmeno i più ingenui. E’ già tutto scritto! Per sempre!
Domani godiamoci la gara tra fenotipi, oppure leggete la critica della ragion pura, se preferite la testa e se ci capite qualcosa. E tutto questo è arte! Arte in faccia agli ingenui, ai collusi, arte in faccia al dubbio, al perbenismo, agli scrocconi, arte in faccia alla ragionevolezza che logica e scienza non è, e non è mai stata.

Andy Murray in finale all’Australian Open. Contiamo il fenotipo, non la nazionalità


Sono qui che sto sfogliando in senso elettronico, proprio in questo momento, l’enciclopedia libera (Wikipedia) e sto leggendo le pagine sulla distribuzione mondiale della popolazione. Il link è questo. Perché sono interessato a dare un’occhiata, se pur superficiale, ad alcune situazioni reali, al fine di valutare indicativamente alcune percentuali di distribuzione di determinati fenotipi umani in questo globo terracqueo. Dalla piantina si vede che le zone più popolate sono, oltre all’Europa, tutti i territori verso est: Cina, India, Indocina, il Giappone e Indonesia. Ora non è assolutamente mio interesse stare qui a fare una lezione di demografia mondiale, ma volevo semplicemente sottolineare, qualora qualche illuminato direttore di casa editrice (insomma capisco che è difficile, ma se nel mondo dell’editoria italiana ci fosse qualche forma di vita intelligente sappiate che sto trasmettendo verso lo spazio  e sono altrettanto interessato a captare eventuali segnali radio, elettronici, va bene anche la posta ordinaria, di forme di vita) fosse in ascolto che la tipologia, anzi il fenotipo, occhi a mandorla con relative caratteristiche è in numero altamente maggiore rispetto a un altro. In particolar modo quello indicato dal sottoscritto a cui piace scrivere romanzi d’altro genere, anzi di nuovo genere. La popolazione cinese conta oggi 1 miliardo e trecento milioni di abitanti, se aggiungiamo il Giappone, le due Coree, la Cambogia, il Laos, Vietnam e Burma,  lasciando fuori per non creare troppa confusione l’Indonesia (qualche antropologo in questo caso potrebbe muovere delle obiezioni) si supererebbe sicuramente il miliardo e i quattrocento milioni. Il Giappone da solo infatti attualmente conta 127 milioni di abitanti.
Ora si può dire tutto: mancano i campi, non c’è la giusta preparazione professionale dei maestri, non c’è la storia, non c’è una cultura del tennis, c’è la “sabia”. Direbbe Velasco. Tutto vero ma è altrettanto vero che l’altro fenotipo si è sparso un po’ ovunque.
Infatti il fenotipo non conosce nazionalità, non dà importanza ai confini che siano essi politici, culturali o sociologici, il fenotipo è sgusciante, e può, per anni, nascondersi dietro mentite spoglie per poi riapparire dove meno lo aspettiamo.
In questo caso si tratta del 2% della popolazione mondiale e considerato che la popolazione mondiale attualmente è intorno ai 6 miliardi e ottocento milioni i signori portatori di tale caratteristica sono nel mondo intero 136 milioni. 9 milioni meno della popolazione giapponese, una cinquantina di milioni in più della popolazione della Germania ma distribuiti in tutto il mondo. Ora se non è chiedervi troppo fate un conto degli slam che hanno vinto.
C’è anche un’altra tipologia che ha caratteristiche simili e sono stati nel tennis sempre molto avvantaggiati Guardate Bill Tilden o Ilie Nastase. Se lo svizzero arriverà in finale, passatemi l’associazione, sarà uno scontro tra fenotipi. (Non male anche i ragazzi di colore ma questa è un’altra storia. Il mondo cambia, in questo caso).

Se poi nell’etere qualche forma di vita editoriale intelligente (ammesso che esista), si degna di rispondere, mi trova qui.

Come Bode Miller chiedo una Wild Card per Wimbledon.

Un blogger a Wimbledon

La notiziona per vendere forse qualche copia in più è quella che Miller vuole giocare allo Us Open. Sono sicuro che in questo mondo in cui tutto è possibile e si cerca con operazioni irrealistiche e sempre più distanti dalla gente di avvicinare paradossalmente le persone al tennis gli organizzatori del torneo non avranno il coraggio di negarmela, la wild card per Wimbledon.

Per convincerli il video sottostante è  la testimonianza delle mie capacità tecniche di sciatore.

E’ vero che, per chi non l’avesse notato, nella curva a sinistra vado leggermente in rotazione, la spalla (sinistra) tira un po’ dentro la curva e perdo leggermente le code. Comunque per l’ultima di giugno penso di risolvere. Se poi mi daranno un pettorale per lo slalom gigante alle Olimpiadi di Vancouver pubblicherò quello in cui gioco a tennis. Quello qui sotto è il video in cui c’è il vostro blogger.Un blogger a Wimbledon. Non vi piace l’idea? Naturalmente compenserei e chissà, forse farei come le due cinesine all’Australian Open. In questo caso si potrebbe parlare di un uomo comune sul centrale. La rivincita dell’uomo comune.

P.S. gli sci usati sono due fischer  RC4, un metro e ottanta di lunghezza e con una sciancratura oltre i limiti del regolamento di Coppa del Mondo, ma penso che nel mondo del tennis questo non abbia molta importanza.

Con l’occasione il blog inizierà a parlare anche di sci, con più frequenza. Qui si casca male, signori.

È un messaggio chiaro? E’ un messaggio mafioso? Davydenko vs Federer, Australian Open 2010

Garantiti dalla mafia

Non ho nessuna intenzione di entrare nella polemica riguardante il tennis come sport di nervi, per il semplice fatto che proprio perché è presente questa componente si presta a molte interpretazioni, giochi e dubbi. E mai avrei pensato che mi sarebbe toccato fare il Beppe Grillo del mondo del tennis (è una battuta ovviamente per chi ama l’autoironia). Ma la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita. Il russo Nikolay Davydenko fa vedere a tutto il mondo che può tranquillamente competere con lo svizzero numero uno al mondo, anzi proprio dominare i set. Poi improvvisamente inizia sbagliare tutto quello che può essere sbagliato, perde 13 game consecutivi, e conquista solo tre punti su 50 giocati (47 per Federer). Sembrava quasi che volesse tirar fuori, sembrava, questa naturalmente è un’ipotesi artistico letteraria. A volte si sbagliava e qualche colpo rimaneva in campo, ma sembrava indirizzato fuori. Se letterariamente tra le righe questo fosse il messaggio? “Vedete tutti che sono in grado, semplicemente non posso”. Poi forse è sembrata troppo evidente la commedia (dell’arte), sempre nell’ipotesi romanzesca, e allora il giocatore ha deciso di mirare all’interno delle righe invece che all’esterno. Perdere 18 game consecutivi sarebbe stato troppo anche per un romanzo.

Quante cose si possono dire con il proprio gioco? Buon tennis a tutti.
Nel prossimo romanzo anche la mafia russa dirà la sua
: tra scommesse, bookmakers, e belle matriosche. Questo sport è una fucina di idee.

Altri approfondimenti li trovate qui, qui e qui. Poi naturalmente questo è uno sport di santi nella realtà, noi viviamo di finzione letteraria.

«Come fa l’arbitro a sapere cosa cercavo di fare? – ha ribadito – la cosa mi ha dato talmente fastidio. Mi sentivo stanco, nel terzo set non sentivo più le gambe. Forse è un problema psicologico, forse è una questione di testa». Parola di Nikolay.

Tutti noi gli crediamo, ovviamente…l’importante è colpire bene la palla. Hit the ball.

Nikolay Davydenko lo sta dicendo a tutto il mondo, in diretta. Leggete “La mano di Rod” e tutto sarà più chiaro. 27.01.2010. 12 game consecutivi persi.

La mano di Rod. Il tennis e le scienze del caos.

Un romanzo di Fabrizio Brascugli.

Vivete, pensate, non lasciatevi ingannare. Free al link e formato classico su il mio libro. Cliccare sulla colonna di destra.

C’è chi è disposto a tutto per un Grande Slam? Parrebbe proprio di sì.

Cambiate il vostro punto di vista. Change your vision.

Piega le gambine Venus Williams!

Parlavamo di cinesi maschi, e ora sembra tutto più chiaro. Vedevo Venus sempre più ingobbita alla ricerca della palla della Na li. Forse cercava di avere la stessa prospettiva della cinesina che troppo cinese non è apparsa, almeno al confronto don Todd Woodbrigde che l’ha intervistata. Certo Woodbridge non è Woodforde. C’è chi vende partite? C’è chi vuole il Grande Slam? Ma questa è un altra storia, quella del tennis maschile.

Venus Williams

Che bei fenotipi! Andy Murray in semifinale

Murray e Curier. Attenti a quei fenotipi

Jim Curier intervista Andy Murray dopo la vittoria su Rafael Nadal (AO 2010). Attenti a quei fenotipi

Cina o Scozia? Aiutatemi a capire

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione.

I tennisti Cinesi fanno fare bella figura alla loro nazione rimanendo a casa,  e mantenendo alta la media delle donne.

15 Russe in tabellone, se due vanno in finale non superano il 13,3 % (periodico per la precisione). 4 cinesi in tabellone se due vanno in finale il 50 % è in finale. Bene, ottimo, ma  la finale si gioca tra due giocatrici…magari con una finale a otto.

cina o scozia ubitennis screenshot

Allargare lo screenshot dell'articolo

Giocare con le percentuali non è sempre facile, tanto meno è alla portata di tutti. Secondo l’articolo e varie tabelle di percentuali pubblicate sul sito Ubitennis (articolo a firma di Giacomo Fazio) sembrerebbe che la nazione che ha avuto maggiore successo a questo Australian Open sia la Cina, almeno per quanto riguarda il tennis femminile, perché di quattro giocatrici due sono riuscite ad arrivare ai quarti di finale, quindi il 50%. Ora a parte che la bellezza del tennis è quella di essere uno sport individuale e meno nazionalistico del calcio, ma è anche uno sport a eliminazione diretta, pertanto le 15 russe che erano in tabellone prima o poi avrebbero dovuto incontrarsi tra di loro ed eliminarsi. Tra l’altro solo tre erano nella parte alta del tabellone e le altre 12 erano nella parte bassa, se non mi sono sbagliato a

Cina uber alles

Cina uber alles

contare. Comunque c’è anche da considerare che le due cinesi hanno sfruttato qualche passo falso e assenze (Jankovic, Safina, Clijsters). Inoltre se si dovesse seguire questo illuminante schema di analisi la nazione che ha portato il 100% dei tennisti ai quarti di finale sarebbe la Scozia, con Andy Murray. Paese che in questa particolare statistica, dal campione poco rappresentativo, non è stato nemmeno inserito. Infatti un tennista su uno è il meglio che si possa fare. Quindi Scozia altro che Cina. Come si valuta un movimento tennistico? Da un solo singolo campione o da una base di giocatori? La Francia in campo maschile ne ha fatti entrare nel tabellone dello slam ben 14.

Ma la perla delle perle è il commento all’ultima tabella in cui si dice che la Cina nella classifica che tiene conto di uomini e donne mantiene il 50% dei tennisti nei quarti di finale. Si tralascia il fatto che la Cina non ha tennisti maschili che possono abbassare tale media. Nessun tennista cinese era nel tabellone dello slam Australiano. Per giocare bene a tennis conviene quasi quasi non giocare per niente. Interessante ipotesi. Rimaniamo a casa e così non rischiamo di abbassare la media. Cioè per capirsi meglio: due tenniste cinesi su quattro arrivano nei quarti  e sono bravi anche gli uomini che nemmeno sono entrati in tabellone.

ubitennis screenshot

Sorprendenti sopratutto gli uomini cinesi

L’indagine migliore resta comunque quella per fenotipi e non per nazionalità, anche se certi fenotipi sono in maggioranza in certe nazioni, che probabilmente e purtroppo hanno pochi campi all’aperto e stagioni molto piovose durante tutto l’arco dell’anno. La famiglia di Rod Laver emigrò. Credo anche quella di John McEnroe, a giudicare dal cognome.

In campo maschile, poi, dove la fisicità è più preponderante, i cinesi sono fitti abbiamo visto, li vediamo ovunque: si sono accaparrati più slam loro degli svedesi, stando a casa naturalmente; così facevano fare media alle ragazze. A parte una medaglia olimpica nella specialità di doppio, che se si unisce alle Olimpiadi si hanno subito davanti una disciplina e un torneo che sono stati la consolazione anche per Roger Federer. Fermarsi un microsecondo a pensare, a volte…insomma suona tutto molto più accidentale piuttosto che sostanziale.

Anche se con più di 1 miliardo di abitanti... magari qualcuno si trova… ci vuole un po’ di pazienza e sapere che il materiale umano scarseggia.

Meno male che il giornalismo c’è!  I blogger sono degli sfigati, ovviamente. Evitiamo di sommare patate con carote. Mantenere lo stesso denominatore è importante anche in terza media.

Ecco, un ottavo con Hewitt fa sempre comodo a Federer

Così si allena un po’, si scalda, prede fiducia nei propri colpi, e si prepara per i quarti di finale. Veramente un bel tabellone. “Il solito Hewitt, quando finisce la partita si sente ancora di più un fenomeno, il mio uomo.” E ne ha bisogno ultimamente. L’ultima vittoria dell’australiano risale al 2003, sette anni fa.

federer hewitt

Tanto tuonò che piovve. Fuori Del Potro, Murray vs Nadal da non perdere. Giganti dove serve.

tuoni e pioggia

Il vincitore dell’ Us Open del 2009 (Juan Martìn Del Potro) è stato eliminato dall’ Australian Open.

Quanto poteva resistere, in quello stato di forma e con quella racchetta troppo gialla? Un turno, forse due, magari tre, ma non oltre. Infatti oltre non è riuscito ad andare, l’armatura ha iniziato a essere troppo pesante. Insomma del Potro ce l’ha fatta a uscire dal torneo ad opera del  croato Cilic, che ha giocato una partita puntuale, precisa, e senza (come si usa dire) sbavature.

Invece fuori dal clamore dell’isola inglese, dove le pressioni non sono mai poche, lo scozzese Andy Murray approda ai quarti di finale senza perdere un set. Barba e capelli, in questo caso: appoggio e modulazione di masse. Incontrerà un Rafael Nadal che ancora non è sembrato in piena condizione, e che ha lasciato un set a Ivo Karlovic. Se nel tennis sembrano diventare sempre più grossi un motivo c’è: il crivello non scherza. Si cresce finché è premiante, vincente, poi potrebbe essere controproducente negli spostamenti. Infatti sembrano essere premiati giganti leggermente più piccoli. Murray e Nadal, lo stesso Cilic, Federer, non è che siano propriamente all’interno dei canoni dell’uomo che è possibile (e molto probabile) incontrare a passeggio per strada. Giganti leggermente meno giganti. Meno di Isner, Roddick  è sicuramente più gigante di Gonzales. Vivere l’intermedio, si fa per dire. Giganti dove serve, in modo da valorizzare anche la rapidità oltre alla possenza.

Stanotte gli altri quattro ottavi maschili, e scenderà in campo anche la Schiavone che incontrerà Venus Williams. Non propriamente facile, ma nemmeno impossibile forse. Chi è meglio eliminare? Naturalmente colui o colei che fa meno immagine. L’apparenza è la nuova essenza.

Juan Martìn Del Potro il barbarossa. Finirà come Federico I?

Del Potro Juan Martìn Australian Open a colazione. La mattina riserva qualche sorpresa, spesso, sempre al caffelatte, il protagonista dell’ inaspettato di questi giorni è l’argentino, che dopo aver faticato non poco, con James Blake ha cercato le difficoltà anche con Florian Mayer. Il tedesco variava il gioco con persistenza e costringeva i lunghi arti dell’argentino a ciondolare da una parte all’altra del campo, abbandonati all’inerzia del loro peso. Ho pensato che rischiasse di fare la fine di Fedrico I, anche lui barbarossa, che morì sul fiume Goksu, in Turchia, mentre guidava la terza crociata. Affogò in acque che a malapena arrivavano alla vita, si pensa a causa del peso dell’armatura che non riuscì a sollevare per la stanchezza e l’età. Ecco, ho pensato, finisce come Federico primo, Del Potro: impossibilitato a spostare l’armatura del suo pesante scheletro su un campo da tennis. Tra attacchi in contro tempo, palle corte, volée in contropiede e cambi di ritmo. Si è salvato invece,  grazie al servizio, al rovescio, e a qualche ingenuità di Mayer: una volée dalle intenzioni troppo corte e angolate, quando sul lungolinea il campo era sguarnito.

In una situazione simile si sarebbe trovato anche Rafael Nadal, qualche ora dopo, cercando di stare dietro a un ispirato Philpp Kohlschrreiber, che lo ha costretto al quarto set e lo h fatto faticare, non poco, anche negli altri tre. Però la barbarossa sembra averla l’argentino, ammesso che conti qualcosa. Chissà quando cederanno al peso delle loro armature?

Adattarsi alla Rod Laver Arena. Palla pesante, racchetta pesante

tatiana garbin

Tathiana Garbin si è presentata all’intervista con Ubaldo Scanagatta, dove hanno discusso a tutto campo di tennis, mostrando alla telecamera una vistosa fasciatura che aveva l’obiettivo di sostenere un’evidentissima borsa del ghiaccio. Enorme. Alla domanda se si trattasse di un vecchio infortunio la tennista ha risposto di sì affermando che le palle sono troppo pesanti. Le palle nel tennis possono naturalmente essere pesanti per due motivi: è più pesante nel senso che ne è stato aumentato il peso, oppure è più pesante perché viaggia più velocemente. In entrambe le situazioni è bene avere con sé anche una racchetta pesante, da cui potrebbe uscire una palla pesante. Adattarsi come la lucertola spinosa.

Qui trovate le interessanti interviste.

Giornata senza troppi scossoni a Melbourne. Grandi le italiane in cinque al terzo turno

The Grand Slam Attractor

Roger Federer avanza senza troppi problemi, Tsonga sembra aver ritrovato un discreto tempo sulla palla, Davydenko ha inserito il pilota automatico. Djokovic perde un set ma si ripiglia. Stamani a colazione c’era l’australiano Hewitt che ha avuto la meglio sull’americano Young (too Young), talento molto chiacchierato ma che a me sembra un po’ leggerino in un punto in modo particolare.
Benissimo sono andate le italiane che sono approdate in cinque al terzo turno; un motivo in più per tornare a discutere della differenza tra il tennis femminile e quello maschile (italiano s’intende). Infatti gli italiani, i maschi, sono stati tutti eliminati. Perciò si sono fatte tutte le speculazione e le analisi: mancanza di carattere, di grinta, preparazione non corretta o non delle migliori, e chi più ne ha più ne metta. Tutto naturalmente realistico, tutto naturalmente vero. Aggiungerei qualcosa. Personalmente se si esclude Andreas Seppi, che considero non una delusione ma un rammarico perché avrebbe tutto ciò che serve, gli altri italiani con tutto il rispetto mi sembrano un po’ sotto media. La conseguenza poi di alcune sconfitte che si ripetono è quella di innescare delle insicurezze  che si ripercuotono sia a livello caratteriale che tecnico, insicurezze che non fanno altro che ingigantire il problema.
Le ragazze al contrario godono di un periodo di fiducia innescato dalle recenti vittorie, sia di Fed Cup che a livello personale. Inoltre la presenza di atlete tra le prime 20 del mondo funge da elemento di traino di tutto il movimento tennistico femminile.
Se si aggiunge che, ma questa è una mia ipotesi nonché impressione, il tennis femminile risenta meno di quello maschile della fisicità  e della corporeità ecco che si può spiegare lo iato con le prestazioni dei ragazzi.
C’è sempre il rammarico per Flavia Pennetta che è uscita con la Wickmayer, con la quale sta perdendo un po’ troppo spesso ma che molto probabilmente è di un’altra categoria, come nella boxe.

Juan Martìn del Portro sbaglia sacca, la sua racchetta l’aveva Blake, anzi era quella di Roger

Racchetta che vince non si cambia.

Del Potro 1 Del Potro 3

Era dai primi scambi dell’incontro tra l’argentino e  lo statunitense che mi chiedevo come mai la racchetta di Del Potro avesse quella inconsueta colorazione gialla su un lato. Quindi ho fatto qualche ricerca e ho visto che anche lui ha deciso di cambiare racchetta. È rimasto sempre in casa Wilson, ma è passato a un piatto più grande della serie BLX. Considerato che aveva vinto lo Us Open con una K factor dal piatto di 95 pollici, sarebbe stato più naturale prendere il nuovo modello con le stesse caratteristiche. Esiste: piatto 95 pollici e  8 pts headlight. Aveva vinto con quella e quindi il motivo per cui avrebbe dovuto cambiare e passare a un piatto più grande con un bilanciamento  4 pts headlight, nonché un profilo laterale variabile (24,26,24 mm) è un po’ oscuro. Forse è economico. Ma per chi più economico? Nell’altra il profilo era fisso a 22 mm. Senza contare che il nuovo modello, se l’argentino non aggiunge peso di suo (ma questo non possiamo saperlo da qui) è anche più di un’ oncia più leggero: 11,1 contro 12,2. Un oncia sono 28,35 grammi. Mezza pallina, se vi piace la relatività.

È probabile che si trovi bene anche con questa, ma se si ha difficoltà a centrare bene la pallina sono più utili un paio di occhiali piuttosto che un piatto più grande. Il sospetto che si tratti proprio del modello di 100 pollici di piatto mi è venuto perché lateralmente il profilo sembrava molto spesso, anche dalla televisione. Già ora c’è da aggiungere che anche un profilo maggiorato: ci manca che sia indotto a passare a uno di quei giocattoli da duecento grammi e 115 pollici di piatto, poi le avremmo viste tutte. Quindi non credo che si tratti di una colorazione (in inglese paint job, lavoro di colore). Cosa ti hanno detto Juan? Che il giallo s’intonava bene con la maglietta.

La racchetta di Roger.

James Blake Balake 2

Dall’altro lato del campo invece mi sorprendo che James Blake, che dopo alcuni anni in cui aveva giocato con una racchetta colorata tutta di nero, mi sembra con la scritta Dunlop sopra (prima usava proprio un Dunlop), perché non aveva uno sponsor o perché era sotto contratto con una casa ma giocava con l’attrezzatura di un’altra, abbia trovato un lido in cui riparare. E che lido!
Mi dico che sta giocando lui con la racchetta dell’argentino. Mi correggo, quella che avrebbe dovuto essere dell’argentino. Forse si sono sbagliati di sacca. Ma poi osservo con più attenzione il piatto corde dello statunitense e lo vedo stranamente piccolo, molto piccolo, quasi di 90 pollici. Infatti è un 90 pollici (9 pts head light, profilo 17,5 mm., e peso, signore e signori). James Blake è l’unico giocatore del circuito che gioca con la stessa racchetta del numero uno del mondo Roger Federer. Chi ben comincia è a metà dell’opera, ma è sempre meglio tardi che mai. Anche se le condizioni è meglio averle iniziali, non finali…

In bocca al lupo a Del Potro. Ho come il sospetto che ne avrà bisogno. Considerato quanto ha tribolato oggi. Per la precisione la BLX di Federer e Blake possiede le seguenti caratteristiche che trovate qui. Quelle della Kfactor, molto vicine alla Pro Staff Original.

Mi è venuta un’idea, inoltre, che, quasi quasi, regalo a Sergio Tacchini, ma ci scriverò un altro articolo.

P.s. se avete letto “La mano di Rod”, non potrete non ricordare alcune partite dello Austarlian Open…

La domanda cruciale è: perché mettere in difficoltà un proprio uomo? Chiedete a John le Carrè, o a Maxime Debugnì.

Adattarsi all’Australia e alla Rod Laver Arena

La Kirilenko elimina la Sharapova

Thorny devil

Il Thorny Devil

Il Thorny Devil la lucertola spinosa dell’entroterra desertico australiano ha raggiunto sottili forme di adattamento al fine di sopravvivere in un ambiente molto ostile: colori e mimetizzazione, una forma naturale di complotto; le spine inoltre consentono di disperdere pochissima acqua, la stessa forma di adattamento è stata sviluppata dai cactus e dalle piante grasse. Sono forme di adattamento convergente.

kirilenko

Maria Kirilenko

In campo tennistico si possono notare lo stesso tipo di convergenze, sviluppi adattivi che, in ambienti simili, trovano soluzioni simili. L’unica differenza è che l’uomo può far uso dell’intelligenza e quindi riprodurre artificialmente le migliori soluzioni. La racchetta della Kirilemko sembra aver sviluppato una di queste forme di adattamento. Saranno probabilmente (minimo) una decina di grammi sull’ovale. Una forma artificiale di compensazione e nemmeno una delle migliori, ma è sempre qualcosa. Un turno in più…e qualche migliaio di dollari.

Forme evolutive e crivelli di adattamento, anche tra chi sopravvive c’è chi lo fa meglio o peggio. Infatti la forma evolutiva migliore è quella che aumenta l’impatto mantenendo il controllo. Probabilmente una pressione selettiva maggiore, che si avrà nei turni successivi, favorirà, con molta probabilità, altre soluzioni e non quella di Maria, che ha eliminato l’altra Maria (la Sharapova).