Le ali della farfalla

Insignificanze e uragani (little details consiting changes)

A Davydenko il Master: la barba da sola non è sufficiente. Barba e capelli grazie.

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A Davydenko va il Master di fine anno. Ritmo, ritmo, ritmo e alle gambe dell’argentino Del Potro non resta che arrendersi. Peraltro sembravano già a fiaccate a inizio partita. Così per la prima volta il Master viene conquistato da un giocatore che non ha mai vinto una prova dello Slam. Non che il russo non sia dotato, ma lo è un po’ meno e quindi cerca di fare dell’anticipo e del ritmo le sue qualità migliori per contrastare i suoi avversari. Naturalmente tale gioco necessita sempre di una preparazione atletica puntuale, soprattutto nelle prove dello Slam quando la formula tre su cinque costringe a rimanere in campo per molte ore in più rispetto a quella due su tre, come si è giocato nelle partite svolte a Londra. Ma il russo in questo finale di stagione era estremamente in forma, così mentre le mani di Juan Martìn continuavano a muovere fendenti, interposta racchetta, i piedoni dell’argentino sembravano affondare pesantemente sul fondo del campo della O2 di Londra. “Ritmo, ritmo, ritmo “, forse queste parole risuonavano nella mente dell’argentino quando le lunghe gambe sembravano non essere in grado di seguire alcun ritmo, sempre meno ritmo e pesanti passi risuonavano all’interno dello stadio. Dall’altra parte invece Nikolay sembrava veleggiare sulla punta dei piedi da un angolo all’altro, e si puntava una volta raggiunta la pallina per trovare sempre un solido equilibrio prima di ogni colpo. Sul dritto è da manuale.

Davidenko che dorme in macchina e non si ferma davanti a niente sembra suggerire che si possa compensare anche se non all’infinito almeno per un breve periodo di tempo. Perciò compensare finché si può e poi: ritmo, ritmo, ritmo. Barba e capelli, se poi c’è anche il ritmo…

Written by Fabrizio, the wings

29 Novembre 2009 alle 7:31 pm

Juan Martin Del Potro in finale per un pelo di barba

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Ma...

Ma...cliccare per allargare

Avevo accennato in un post precedente all’intenzione di parlare della barba di Del Potro è infatti proprio per un pelo di barba che l’argentino si è qualificato per la finale del Master, in cui incontrerà il russo Nikolay Davydenko, che ha sconfitto Roger Federer al terzo set. La partita contro lo svedese Robert Soderling è finita infatti 76; 36; 76. Un’inezia, un riflesso rossastro sulle basette. Meditavo di comprare un decoder ad alta definizione per cercare di vedere meglio. Chi sa… Forse riuscirebbe a entrare nelle pieghe di un’elica di acido desossiribonucleico. O forse, molto più semplicemente, si tratta delle luci dello stadio O2 di Londra che hanno uno spettro più accentuato verso il rosso. Succede nei migliori supermercati, nei banchi della carne infatti le luci sono preponderanti verso questo colore, al fine di far sembrare sempre un po’ migliore la carne del banco. Si può essere quindi tratti in inganno e se vi capita di aprire le fettine a casa e trovarle leggermente più scure, e non di quel rosso vivo che appariva all’interno del supermercato, sono state le luci a indurvi a pensare una cosa per un’altra.

Può essere capitata la stessa cosa a me, non lo escludo, infatti negli ultimi anni vedo sempre più rosso. È possibile che quella barba una volta uscita dal campo centrale appaia un po’ più scura proprio come la carne dei supermercati. D’altronde rischia anche di essere una disfunzione oramai professionale, ma se l’argentino dovesse coniugare la grandezza fisica di Bill Tilden con una parte del patrimonio genetico di Rod Laver avremmo di fronte, non dico la perfezione per non esagerare, ma un’ottima collaborazione di un pool genico. Sinergie. Insiemi che lavorano meglio delle singole parti, anche se non mi ritengo un olista e vedo il funzionalismo con un occhio particolare la frase è incontestabilmente a effetto, e piacerebbe molto a chi scrive di mondi superiori composti dalle singolarità. Concetti troppo astratti li lasciamo a Fabio Volo e a chi vede in lui il nuovo vate che ci guarirà dall’ignoranza con la letteratura. È meglio essere più concreti: profondità di palla, rotazione, accelerazioni inaspettate. E non c’è neanche bisogno di compensare troppo, anzi probabilmente l’energumeno argentino non compensa nulla.

In finale si troverà di fronte quel diavolaccio di Davydenko. Il russo, che già a Roma qualche anno fa aveva trascinato Rafael Nadal (senza infortuni) al quinto set, ha sconfitto il numero uno del mondo, forse li da troppo tempo, Federer sembra avere i riflessi leggermente appannati rispetto a qualche anno fa. Vedremo come si comporterà a gennaio per la prima prova dello Slam. Nikolay invece corre sul campo da tennis come un furetto e chiude sia di diritto che di rovescio angoli molto stretti che hanno fiaccato la precaria capacità di movimento di Rafael Nadal, pertanto sarà interessante vedere se e come riuscirà a imbrigliare le lunghe leve di un omone di quasi due metri. È probabile infatti che sia questa la chiave interpretativa per la finale di oggi: se l’argentino riuscirà a comandare bene lo scambio da fondo campo o se verrà costretto a ogni palla a coprire metri di campo in laterale e in diagonale, tale ultima circostanza potrebbe fiaccare la sua resistenza fisica. Si gioca alle 15 30, in questo modo, se non avete mangiato troppo pesante, il rischio di addormentarsi davanti alla tv è notevolmente ridotto. Dimenticavo: diminuite il colore al televisore, vi sembrerà tutto più scuro.

Written by Fabrizio, the wings

29 Novembre 2009 alle 10:04 am

Quando la Wilson tentò di brevettare la mano, ma non si accorse del colore dei capelli. U.S. Patent 4690405.

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The hand of Pete

The hand of Pete

E collegati.

Gli statunitensi sono sempre stati un popolo affascinante. Hanno sempre la tentazione di brevettare ogni cosa anche le cose più semplici, più ovvie, e che potrebbero essere considerate, al limite, non brevettabili. Si può brevettare il corpo umano? Si può decidere di avere l’esclusiva su una modifica talmente semplice da poter essere praticata, a livello empirico, da tutti? Parrebbe di sì, almeno negli Stati Uniti d’America, e forse questo aspetto oltre essere divertente rappresenta una delle caratteristiche fondamentali di quel popolo. Sotto certi aspetti alcune attitudini sono da considerare anche una qualità: si cerca di tutelare le idee, tutte, anche quando sono presenti in natura di fronte a noi se vengono rielaborate e studiate a fini commerciali e imprenditoriali sono da difendere. Vanno brevettate, strettamente collegate al prodotto, al fine di poterle perseguire in un’ottica, anch’essa di cultura americana, secondo cui un’idea appartiene di più a chi la persegue piuttosto che a chi l’ha semplicemente avuta (siamo un po’ al limite naturalmente). È quindi visto come assolutamente normale, anzi necessario, tutelare anche idee che i crivelli naturali provvedono a realizzare ogni giorno. In questo caso sui campi da tennis in cui questo capita.

Quando il brevetto è complesso certi paradossi sono meno visibili ma la semplicità evidenzia da un lato lo spirito di intraprendenza e dall’altro anche una profonda ingenuità. Intorno alla fine degli anni 80 e anche nei primi anni della decade non ci fu solo il tentativo di brevettare qualcosa di molto simile alle modifiche apportate alla racchetta da una mano, ma fu proprio brevettata una tipologia di racchetta di questo tipo, anzi in un brevetto si parla di una modifica molto simile a quella che può portare il corpo umano in modo da limitare gli eccessi di vibrazione. Il brevetto in questione è stato poi registrato nel 1987, che fu uno degli anni cruciali per il definitivo passaggio alle racchette immateriali compositi. Numero di brevetto: U.S. Pat. No. 5058902 e  4690405  Da una lettura veloce del testo del brevetto, reperibile on-line, non sembra che si parli di tutti gli altri vantaggi (non ci sono collegamenti particolari) che tale modifica estremamente naturale può apportare a una racchetta da tennis. Ci si limita a evidenziare i vantaggi, relativi alla minore quantità di vibrazioni, dovuti alla presenza di una massa in un determinato posticino. Inoltre sembra proprio che la massa da aggiungere sia veramente molto limitata mantenendo il peso globale della racchetta molto limitato. Intorno ai 330 g.  e sempre head heavy, ma se facciamo un passo logico… Leggi il seguito di questo post »

Written by Fabrizio, the wings

28 Novembre 2009 alle 9:25 am

Master di fine anno: Andy Murray eliminato. Santi e furbi.

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6+3, mi sembra nove. Sì, nove. Roger scusa quanto fa 7+6?

Della formula del Master se ne parla tutti gli anni, ogni volta che lo si gioca. Puntualmente viene criticata perché lascia spazio a incomprensioni dovute al fatto che nel tennis non esiste in nessun torneo una formula simile. Si può infatti verificare che un giocatore passi alle semifinali pur avendo perso una partita o addirittura due, quando nel tennis se si perde si è subito eliminati dal torneo, sempre. Ma l’aspetto più interessante per chi guarda questo sport senza pregiudizi etici è quello che fa sorgere qualche dubbio quando ci sono due contendenti entrambi contenti dell’eliminazione di un loro avversario. Le dichiarazioni si trovano sul sito Ubitennis ( link 1, link 2). Specialmente se questo avversario è stato eliminato per differenza game causata dal fatto che proprio gli altri due giocatori sono arrivati a giocarsi la vittoria al terzo set. Naturalmente l’ “antisportività” non è di questo sport, qui siamo tra poeti santi e navigatori, ci mancherebbe. Ma la natura umana spesso e volentieri, quella più profonda s’intende, viene fuori tra le righe, esce dalle maglie in modo sottile e poco percettibile, perché nella maggior parte delle occasioni è schiacciata da un desiderio di apparenza, dalla voglia di sembrare e rimanere un’icona. Quindi è necessario indagare un accenno, una parola, un gesto o un atto inconsulto. Leggere tra le righe: tra due urli sopra tono e qualche frase detta tra i denti nella stanchezza. Si saranno messi d’accordo? Chi? Federer e Del Potro naturalmente. Andy Murray rimane antipatico un po’ tutti. Sarà per quel colore dei capelli che è sempre stato la causa, nel passato, di irrazionali giudizi e comportamenti di scherno e denigrazione. Il colore del diavolo, rosso mal pelo, di rosso non è buono nemmeno il capretto, figuriamoci un tennista. È così che le dichiarazioni aprono mondi di interpretazione. A voi il giudizio: “che facciamo ce la giochiamo al terzo?” Se lo saranno detto? Lo avranno semplicemente percepito? Perché la situazione era questa: se Federer veniva sconfitto in due set era eliminato dal Master, se invece veniva sconfitto in tre set si sarebbero dovuti contare i giochi, come è stato fatto. 6 + 3 è uguale a nove e il secondo set è finito 76, ben 13 giochi. Comunque da tutto questo si deduce almeno che, nonostante siano dei tennisti, riescono a svolgere dei conti elementari: addizione e sottrazione. Forse.

P.s. della barba di Del Potro ne parlo un’altra volta.

Written by Fabrizio, the wings

27 Novembre 2009 alle 12:47 pm

“Il tempo che vorrei” di Fabio Volo. Mondadori. Ma un bel corso di time management no?

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È ormai dal 2007 che Fabio Volo scrive libri sul tempo: quello che manca, quello che vorrebbe e forse anche quello che non riesce a gestire bene. Nel 2007 infatti scriveva che aveva bisogno di un giorno in più e si vede che un giorno non è stato sufficiente infatti oggi nel 2009 lui e i suoi amici in Mondadori ritengono più astrattamente che sia necessario semplicemente del tempo. Non un giorno, nemmeno una settimana o un anno, ma del tempo, un po’ di tempo in più. Si vede che si sentono presi dall’ansia e non riescono a fare durante la giornata tutto quello che vorrebbero. Situazione comprensibile ma per superarla sarebbe sufficiente un corso di “time mangement”. Gestione del tempo, ottimizzazione delle ore, delle settimane, dei giorni, e perfino dell’intera vita. Negli Stati Uniti fioriscono corsi che permettono di gestire il tempo della propria vita al meglio ed evitare di farne perdere ad altri. Un successo incredibile. Consiglio che darei sia a Fabio volo che alla Mondadori, i quali pubblicando libri sul tempo che manca, i giorni in meno, ne fanno perdere a chi legge. Qualora fossero interessati lascio un link di riferimento.

In fondo è solo questione di buone abitudini.

Written by Fabrizio, the wings

27 Novembre 2009 alle 10:24 am

Non conviene molto costruire isole a forma di palma

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L'isola a forma di Palma a Dubai, l'erosione costringe a continui lavori ogni anno

Il Dubai, lo Stato che si affaccia sul Golfo Persico, sembra essere entrato in crisi finanziaria e di tale crisi ne hanno risentito anche le borse europee, e anche quella di Milano. Non sono infatti poche le società creditrici della holding dello Stato del Golfo Persico. È stata richiesta una moratoria di sei mesi per il pagamento dei debiti: sembra sempre più evidente che costruire isole a forma di palma e arcipelaghi a forma di mondo non sia proprio un’attività tra le più convenienti. È infatti probabile che dopo la prima curiosità dei turisti il luogo perda di interesse, senza contare l’erosione delle correnti che costringe a spendere ogni anno una discreta quantità di denaro per restaurare le foglie della palma e le isolette che dall’alto assumono la forma del globo terrestre. Non proprio scavare buche per essere ricoperte, a questo ci pensano le correnti, ma continuare sempre a scavare buche.
In questo contesto la Banca di Scozia ha perso circa il 7,61%, Loyds è calata in borsa del 4,17%, Credit Suisse del 4,32%. Se si continua di questo passo c’è il rischio che manchino i soldi anche per pagare la corrente per le luci all’ormai famoso campo da tennis costruito sopraelevato, dove giocarono un Agassi e un Federer stupiti dall’altezza ma grati per l’ingaggio. Tanto i soldi da buttare non mancano, o meglio non mancavano, e gettati dall’alto della fenomenologia tennistica davano tutta un’altra impressione. Si potrebbe pensare che sia facile retorica, ma la realtà è che durante il tempo di ogni palleggio in qualche parte del mondo dove non è concesso lasciarsi andare ai vezzi qualcuno moriva di fame. È quindi anche inutile costruire campi da tennis completamente campati in aria.

Un campo da tennis campato in aria

Un campo da tennis campato in aria

Corriere della sera

Written by Fabrizio, the wings

26 Novembre 2009 alle 7:05 pm

Bobby Riggs, il numero uno al mondo che perdeva da tutte le donne

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Bobby Riggs a sinistra

Nasce il 25 febbraio del 1918, sul finire della prima guerra mondiale, a Los Angeles, Robert Larimore Riggs. Non  aveva ancora le basette e non è dato sapere se avesse sulla testa quel cespo di capelli rossi che tenderanno con gli anni al castano. Bobby Riggs è stato un grande tennista per quanto è stato dimenticato e per quanto è stato stravagante, eccessivo e ridondante in ogni sua manifestazione. Fu uno dei capostipiti del tennis spettacolare sia per gioco che per comportamento sul campo, fu un precursore dei successivi capricciosi Nastase e McEnroe e fu simile a loro anche per la poca voglia di allenarsi unita a un talento eccezionale.  Si distinse subito da ragazzo, come un ottimo giocatore di ping pong, ma forse il tavolo stava stretto alla sua personalità dilagante, e infatti a un undici anni dilagò su un campo da tennis, le cui dimensioni meglio si adattavano al suo talento. Leggermente più basso di statura rispetto ai tennisti più forti del suo tempo fece della tattica e dell’astuzia una delle sue migliori armi di gioco A diciotto anni vinse il titolo della California del  sud  e successivamente il campionato su terra a Chicago. Quando era ancora un giocatore juniores terminò la stagione al numero quattro della classifica dei migliori giocatori degli Stati Uniti. Nel 1937 riuscì a togliere un set a Von Cramm che in quel periodo rivaleggiava con il grande Don Budge, il quale nell’anno successivo realizzò il primo Grande Slam della storia del tennis. Erano gli anni, questi, in cui il clima dovuto  al sopraggiungere della seconda guerra mondiale diveniva ogni giorno più pesante. Il barone Gottfried Von Cramm che si era sempre rifiutato di sostenere la propaganda nazista fu arrestato nel 1938 con l’accusa di omosessualità e fu trovato colpevole nel corso di un processo di cui si può immaginare l’andamento. Scontò un anno di prigione.

Riggs l’anno successivo con Budge che era passato al professionismo divenne il numero uno del mondo tra i non professionisti, arrivò in finale a Parigi e vinse sia Wimbledon che Forest Hills, l’attuale Us Open. A Wimbledon furono suoi i titoli di singolare doppio e doppio misto. La seconda guerra mondiale si metterà nel mezzo, scomoda e impietosa follia, tra lui e il possibile: non sapremo mai quanto avrebbe potuto vincere, così come non ci è dato saperlo, anche a causa dei lunghi spostamenti, di altri campioni del tempo come gli stessi Budge, Kramer, Von Cramm, Segura. Nel 1941 vinse il suo secondo titolo dei Campionati degli Stati Uniti, dopodiché il servizio militare prestato durante la seconda guerra mondiale interruppe la sua carriera. A creare confusione ci fu anche la presenza di due circuiti paralleli: quello dei professionisti e quello dei dilettanti, con la conseguenza che fino all’arrivo dell’era open molti confronti sono rimasti nel campo delle ipotesi non verificate. Ma Bobby Riggs fu un ottimo tennista e un grande stratega di questo sport. Leggi il seguito di questo post »

Written by Fabrizio, the wings

26 Novembre 2009 alle 2:10 pm

Giornalismo d’inchiesta, sapere, e corse folli. Ci sarà mai un nuovo Watergate?

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Il watergate

È di qualche giorno fa un articolo che trattava del giornalismo d’inchiesta, a firma di Ubaldo Scanagatta, in effetti non sembrano più questi i tempi per un giornalismo che indaga e per giornalisti che possono permettersi di rimanere mesi interi senza scrivere una riga dedicando il proprio tempo alle ricerche più o meno approfondite al fine di scoprire nuove verità, che sono nascoste volutamente o inconsapevolmente.

I tempi sono sempre più ristretti gli articoli devono uscire necessariamente ogni giorno e il continuo accavallarsi, quasi sovrapporsi, rincorrersi, delle notizie e della necessità di uscire sempre con delle novità implica spesso la perdita della novità stessa. La stessa rete Internet implica, soprattutto in merito alla gestione di blog e testate on-line, al fine di mantenere o incrementare il numero dei visitatori, una gestione serrata in cui le nuove notizie sono quasi costrette a uscire a ritmi che rischiano di non rispettare l’accadimento reale dei fatti stessi. In un paradosso di asincronia la necessità della novità è superiore alla realtà. Chiunque gestisca un blog potrà notare la riduzione consistente di visitatori nel caso in cui si riduca il numero degli articoli pubblicati nell’arco della settimana o del mese. Anche quando non ci sono argomenti che attraggono il nostro interesse se si vuole mantenere il numero di contatti unici al sito o al blog si è costretti ad avere una periodicità di pubblicazione a cui non si può rinunciare. Allo stesso modo sembra che gli editori, o chi si occupa di informazione, sia costretto a inseguire le novità anche quando queste sembrano risiedere in un ambito che le contraddistingue per non essere necessariamente associate alla velocità e quindi anche indirettamente a una forma di superficialità. Leggi il seguito di questo post »

Written by Fabrizio, the wings

22 Novembre 2009 alle 5:54 pm

I magnifici otto, inizia il master di fine anno.

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lamar hunt

Lamar Hunt

Saranno in otto a contendersi la vittoria e in due a rivaleggiare indirettamente e forse anche in modo diretto per il posto di numero uno al mondo, perché Nadal, infatti, è ancora in corsa per chiudere l’anno come numero uno. La formula è quella consueta e spesso criticata del round robin, ma forse è l’unica a garantire un numero sufficiente di partite da trasmettere quando ci sono solo otto giocatori a disputare un torneo.

L’idea la ebbe l’uomo d’affari e sport Lamar Hunt, quando tra professionisti e dilettanti erano state erette frontiere insormontabili e l’era open ancora non esisteva. Tra pizza Hut, senso degli affari, e una mente lungimirante (fondò la National Football League statunitense) raggruppò gli otto giocatori che erano ritenuti migliori (i superlativi otto), tra cui c’era anche il grande Rod Laver e Ken Rosewall nel World Championship Tennis, con i tornei dello slam un po’ in secondo piano.

La sua idea resiste ancora e ogni anno a fine stagione i primi otto della classifica si trovano a per disputare il torneo che chiude la stagione tennistica. Gli handsome eight. Da domenica 22 novembre due partite al giorno.

Written by Fabrizio, the wings

21 Novembre 2009 alle 5:53 pm

“Open”, e pensare che è stato tutto merito del peso specifico

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Il Padre violento, l’odio per il tennis, i traumi infantili, il parrucchino e la droga, se sapessero (padre e figlio) la fortuna che hanno avuto forse cambierebbero idea. L’autobiografia di Andre Agassi alla luce di piccolissime differenze, pesi specifici, e origini iraniane come quelle di Monsour Baharami.

Tutti coloro che non hanno tale fortuna rischiano infatti di non compensare i danni con i benefici di una luminosa carriera. Gli è andata di lusso.

Resta da chiedersi come un uomo così traumatizzato dal tennis abbia potuto tranquillamente continuare a giocare a tennis fino a 36 anni, quand’era già multimiliardario (quindi senza più alcuna necessità di sopravvivenza) nonché sposato …ad una tennista, traumatizzata anche lei da suo padre (davvero non uno stinco di santo). Al punto che da poco Andre ha cominciato anche a giocare i tornei senior… Ubaldo Scanagatta.

Written by Fabrizio, the wings

19 Novembre 2009 alle 2:29 pm

L’effetto di un attrattore, nemmeno troppo strano

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Attrattore Brawn

Attrattore Brawn

Accrescersi ed essere invitanti: un sistema naturale per accrescere in modo esponenziale necessita di piccole differenze vantaggiose, ma in Mondadori saranno sempre troppo lenti, sempre presi come sono a correre dietro a qualche animaletto del bosco.

Colpo di scena in questa martoriata F1: la Mercedes ha acquisito la maggioranza della BrawnGp, il team che ha conquistato entrambi i titoli iridati nel Mondiale 2009. Un annuncio importantissimo per gli scenari della prossima F1 e non è un caso che lo storico annuncio sia stato dato dallo stesso Dieter Zetsche, numero 1 della casa di Stoccarda. Repubblica

Written by Fabrizio, the wings

16 Novembre 2009 alle 9:25 pm

La pro staff Original dipinta come la Hyper Carbon

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E’ roba di qualche anno fa quando la carbon era in mano anche a Roger Federer, se non sbaglio, primi anni del 2000, quando lo svizzero non era ancora il vincitore schiacciasassi che è stato, e uso il passato perché sembra aver rallentato la sua marcia anche senza Nadal. Comunque nonostante il tempo l’oggetto della foto è da considerare prezioso e se lo trovassi all’asta sarei disposto a valutare bene l’investimento anche se il più celebre dei paint job è la Original camuffata da Classic. La Hyper Carbon Original, come è ribattezzabile, conserva un bell’ovale piccolino da 85 pollici con cui è cresciuto anche Roger Federer prima che il suo stile personale e la velocità del gioco gli suggerissero di allargare di molto poco il piatto di quella che fu la Ncode e ora  èla Kfactor. Cinque pollici comunque sono pochini. Sotto Roger Federer vollea con una Hyper Carbon dipinta proprio come quella in commercio, infatti la versione della foto sembrerebbe un’ulteriore particolare lavoro di colore. Lo svizzero manovra un’altra delizia dal piatto probabilmente di 85, anche se alcune voci sostengono che già al tempo nella sua sacca iniziassero a essere presenti ovali da 90 pollici, naturalmente camaleonticamente colorati.

il paint job della original

paint job della original

iper carbon vera

la versione in commercio della hyper carbon 2002

roger vollea con la hyper carbon

Roger Federer vollea con il camaleonte

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15 Novembre 2009 alle 10:13 am

Dire alla sabbia di fare il parquet

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Written by Fabrizio, the wings

12 Novembre 2009 alle 5:59 pm

Pubblicato in sport

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Phelps ultimo nei cento metri con lo slip. Ora proviamo a cambiare racchetta Roger Federer

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phelps

Phelps all'arrivo

Indossa il vecchio slip e si ritrova ultimo nelle batterie dei cento metri. Il fenomeno dei grandi record alla prova dei fatti senza tecnologie delude forse inesorabilmente. La tecnologia non solo può influire sulle prestazioni ma anche sulle caratteristiche degli atleti emergenti (che possono emergere) e che riescono a sfruttarla al meglio. Sembra di vivere in un mondo dove è tutto virtuale, ogni cosa artefatta, cambiata secondo gli interessi di qualcuno o le esigenze mediatiche che cercano sempre l’eccezionale, e l’umanità rischia di uscirne distorta nella percezione che se ne vuole trasmettere se si è sempre alla ricerca di un super uomo. La realtà è spesso nella verità più sfaccettata e complessa, e a volte può spingerci a chiedere perché paghiamo il biglietto per vedere uno spettacolo che sembra preordinato per celebrare il mito oltre ogni logicità. Insomma alla fine con il “costumone” si va più forti e i paragono vanno sempre fatti con altri atleti dello stesso o simile livello, perché le piccole differenze contribuiscono sempre in modo maggiore alle vittorie, o a una seria apparentemente interminabile di successi.

Michael Phelps, otto volte campione olimpico a Pechino, è stato eliminato a sorpresa nelle batterie dei 100 metri stile libero in occasione della tappa di Stoccolma della Coppa del mondo in vasca corta di nuoto. Phelps ha fatto segnare addirittura il sedicesimo tempo nuotando in 47″77, a un secondo e 84 centesimi dal migliore crono dello svedese Stefan Nystrand (45″93).  Corriere.

Written by Fabrizio, the wings

11 Novembre 2009 alle 10:03 am

Le italiane vincono ancora la Fed Cup. Servono le quote celesti

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La Coppa Devis al femminile torna in Italia dopo quella vinta nel 2006, e le tenniste italiane confermano di essere meglio dei colleghi maschi, i quali sembrano essere ormai surclassati. Almeno nel tenni si dovrà iniziare a parlare di parità al maschile. Quote celesti nei tornei dello slam e nella  Coppa Devis, per cercare di ristabilire un minimo di parità, diventeranno sempre più necessarie. Le quote rosa sono già solo un ricordo e le ragazza, secondo nemmeno troppo recenti studi, sono sempre più brave anche a scuole e i ragazzi sempre più ciuchi.

Ore 14.59: E abbiamo vinto anche il doppio. 11 – 9 al terzo e la Vinci/Errani ci regalano anche il 4-0. Le parole della Vinci: “Non mi sciupare il record dicevo a Sara, era importante vincere la partita, il doppio ha coronato questa partita, 4-0 è un bel colpo. Partivamo con l’idea di vincere e abbiamo dimostrato di saperlo fare eccome”. Errani: “La Huber è n.1 , la King è n.30, era un doppio molto forte, la Huber ha 4 vittorie negli slam, e in conferenza stampa lei aveva detto che aspirava al 2 pari, che ci voleva battere così adesso è una soddisfazione in più. Aspettiamo la premiazione”

ubitennis

Written by Fabrizio, the wings

8 Novembre 2009 alle 7:31 pm

Pubblicato in tennis

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Le più conosciute non sono pervenute

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Nella classifica delle dieci migliori e peggiori carte di credito le più conosciute Visa e Mastercard non risultano in nessuno dei due ranking. Regna l’anonimato più completo in questo caso. La migliore è risultata la John Lewis Waitrose e la peggiore la Mint.
Money Central – Times Online – WBLG: The 10 worst credit cards, and the 10 best – as voted by customers

The John Lewis /Waitrose credit card came out on top with a score of 88 per cent, compared to the average score of 68 per cent. Mint was the worst provider, scoring just 46 per cent.

Written by Fabrizio, the wings

5 Novembre 2009 alle 7:39 am

Andre Agassi confessa e si prende gli strali di un ipocrita mondo del tennis. La verità non piace mai ai conniventi.

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Agassi vince lo Australian Open

si lamentavano che era vestito male

Nella sua biografia in uscita a giorni Andre confessa di aver fatto uso di droghe, sulle finalità della confessione possiamo fare diverse ipotesi: voglia di vendere qualche copia in più, desiderio di affrontare la vita che ha ancora davanti con uno spirito diverso, ammettere la verità, non credere più a Babbo Natale, rapportarsi con i figli in modo diverso, vivere con la coscienza libera la sua nuova attività di insegnate per i più sfortunati. Ma se quello che ha dichiarato è la verità questo tipo di speculazioni perde di significato, infatti la motivazione che lo ha spinto a parlare sarebbe meno importante di ciò che la rivelazione dice. Per indagare la vita, conoscere, è necessario osservare l’essere non il dover essere; non l’immagine edulcorata di un racconto che vuole dare una precisa immagine, ma la cruda realtà così come si presenta, senza infingimenti.

I motivi che spingono a raccontare cose non proprio vere sono spesso legati a interessi personali o di gruppi, ma interessi simili spesso possono essere raggiunti da altri individui, o da chi è in situazioni diverse,  proprio raccontando la verità. Ad Andre, una volta sul fronte opposto, sembra più utile raccontare ciò che ha fatto nel suo passato.  Allora, a noi che interessa la conoscenza, non rimane che sfruttare i tornaconto personali  per cercare di capire come stanno le cose, perché c’è sempre qualcuno che preferirebbe che certi fatti non si vengano mai a sapere. Chi sono queste persone? Naturalmente tutti coloro che vivono di tennis, giocato, insegnato, parlato o scritto, che una volta insediati nella loro nicchia di sopravvivenza e benessere preferiscono sempre pensare di essere circondati da Santi e Cherubini, alzare gli occhi guardare la volta celeste e credere di essere in Paradiso. E’ bene non dare troppa importanza all’ondina che ogni tanto gli arriva al livello delle labbra. Per il puzzo, beh…ormai ci sono abituati. L’importante è che quel mondo che gli ha regalato tantissime soddisfazioni appaia a loro stessi e agli altri come perfetto, anche se perfetto in realtà non è. Leggi il seguito di questo post »

Written by Fabrizio, the wings

31 Ottobre 2009 alle 8:41 am

Quanto costerà riprogrammare un computer con la pittura. La nuova racchetta di Roger Federer

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The new Roger Federer Racquet. BLX??? Chissà quante riunioni, discussioni…un po’ come per le merendine di Oblio…

new roger racquet

Written by Fabrizio, the wings

29 Ottobre 2009 alle 3:22 pm

Alla fine li farà fuori tutti

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the highlander

The highlander

Marrazzo si dimette, ma l’aspetto più eclatante della vicenda è che a sinistra sembra proprio che non sappiano gestire nemmeno gli scandali: Silvio Berlusconi non si dimetterà mai e ora ha un’arma in più da utilizzare contro i suoi avversari politici. Un’arma affiliata che contro di lui è servita a poco ma che sembra avere maggiore effetto nei confronti dei suoi avversari politici. Dopo le dimissioni di Boffo ci sono quelle di Marrazzo. Chi sarà il prossimo? Lo scandalo che sembrava dover travolgere il premier è molto più efficace in altre direzioni. Anche qui per gestire certe faccende ci vuole stoffa e non improvvisazione, soprattutto se si vuole apparire come coloro che sono persone oneste che rifiutano ogni scoop per salvaguardare la privacy perfino degli avversari politici, mica come quei poco di buono di Repubblica. Alla fine, forse, potrebbe essere proprio così…la realtà non è solo un’attribuzione di significato. Serve uno “spazza immondizia”, uno spazzacamino?” Un risolutore di problemi?

Ne rimarrà uno solo.

Written by Fabrizio, the wings

27 Ottobre 2009 alle 7:12 pm

A che serve il genio se poi nessuno è in grado di riconoscerlo

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einstain

Chi lo ha capito?

La linea di difesa della Disney avrebbe dovuto essere più o meno questa, ora che alcune famiglie hanno deciso di fare causa alla linea di prodotti educativi Baby Einstain. La Disney sotto la minaccia di una class action ha deciso di rimborsare tutti i genitori insoddisfatti dai giochi acquistati per i loro figli. In molti si lamentato che i loro figli rimarrebbero come sono, non diventerebbero dei veri Einstain, insomma nessun mostro dell’intelligenza. Ma data la natura umana c’è da chiedersi se chi non è un genio abbia le capacità di capirne uno di geni, ovviamente. Insomma questi genitori hanno mai capito la relatività di Einstein o è rimasta per loro solo un’eccentrica teoria? E allo stesso modo forse i comportamenti del proprio figlio potrebbero apparigli strani invece che geniali.

Inoltre buoni geni non mentono e in questo caso mi riferisco a quelli compresi nelle catene di DNA. Nessun gioco può infatti andare oltre le potenzialità innate di sviluppo, anche se sembra che quelli della Dinsey facciano di tutto per farle rimanere al palo. E’ anche vero quindi che stupido è chi lo stupido fa; e i genitori non sono da meno della Disney, sembrerebbe, se si limitano a parcheggiare il proprio figlio davanti al gioco.

Il colpo di grazia lo ha sferrato uno studio della Washington University. Per ogni ora trascorsa a guardare quei video “educational”, gli esperti hanno misurato che un bambino fra 8 e 16 mesi anziché diventare un futuro Einstein accumula ritardi. Apprende dalle sei alle otto parole in meno, rispetto alla media dei suoi coetanei. La parola-chiave per spiegare un risultato così disastroso è “passività”. I genitori si mettono la coscienza a posto piazzando il pupo davanti al gadget elettronico, lo abbandonano alla mercè di un mezzo digitale, e riducono il loro contatto col bambino. Repubblica.

Sono un po’ tutti dei geni incompresi, quindi inutili.

Written by Fabrizio, the wings

25 Ottobre 2009 alle 10:06 am

Sono tutti un po’ Villari, anzi peggio.

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Sembra proprio che si mettano d’impegno. Ci sarebbe da tranquillizzare anche Marrazzo, che naturalmente, anche lui, non si dimette. Ma quale rovina…semmai resistenza al proprio posto. L’unico che è stato costretto ad andarsene, dopo essere stato tra l’altro regolarmente eletto, è stato Villari, che non era nemmeno coinvolto in nessuno scandalo di nessun tipo. Eppure erano tutti lì a gridare sconvolti allo scandalo, a chiedere le dimissioni. Una presenza insopportabile. Povero Villari, viene da pensare. Non sapeva proprio stare al mondo, anzi in Italia e ancor meno seduto su una poltrona. Ve lo immaginate Berlusconi che decide di dimettersi perché regolarmente eletto.

PD chiede le dimissioni di Villari.

Written by Fabrizio, the wings

24 Ottobre 2009 alle 9:10 am

Aboliremo l’irap! Sì, certo, come il bollo auto o l’introduzione del bonus bebè

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Le spara sempre più grosse il nostro amico dalle aziende “iper perfette” e la metà della legislatura si avvicina inesorabile. Palloni sonda, balle colorate, giochi di prestigio, fumo, effetti speciali, giochi di luce e miraggi in lontananza. Il bollo auto fu infatti abolito virtualmente durante la campagna elettorale di due anni fa se non erro e con lui fu introdotto anche un virtuale bonus bebè. Tutti gli Italiani ricorderanno che hanno smesso di pagare il bollo, che attualmente  non lo pagano e di aver ricevuto, coloro che hanno avuto figli, un bonus bebè di circa 1.000 euro. O no?

Berlusconi: «Via il bollo auto a metà legislatura»

Abolizione del bollo su auto, moto e ciclomotori: è questa la "sorpresa" che Silvio Berlusconi annuncia a «Matrix».

 E il bonus bebè? Chi ha visto il bonus bebè?

Con la nuova manovra finanziaria torna il bonus bebè. Una misura che dovrebbe costare allo Stato 500 milioni di euro l’anno a partire dal 2009. La sua attuazione potrebbe non figurare nella manovra che il Governo si accinge a varare la prossima settimana, ma essere invece affidata alla Finanziaria 2009- 2011, per entrare in vigore, quindi, a partire dal prossimo anno. Tuttavia, l’ipotesi contempla un provvedimento che parla di un bonus di 1.000 euro per ogni nuovo nato a partire dal 2009.

Si tratta di nuove forme mitologiche o verremo smentiti?

Written by Fabrizio, the wings

23 Ottobre 2009 alle 7:48 am

Windows vista meglio di windows 7, come rivalutare il vecchio: la Ultimate in US costa come la Home premium in Italia

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E’ stato fatto di corsa (soli 2 anni) e considerando che in Europa costa molto di più che negli Stati Uniti al cambio attuale di circa 1,5 dollari per euro conviene comprarlo on line (ammesso che sia possibile) direttamente dagli State oppure desistere se si pensa che una versione Home Premium, qui in Italia, viene a costare poco meno di una Ultimate negli Stati Uniti.  Al cambio: di 1,5 eseguito con la barra laterale di Vista la versione Italiana di Ultimate verrebbe a costare 509 dollari, mica noccioline. Considerato che il software, e quindi anche un sitema operativo, è un prodotto che una volta creato per la sua distribuzione ha solo bisogno di un supporto (cd, dvd e non deve essere ricostruito l’intero prodotto come avviene per le automobili) forse, dico forse, il prezzo è leggermente esagerato. 319 dollari sono ad oggi soli 212 euro, praticamente il prezzo di Home Premium in Italia.

Auguri, sbizzarritevi con i costi degli aggiornamenti.

Questo post è stato scritto con sistema operativo Windows Vista, che sarà lento ma ci vede bene.

windows 7 us windows 7

windows 7 home cambio di vista

Written by Fabrizio, the wings

22 Ottobre 2009 alle 9:14 pm

Il bel giorno si vede dal mattino: Morgan Stanley torna a guadagnare

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38 centesimi ad azione, rispetto ai 7,38  dollari dei tempi migliori. Qualche milione di dollari rispetto ai bilioni. 498 milioni rispetto ai quasi 8 “billlioni”, per la precisione…
Morgan Stanley Returns to a Profit in Quarter – NYTimes.com

The bank said it earned $498 million or 38 cents a share, compared with $7.7 billion, or $7.38 a share, in the quarter a year ago when results were helped by a one-time gain.

Allora speriamo bene…

Written by Fabrizio, the wings

21 Ottobre 2009 alle 8:30 pm

Giocatori infortunati, ma mercati immensi. Per qualche racchetta in più

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La stagione del tennis sembrerebbe non avere termine e dopo la parentesi asiatica (zona geografica povera di tennisti ma numerosa di persone) il circo del tennis torna a giocare nella vecchia e forse consunta Europa. Ma i giocatori sembrano risentire della lunghezza della stagione che, se fino a qualche anno fa vedeva nell’autunno un periodo di semi riposo, ora svolta l’anno con poche soste. D’altronde il mercato, i grandi spazi da conquistare, pretendono il proprio sacrificio da portare in dote: un spalla, un ginocchio, un polso, uno una schiena. Più modesti delle desuete divinità i nuovi Dei si accontentano di meno però: non l’intera persona ma solo un singoli pezzetto alla volta da portare al sacrificio, e poi l’abbondanza sarà distribuita, anche quella non più sotto forma di pioggia che  pone fine alla siccità, ma cascata di rilanci mediatici, passaggi televisivi, parole, carta, foto. Il tutto per un pugno di racchette, ammesso che con un pugno se ne possa afferrare più di una, ma ho in mente qualche persona che potrebbe afferrarne almeno tre insieme. E il gioco non si ferma alle racchette ovviamente: esiste tutto un indotto di proporzioni enormi tra abbigliamento, palline, automobili, orologi, gioielleria varia, diritti televisivi.

Allora che le vestali del tempio entrino e rechino seco almeno un menisco.

Ubitennis

Il considerevole numero di ritiri che ha segnato buona parte dei tornei giocati in Oriente nelle scorse settimane, ha rappresentato la punta dell’iceberg di un’”insofferenza” già da tempo più che latente nei pensieri di molti giocatori e addetti ai lavori, critici nei confronti di un calendario che metterebbe a dura prova l’assetto fisico, mentale, e di puro intrattenimento perché no, degli abitanti del circo ATP.

Pianeta tennis

Un urlo si leva nel circuito ATP: “Questo tennis è disumano”. Si tratta dell’appello di Rafael Nadal, n° 2 del mondo, che si scaglia contro la lunga programmazione, rea di sottoporre i tennisti a incredibili tour de force senza lasciar loro molto tempo per riposare. “E’ impossibile iniziare l’1 gennaio e finire il 5 dicembre. Ed è impossibile giocare come ho fatto negli ultimi 5 anni, dando sempre il 100% senza particolari problemi”, ha spiegato il mancino di Manacor. Un pensiero che già qualche anno fa aveva espresso Marat Safin e che attualmente è ampiamente condiviso da altri pezzi grossi del circuito, uno tra tutti il n° 6 del mondo Andy Roddick.

Written by Fabrizio, the wings

21 Ottobre 2009 alle 7:31 am

Un po’ come la linea Maginot: è sufficiente una chiavetta

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Con questo non si vuole certamente fare facili paragoni tra  le parti in causa, semplicemente certe strategie o linee difensive dal costo smisurato (60 milioni annui) sembrano essere facilmente aggirabili. Un chiavetta come le Ardenne; virtuali naturalmente.

Parte la sfida a Rai-Mediaset Il digitale terrestre sul decoder Sky – Corriere della Sera

Sky consentirà ai propri abbonati di completare il passaggio alla tv digitale accedendo anche ai canali gratuiti disponibili sul digitale terrestre grazie a Digital Key, una piccola penna Usb con funzione di sintonizzatore Tv Digitale Terrestre che, collegata al decoder Sky Hd o My Sky Hd, consentirà di accedere a tutti i canali in chiaro disponibili sul digitale terrestre in un modo semplice: infatti la chiavetta integrerà nella Guida Tv Sky la programmazione dei canali dtt consentendo di fare zapping su tutta l’offerta digitale in chiaro senza cambiare telecomando.

L’espresso | Piovono rane di Alessandro Gilioli

Per toglierli, la Rai ha rifiutato 60 milioni di euro l’anno per sette anni.

Adesso la Rai ridarà agli abbonati Sky (senza incassare un euro) quei canali che solo tre mesi ha rifiutato di dare in cambio di 60 milioni di euro l’anno.

Written by Fabrizio, the wings

20 Ottobre 2009 alle 7:16 pm

Precari equilibri. Ma come si fa?

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precari equilibri

Attimi, e peso bene in avanti

Written by Fabrizio, the wings

19 Ottobre 2009 alle 8:26 pm

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